Uroscopia

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Costantino l'Africano esamina le urine di alcuni pazienti.

L'uroscopia o urinoscopia, dal greco οῦρον (ôuron, urina) e σκοπέω (skopéō, osservare), è stata un'arte divinatoria[1] che, utilizzata fino al XVIII secolo, pretendeva di effettuare una diagnosi dall'osservazione delle urine del paziente tramite gli organi di senso.[2] È stata chiamata anche uromanzia o urinomanzia, dal greco μαντεία (mantéia, divinazione).[3]

Questa disciplina, che non ha nessun riscontro scientifico, non va confusa con l'esame delle urine della medicina contemporanea.[1]

Storia dell'uroscopia[modifica | modifica sorgente]

Le basi di questa arte divinatoria furono poste nel Corpus Hippocraticum, un'opera di 72 libri attribuiti a Ippocrate di Coo, e per diversi secoli fu il principale metodo diagnostico insieme con l'osservazione del polso.[1]

Il più famoso trattato medievale di uroscopia è Sull'urina, opera in sette libri di Giovanni Attuario, scritto presumibilmente all'inizio del XIV secolo.[4] L'influenza di questa pratica si ebbe soprattutto in Germania, al punto che le urine degli infermi erano inviate ai medici se questi non potevano visitare personalmente i pazienti.[5]

Metodi di uroscopia[modifica | modifica sorgente]

L'urina del paziente veniva raccolta in un recipiente a forma di vescica e, per effettuare la diagnosi, si tenevano in considerazione il calore, l'odore,[3] il colore, la densità, le sfumature, le trasparenze e le cosiddette nebulae (nebbie), ossia le forme nebulose che potevano apparire nell'urina.[1]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b c d Armocida, op. cit..
  2. ^ uroscopia in Treccani.it - Vocabolario Treccani on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 15 marzo 2011.
  3. ^ a b uromanzia in Treccani.it - Vocabolario Treccani on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 15 marzo 2011.
  4. ^ Pietro Perrone, Storia prammatico-critica delle scienze naturali e mediche, Volume 3, Napoli, Gennaro Palma, 1854, pp. 950-951.
  5. ^ Salvatore de Renzi, Storia della medicina Italiana, Volume 1, Filiatre-Sebezio, 1845, pp. 447-448.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]