Una giornata di Ivan Denisovič

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Una giornata di Ivan Denisovič
Titolo originale Один день Ивана Денисовича
One day in the life of I D.JPG
La copertina di un'edizione statunitense del romanzo
Autore Aleksandr Solženicyn
1ª ed. originale 1962
Genere romanzo
Lingua originale russo

Una giornata di Ivan Denisovič è il titolo di un romanzo di Aleksandr Solženicyn pubblicato nel 1962.

Il titolo originale Sč-854 (numero di matricola del protagonista, Ivan Denisovič Šuchov, nel gulag, venne modificato prima della pubblicazione perché ritenuto troppo brutale.

Solženicyn fu condannato nel periodo a otto anni di lavoro forzato nei gulag siberiani, rimanendo internato anche dopo il 1956, quando ebbe inizio il processo di destalinizzazione dell'Unione sovietica. La sua affermazione come autore internazionale è legata a Una giornata di Ivan Denisovič in cui descrive le terribili condizioni dei reclusi nei campi di lavoro.

Dopo un periodo di esilio negli USA, Aleksandr Solženicyn fece ritorno in Russia; il tema dei campi di concentramento sarà al centro di quello che forse è il suo lavoro maggiormente conosciuto, Arcipelago Gulag, pubblicato nel 1974.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

In un giorno qualsiasi del 1953 in un gulag siberiano, con una temperatura di 30 gradi sotto zero, il prigioniero Ivan Denisovič Šuchov si sveglia come ogni mattina alle 5; il breve arco di tempo tra il risveglio e la magra colazione è uno dei pochi momenti “liberi” della giornata. Ma oggi Šuchov si rende conto di avere la febbre, circostanza che ha sempre temuto. Intenzionato a marcare visita in infermeria, viene invece minacciato di punizione dal caposquadra detto il Tartaro. L'uomo è disposto a non denunciarlo se Sčuchov lava i pavimenti delle baracche dei capisquadra, lui accetta volentieri perché dopo sarà libero di tornare a mangiare la brodaglia della colazione.

Šuchov si reca a marcare visita, l'infermiere non può esentarlo dal lavoro perché al mattino gli sono permesse solo due eccezioni: di regola le dispense dal lavoro devono essere approvate la sera precedente. Gli misura la febbre, Šuchov ha solo 2 linee sopra i 37°. Deve recarsi comunque al lavoro con gli altri condannati.

Passano il controllo delle guardie all'uscita dal campo, è vietato indossare più capi di vestiario di quelli ammessi dal regolamento. Sul luogo di lavoro la loro unica preoccupazione è l'attesa del pranzo, una scodella di sbobba che mangiano con avidità; con uno stratagemma, Šuchov riesce a procurare alla sua squadra di lavoro due scodelle più di quelle che spetterebbero, così il vice capo gli permette di tenerne una per sé.

Šuchov è stato condannato a 10 anni di campo di lavoro, che rappresenta la sentenza standard. Nel suo caso, è stato giudicato per tradimento perché è rimasto prigioniero per due giorni dei nazisti nel corso di una battaglia; quando è riuscito a fuggire e tornare al reparto lo hanno accusato di essersi arreso per disfattismo. Al campo ci sono altri condannati per i motivi più vari; uno ad esempio è figlio di un kulak, un contadino piccolo proprietario, appartenente a una classe giudicata controrivoluzionaria durante gli anni più bui dello stalinismo. Gli mancano ancora meno di due anni per giungere a fine pena.

La giornata di lavoro trascorre come sempre, la squadra costruisce un edificio, embrione di un nuovo centro abitato. Šuchov è fra i muratori più esperti,è lui che posa i mattoni mentre i compagni trasportano a spalla il materiale, dal momento che la gru si è guastata. IL freddo è terribile,ma anche questa giornata ha termine, i prigionieri si mettono in fila per tornare al campo. Le guardie li mettono in fila per 5 in modo da contarli, poi una seconda conta ha luogo all'ingresso dell'area cintata, dove c'è anche la perquisizione. I prigionieri infatti nascondono sempre nei vestiti frammenti di legna per le stufe.

La magra cena è un altro dei rari momenti di soddisfazione nella vita del prigioniero, ma è comunque una lotta per conquistare un posto prima degli altri, e prima di essere liberi di dormire, c'è ancora l'ultima conta per assicurarsi che nessun prigioniero sia riuscito a fuggire, malgrado il campo si trovi nel mezzo del nulla e nella stagione più terribile dell'anno.

Edizioni[modifica | modifica wikitesto]


Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Gulag