Uomo (Bibbia)

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Nella Bibbia vi sono due termini che designano l'uomo:

  • (ebr.) אדם (âdâm); (gr.) ἀνθρωπος (anthrōpos); (lat.) homo. Designa l'uomo in generale, l'essere umano, come individuo ed anche come specie, in quanto si differenzia dagli animali, ma anche ha di comune con essi. אדם (âdâm) ha la stessa radice di אדמה ('ădâmâh), la terra, con allusione al colore dell'argilla אדם ('âdôm) essere rosso. בּן אדם (bên âdâm), figlio dell'uomo, designa il singolo, come figlio della specie umana, dell'umanità.
  • (ebr.) אישׁ (îysh); (gr.) ἀνήρ (anēr); (lat.) vir, l'uomo individuo, nella sua forza e nel suo valore. Questo concetto è anche espresso, quando si tratta di guerrieri, eroi, dal termine גּבּר (gibbôr), il forte; mentre il poetico אנשׁ ('ĕnash) soprattutto nell'espressione di Daniele בר אנשׁ (bar nâsha'), il "figlio dell'uomo".

Cenni di antropologia biblica[modifica | modifica wikitesto]

La concezione biblica dell'uomo ha due caratteristiche importanti che si ritrovano sia nell'Antico Testamento che nel Nuovo Testamento:

  • L'essere umano è sempre considerato nell'ambito del suo rapporto con Dio, sia come creatura che come peccatore. Non vi è la concezione della sua indipendenza da Dio, dell'uomo che fa di sé quel che vuole, né di un suo valore intrinseco. Quel che vale in bene o in male, è determinato, in ultima istanza dal suo rapporto con Dio.
  • L'essere umano è sempre considerato nella sua unità indivisibile di corpo ed anima. Nella Bibbia manca totalmente l'idea greca dell'uomo come anima imprigionata da un corpo, che troverebbe la sua identità migliore sfuggendone. La corporeità umana è buona, dono di Dio. L'essere umano può goderne appieno senza preoccupazioni ascetiche (con saggia moderazione) come pure i suoi beni materiali. Questa, però, non è nemmeno una concezione materialista, perché nel concetto di uomo predominano aspetti "spirituali", personali, affetti, volontà, coscienza. I termini biblici si riferiscono i vari termini biblici. "Corpo", così, non designa solo l'organismo fisico, ma l'intera persona. "Carne" non designa solo i tessuti dell'organismo umano, ma la persona nel suo aspetto di fragilità creaturale e peccato. "Cuore" designa il suo centro cosciente, affettivo, ma anche l'intelligenza. Gli aspetti fisici del corpo non si contrappongono così a quelli spirituali, o la sua limitazione o negazione, ma ne sono l'espressione diretta e legittima. Tutta la corporeità è specchio trasparente, simbolo e segno personale dell'uomo. Nella preghiera, infatti, il corpo prostrato e inginocchiato esprime l'adorazione dell'uomo non meno che le sue parole e pensieri pii.

Nonostantel'influenza dell'Ellenismo, la concezione dell'uomo nel Nuovo Testamento rimane sostanzialmente la stessa che nell'antico. Il termine ἀνθρωπος (anthrōpos) designa l'essere umano in generale, contrapposto agli animali (Matteo 12:12), agli angeli (1 Corinzi 4:9), a Gesù Cristo (Galati 1:12), A Dio (Marco 11:30, dove Dio è designato dalla perifrasi rispettosa" il cielo"). Esprime la debolezza creaturale umana (Giacomo 5:17), che è mortale (Ebrei 9:27), e peccatore (Romani 3:4; 5:12). Tali caratteristiche negative si esprimono nella locuzione "secondo l'uomo", che talvolta intende sottolineare l'inadeguatezza di una espressione umana ("εἰ κατὰ ἄνθρωπον ἐθηριομάχησα ἐν ᾿Εφέσῳ, τί μοι τὸ ὄφελος; εἰ νεκροὶ οὐκ ἐγείρονται φάγωμεν καὶ πίωμεν, αὔριον γὰρ ἀποθνῄσκομεν" 1 Corinzi 15:32), soprattutto riferita alle affermazioni della fede (Romani 3:5) o contrapposta all'autorità della Parola di Dio (1 Corinzi 9:8; Galati 1:11); e tal altra assume un senso di fragilità peccaminosa ("camminare secondo l'uomo", 1 Corinzi 3:3).

Espressioni tipicamente ebraiche sono quelle in cui ἀνθρωπος (anthrōpos) è seguito da un genitivo: ["δόξα ἐν ὑψίστοις Θεῷ καὶ ἐπὶ γῆς εἰρήνη, ἐν ἀνθρώποις εὐδοκία" "Gloria a Dio nei luoghi altissimi, e pace in terra agli uomini ch'egli gradisce! (lett. 'gli uomini del buon volere'" Luca 2:14]; "l'uomo di iniquità", "ὁ ἄνθρωπος τῆς ἁμαρτίας", cioè l'iniquo per eccellenza, l'Anticristo (2 Tessalonicesi 2:3), "uomo di Dio" ("ὁ τοῦ Θεοῦ ἄνθρωπος") 2 Timoteo 3:17), che indica, secondo l'uso ebraico, soprattutto i servitori di Dio, apostoli, profeti, responsabili della Chiesa.

Nei confronti dell'evento della salvezza l'essere umano così definito acquista la fisionomia di "uomo vecchio", a cui si contrappone la realtà nuova, promessa, sperata, e già inizialmente sperimentata dell'"uomo nuovo" ("τοῦτο γινώσκοντες, ὅτι ὁ παλαιὸς ἡμῶν ἄνθρωπος συνεσταυρώθη ἵνα καταργηθῇ τὸ σῶμα τῆς ἁμαρτίας, τοῦ μηκέτι δουλεύειν ἡμᾶς τῇ ἁμαρτίᾳ" Romani 6:6; Colossesi 3:9ss; "καὶ ἐνδύσασθαι τὸν καινὸν ἄνθρωπον τὸν κατὰ Θεὸν κτισθέντα ἐν δικαιοσύνῃ καὶ ὁσιότητι τῆς ἀληθείας" (24)Efesini 4:22ss), che è anche designato come l'"uomo interiore" ("εἰς τὸν ἔσω ἄνθρωπον" Efesini 3:16), contrapposta talvolta all'"uomo esteriore", cioè all'uomo nel suo aspetto di caducità ("ἀλλ᾿ εἰ καὶ ὁ ἔξω ἡμῶν ἄνθρωπος διαφθείρεται" 2 Corinzi 4:16).

L'uomo nuovo non è solo l'individuo rinnovato, vi è un'espressione collettiva dell'"uomo nuovo", la Chiesa il solo "uomo nuovo" in cui Cristo ha riconciliato Ebrei e pagani facendone un unico corpo, il corpo di Cristo (Efesini 2:15,16). L'"uomo nuovo" in senso proprio, l'uomo alla cui "statura" la Chiesa è invitata ad adeguarsi nella piena conoscenza del Figlio di Dio, è Cristo stesso (Efesini 4:13). ἀνθρωπος (anthrōpos), infatti, è anche una designazione messianica di Gesù Cristo (Romani 5:15; 1 Corinzi 16:21,47, il "secondo Adamo", al quale è anche da avvicinarsi 1 Timoteo 2:5; Ebrei 2:6, e forse qualche brani come Matteo 4:4).

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]