Usbergo

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Usbergo da parata utilizzato da re Giovanni II Casimiro di Polonia nel XVII secolo.

L'usbergo era un tipo di protezione individuale medievale comparso nei primi secoli del Basso Medioevo.

Chiamato con questo nome solo in epoca medievale, è la diretta evoluzione della cotta di maglia di ben più antica origine. La protezione realizzata in tessuto di maglia metallica, si pensa sia infatti un'invenzione di area celtica, presto adottata poi dai vicini Romani e da tutte le popolazioni di area mediterranea. Nella sua forma medievale, essa raggiunse dimensioni sempre più considerevoli, aumentando la copertura del solo torso realizzata dal giaco, arrivando a coprire gambe e parti del corpo che la cotta di maglia delle epoche più antiche tendeva a proteggere con altre forme di armamento che nell'alto medioevo erano cadute in disuso per motivi puramente tecnici o culturali.

L'usbergo consisteva quindi in una lunga cappa di maglia ad anelli di ferro che proteggeva fino alle gambe efficacemente dai colpi fendenti di arma da taglio, non altrettanto da ben assestati colpi di punta o contusioni. L'usbergo, a causa della sua scarsa rigidità, non era infatti una difesa efficace contro i colpi più violenti e, per tale motivo, veniva sempre vestito sopra una tunica imbottita detta gambesone o zuparello, che inoltre proteggeva il corpo dallo sfregamento con il metallo.

La natura costruttiva dell'usbergo, unita al fatto che ancora lo sviluppo tecnico delle protezioni in piastra era latente, portò, tra i più abbienti, ad incrementare le protezioni accessorie ad esso, richiedendo ora un nuovo impiego dei cavalli, non più concepiti esclusivamente per il trasporto o l'inseguimento, ma, forniti di staffa e armatura, anche per le cariche e per il combattimento nella mischia. La pesantezza dell'usbergo, infatti, non rendeva più praticabile il combattimento a terra per l'impaccio che creava ai movimenti. Il cavallo ed il cavaliere, così, divennero un tutt'uno, una formidabile macchina da guerra.

La nuova cavalleria così nata fu armata di una lancia lunga, usata per caricare il nemico e per disarcionarlo, di un lungo spadone usato per il combattimento nella mischia (in cui il cavaliere era avvantaggiato per la propria posizione sopraelevata) e di uno stretto pugnale, detto misericordia, poiché usato per infliggere il colpo di grazia al nemico a terra impacciato dalla pesantezza dell'usbergo. In questa nuova forma di guerra, detta da alcuni storici senza sangue, poiché le armature rendevano la morte in battaglia molto più rara, il combattimento divenne proprio di un ristretto gruppo di professionisti, i cavalieri feudali, ed assunse il carattere di una giostra, di una festa in armi. Questa concezione dei conflitti venne ad incrinarsi solo con l'introduzione nei campi di battaglia di nuove e più temibili armi, gli archi lunghi, capaci di uccidere i cavalli da notevole distanza, le balestre, capaci di perforare anche la migliore delle armature, e le picche, armi usate dai fanti (specialmente svizzeri) ed eccezionali contro le cariche di cavalleria.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Georges Duby Storia della civiltà francese
  • Ludovico Gatto Storia Universale del Medioevo - Roma, Newton e Compton, 2003

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