Una questione d'onore (film 1965)

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Una questione d'onore
Titolo originale Una questione d'onore
Lingua originale italiano
Paese di produzione Italia, Francia
Anno 1965
Durata 110 min
Colore colore
Audio mono
Genere commedia, drammatico
Regia Luigi Zampa
Soggetto Lorenzo Gicca Palli
Sceneggiatura Leonardo Benvenuti, Piero De Bernardi, Luigi Zampa, Lorenzo Gicca Palli
Produttore esecutivo Anis Nohra
Casa di produzione Mega Film
Fotografia Carlo Di Palma, Luciano Trasatti
Montaggio Eraldo Da Roma
Musiche Luis Enríquez Bacalov
Costumi Giancarlo Bartolini Salimbeni, Giulietta Deriu
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani

Una questione d'onore è un film del 1965 diretto da Luigi Zampa, girato, tra i vari luoghi, anche a Orosei, piccolo paese in provincia di Nuoro.

Trama[modifica | modifica sorgente]

Efisio Mulas (Ugo Tognazzi) è un mite bracciante che vive di lavoretti saltuari, soprattutto nella salina di don Leandro Sanna (Bernard Blier), e che arrotonda il magro bilancio scommettendo con i colleghi in prove di forza a suon di testate. La sua vicenda si intreccia con una faida ultracentenaria che contrappone le famiglie Sanna e Porcu.

La normalità degli eventi è spezzata dall'uscita di prigione per amnistia della bella Domenicangela Piras (Nicoletta Machiavelli), turbolenta fidanzata di Efisio condannata per avergli assestato una roncolata. Contemporaneamente raggiunge la propria famiglia anche l'ex ergastolano Agostino Sanna (Franco Gulà), vecchio uomo d'onore, che prende a istigare il nipote don Leandro affinché prosegua la faida uccidendo Alvaro Porcu (Arturo Maghizzano). L'affarista don Leandro non ha alcuna intenzione di assecondare lo zio, e così prende tempo, dapprima insinuando che Alvaro Porcu si sia nascosto in Supramonte per paura di lui, poi adducendo una conta dei morti vantaggiosa per la famiglia Sanna.

Efisio ottiene di sposare Domenicangela dal padre di lei, il latitante don Liberato (Lucien Raimbourg), a patto di rubare nottetempo alcune pecore a uomo importante. Intanto Agostino Sanna, stanco dei tentennamenti del nipote, si è precipitato davanti a casa Porcu per uccidere Alvaro, ma soccombe. Leandro, accorso per fermare lo zio, assiste così alla sua morte, e per evitare la prosecuzione della faida decide di spostare il cadavere nella propria tenuta, in modo da dissimulare l'omicidio dietro all'azione di un ignoto ladro di pecore. In quel mentre si imbatte in Efisio intento a commettere l'abigeato e astutamente decide di lasciarlo fare. Ma il suo cane ha azzannato Mulas strappandogli un pezzo dei pantaloni.

Durante i festeggiamenti nuziali di Efisio e Domenicangela, la sposa si sbarazza incautamente di quei pantaloni, gettandoli in strada. Il capo finisce proprio in faccia al maresciallo dei carabinieri, che subito accorre per arrestare il novello sposo. Sfuggito ai militari, Mulas viene salvato da don Leandro, che gli propone di nascondersi a Milano.

Nel frattempo un nuovo evento interviene a riaprire la faida: il seminarista Giovanni Sanna, fratello minore di Leandro, trucida sulla pubblica piazza Alvaro Porcu per vendicare lo zio Agostino. Don Leandro è furibondo, perché a questo punto si trova sotto minaccia della vendetta di Egidio Porcu (Franco Fabrizi), fratello di Alvaro e ultimo maschio adulto superstite della famiglia. Raggiunge allora Efisio proponendogli uno scambio: egli tornerà in Sardegna per uccidere Egidio Porcu, e don Leandro testimonierà la sua innocenza nel processo per l'omicidio dello zio Agostino. Efisio acconsente, ma incapace com'è di uccidere torna in Sardegna solo per rivedere la moglie e consumare il matrimonio. Contemporaneamente Egidio Porcu viene ucciso da mano ignota.

Al processo Efisio è assolto e torna in paese da uomo libero, ma invece degli omaggi dei concittadini trova un'atmosfera ostile. Domenicangela infatti è rimasta incinta e tutti si interrogano sull'identità del padre. Per Efisio sorge allora un tragico dilemma: rivelare di essere lui il padre del nascituro (e confessare quindi la sua presenza in paese il giorno dell'omicidio di Egidio Porcu) o subire la stigmatizzazione sociale.

Quando don Leandro gli volta le spalle, Mulas si rivolge a don Liberato, che attraverso opportuni sottintesi gli fa intendere il nome del vero assassino di Egidio Porcu. Efisio tenta allora di coinvolgere un giovane carabiniere per farlo assistere alla confessione dell'uomo, che riesce effettivamente a provocare durante una festa di paese. Ma proprio nel momento cruciale, l'assassino di Egidio Porcu si esprime in sardo. Il carabiniere non comprende una parola, e subito dopo l'omicida stesso viene ucciso da un rivale. A Efisio, ormai, non resta che uccidere l'innocente Domenicangela e finire in prigione. Solo così potrà salvare un'apparenza in conflitto insanabile con la realtà e riconquistare il rispetto dei compaesani.

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