Unione Sportiva Avellino

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
bussola Disambiguazione – Se stai cercando la società calcistica fondata nel 2009, vedi Associazione Sportiva Avellino 1912.
« Questa squadra, l'Avellino, è la più bella realtà del calcio di provincia della storia italiana »
(Gianni Brera, La Domenica Sportiva, 1980)
Unione Sportiva Avellino
Calcio Football pictogram.svg
Avellinostemma.png
I Lupi, Gli Irpini
Segni distintivi
Uniformi di gara
Manica sinistra
Manica sinistra
Maglietta
Maglietta
Manica destra
Manica destra
Pantaloncini
Calzettoni
Casa
Manica sinistra
Manica sinistra
Maglietta
Maglietta
Manica destra
Manica destra
Pantaloncini
Calzettoni
Trasferta
Manica sinistra
Manica sinistra
Maglietta
Maglietta
Manica destra
Manica destra
Pantaloncini
Calzettoni
Terza divisa
Colori sociali 600px Verde Striato.png Biancoverde
Simboli Lupo
Dati societari
Città Avellino
Paese Italia Italia
Confederazione UEFA
Federazione Flag of Italy.svg
Fondazione 1912
Scioglimento 2011
Stadio Partenio
(26.150 posti)
Sito web www.usavellino.it
Palmarès
Si invita a seguire il modello di voce

L'Unione Sportiva Avellino era una società calcistica di Avellino, fondata nel 1912. Aveva al suo attivo dieci stagioni in Serie A, dove aveva militato ininterrottamente dal 1978 al 1988. Dichiarata fallita nel 2010 dal Tribunale Civile di Avellino[1], è stata radiata dalla Federcalcio l'11 febbraio 2011.[2] Retrocessa durante la stagione 2008-2009, avrebbe dovuto partecipare al campionato di Lega Pro Prima Divisione 2009-2010, ma il 10 luglio 2009 ne è stata esclusa per decisione della Co.Vi.Soc[3]. In seguito a questi eventi, dopo la presentazione di alcune cordate imprenditoriali presso il Comune di Avellino, è nata la società Avellino Calcio.12 Società Sportiva Dilettantistica (dal giugno 2010 Associazione Sportiva Avellino 1912), iscritta in Serie D in ottemperanza all'art. 52 comma 10 delle Norme Organizzative Interne Federali.

Indice

Storia [modifica]

Le origini [modifica]

Dopo un'assemblea delle società federali (tra le quali l'Associazione Sportiva Avellinese) tenutasi il 31 agosto 1912, nel dicembre del 1912 viene fondata l'Unione Sportiva Avellino,[4] che subito partecipa ai campionati regionali campani delle serie minori con la divisa biancoverde. Il primo presidente è Alfonso Di Marzio Capozzi, proprietario di miniere di zolfo. Le partite casalinghe sono disputate nel campo sportivo Piazza d'Armi, situato nel centro della città. Grazie all'ubicazione dello stadio, sia gli abitanti dei palazzi circostanti che i detenuti del carcere borbonico poterono assistere alle partite gratuitamente sino al 1970, anno dell'addio allo storico impianto sportivo per il più capiente Comunale. Nella stagione 1929-30 disputa il campionato di Terza Divisione Campana, scontrandosi con nobili decadute del calcio italiano come il Savoia (che solo pochi anni prima - era il 1924 - aveva sfiorato lo scudetto venendo eliminata solo nella finalissima dal Genoa). L'annata è positiva e, complice il quarto posto nel girone finale campano, la società irpina viene ammessa in Seconda Divisione Campana. Gli irpini continuano a risalire la china, venendo promossi prima in Prima Divisione Campana e poi in Serie C.

La squadra nella stagione 1940-41

A contribuire alla risalita è la decisione della Federazione di ingrandire in maniera spropositata la Serie C, ammettendo più di cento squadre in Terza Serie. Nei primi due anni (1945-46 e 1946-47) la squadra non ha problemi a salvarsi, ma nel terzo anno la permanenza è resa difficile da una riforma dei campionati voluta dalla FIGC per ridurre i gironi della Serie C da 18 a 4; ciò fa sì che nei molti gironi si salvino solo le prime due squadre: l'Avellino fallisce l'obiettivo chiudendo terzo, ma il Caso Napoli gli apre comunque le porte della permanenza in C.

Ottenuto l'ingresso nella Lega Calcio, la squadra viene rinforzata e nel campionato successivo lotta fino all'ultimo per la promozione in un testa a testa con il Catania; gli etnei sembrano avere la meglio sui biancoverdi, quando alla vigilia dell'ultima giornata di campionato (che per il Catania prevedeva un turno di riposo) la giustizia sportiva trasforma il pareggio contro l'Igea Virtus conquistato dai siciliani alla fine del girone di andata in sconfitta a tavolino, a causa del tesseramento irregolare di un giocatore. L'Avellino ne approfitta agganciando in extremis la prima piazza vincendo l'ultima gara interna. Il conseguente spareggio, disputato all'Arena Civica di Milano, vede prevalere gli irpini per 1-0, che così ottennero sul campo la promozione in Serie B, ma i siciliani si rivolsero alla questura di Catania perché indagasse su voci di corruzione accusanti gli irpini. Le indagini diedero ragione ai rossazzurri, ma a questo punto intervenne la Lega Calcio che dichiarò invalido tutto il girone meridionale, in quanto affetto da molteplici irregolarità sia da parte dei corruttori avellinesi, sia da parte dei siciliani per la violazione della clausola compromissoria per aver adito alla questura, sia da parte delle varie squadre corrotte. Contro la deliberazione della Lega, che in pratica cancellava sia le promozioni che le retrocessioni, fece ricorso alla CAF il Catania, che vinse in appello. Ciò comportò quindi la rovina dell'Avellino, che se dalla Lega si era visto sì cancellare la promozione, ma almeno confermare la permanenza in C, dalla CAF si vide declassato a tavolino all'ultimo posto in classifica e retrocesso in Promozione. Anche per i campani, tuttavia, nel 1950 arriverà un'amnistia con il conseguente ripescaggio.

La prima promozione in Serie B [modifica]

Il "Piazza d'Armi" con alle spalle il carcere borbonico

Mentre la squadra vaga tra la Serie C e la Serie D, l'Unione Sportiva Avellino si trasforma da S.r.l. a S.p.a., precisamente il 5 luglio 1968. Il salto di qualità avviene nella stagione 1972-1973, dove in seguito a un testa a testa con il Lecce, l'Avellino viene promosso in Serie B. Con Antonio Sibilia presidente e Antonio Gianmarinaro allenatore, in questa stagione l'Avellino batte molti record: punteggio finale di 62 punti (fin allora mai ottenuto da nessuna squadra di C), 64 reti segnate, solo 18 reti subite, neanche una sconfitta in casa, dieci vittorie in trasferta, primato di incasso per la Serie C con 47.997.000 lire nella gara casalinga contro il Lecce terminata 1-0 con gol su rigore di Bruno Nobili.

L'approdo in Serie A [modifica]

Lo storico tagliando per la partita della promozione in Serie A, Sampdoria-Avellino

Dopo cinque anni nella serie cadetta, nella stagione 1977/1978 gli irpini riescono ad approdare in Serie A sotto la presidenza dell'imprenditore e politico Arcangelo Iapicca di Mirabella Eclano e la guida tecnica dell'allenatore Paolo Carosi, vincendo all'ultima giornata a Marassi contro la Sampdoria per 1-0, rete di Mario Piga. L'Avellino approda in Serie A e inizia un'era che, da un punto di vista sportivo, darà tanto alla città e alla sconosciuta provincia meridionale.

Il decennio in massima serie [modifica]

I festeggiamenti dopo la promozione in A

Negli anni della A si alternano momenti di entusiasmo a soffertissime salvezze. L'Avellino resta in Serie A per ben dieci stagioni consecutive e raggiunge l'ottavo posto nel 1987, che resterà il miglior piazzamento di sempre.

Nel periodo tra 1978 e 1988 l'Avellino si toglie notevoli soddisfazioni battendo squadre del calibro di Juventus, Inter e Milan. Nell'estate del 1986, si aggiudica il Torneo Estivo, organizzato dalla Lega Calcio tra le dodici squadre di serie A non partecipanti alle semifinali di Coppa Italia.

Il momento più difficile si ha nella stagione 1980/1981, in seguito alla penalizzazione di 5 punti a causa del calcio scommesse, e al tragico evento del terremoto del 23 novembre 1980. Uno dei testimoni della tragedia, il difensore Salvatore Di Somma, ricorda l'atmosfera di quei giorni:

« C'erano delle situazioni drammatiche, morti a terra, gente che tirava i propri parenti dalle macerie. C'è una cosa che però non dimenticherò mai. Una signora, a piazza Libertà, mentre piangeva i suoi cari mi disse: "Salvatore, hai visto che è successo? Però oggi che bella vittoria abbiamo fatto..." »

La squadra, tuttavia, riuscirà a salvarsi all'ultima giornata grazie a un pareggio casalingo contro la Roma (1-1), rete decisiva di Massimo Venturini.

Durante questi anni transitano per Avellino tanti futuri campioni e giocatori già affermati, come gli irpini Pasquale Casale (primo irpino a debuttare in serie A con la maglia dell'Avellino) e Fernando De Napoli, Stefano Tacconi, Andrea Carnevale, Luciano Favero, Beniamino Vignola, Geronimo Barbadillo, Ramón Díaz, lo storico capitano Adriano Lombardi, Juary, José Dirceu, Angelo Colombo, Walter Schachner, Franco Colomba (allenatore dei lupi nella stagione 2005/2006), Paolo Beruatto, Vincenzo Romano, Angelo Alessio e allenatori come Vinicio, Eugenio Bersellini, Rino Marchesi e Ottavio Bianchi.

La doppia retrocessione [modifica]

Il sogno irpino finisce nella stagione 1987/1988. I lupi arrivano penultimi a -1 dalla salvezza e retrocedono in B insieme all'Empoli. Ai fallimenti sportivi succedono le disastrose vicissitudini societarie. La proprietà del club viene rilevata dalla Bonatti, società satellite della Parmalat di Callisto Tanzi. La gestione viene affidata a Pierpaolo Marino, che però, nell'estate del 1991, dopo aver fallito per tre stagioni di fila, decide di lasciare l'incarico a Gaetano Tedeschi. Per le sorti dell'Avellino non cambia nulla: arriva, infatti, la retrocessione in serie C1 (ultimo posto in serie B) con l'allenatore Ciccio Graziani nel 1992.

Gli anni della C [modifica]

Dopo 2 anni negativi in Serie C1, nel 1995 Antonio Sibilia torna presidente e sembra tornare la luce con la promozione in Serie B ai play off contro il Gualdo. A nulla servono le 19 reti di Pasquale Luiso nel 1995/1996. Gli irpini giungono terz'ultimi e tornano in serie C1. Vi restano per 7 stagioni in cui più volte la società rischia il fallimento. Nel 1999 girano alcune voci sull'acquisto della società da parte di Silvio Berlusconi, il quale smentisce e paragona l'Avellino alla Patagonia, provocando la replica infastidita delle istituzioni cittadine[5][6]. Il definitivo addio di Sibilia, nell'estate del 2000, permette al duo Massimo Pugliese-Aniello Aliberti di rilevare il club biancoverde. La squadra arriva ai play-off, ma la società è allo sbando dopo il solo girone di andata. Alla fine la spunta Pasquale Casillo, ex patron del Foggia, che sale ai vertici dell'Avellino.

Risalite e cadute [modifica]

Nel 2003 con la proprietà di Pasquale Casillo, il "re del grano", e la Presidenza dell'Avvocato avellinese Nicola Iannarone vincono il campionato con 69 punti e tornano nei cadetti. I protagonisti di questo campionato vinto sono il capitano Simone Puleo, il portiere Domenico Cecere, Raffaele Biancolino, Gigi Molino, e l'allenatore Salvatore Vullo.

Ma, dal punto di vista societario, continuano le problematiche. Quelli della gestione Casillo, sono due anni di fortissima tribolazione. Casillo viene coinvolto in un procedimento giudiziario, avviato da una denuncia di Aliberti. Ne fa spese il calcio, con l'Avellino che arriva ad un passo dal fallimento e la Salernitana di Aliberti che scompare solo due anni dopo. La gioia per la promozione in B è, così, subito cancellata. Dopo appena un anno, con Zdeněk Zeman in panchina (nell'anno della B a 24 squadre), arriva anche l'umiliante retrocessione in C1. Uniche note lieti della stagione sono le 15 reti del bielorusso Vitali Kutuzov e la vittoria in rimonta contro i rivali salernitani per 2-1 con le reti ai minuti 89° e 91° del capocannoniere irpino.

Nell'estate 2004 cambia ancora proprietà. La società è rilevata dai fratelli Pugliese, con in panchina Antonello Cuccureddu, sostituito poi da Francesco Oddo, che guida la squadra alla promozione in B grazie alla vittoria del 19 giugno 2005 per 2-1 contro il favoritissimo Napoli nella finale dei play-off grazie alle reti di Raffaele Biancolino e del terzino bomber Vincenzo Moretti.

Nel 2005-06 l'Avellino, piazzatosi al quart'ultimo posto in Serie B, è nuovamente retrocesso in Serie C1 dopo la disputa del play-out con l'AlbinoLeffe. La partita di andata, giocata a Perugia il 3 giugno 2006 per la squalifica del campo dei campani, è terminata con la vittoria per 2-0 dell'AlbinoLeffe, mentre il ritorno, disputatosi a Bergamo il 7 giugno 2006, ha visto l'inutile vittoria dell'Avellino per 3-2. Nel campionato 2006-07 in Serie C1 l'Avellino centra subito la promozione in Serie B. Infatti, nonostante i due punti di penalizzazione la squadra si classifica seconda dietro il Ravenna ed accede ai play-off. Poco prima della fine della stagione regolamentare la società esonera l'allenatore Giuseppe Galderisi sostituendolo con Giovanni Vavassori. L'Avellino passa il 1º turno contro il Taranto (1-0 per il Taranto all'andata; 1-0 per l'Avellino al Partenio con rete di Vincenzo Moretti nel finale) e nella finale supera il Foggia ribaltando la sconfitta dell'andata (0-1) con i gol di Rivaldo (allo scadere del tempo regolamentare), Evacuo e Biancolino. Il successivo campionato di serie B vede ancora una volta una stagione difficoltosa per la squadra irpina che, dopo un tormentato precampionato con l'addio di ben due allenatori, Giovanni Vavassori e Maurizio Sarri, viene affidata all'allenatore aretino Guido Carboni che, tuttavia nel marzo 2008, paga con l'esonero gli scarsi risultati raggiunti, rimpiazzato dal giovane allenatore Alessandro Calori. Nonostante l'arrivo del nuovo tecnico e qualche risultato positivo (3-1 in casa contro la sorpresa Pisa), la squadra irpina retrocede classificandosi quartultima con un distacco troppo elevato da chi la precede per poter disputare i play-out.

Il ripescaggio in B [modifica]

Malgrado l'avvenuta retrocessione in Serie C, gli irpini vengono ripescati per via della mancata ammissione del Messina, non iscritta per carenza di fondi necessari a completare l'iscrizione, partecipando così alla stagione 2008-2009 di Serie B. Tuttavia, la stagione si rivela ancora più difficile della precedente. Con la temporanea penalizzazione di 3 punti (che scenderanno a 2 a metà campionato dopo vari ricorsi) la squadra dell'esordiente Giuseppe Incocciati si porta a -1 in classifica realizzando solo 2 punti nelle prime sette partite. La serie di risultati negativi porterà all'esonero di Incocciati, sostituito da Salvatore Campilongo[7]. Quest'ultimo, grazie anche ai goal di Ferdinando Sforzini, arrivato a gennaio dal Grosseto, riuscirà a ridare gioco e punti alla squadra che però, anche a causa degli importanti e lunghi infortuni (Babù, De Zerbi e lo stesso Sforzini), non riuscirà ad evitare la retrocessione in Lega Pro Prima Divisione con una giornata d'anticipo, venendo sconfitto sul campo del Modena per 2-1. Terminata la stagione, il 2 giugno 2009 arriva il comunicato ufficiale sul sito internet della società in cui l'amministratore unico Massimo Pugliese conferma la volontà di vendere il club a titolo gratuito; decisione questa, presa subito dopo aver appurato dalla Società l'esistenza di dodici milioni di euro di debiti. Nessun imprenditore, però, è stato disposto a rilevare la società irpina causando la mancata iscrizione al Campionato di Lega Pro Prima Divisione.

Avellinostemma.png
Gli Sponsor

La mancata iscrizione alla Lega Pro e la fine [modifica]

La mattina del 10 luglio 2009 la società irpina abbandona il calcio professionistico. Nella sala consiliare del Comune di Avellino, il prefetto Blasco, l'assessore alla Cultura Salvatore Biazzo e il sindaco Giuseppe Galasso annunciano davanti a un folto gruppo di tifosi e giornalisti il fallimento di tutte le trattative da loro intavolate con oltre quindici imprenditori per l'acquisizione della società[8]. La somma debitoria, ammontante a circa 4 milioni e 200 000 euro[9], ha fatto desistere tutti i papabili presidenti portando di fatto l'Unione Sportiva Avellino 1912 alla mancata iscrizione al campionato di Lega Pro Prima Divisione. Il 23 luglio 2009 la società, presieduta ancora dai fratelli Pugliese, rilascia un comunicato stampa ufficiale in cui si fa presente dell'avvenuta richiesta di iscrizione al campionato di Serie D presso la FIGC e la Lega Nazionale Dilettanti[10]. Il 10 agosto, tra le cinque cordate interessate all'iscrizione del nuovo Avellino alla serie D, la spunta quella capitanata dal biologo irpino Walter Taccone. La nuova società viene iscritta al girone I del campionato dilettanti con la denominazione Avellino Calcio.12 S.S.D.[11] grazie all'art.52 comma 10[12] delle Norme organizzative interne della FIGC. Fallito il tentativo di iscrivere la propria squadra in D, Massimo Pugliese decide di iscrivere l'Unione Sportiva Avellino 1912 in Terza Categoria. La sua richiesta di iscrizione, inizialmente accettata per la partecipazione ai campionati giovanili, viene respinta il 16 settembre 2009 dal Comitato provinciale della Lega Dilettanti[13]. Il 29 maggio 2010 il logo della società - pignorato da Equitalia - finisce all'incanto[14][15].

La società viene ufficialmente radiata dalla Federcalcio l'11 febbraio 2011, dopo essere già stata dichiarata fallita dal Tribunale Civile di Avellino.[2] Il 21 marzo 2013 a seguito dell'asta fallimentare indetta dal tribunale di Avellino viene rilevato il logo e la denominazione dell'U.S. Avellino S.P.A. dallo storico ultrà Mario Dell'Anno che riesce a battere la concorrenza del presidente dell'A.S. Avellino, Walter Taccone, di Ciro Picone e Rocco Guerriero.

Organigramma societario [modifica]

Allenatori e Presidenti [modifica]

Di seguito l'elenco di allenatori, direttori tecnici e presidenti della U.S. Avellino.

Avellinostemma.png
Gli Allenatori
Avellinostemma.png
I Presidenti

La tifoseria [modifica]

Striscione di benvenuto degli ultras sambenedettesi, lasciato fuori il settore ospiti per gli amici irpini
Coreografia della Curva Sud durante la finale playoff contro il Napoli
Gemellaggio tra tifosi avellinesi e juventini nel 1985
« L'Avellino può cambiare squadra, allenatori, tutto, ma il pubblico, con quel pubblico che li trascina dall'inizio alla fine, giocare al Partenio sarà sempre difficile per tutti »
(Dino Viola, presidente della Roma degli anni ottanta)

L'Avellino vanta, in proporzione alle dimensioni del proprio bacino di utenza, un seguito di tifosi molto numeroso. Sebbene lo zoccolo duro degli ultras irpini sia in città, anche nell'hinterland (Atripalda, Flumeri, Fontanarosa, Baiano, Solofra, Mercogliano, Cervinara) e soprattutto nei paesi dell'Alta Irpinia, l'amore per la maglia biancoverde coinvolge un gran numero di supporter. La passione intorno a questa squadra scoppiò in maniera prorompente sin dai primi anni del dopoguerra, fino a raggiungere l'apoteosi durante il decennio in massima serie. Quella avellinese è stata, ed è tuttora, una tifoseria capace di fare grandi numeri e di competere alla pari con piazze molto più grandi; soprattutto in trasferta ha uno zoccolo duro abbastanza numeroso che garantisce sempre buone presenze al seguito dei lupi, a prescindere dai risultati. L'Avellino vanta numerosi tifosi anche fuori regione, in particolare nel centro-nord dove molti avellinesi sono emigrati per ragioni lavorative o di studio.

Le rivalità più accese sono per la maggior parte con squadre campane: Salernitana e Benevento su tutte. Ci sono stati in passato, e non solo, anche screzi con i tifosi di Savoia, Napoli, Foggia, Bari, Catania, Taranto, Verona, Pescara, Juve Stabia, Crotone, Reggina, Andria, Paganese, Turris, Fiorentina, Ascoli, Pisa, Nola e molte altre. Durante la permanenza in Serie A si instaurò un gemellaggio con la tifoseria della Juventus che verrà poi sciolto insieme ad altri (Messina, Cavese, Nocerina) a cavallo tra gli anni '90 e 2000, per decisione del direttivo curva Sud avellinese[16][17]. Ad oggi, non risultano più gemellaggi con altre tifoserie, anche se permangono rapporti di amicizia e rispetto con gli ultrà di Casertana (l'ultimo gemellaggio, sciolto nel 2009), Cavese, Nocerina, Sambenedettese e Atalanta.

In seguito alla sua fondazione, alcuni gruppi ultras della curva Sud hanno deciso sin dall'inizio di non seguire le sorti dell'Avellino Calcio.12, per attaccamento alla vecchia denominazione e al vecchio logo[18].

Il 2 settembre 2009, a causa delle vicissitudini societarie che hanno coinvolto l'Unione Sportiva Avellino 1912, gli Splatter 1991 comunicano il loro scioglimento dopo essere stati per diciotto anni tra i gruppi principali della Sud[19]. Rispettivamente il 24 e il 29 ottobre, per le stesse ragioni, vengono ufficialmente sciolti i gruppi Cruels 1988[20] e Bush 1989[21].

Cronistoria [modifica]

Cronistoria dell'Unione Sportiva Avellino
  • 1912: Nasce l'Unione Sportiva Avellino.
  • 1912-29: Partecipa ai campionati regionali campani.
  • 1929-30: 3° nel Girone B di Terza Divisione Campana. 4° nel Girone Finale Campano. Green Arrow Up.svg Ammesso in Seconda Divisione Campana
  • 1930-31: 4° in Seconda Divisione Campana.
  • 1931-32: 9° in Seconda Divisione Campana.
  • 1932-33: Partecipa alla Terza Divisione Campana. Cambia denominazione in Unione Sportiva Irpinia.
  • 1933-34: 1° in Terza Divisione Campana. Green Arrow Up.svg Promosso in Seconda Divisione.
  • 1934-35: 5° in Seconda Divisione Campana. Cambia denominazione in Federazione Sportiva Avellino.
  • 1935-36: in Seconda Divisione Campana.
  • 1936-37: in Seconda Divisione Campana.
  • 1937-38: in Seconda Divisione Campana.
  • 1938-39: in Seconda Divisione Campana.
  • 1939-40: in Seconda Divisione Campana.
  • 1940-41: in Prima Divisione Campana. Ritorna la denominazione Unione Sportiva Avellino.
  • 1941-42: in Prima Divisione Campana.
  • 1942-43: Partecipa al girone A della Prima Divisione Campana e si ritira a campionato in corso.
  • 1944: Attività sospesa per cause belliche. Invitato in Serie C alla ripresa agonistica.
  • 1945-46: 10° nel girone D Campania e Lucania di Lega Sud di Serie C.
  • 1946-47: 3° nel girone B Puglie di Lega Sud di Serie C.
  • 1947-48: 3° nel girone A Campania di Lega Sud di Serie C. Ripescato grazie al Caso Napoli.
  • 1948-49: 18° nel girone D di Serie C su delibera della CAF per illecito sportivo, annullando il primo posto ottenuto sul campo. Red Arrow Down.svg Retrocesso in Promozione.
  • 1949-50: 2° nel girone M di Promozione perdendo lo spareggio con la Casertana. Green Arrow Up.svg Ammesso d'ufficio in Serie C a chiusura delle diatribe dell'anno precedente.
  • 1950-51: 15° nel girone D di Serie C. Red Arrow Down.svg Retrocesso in Promozione.
  • 1951-52: 4° nel girone M di Promozione.
  • 1952-53: 3° nel girone finale Sud di IV Serie dopo aver perso lo spareggio con la Carbosarda.
  • 1953-54: 3° nel girone G di IV Serie.
  • 1954-55: 11° nel girone H di IV Serie.
  • 1955-56: 5° nel girone H di IV Serie.
  • 1956-57: 5° nel girone H di IV Serie.
  • 1957-58: 12° nel girone C di IV Serie.
  • 1958-59: 3° nel girone H di IV Serie. Green Arrow Up.svg Promosso in Serie C.
  • 1959-60: 13° nel girone C di Serie C.
  • 1960-61: 18° nel girone C di Serie C. Red Arrow Down.svg Retrocesso in Serie D.
  • 1961-62: 1° nel girone F di Serie D. Green Arrow Up.svg Promosso in Serie C.
  • 1962-63: 18° nel girone C di Serie C. Red Arrow Down.svg Retrocesso in Serie D.
  • 1963-64: 1° nel girone E di Serie D. Green Arrow Up.svg Promosso in Serie C.
  • 1964-65: 7° nel girone C di Serie C.
  • 1965-66: 4° nel girone C di Serie C.
  • 1966-67: 2° nel girone C di Serie C.
  • 1967-68: 7° nel girone C di Serie C.
  • 1968-69: 10° nel girone C di Serie C.

Campionati nazionali [modifica]

Livello Categoria Partecipazioni Debutto Ultima stagione
Serie A 10 1978-1979 1987-1988
Serie B 14 1973-1974 2008-2009
Serie C 17 1945-1946 1972-1973
Serie C1 12 1992-1993 2006-2007
Seconda Divisione 8 1930-1931 1939-1940
IV Serie 7 1952-1953 1958-1959

I capitani [modifica]

Giocatori celebri [modifica]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Categoria:Calciatori dell'U.S. Avellino.

I migliori marcatori [modifica]

Palmarès [modifica]

Prima squadra [modifica]

1972-1973; 2002-2003
1961-1962; 1963-1964
1933-1934

Trofei giovanili [modifica]

1981-82, 1990-91
1986-87, 1995-96

Note [modifica]

  1. ^ Addio Us Avellino 1912, il Tribunale dichiara fallita la società. irpinianews.it, 8 ottobre 2010. URL consultato in data 11 giugno 2011.
  2. ^ a b Comunicato ufficiale n. 136/A. FIGC
  3. ^ Salve 8 società tra cui Perugia e Catanzaro, Dilettanti per la Pistoiese
  4. ^ Leondino Pescatore, Alfonso Carpenito e Leondino Pescatore, Avellino: una squadra, una storia (1912-1985), Poligrafica Ruggiero Editore, Avellino, 1985
  5. ^ Berlusconi: "L'Avellino è come la Patagonia", Corriere della Sera, 10 07 1999, p. 41. URL consultato in data 15-3-2010.
  6. ^ Berlusconi: "Per me è lo stesso parlare di Avellino e Patagonia", Gazzetta dello Sport, 10 07 1999, p. 15. URL consultato in data 15-3-2010.
  7. ^ Avellino, via Incocciati: arriva Campilongo, Corriere dello Sport, 7 10 2008. URL consultato in data 24-5-2009. [collegamento interrotto]
  8. ^ L'Us Avellino 1912 dice addio al calcio professionista e precipita in serie D, Atripaldanews, 10 7 2009. URL consultato in data 12-7-2009.
  9. ^ Avellino, ultimo atto: fallimento, Il Mediano, 10 7 2009. URL consultato in data 12-7-2009.
  10. ^ U.S. Avellino 1912 - Comunicato n° 140902. URL consultato in data 25-7-2009. [collegamento interrotto]
  11. ^ Calcio - Finalmente una certezza: l'Avellino è in D con Taccone, Irpinianews, 10 8 2009. URL consultato in data 11-8-2009.
  12. ^ Norme organizzative interne della FIGC (PDF), p. 15. URL consultato in data 11 giugno 2011. Testo del comma: In caso di non ammissione al campionato di I Divisione e II Divisione [...] il Presidente Federale, d’intesa con il Presidente della LND, potrà consentire alla città della società non ammessa di partecipare con una propria società ad un Campionato della LND, anche in soprannumero, purché la stessa società adempia alle prescrizioni previste dal singolo Comitato per l’iscrizione al Campionato
  13. ^ Niente iscrizione in terza per l'Us Avellino 1912, Irpiniaoggi, 16 9 2009. URL consultato in data 16-9-2009. [collegamento interrotto]
  14. ^ Calcio - All'asta il logo dell'Us Avellino, Irpinianews, 29 05 2010. URL consultato in data 18-7-2010.
  15. ^ Il LOGO U.S. Avellino all'asta..., AvellinoFans, 29 05 2010. URL consultato in data 18-7-2010.
  16. ^ (PDFFanzine n. 194 dei Rangers Empoli, 17-1-2009. URL consultato in data 04-04-2009.
  17. ^ La Storia dell’U.S. Avellino 1912 S.p.A.. URL consultato in data 02-04-2009. [collegamento interrotto]
  18. ^ Avellino - 3422 paganti: buona la prima, ma..., Irpinianews, 23 8 2009. URL consultato in data 26-8-2009.
  19. ^ Calcio - Si sciolgono gli Splatter 1991: "Us nostra unica squadra", Irpinianews, 2 9 2009. URL consultato in data 2-9-2009.
  20. ^ Calcio - Ufficiale, Avellino: dopo 21 anni si sciolgono i Cruels, Irpinianews, 24 10 2009. URL consultato in data 3-11-2009.
  21. ^ Calcio - Curva Sud: tempo di addii anche per i Bush S.Agata, Irpinianews, 29 10 2009. URL consultato in data 3-11-2009.

Bibliografia [modifica]

  • Alfonso Carpenito e Leondino Pescatore, Avellino: una squadra, una storia (1912-1985), Poligrafica Ruggiero Editore, Avellino, 1985
  • Leondino Pescatore, AvellinoVanta, 2002.
  • Michele Criscitiello, U.S. Avellino 1912-2009: I nostri segreti, la vostra passione, 2009.

Collegamenti esterni [modifica]

calcio Portale Calcio: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di calcio