Unione civile (ordinamento civile italiano)

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
(Reindirizzamento da Unione civile in Italia)
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Unione civile.

L'unione civile è il termine con cui si indica l'istituto giuridico, diverso dal matrimonio, comportante il riconoscimento giuridico, organico e complessivo, della coppia di fatto[1], finalizzato a stabilirne diritti e doveri.

In Italia tale istituto giuridico non è stato disciplinato positivamente dal legislatore. La coppia di fatto, anche omosessuale[2], quale formazione sociale, trova riconoscimento nell'articolo 2 della Costituzione italiana secondo cui la Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità.

La coppia di fatto, in quanto tale, gode di limitati e reciproci diritti e doveri. L'unione di due persone, secondo l'ordinamento giuridico italiano, trova pieno riconoscimento solo attraverso il matrimonio, istituto accessibile alle sole persone celibi ed inaccessibile alle coppie dello stesso sesso.

Per quanto riguarda le unioni omosessuali, Stefano Rodotà afferma che «per continuare a discriminare gli omosessuali, si è obbligati a violare principi generali di eguaglianza, di riconoscimento dell’altro».[3]

Coppia di fatto, matrimonio, matrimonio omosessuale, Costituzione e diritto dell'Unione europea[modifica | modifica wikitesto]

L'Italia al momento non ha una legge sulle unioni civili. Tuttavia le coppie di fatto (eterosessuali, ma anche omosessuali) hanno diritti e doveri. Sono state presentate molte proposte di legge sulle unioni civili, nessuna della quali però, al 14 giugno 2014, è ancora diventata legge.

Il tema dell'unione civile è molto legato a quello del matrimonio e a quello del matrimonio omosessuale, e l'opinione che una persona ha su questi due argomenti influenza decisamente quello che la stessa persona pensa dell'unione civile. Il punto di partenza giuridico è la definizione del modello di famiglia che una persona adotta, a partire dalla Costituzione della Repubblica Italiana ove si parla di famiglia come «società naturale fondata sul matrimonio» (art. 29 della Costituzione).

Da questa definizione letterale sono state tratte conclusioni opposte, riassumibili in tre teorie diverse. Vi sono autori che:

  • partendo dalla lettera dell'articolo, che riconosce solo la famiglia fondata sul matrimonio, negavano qualunque diritto e dignità alla coppia di fatto;
  • altri autori affermano la piena rilevanza giuridica del fenomeno, osservando che, secondo loro, l'art. 29 della Costituzione, pur conferendo "superiore dignità" alla famiglia fondata sul matrimonio, non era di ostacolo al riconoscimento di unioni di fatto simili al matrimonio;
  • una terza teoria, intermedia fra le precedenti, seguita da autori quali Rescigno, Bianca, Bessone, ammette la configurabilità della famiglia di fatto, basata non sull'art. 29 della Costituzione, che parla solo di matrimonio, ma sull'art. 2, che parla di "formazioni sociali". Quindi la coppia di fatto, pur priva di tutela specifica, sarebbe una "formazione sociale" ai sensi dell'art.2, tutelabile e rilevante giuridicamente a vari effetti.[4]

L'art. 29 della Costituzione ed il codice civile, dove descrive diritti e doveri dei coniugi, non menzionano esplicitamente la diversità di sesso di coloro che intendo sposarsi (in termine tecnico, "nubendi"). È presumibile che la Costituzione non ne parli perché all'epoca della sua stesura (è entrata in vigore il 1º gennaio 1948), per quanto scritta con lungimiranza, ritenesse tale requisito implicito, al punto da non dover neppure essere espresso nel testo. Per anni, giuristi, teorici e giudici hanno ritenuto che i due requisiti minimi, ancorché implici, del matrimonio, fossero due: la diversità di sesso dei nubendi e la volontà di sposarsi da parte di entrambi.[5]

Con il cambiamento della realtà sociale sono arrivati una serie di atti giuridici, esposti in seguito, che hanno messo in discussione gli assunti tradizionali, senza tuttavia chiarire il problema in modo definitivo.

Sentenza 138/2010 della Corte costituzionale[modifica | modifica wikitesto]

Interpellata in merito alla costituzionalità di alcuni articoli del Codice Civile che, di fatto, a causa della terminologia utilizzata, impediscono il matrimonio tra individui dello stesso sesso, la Corte costituzionale ha emesso una sentenza nella quale le unioni civili sono chiaramente chiamate in causa. Dichiarando inammissibili e non fondati i due ricorsi sollevati dal Tribunale di Venezia e dalla Corte d'Appello di Trento (fine dei quali era il riconoscimento del matrimonio civile tra individui dello stesso sesso) la Consulta ha chiarito alcune questioni legate a tale argomento. Avendo definito, da parte del legislatore, la mancanza dell'obbligo di estendere alle coppie omosessuali la possibilità di accedere all'istituto del matrimonio (lasciando quindi discrezionalità al parlamento su questo punto) la Consulta ha affermato che, nonostante ciò, le coppie omosessuali devono comunque vedere soddisfatta l'aspirazione all'accesso a determinati diritti. Così, i giudici, spiegano il concetto:

"L’art. 2 Cost. dispone che la Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale. Orbene, per formazione sociale deve intendersi ogni forma di comunità, semplice o complessa, idonea a consentire e favorire il libero sviluppo della persona nella vita di relazione, nel contesto di una valorizzazione del modello pluralistico. In tale nozione è da annoverare anche l’unione omosessuale, intesa come stabile convivenza tra due persone dello stesso sesso, cui spetta il diritto fondamentale di vivere liberamente una condizione di coppia, ottenendone – nei tempi, nei modi e nei limiti stabiliti dalla legge – il riconoscimento giuridico con i connessi diritti e doveri".

Escludendo che la realizzazione di tali aspirazioni "possa essere realizzata soltanto attraverso una equiparazione delle unioni omosessuali al matrimonio" i giudici invitano ad esaminare le legislazioni dei Paesi che finora hanno riconosciuto le unioni suddette. Al tempo in cui è stata emessa la sentenza, la maggioranza dei Paesi dell'Europa occidentale non consentiva alle coppie dello stesso sesso di accedere al matrimonio e prevedeva svariate disparità di trattamento legale tra coppie di sesso diverso unite in matrimonio e coppie dello stesso sesso riconosciute tramite varie forme di unioni civili. La Francia, ad esempio, ancora consentiva il matrimonio alle sole coppie di sesso diverso e riconosceva le coppie dello stesso sesso unicamente tramite il patto civile di solidarietà e il concubinage, che comportavano un trattamento legale piuttosto diverso da quello spettante ai coniugi; la Germania all'epoca non prevedeva per le coppie dello stesso sesso in unione registrata parità di trattamento legale rispetto ai coniugi né in materia fiscale né in materia di prerogative quali l'adozione del figlio adottivo del partner.

La risoluzione del Parlamento europeo del 13 marzo 2012[modifica | modifica wikitesto]

Il 13 marzo 2012 il Parlamento Europeo ha votato a maggioranza una risoluzione, secondo la quale gli Stati membri dell'Unione europea (fra cui ovviamente l'Italia) non devono dare al concetto di famiglia "definizioni restrittive" allo scopo di negare protezione alle coppie omosessuali e ai loro figli.[6] Immediatamente dopo, il 15 marzo 2012, e quindi senza appoggiarsi sulla Risoluzione, ma arrivando indipendemente a conclusioni simili, la Corte di Cassazione italiana depositava una sentenza molto importante sul tema, la n. 4184/2012.

La sentenza 4184/2012 della Suprema Corte di Cassazione: verso un pieno riconoscimento della famiglia omosessuale[modifica | modifica wikitesto]

La Corte di Cassazione, con sentenza n. 4184/2012, depositata il 15 marzo 2012, ha affermato che, in alcune specifiche situazioni, le coppie omosessuali hanno il pieno diritto di rivolgersi al giudice per far valere il diritto ad un trattamento omogeneo a quello assicurato dalla legge alla coppia coniugata.[7]

Nella stessa pronuncia si afferma che i componenti della coppia omosessuale, a prescindere dall'intervento del legislatore in materia, sono titolari del diritto alla vita familiare, del diritto inviolabile di vivere liberamente una condizione di coppia e del diritto alla tutela giurisdizionale di specifiche situazioni.

La Corte ha inoltre precisato che la differenza di sesso non è più da considerare quale elemento naturalistico del matrimonio.

Secondo la massima (cioè il riassunto ufficiale) della sentenza[8] il matrimonio contratto all'estero non è trascrivibile nei registri dello stato civile italiano. Tuttavia, esso può produrre effetti anche in Italia, quali il sorgere del diritto della coppia gay alla vita familiare e all'unità della coppia.

Più precisamente, nelle motivazioni della sentenza i Giudici della Corte Suprema hanno affermato espressamente che: "i componenti della coppia omosessuale, conviventi in stabile relazione di fatto, se - secondo la legislazione italiana - non possono far valere né il diritto a contrarre matrimonio né il diritto alla trascrizione del matrimonio contratto all'estero, tuttavia - a prescindere dall'intervento del legislatore in materia - quali titolari del diritto alla "vita familiare" e nell'esercizio del diritto inviolabile di vivere liberamente una condizione di coppia e del diritto alla tutela giurisdizionale di specifiche situazioni, segnatamente alla tutela di altri diritti fondamentali, possono adire i giudici comuni per far valere, in presenza appunto di "specifiche situazioni", il diritto ad un trattamento omogeneo a quello assicurato dalla legge alla coppia coniugata e, in tale sede, eventualmente sollevare le conferenti eccezioni di illegittimità costituzionale delle disposizioni delle leggi vigenti, applicabili nelle singole fattispecie, in quanto ovvero nella parte in cui non assicurino detto trattamento, per assunta violazione delle pertinenti norme costituzionali e/o del principio di ragionevolezza".

La I Sezione civile del Tribunale di Reggio Emilia si è spinta oltre. In una recentissima Sentenza, ha affrontato il problema della definizione di "coniuge" ai fini del diritto al permesso di soggiorno. Giudicando il caso di un italiano sposato con cittadino extracomunitario in Spagna ha sancito che "il termine coniuge non può essere interpretato secondo la normativa italiana", ma secondo il diritto comunitario. E quindi ha riconosciuto, ai fini del permesso di soggiorno, il matrimonio contratto in Spagna da due uomini, l'uno italiano, l'altro extracomunitario (nel caso, uruguayano).[9] Al giovane uruguayano è stato concesso, in basea tale sentenza, il permesso di soggiorno. È la prima volta in Italia. Per essere più precisi, il Tribunale, come la Cassazione nella sentenza di cui sopra, non ha riconosciuto il matrimonio, ma, sulla base di tale atto, il diritto della coppia gay ad avere una vita familiare in Italia.[10]

Sentenza 170/2014 della Corte costituzionale[modifica | modifica wikitesto]

L'11 giugno 2014 la Corte Costituzionale ha emesso una sentenza in cui le unioni civili sono ancora chiamate in causa. La Corte ha infatti dichiarato incostituzionali le norme dell'ordinamento italiano che disciplinano l'automatico scioglimento del matrimonio in seguito al cambiamento di sesso di uno dei coniugi laddove non consentono ai coniugi stessi, dopo lo scioglimento del matrimonio, di mantenere in vita un rapporto di coppia giuridicamente regolato con altra forma di convivenza registrata, che tuteli adeguatamente i diritti ed obblighi della coppia medesima, con le modalità da statuirsi dal legislatore.[11]

Dalla sentenza:

"La Corte Costituzionale [...] dichiara l’illegittimità costituzionale degli artt. 2 e 4 della legge 14 aprile 1982, n. 164 (Norme in materia di rettificazione di attribuzione di sesso), nella parte in cui non prevedono che la sentenza di rettificazione dell’attribuzione di sesso di uno dei coniugi, che provoca lo scioglimento del matrimonio o la cessazione degli effetti civili conseguenti alla trascrizione del matrimonio, consenta, comunque, ove entrambi lo richiedano, di mantenere in vita un rapporto di coppia giuridicamente regolato con altra forma di convivenza registrata, che tuteli adeguatamente i diritti ed obblighi della coppia medesima, con le modalità da statuirsi dal legislatore"

Nella sentenza si legge anche:

"Sarà, quindi, compito del legislatore introdurre una forma alternativa (e diversa dal matrimonio) che consenta ai due coniugi di evitare il passaggio da uno stato di massima protezione giuridica ad una condizione, su tal piano, di assoluta indeterminatezza. E tal compito il legislatore è chiamato ad assolvere con la massima sollecitudine per superare la rilevata condizione di illegittimità della disciplina in esame per il profilo dell’attuale deficit di tutela dei diritti dei soggetti in essa coinvolti."

La situazione in Italia al 2012. La coppia di fatto tra la legge, la giurisprudenza e l'autonomia contrattuale[modifica | modifica wikitesto]

L'Italia non ha attualmente una legislazione vera e propria, organica, per le "unioni civili". Si parla pertanto di "coppia di fatto" in quanto non riconosciuta giuridicamente. Ciò non significa, tuttavia, che una unione stabile, sia pure "di fatto", non faccia sorgere in capo ai conviventi diritti e doveri. Il quadro è però frammentario, nel senso che i diritti e doveri non sono omogenei, non derivano da una normativa unitaria ed organica, come nel caso del matrimonio, ma sono frammentari e soltanto quelli previsti da specifiche leggi oppure dalla giurisprudenza (sentenze che costituiscono precedenti), o autonomia contrattuale (contratti fra conviventi, che creano diritti e obblighi solo fra di loro, come un qualunque contratto). Non è pertanto vero che la coppia "di fatto" sia irrilevante per il diritto: a dispetto del nome "di fatto" essa produce in capo ai conviventi diritti e doveri.

Diritti e doveri dei conviventi[modifica | modifica wikitesto]

Le leggi che definiscono la convivenza e ne disciplinano diritti e doveri non sono recenti. Gli storici del diritto citano come prima legge italiana che contiene riferimenti ai conviventi un provvedimento che risale al 1918[12]. In tale atto normativo è previsto che, sussistendone tutti i requisiti, la convivente (e non solo quindi la vedova) possa chiedere ed ottenere la pensione di guerra.

Ad esempio, l'ordinamento penitenziario prevede espressamente che gli incontri con i detenuti possano essere chiesti sia dai familiari del recluso sia dal convivente di questo; vi è inoltre una disposizione che prevede il diritto del detenuto ad ottenere un permesso per imminente pericolo di vita di un familiare o del convivente. Altre norme sono contenute nel Codice di procedura penale e nel Codice civile, anche con riferimento all'amministrazione di sostegno; inoltre, l'art. 342 bis del Codice civile prevede che, quando la condotta del coniuge o di altro convivente sia causa di grave pregiudizio all'integrità fisica o morale ovvero alla libertà dell'altro coniuge o convivente, il giudice, qualora il fatto non costituisca reato perseguibile d'ufficio, su istanza di parte, può adottare con decreto uno o più dei provvedimenti diretti ad ordinare la cessazione della condotta e l'allontanamento dalla casa familiare. La Legge n. 154/2001 estende una previsione analoga anche ai fatti di rilevanza penale.

I conviventi hanno diritto alla procreazione assistita[modifica | modifica wikitesto]

La famiglia di fatto viene citata anche nella legge sulla procreazione assistita (Legge n. 40 del 2004). Tale legge consente espressamente non solo ai coniugi, ma anche ai conviventi (all'art. 5) di ricorrere a tecniche di procreazione assistita. Tuttavia, oltre a tutti gli altri requisiti previsti dalla legge stessa, la possibilità è concessa letteralmente dall'art. 5 a "coppie di maggiorenni di sesso diverso, coniugate o conviventi", quindi, a parte ogni altro requisito, viene spalancata la porta anche ai conviventi purché di sesso diverso, con espressa esclusione, quindi, delle coppie omosessuali. Nel testo definitivo della Legge 40/2004 è stato eliminato, invece, un requisito previsto nel disegno di legge: la stabilità della convivenza. Tuttavia i commentatori ritengono che tale requisito, pur non più espresso, sia ancora necessario e implicito: vedi ad esempio l'art.42 del codice di deontologia medica, che vieta al medico qualsiasi forma di procreazione assistita al di fuori di coppie eterosessuali stabili.

Il convivente ha diritto a notizie sulla salute del compagno/a[modifica | modifica wikitesto]

Il Garante della privacy, nel 2009, ha riconosciuto il diritto del convivente a richiedere copia della cartella clinica del/la compagno/a deceduto/a, nonostante l'opposizione degli eredi.[13].

I conviventi e l'eredità[modifica | modifica wikitesto]

Un differenza fondamentale tra matrimonio e coppia di fatto riguarda l'eredità: se uno dei coniugi muore l'altro ne è erede per legge, mentre nel caso di coppia di fatto un convivente non è erede dell'altro, a meno che non lo sia per testamente del compagno/a defunto/a.[14] Tra i conviventi, infatti, non esiste alcun diritto alla successione per legge.[15] Naturalmente il compagno/a può essere nominato erede, come qualunque altra persona, per testamento. L'inconveniente di tale soluzione, però, è che per testamento si può disporre solo di una quota del proprio patrimonio, chiamata appunto "disponibile". Se si hanno parenti stretti (come per esempio fratelli o figli) questi hanno diritti su gran parte del patrimonio, e potrebbero chiedere la "legittima", cioè la parte che spetta loro del patrimonio del defunto a prescindere dalla sua volontà diversamente espressa, quindi una disposizione in favore del compagno/a verrebbe annullata o perlomeno ridotta di molto.[14]

I cosiddetti "accordi di convivenza"[modifica | modifica wikitesto]

Nonostante l'assenza in Italia di una disciplina giuridica generale delle coppie di fatto, va rilevato che, nell'ambito della libertà contrattuale e nei limiti posti dalla legge, le coppie di fatto possono dare una disciplina di rilevanza giuridica alla convivenza. Ciò è possibile se i conviventi stipulano un apposito accordo, detto comunemente patto o contratto di convivenza, mediante atto pubblico o scrittura privata autenticata.

I conviventi possono legalmente stabilire le regole che riguardano l'abitazione comune, le spese comuni (tra l'altro, nulla vieta ad una coppia di fatto di aprire un conto corrente cointestato), la disciplina dei beni acquistati durante la convivenza. I conviventi possono anche regolare la cessazione della convivenza e prevedere che uno di essi debba versare all'altro una certa somma, o prevedere a favore di un solo convivente il diritto di abitazione sull'immobile precedentemente utilizzato dalla coppia. Per quanto riguarda in particolare l'abitazione comune, nulla vieta alla coppia di fatto di acquistare un immobile in comproprietà, anche ricorrendo ad un mutuo cointestato; inoltre la Corte costituzionale, con sentenza n. 404/1988, ha stabilito che, in caso di decesso del titolare di un contratto di locazione, il convivente ha il diritto a succedere nel contratto.

Va anche accennato al fatto che, ai sensi dell'art. 408 del Codice civile come riscritto dalla Legge n. 6/2004, è possibile nominare il convivente come amministratore di sostegno, mediante atto pubblico o scrittura privata autenticata, in previsione di una propria eventuale futura incapacità di intendere e di volere, evidentemente anche con riferimento all'assistenza sanitaria. Nel caso in cui un convivente rimanga vittima di lesioni o deceda a causa di un fatto illecito di un terzo, la Cassazione (la massima è contenuta nella sentenza n. 8976/2005; si veda anche la sentenza n. 12278/2011) ammette pacificamente che l'altro convivente possa avanzare sempre la domanda di risarcimento del danno da fatto illecito subito dal partner, esattamente come accade per la famiglia legittima. A tal fine, l'interessato deve però provare la sussistenza della stabile convivenza.

I rimedi appena prospettati, che consentono senz'altro alla coppia di fatto di stabilire una regolamentazione piuttosto vasta dei vari aspetti connessi alla convivenza, sono tuttavia caratterizzati dal fatto di essere lasciati alla volontà delle parti: se per qualsivoglia ragione i conviventi non hanno stipulato appositi accordi di diritto privato, essi non saranno giuridicamente tutelati salvo i rarissimi casi nei quali la legge prende in considerazione la convivenza. Inoltre, ai fini della predisposizione degli accordi di convivenza, la coppia deve affrontare le spese necessarie per l'autenticare la scrittura privata, oppure necessarie per la predisposizione dell'intero atto pubblico.

Le proposte di legge dal 1986 al 2011[modifica | modifica wikitesto]

Le proposte di legge presentate nel tempo sono state numerose. In linea teorica e generale, per cercare di dare un riconoscimento giuridico alla coppia "di fatto" esistono due gruppi di soluzioni giuridiche. Il primo consiste nell'attribuire alla "coppia di fatto", cioè al solo fatto della stabile convivenza, indipendentemente dalla volontà dei conviventi, immediata efficacia giuridica. Il rapporto cessa allora di essere di mero fatto, e la convivenza produce, per il solo fatto di esistere, effetti giuridici. Il secondo gruppo di soluzioni richiede invece qualcosa di più: cioè il fatto della convivenza più la volontà espressa di entrambi i conviventi, manifestata in una qualche forma.[16].

Militanti gay manifestano per il Pacs. febbraio 2006.

Nel 1986, grazie all'"Interparlamentare donne Comuniste" e ad Arcigay (associazione per i diritti degli omosessuali), si incominciò a discutere per la prima volta in ambito parlamentare di unioni civili. In particolare, furono la senatrice Ersilia Salvato e le deputate Romana Bianchi e Angela Bottari a presentare alle rispettive Camere di appartenenza un disegno di legge sulle unioni civili.

Nel 1988, su insistenti pressioni di Arcigay, Alma Agata Cappiello, avvocato e parlamentare socialista, presentò la prima proposta di legge (PdL N. 2340, Disciplina della famiglia di fatto, 12 febbraio 1988), mai calendarizzata, per il riconoscimento delle convivenze tra "persone".

La proposta Cappiello, che ebbe ampia risonanza sulla stampa (che con una semplificazione giornalistica parlò di "matrimonio di serie b") adombrava il riconoscimento anche delle coppie omosessuali.

Dagli anni novanta diventa consistente il numero di proposte di legge per le unioni civili presentate sia alla Camera che al Senato, così come diventano pressanti gli inviti del Parlamento Europeo a parificare coppie gay e eterosessuali così come coppie conviventi e sposate (vedi Risoluzione per la parità dei diritti degli omosessuali e delle lesbiche nella Comunità europea dell'8 febbraio del 1994 nella quale si invita la Commissione ad agire per porre fine "agli ostacoli frapposti al matrimonio di coppie omosessuali ovvero a un istituto giuridico equivalente, garantendo pienamente diritti e vantaggi del matrimonio e consentendo la registrazione delle unioni" e "a qualsiasi limitazione del diritto degli omosessuali di essere genitori ovvero di adottare o avere in affidamento dei bambini"; vedi anche Relazione annuale sui diritti umani, 11350/1999 - C5-0265/1999 – 1999/2201 (INI)).

Nel corso della XIII legislatura fu presentata almeno una decina di disegni di legge (da Nichi Vendola, Luigi Manconi, Gloria Buffo, Ersilia Salvato, Graziano Cioni, Antonio Soda, Luciana Sbarbati, Antonio Lisi, Anna Maria De Luca, e Mauro Paissan). Nessuno di questi disegni arrivò mai all'ordine del giorno dei lavori delle Camere, anche per il veto espresso ed esplicito delle gerarchie cattoliche, influenti su entrambe le coalizioni.

Ciò continua anche nel nuovo millennio. Nel settembre 2003 il Parlamento Europeo approva una risoluzione sui diritti umani in Europa (conosciuta come Rapporto Sylla sul rispetto dei diritti umani nell'Unione Europea) nella quale all'interno della sezione dedicata alle discriminazioni per orientamento sessuale: "ribadisce la propria richiesta agli Stati membri di abolire qualsiasi forma di discriminazione - legislativa o de facto - di cui sono ancora vittime gli omosessuali, in particolare in materia di diritto al matrimonio e all'adozione" e "raccomanda agli Stati membri di riconoscere, in generale, i rapporti non coniugali fra persone sia di sesso diverso che dello stesso sesso, conferendo gli stessi diritti riconosciuti ai rapporti coniugali, oltretutto adottando le disposizioni necessarie per consentire alle coppie di esercitare il diritto alla libera circolazione nell'Unione".

Nel corso della XIV legislatura, con l'attività politica del deputato Franco Grillini e della militanza omosessuale, il dibattito sull'approvazione di una proposta per i Pacs ha trovato un consenso trasversale. Franco Grillini, appena insediato, presentò una proposta di legge[17], l'8 luglio 2002) molto simile a quella firmata nella precedente legislatura dal deputato Soda, che ricalcava il matrimonio sul modello delle leggi nel frattempo approvate nei paesi di area scandinava a partire dalla Danimarca.

Un avvenimento che ha dato notevole risonanza ai Pacs è stata l'unione, il 21 ottobre 2002, presso il Consolato francese a Roma, tra Alessio De Giorgi e Christian Pierre Panicucci (che possiede anche la cittadinanza francese, la Francia essendosi dotata di una legge sul Pacs nell'ottobre 1999), imprenditori e animatori della comunità virtuale Gay.it su Internet, nonché impegnati da anni nel movimento di liberazione omosessuale italiano. Il giorno stesso Franco Grillini presentava la proposta di legge, sottoscritta da 161 parlamentari di centro sinistra.

L'unione civile in Italia è stata oggetto di un disegno di legge deliberato dal Consiglio dei ministri l'8 febbraio 2007 il quale avrebbe formalizzato il riconoscimento di tali unioni, sotto il nuovo nome di DICO - distaccandosi così dalle unioni di tipo francese e britannico - l'iter è stato però interrotto dalla caduta del Governo Prodi II (e comunque non rientrava tra le priorità delle Camere una discussione su tale disegno di legge già nella seconda parte del Governo Prodi II).

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi DICO.

Nel corso della XVI Legislatura è stato depositato alla Camera dei deputati, dai deputati Lucio Barani e Francesco De Luca e su proposta dei ministri Renato Brunetta e Gianfranco Rotondi, un disegno di legge riguardante le coppie conviventi, conosciuto con il nome di DIDORE (DDL N. 1756, Disciplina dei diritti e dei doveri di reciprocità dei conviventi, 8 ottobre 2008).

I registri delle unioni civili[modifica | modifica wikitesto]

Registro delle unioni civili del comune di Palermo

Il movimento LGBT, per sollecitare l'approvazione di una legge nazionale sulle unioni civili, dagli anni novanta, ha chiesto in diverse città italiane l'istituzione a livello comunale di registri anagrafici delle unioni civili. Per una coppia, gay o meno, la registrazione anagrafica della convivenza avrebbe assunto solo un significato simbolico, a meno che il singolo Comune non decidesse di aggiungere al valore simbolico dell'unione diritti reali (ad esempio, accesso agli alloggi popolari).

Il primo comune a dotarsi di un registro, con una delibera del 21 ottobre 1993, fu Empoli; tuttavia il Co.Re.Co, il Comitato regionale di controllo, bocciò nemmeno un mese dopo la delibera comunale. Solo nel 2001 il TAR della Toscana ha accolto il ricorso del Comune di Empoli contro la sentenza del Co.Re.Co, dando ufficialmente il via libera a quel registro.

Pisa seguì immediatamente l'esempio di Empoli, il 7 giugno 1996, ma ancora una volta la delibera fu bocciata dal Co.Re.Co della Toscana, con una sentenza datata 28 giugno. Il 7 luglio la città toscana riuscì a dotarsi di un registro e la prima coppia ad iscriversi civilmente, il 20 febbraio 1998, è stata eterosessuale.

Con deliberazione di Giunta Comunale di Napoli n. 451[18] del 07/06/2012 è stata definita l'organizzazione e la disciplina per l'iscrizione e la cancellazione nel registro amministrativo delle Unioni Civili. Napoli, con il Sindaco Luigi de Magistris, e grazie al supporto del Coordinamento Campania Rainbow[19] e del tavolo permanente lgbt[20] del Comune di Napoli, risulta essere il primo grande Comune italiano ad attuare il Registro delle Unioni Civili. Il 20 luglio 2012 a Cagliari con delibera della Giunta Comunale n. 140 venne istituito il Registro delle Unioni di fatto e Convivenze, come previsto dal programma elettorale di Massimo Zedda[21] e il seguente 27 luglio 2012 venne istituito a Milano il registro delle unioni civili[22][23], come previsto dal programma elettorale di Giuliano Pisapia[24].

Attualmente sono molto numerose le città italiane che si stanno dotando di un registro anagrafico delle unioni civili. Anche alcuni dei principali capoluoghi come Firenze, Torino, Napoli[senza fonte]. Altre importanti città vogliono dotarsi presto dello stesso strumento legislativo come Bologna, Bari e Genova. Nel luglio del 2013 diventa operativo il registro delle unioni civili del comune di Palermo, che permette la parità di accesso delle coppie iscritte al registro ai servizi comunali rispetto alle coppie sposate.[25][26]

Le eccezioni[modifica | modifica wikitesto]

Nonostante alle coppie di fatto non siano riconosciuti gli stessi diritti delle coppie sposate, esistono delle eccezioni per alcune categorie di persone:

  • Giornalisti: nella coppia di fatto il partner può usufruire della Cassa mutua sanitaria in uso per la categoria professionale;
  • Parlamentari: usufruiscono dello stesso diritto dei giornalisti, ma in più possono trasmettere la pensione di reversibilità al partner sopravvissuto.

Unioni civili all'estero[modifica | modifica wikitesto]

L'ordinamento italiano prevede che ogni cerimonia di nozze celebrate in un paese estero abbia piena validità anche in Italia, previo rispetto delle leggi locali durante la celebrazione. Questo comporta che sia possibile sposarsi all'estero e successivamente rendere valido tale matrimonio anche in Italia.

Va tuttavia segnalato che la sopra menzionata sentenza 4184/2012 della Suprema Corte di Cassazione rigetta il ricorso condotto da una coppia di cittadini italiani che, unitisi in matrimonio a L'Aia nel 2002, chiesero al Comune di Latina la trascrizione del loro atto di matrimonio.[7]

Un'analoga unione celebratasi a New York nel 2012, è stata invece riconosciuta valida nel 2014 dal Tribunale di Grosseto , che ha ordinato al comune di Grosseto l'iscrizione nel registro dello stato civile.[27]L'ordinanza del Tribunale di Grosseto è stata peraltro successivamente annullata dalla Corte d'Appello di Firenze.[28]

A partire dal 30/06/2014 i matrimoni celebrati all'estero tra cittadini italiani o tra un cittadino italiano e un cittadino straniero, potranno essere trascritti nei registri di stato civile del Comune di Napoli per effetto della Direttiva emanata al riguardo dal Sindaco Luigi de Magistris[29] in data 23/06/2014

Le Regioni e le unioni civili[modifica | modifica wikitesto]

Oltre ai Comuni anche alcune Regioni italiane hanno approvato statuti che contengono segnali di apertura per una legge sulle unioni civili, anche omosessuali.

Tra le prime regioni a dotarsi di uno statuto c'è stata la Calabria, il 6 luglio 2004. Un articolo di tale statuto sostiene il "riconoscimento delle formazioni sociali, culturali, economiche e politiche nelle quali la personalità umana, promuovendo il libero svolgimento delle loro funzioni ed attività". Il riferimento alle nuove famiglie, per quanto velato, è chiaro.

Maggiore è la chiarezza nello statuto della Toscana, approvato il 19 luglio 2004, che "tutela la valorizzazione della famiglia fondata sul matrimonio" e che, tra le finalità prioritarie della regione, individua "il riconoscimento delle altre forme di convivenza" rifiutando "ogni forma di xenofobia e di discriminazione legata all'etnia, all'orientamento sessuale".

Anche lo Statuto dell'Umbria, approvato il 2 settembre 2004 è favorevole alle unioni civili. La regione riconosce "i diritti della famiglia e adotta ogni misura idonea a favorire l’adempimento dei compiti che la Costituzione le affida" e "tutela altresì forme di convivenza".

L'Emilia-Romagna, infine, il 14 settembre 2004, ha riconosciuto l’importanza "delle formazioni sociali attraverso le quali si esprime e si sviluppa la dignità della persona e, in questo quadro, lo specifico ruolo sociale proprio della famiglia, promuovendo le condizioni per il suo efficace svolgimento".

La maggior parte degli statuti si rifà alla Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea che all’articolo 9 sancisce, tra i diritti fondamentali della persona, il "Diritto di sposarsi e di costituire una famiglia".

L'apertura alle nuove famiglie negli Statuti regionali è stata oggetto di un conflitto tra istituzioni. Il Governo della XIV legislatura (2001-2006), di centro-destra, ha impugnato lo Statuto della Toscana, dell'Umbria e dell'Emilia-Romagna, facendo ricorso alla Corte Costituzionale contestando "profili di illegittimità costituzionale per talune disposizioni". La Corte Costituzionale ha respinto sia il ricorso contro l'Umbria che quello contro la Toscana.

Cronologia delle proposte di legge sulle unioni civili al Parlamento italiano[modifica | modifica wikitesto]

  • 1986 - L'"Interparlamentare donne comuniste" presenta una proposta di legge sia al Senato (prima firmataria on. Ersilia Salvato) che alla Camera dei deputati (prime firmatarie erano le deputate Romana Bianchi e Angela Bottari).
  • 1987 - Arcigay presenta ad un convegno in Parlamento una Legge per il riconoscimento legale delle convivenze di fatto (vedi: Arci gay nazionale (a cura di), Omosessuali e Stato, Cassero, Bologna 1988, p. 70).
  • 12 febbraio 1988 - Alma Agata Cappiello presenta alla Camera dei deputati la proposta di legge Disciplina della famiglia di fatto (2340).
  • 2 dicembre 1993 - Graziano Cioni presenta alla Camera dei deputati la proposta di legge In materia di unioni civili (3426).
  • 1994
    • 7 giugno - Nichi Vendola presenta alla Camera dei deputati la proposta di legge Disposizioni in materia di unioni civili.
    • 27 ottobre - Graziano Cioni presenta alla Camera dei deputati la proposta di legge Disposizioni in materia di unioni civili.
  • 1996
    • 17 maggio - Nichi Vendola presenta alla Camera dei deputati la proposta di legge Disciplina delle Unioni civili (1020)
    • 11 luglio - Luigi Manconi presenta al Senato la proposta di legge Normativa sulle unioni civili (935).
    • 22 ottobre - Ersilia Salvato presenta la proposta di legge Disciplina delle unioni civili (1518).
    • 11 dicembre - Gloria Buffo presenta la proposta di legge Norme sulle unioni civili (2870).
  • 1997
    • 30 luglio - Graziano Cioni presenta la proposta di legge Disposizioni in materia di unioni civili (2725).
  • 1998
    • 12 marzo - Antonio Soda presenta la proposta di legge Disciplina dell'unione affettiva(4657).
  • 2000
    • 15 settembre - Maurizio Paissan presenta la proposta di legge Norme sulle unioni civili (7292).
    • Nel corso del 2000 sono presentate proposte di legge sulle unioni civili da Luciana Sbarbati, Antonio Lisi e Anna Maria De Luca.
  • 2001
    • 31 maggio - Fiorello Cortiana presenta al Senato la proposta di legge Normativa sulle unoni civili(47).
    • 12 giugno - Titti de Simone presenta alla Camera dei deputati la proposta di legge Disciplina delle unioni civili(716).
    • 13 giugno - Katia Bellillo presenta la proposta di legge 795 sulle unioni civili.
    • 25 giugno - Luigi Malabarba presenta al Senato la proposta di legge Disciplina delle unioni civili(305).
    • 5 luglio - Alfonso Pecoraro Scanio presenta alla Camera dei deputati la proposta di legge Norme sulle unioni civili (1232).
    • 20 settembre - Antonio Soda presenta la proposta 1610 sulle unioni civili.
  • 2002
    • 8 luglio - Franco Grillini presenta alla Camera dei deputati la proposta di legge Istituzione del registro delle unioni civili di coppie dello stesso sesso o di sesso diverso e possibilità per le persone dello stesso sesso di accedere all’istituto del matrimonio (2982).
    • 21 ottobre - Franco Grillini presenta alla Camera dei deputati la proposta di legge Disciplina del patto civile di solidarietà e delle unioni di fatto (3296).
  • 2003
    • 14 aprile - Franco Grillini presenta alla Camera dei deputati la proposta di legge Disciplina dell'unione affettiva (3893)
    • 2 ottobre - Dario Rivolta presenta la proposta 4334 sulle unioni civili.
    • 21 ottobre - Alessandra Mussolini presenta la proposta 4405 sulle unioni civili.
    • 29 ottobre - Enrico Buemi presenta la proposta 4442 sulle unioni civili.
    • 12 novembre - Katia Bellillo presenta la proposta 44782 sulle unioni civili.
    • 22 dicembre - Chiara Moroni presenta la proposta 4585 sulle unioni civili.
    • 29 dicembre - Il Consiglio regionale toscana presenta la proposta 4588 sulle unioni civili.
  • 1 ottobre 2004 - Titti De Simone presenta alla Camera dei deputati la proposta di legge Disciplina delle unioni civili (5321).
  • 8 febbraio 2007 - è stato approvato dal Consiglio dei ministri il disegno di legge che formalizza i riconoscimenti delle convivenze in Italia, sotto il nome di DICO.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Quando si parla di coppia di fatto ci si riferisce sia a coppie di fatto eterosessuali che omosessuali.
  2. ^ Sentenza della Corte costituzionale n. 138 del 14 aprile 2010, depositata il 15 aprile 2010, pubblicata in G. U. 21/04/2010
  3. ^ Rodotà S.Premessa, in E. Menzione, Manuale dei diritti degli omosessuali, La libreria di Babilonia, Milano, 1996, p. 6.
  4. ^ AAVV, libro "Istituzioni di ", Simone,diritto privato 2001, p.123
  5. ^ sito internet consultato il 16 marzo 2012, URL http://www.diritto24.ilsole24ore.com/guidaAlDiritto/civile/civile/primiPiani/2012/03/la-differenza-di-sesso-non-e-piu-un-presupposto-indispensabile-per-il-matrimonio.html
  6. ^ sito internet consultato il 15 marzo 2012, URL http://www.diritto24.ilsole24ore.com/guidaAlDiritto/comunitario/primiPiani/2012/03/per-il-parlamento-ue-anche-quella-gay-e-famiglia.html
  7. ^ a b il testo della sentenza 4184/2012 della Suprema Corte di Cassazione su ilsole24ore.com
  8. ^ http://www.cortedicassazione.it/Notizie/GiurisprudenzaCivile/SezioniSemplici/SchedaNews.asp?ID=3036 cliccando in fondo a tale finsestra si può aprire un file pdf contenenete l'intero testo della sentenza
  9. ^ quotidiano "il Giornale",del 21.3.2012, p. 20, articolo "Ora c'è un giudice a benedire le nozze gay"
  10. ^ Uruguayano sposato con italiano ottiene permesso di soggiorno - Repubblica.it
  11. ^ (EN) Sentenza 170/2014 della Corte Costituzionale
  12. ^ Decreto Legge 27 ottobre 1918 n. 1726
  13. ^ Decisione del Garante della privacy del 17 settembre 2009
  14. ^ a b Tiziano Solignani, libro "Guida alla separazione e al divorzio", Vallardi, 2010, p. 27
  15. ^ Sentenza Corte Costituzionale n. 310 del 1989
  16. ^ Rita Rossi, libro "Famiglia e persone. Aggiornamento. Volume II", UTET, 2008, p. 157
  17. ^ Disposizioni in materia di istituzione del Registro delle unioni civili di coppie dello stesso sesso o di sesso diverso e di possibilità per le persone dello stesso sesso di accedere all'istituto del matrimonio (2982)
  18. ^ http://www.comune.napoli.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/17127.
  19. ^ http://www.campaniarainbow.org/.
  20. ^ http://www.comune.napoli.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/10368.
  21. ^ Sito ufficiale del Comune di Cagliari. Registro delle unioni di fatto, 20 luglio 2012.
  22. ^ Marco Mori, Arcigay Milano. Registro: si profila un Modello Milano, Arcigay, 27 luglio 2012. URL consultato il 27 luglio 2012.
  23. ^ Dopo 11 ore di consiglio, il Comune di Milano approva le unioni civili, la Repubblica, 27 luglio 2012. URL consultato il 27 luglio 2012.
  24. ^ Programma del candidato sindaco Giuliano Pisapia e delle liste che lo sostengono (PDF), 2011. URL consultato il 27 luglio 2012.
  25. ^ Comune di Palermo UNIONI CIVILI PARTE IL REGISTRO COMUNALE
  26. ^ Palermo, il Comune dà il via libera al registro delle unioni civili - Corriere del Mezzogiorno
  27. ^ Il primo matrimonio gay riconosciuto "valido" in Italia
  28. ^ La Corte d'Appello di Firenze annulla l'ordinanza di Grosseto
  29. ^ http://www.comune.napoli.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/24729.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Emanuele Calò, Matrimonio à la carte- Matrimoni, convivenze registrate e divorzi dopo l'intervento comunitario, Giuffrè, Milano, 2009
  • J. I. Alonso Pérez, El reconocimiento de las uniones no matrimoniales en la Unión Europea. Análisis y sinopsis de las leyes autonómicas en vigor, Bosch, Barcelona, 2007
  • AA.VV., Bioetica. Rivista interdisciplinare, Guerini e associati, Anno XII, n. 1, 2005. Numero speciale sulle unioni civili. Tiene conto anche del punto di vista laico.
  • Matteo Bonini Baraldi, Le nuove convivenze tra discipline straniere e diritto interno, Ipsoa, 2005.
  • Francesco Brunetta d'Usseaux e Antonio D'Angelo, Matrimonio, matrimonii, Giuffrè, Milano 2000.
  • Emanuele Calò, La Corte di giustizia accerchiata dalle convivenze, "Riv. notariato", 2002, 5, 1272.
  • Fabio Corbisiero, Comunità Omosessuali. Le scienze sociali sulla popolazione LGBT, Franco Angeli, Milano 2013.
  • Daniela Danna, Matrimonio omosessuale, Erre Emme, Pomezia 1997 (pp. 320).
  • Giovanni Dall'Orto, Manuale per coppie diverse, Editori Riuniti, Roma 1994 (pp. 285).
  • Giovanni Paolo II, Le unioni omosessuali non sono una realtà coniugale, in "La Famiglia", n. 194, 1999, pp. 78–81. Riaffermazione del rifiuto cattolico di considerare "famiglia" l'unione fra persone dello stesso sesso.
  • Cesarina Manassero, Nuovi spazi di tutela per i conviventi, Giur. merito 2003, 6, 1327.
  • Emanuele Rossi, Famiglia fondata sul matrimonio e unioni civili: profili costituzionali ed evoluzione giuridica, in "Questione Giustizia", 19, fasc. 3, p. 454.
  • Francesco Bilotta, Le unioni fra persone dello stesso sesso: profili di diritto civile, comunitario e comparato, Milano, Udine, Mimesis, 2008, ISBN 978-88-8483-715-8.
  • Università degli Studi Roma Tre AA.VV., Le coppie dello stesso sesso: la prima volta in cassazione, Roma, RomaTrE-Press, 2013.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]