Unione civile in Italia

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Per approfondire, vedi la voce Unione civile.

Quello del riconoscimento giuridico delle coppie di fatto - finalizzato a tutelarne i diritti e stabilirne i doveri - con una forma contrattuale differente dal matrimonio e definita unione civile è un tema controverso che ha visto schierarsi l'opinione pubblica italiana in due fronti nettamente contrapposti.

L'opposizione alle unioni civili pone principalmente due motivazioni:

  • Le unioni tra eterosessuali sono considerate una forma di matrimonio "di serie B", nel quale la parte debole della coppia e gli eventuali figli sono meno tutelati.
  • Per quanto riguarda invece le unioni tra omosessuali una delle critiche più diffuse è che il loro riconoscimento giuridico negherebbe l'unicità del modello di famiglia costituzionale da intendersi come «società naturale fondata sul matrimonio» (art. 29, Cost.).

Tra coloro che sostengono la necessità di regolare le unioni di fatto si afferma che è meglio una forma minore di tutela che nessuna tutela.

Per quanto riguarda le unioni omosessuali, Stefano Rodotà afferma che «per continuare a discriminare gli omosessuali, si è obbligati a violare principi generali di eguaglianza, di riconoscimento dell’altro».[1]

Bonini Baraldi invece afferma «che la costruzione della famiglia legittima come modello ideale, imperniata sul matrimonio fra persone di sesso diverso ed orientata alla riproduzione, trae alimento da tradizioni culturali legate alla storia, e non certo da un’inafferrabile idea di natura, essa necessita [quindi] di essere argomentata sul piano dei principi» e che «Gli argomenti oggi proposti per sostenere il valore delle tradizioni culturali – l’unità del nucleo familiare, la perpetuazione della specie, il benessere dei minori, il vantaggio della collettività, ed altri simili – celano spesso la traduzione normativa di una determinata morale e rafforzano ancora oggi situazioni di esclusione sociale e di limitazione delle prerogative individuali»[2]

Indice

[modifica] Le proposte di legge dal 1986 ad oggi

Nel 1986, grazie all'"Interparlamentare donne Comuniste" e ad Arcigay (associazione per i diritti degli omosessuali), si incominciò a discutere per la prima volta in ambito parlamentare di unioni civili. In particolare, furono la senatrice Ersilia Salvato e le onorevoli Romana Bianchi e Angela Bottari a presentare alle rispettive Camere di appartenenza un disegno di legge sulle unioni civili.

Nel 1988, su insistenti pressioni di Arcigay, Alma Agata Cappiello, avvocato e parlamentare socialista, presentò la prima proposta di legge (PdL N. 2340, Disciplina della famiglia di fatto, 12 febbraio 1988), mai calendarizzata, per il riconoscimento delle convivenze tra "persone".

La proposta Cappiello, che ebbe ampia risonanza sulla stampa (che con una semplificazione giornalistica parlò di "matrimonio di serie b") adombrava il riconoscimento anche delle coppie omosessuali.

Dagli anni Novanta diventa consistente il numero di proposte di legge per le unioni civili presentate sia alla Camera che al Senato, così come diventano pressanti gli inviti del Parlamento Europeo a parificare coppie gay e eterosessuali così come coppie conviventi e sposate (vedi Risoluzione per la parità dei diritti degli omosessuali e delle lesbiche nella Comunità europea dell'8 febbraio del 1994 nella quale si invita la Commissione ad agire per porre fine "agli ostacoli frapposti al matrimonio di coppie omosessuali ovvero a un istituto giuridico equivalente, garantendo pienamente diritti e vantaggi del matrimonio e consentendo la registrazione delle unioni" e "a qualsiasi limitazione del diritto degli omosessuali di essere genitori ovvero di adottare o avere in affidamento dei bambini"; vedi anche Relazione annuale sui diritti umani, 11350/1999 - C5-0265/1999 – 1999/2201 (INI)).

Nel corso della XIII legislatura fu presentata almeno una decina di disegni di legge (da Nichi Vendola, Luigi Manconi, Gloria Buffo, Ersilia Salvato, Graziano Cioni, Antonio Soda, Luciana Sbarbati, Antonio Lisi, Anna Maria De Luca, e Mauro Paissan). Nessuno di questi disegni arrivò mai all'ordine del giorno dei lavori delle Camere, anche per il veto espresso ed esplicito delle gerarchie cattoliche, influenti su entrambe le coalizioni.

Ciò continua anche nel nuovo millennio. Nel settembre 2003 il Parlamento Europeo approva una risoluzione sui diritti umani in Europa (conosciuta come Rapporto Sylla sul rispetto dei diritti umani nell'Unione Europea) nella quale all'interno della sezione dedicata alle discriminazioni per orientamento sessuale: "ribadisce la propria richiesta agli Stati membri di abolire qualsiasi forma di discriminazione - legislativa o de facto - di cui sono ancora vittime gli omosessuali, in particolare in materia di diritto al matrimonio e all'adozione" e "raccomanda agli Stati membri di riconoscere, in generale, i rapporti non coniugali fra persone sia di sesso diverso che dello stesso sesso, conferendo gli stessi diritti riconosciuti ai rapporti coniugali, oltretutto adottando le disposizioni necessarie per consentire alle coppie di esercitare il diritto alla libera circolazione nell'Unione".

Nel corso della XIV legislatura, con l'attività politica dell'onorevole Franco Grillini e della militanza omosessuale, il dibattito sull'approvazione di una proposta per i Pacs ha trovato un consenso trasversale. Franco Grillini, appena insediato, presentò una proposta di legge[3], l'8 luglio 2002) molto simile a quella firmata nella precedente legislatura dall'onorevole Soda, che ricalcava il matrimonio sul modello delle leggi nel frattempo approvate nei paesi di area scandinava a partire dalla Danimarca.

Un avvenimento che ha dato notevole risonanza ai Pacs è stata l'unione, il 21 ottobre 2002, presso il Consolato francese a Roma, tra Alessio De Giorgi e Christian Pierre Panicucci (che possiede anche la cittadinanza francese, la Francia essendosi dotata di una legge sul Pacs nell'ottobre 1999), imprenditori e animatori della comunità virtuale Gay.it su Internet, nonché impegnati da anni nel movimento di liberazione omosessuale italiano. Il giorno stesso Franco Grillini presentava la proposta di legge, sottoscritta da 161 parlamentari di centro sinistra.

L'unione civile in Italia è stata oggetto di un disegno di legge deliberato dal Consiglio dei ministri l'8 febbraio 2007 il quale avrebbe formalizzato il riconoscimento di tali unioni, sotto il nuovo nome di DICO - distaccandosi così dalle unioni di tipo francese e britannico - l'iter è stato però interrotto dalla caduta del Governo Prodi II (e comunque non rientrava tra le priorità delle Camere una discussione su tale disegno di legge già nella seconda parte del Governo Prodi II).

Per approfondire, vedi la voce DICO.

[modifica] I registri simbolici delle unioni civili

Militanti gay manifestano per il Pacs. Febbraio 2006.

Il movimento LGBT, per sollecitare l'approvazione di una legge nazionale sulle unioni civili, dagli anni Novanta, ha chiesto in diverse città italiane l'istituzione a livello comunale di simbolici registri anagrafici delle unioni civili. Per una coppia, gay o meno, la registrazione anagrafica della convivenza avrebbe assunto solo un significato simbolico, a meno che il singolo Comune non decidesse di aggiungere al valore simbolico dell'unione diritti reali (ad esempio, accesso agli alloggi popolari).

Il primo comune a dotarsi di un registro, con una delibera del 21 ottobre 1993, fu Empoli; tuttavia il Co.Re.Co, il Comitato regionale di controllo, bocciò nemmeno un mese dopo la delibera comunale. Solo nel 2001 il TAR della Toscana ha accolto il ricorso del Comune di Empoli contro la sentenza del Co.Re.Co, dando ufficialmente il via libera a quel registro.

Pisa seguì immediatamente l'esempio di Empoli, il 7 giugno 1996, ma ancora una volta la delibera fu bocciata dal Co.Re.Co della Toscana, con una sentenza datata 28 giugno. Il 7 luglio La città toscana riuscì a dotarsi di un registro e la prima coppia ad iscriversi civilmente, il 20 febbraio 1998, è stata eterosessuale.

Attualmente sono molto numerose le città italiane che si sono dotate di un registro anagrafico delle unioni civili.

[modifica] Le eccezioni

Nonostante alle coppie di fatto non siano riconosciuti gli stessi diritti delle coppie sposate, esistono delle eccezioni per alcune categorie di persone:

  • Giornalisti: nella coppia di fatto il partner può usufruire della Cassa mutua sanitaria in uso per la categoria professionale;
  • Onorevoli: usufruiscono dello stesso diritto dei giornalisti, ma in più possono trasmettere la pensione di reversibilità al partner sopravvissuto. Inoltre, le coppie non sposate di parlamentari, hanno anche il diritto all'adozione di minori. Ne usufrirono già Palmiro Togliatti e Leonilde Iotti, detta Nilde, che adottarono una bambina, che oggi è una luminare della psichiatria (Fonte:note biografiche della Jotti, nell'archivio della Camera dei Deputati, oltre ad essere notizia di dominio pubblico).

[modifica] Le Regioni e le unioni civili

Oltre ai Comuni anche alcune Regioni italiane hanno approvato statuti che contengono segnali di apertura per una legge sulle unioni civili, anche omosessuali.

Tra le prime regioni a dotarsi di uno statuto c'è stata la Calabria, il 6 luglio 2004. Un articolo di tale statuto sostiene il "riconoscimento delle formazioni sociali, culturali, economiche e politiche nelle quali la personalità umana, promuovendo il libero svolgimento delle loro funzioni ed attività". Il riferimento alle nuove famiglie, per quanto velato, è chiaro.

Maggiore è la chiarezza nello statuto della Toscana, approvato il 19 luglio 2004, che "tutela la valorizzazione della famiglia fondata sul matrimonio" e che, tra le finalità prioritarie della regione, individua "il riconoscimento delle altre forme di convivenza" rifiutando "ogni forma di xenofobia e di discriminazione legata all'etnia, all'orientamento sessuale".

Anche lo Statuto dell'Umbria, approvato il 2 settembre 2004 è favorevole alle unioni civili. La regione riconosce "i diritti della famiglia e adotta ogni misura idonea a favorire l’adempimento dei compiti che la Costituzione le affida" e "tutela altresì forme di convivenza".

L'Emilia-Romagna, infine, il 14 settembre 2004, ha riconosciuto l’importanza "delle formazioni sociali attraverso le quali si esprime e si sviluppa la dignità della persona e, in questo quadro, lo specifico ruolo sociale proprio della famiglia, promuovendo le condizioni per il suo efficace svolgimento".

La maggior parte degli statuti si rifà alla Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea che all’articolo 9 sancisce, tra i diritti fondamentali della persona, il "Diritto di sposarsi e di costituire una famiglia".

L'apertura alle nuove famiglie negli Statuti regionali è stata oggetto di un conflitto tra istituzioni. Il Governo della XIV legislatura (2001-2006), di centro-destra, ha impugnato lo Statuto della Toscana, dell'Umbria e dell'Emilia-Romagna, facendo ricorso alla Corte Costituzionale contestando "profili di illegittimità costituzionale per talune disposizioni". La Corte Costituzionale ha respinto sia il ricorso contro l'Umbria che quello contro la Toscana.

[modifica] Cronologia delle proposte di legge sulle unioni civili al Parlamento italiano

  • 1986 - L'"Interparlamentare donne comuniste" presenta una proposta di legge sia al Senato (prima firmataria on. Ersilia Salvato) che alla Camera dei deputati (prime firmatarie erano le onorevoli Romana Bianchi e Angela Bottari).
  • 1987 - Arcigay presenta ad un convegno in Parlamento una Legge per il riconoscimento legale delle convivenze di fatto (vedi: Arci gay nazionale (a cura di), Omosessuali e Stato, Cassero, Bologna 1988, p. 70).
  • 12 febbraio 1988 - Alma Agata Cappiello presenta alla Camera dei Deputati la proposta di legge Disciplina della famiglia di fatto (2340).
  • 2 dicembre 1993 - Graziano Cioni presenta alla Camera dei Deputati la proposta di legge In materia di unioni civili (3426).
  • 1994
    • 7 giugno - Nichi Vendola presenta alla Camera dei Deputati la proposta di legge Disposizioni in materia di unioni civili.
    • 27 ottobre - Graziano Cioni presenta alla Camera dei Deputati la proposta di legge Disposizioni in materia di unioni civili.
  • 1996
    • 17 maggio - Nichi Vendola presenta alla Camera dei Deputati la proposta di legge Disciplina delle Unioni civili (1020)
    • 11 luglio - Luigi Manconi presenta al Senato la proposta di legge Normativa sulle unioni civili (935).
    • 22 ottobre - Ersilia Salvato presenta la proposta di legge Disciplina delle unioni civili (1518).
    • 11 dicembre - Gloria Buffo presenta la proposta di legge Norme sulle unioni civili (2870).
  • 1997
    • 30 luglio - Graziano Cioni presenta la proposta di legge Disposizioni in materia di unioni civili (2725).
  • 1998
    • 12 marzo - Antonio Soda presenta la proposta di legge Disciplina dell'unione affettiva(4657).
  • 2000
    • 15 settembre - Maurizio Paissan presenta la proposta di legge Norme sulle unioni civili (7292).
    • Nel corso del 2000 sono presentate proposte di legge sulle unioni civili da Luciana Sbarbati, Antonio Lisi e Anna Maria De Luca.
  • 2001
  • 2002
    • 8 luglio - Franco Grillini presenta alla Camera dei deputati la proposta di legge Istituzione del registro delle unioni civili di coppie dello stesso sesso o di sesso diverso e possibilità per le persone dello stesso sesso di accedere all’istituto del matrimonio (2982).
    • 21 ottobre - Franco Grillini presenta alla Camera dei deputati la proposta di legge Disciplina del patto civile di solidarietà e delle unioni di fatto (3296).
  • 2003
  • 1 ottobre 2004 - Titti De Simone presenta alla Camera dei Deputati la proposta di legge Disciplina delle unioni civili (5321).
  • 8 febbraio 2007 - è stato approvato dal Consiglio dei Ministri il disegno di legge che formalizza i riconoscimenti delle convivenze in Italia, sotto il nome di DICO.

[modifica] Note

  1. ^ Rodotà S.Premessa, in E. Menzione, Manuale dei diritti degli omosessuali, La libreria di Babilonia, Milano, 1996, p. 6.
  2. ^ Matteo Bonini Baraldi, Le famiglie omosessuali nel prisma della realizzazione personale
  3. ^ Disposizioni in materia di istituzione del Registro delle unioni civili di coppie dello stesso sesso o di sesso diverso e di possibilità per le persone dello stesso sesso di accedere all'istituto del matrimonio (2982)

[modifica] Voci correlate

[modifica] Bibliografia

  • J. I. Alonso Pérez, El reconocimiento de las uniones no matrimoniales en la Unión Europea. Análisis y sinopsis de las leyes autonómicas en vigor, Bosch, Barcelona, 2007
  • AA.VV., Bioetica. Rivista interdisciplinare, Guerini e associati, Anno XII, n. 1, 2005. Numero speciale sulle unioni civili. Tiene conto anche del punto di vista laico.
  • Matteo Bonini Baraldi, Le nuove convivenze tra discipline straniere e diritto interno, Ipsoa, 2005.
  • Francesco Brunetta d'Usseaux e Antonio D'Angelo, Matrimonio, matrimonii, Giuffrè, Milano 2000.
  • Emanuele Calò, La Corte di giustizia accerchiata dalle convivenze, "Riv. notariato", 2002, 5, 1272.
  • Daniela Danna, Matrimonio omosessuale, Erre Emme, Pomezia 1997 (pp. 320).
  • Giovanni Dall'Orto, Manuale per coppie diverse, Editori Riuniti, Roma 1994 (pp. 285).
  • Giovanni Paolo II, Le unioni omosessuali non sono una realtà coniugale, in "La Famiglia", n. 194, 1999, pp. 78-81. Riaffermazione del rifiuto cattolico di considerare "famiglia" l'unione fra persone dello stesso sesso.
  • Cesarina Manassero, Nuovi spazi di tutela per i conviventi, Giur. merito 2003, 6, 1327.
  • Emanuele Rossi, Famiglia fondata sul matrimonio e unioni civili: profili costituzionali ed evoluzione giuridica, in "Questione Giustizia", 19, fasc. 3, p. 454.


[modifica] Collegamenti esterni

  • LGBTQ Portale LGBTQ: Le voci di Wikipedia dedicate al mondo gay, lesbico, bisex, trans e queer
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