Una giornata di Ivan Denisovič

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Una giornata di Ivan Denisovič
Titolo originale Один день Ивана Денисовича
One day in the life of I D.JPG
La copertina di un'edizione statunitense del romanzo
Autore Aleksandr Solženicyn
1ª ed. originale 1962
Genere romanzo
Lingua originale russo

Una giornata di Ivan Denisovič è il titolo di un romanzo di Aleksandr Solženicyn pubblicato nel 1962. Il racconto era già pronto nel 1959; il titolo originale era Sč-854 (il numero di matricola del prigioniero Ivan Denisovič, protagonista del racconto). Il titolo venne poi modificato prima della pubblicazione perché ritenuto troppo brutale.

Lo scrittore patì nel periodo staliniano otto anni di lavoro forzato nei gulag siberiani, rimanendo internato anche dopo il 1956, quando ebbe inizio il processo di destalinizzazione. Il timore che non gli venisse concesso il rientro in patria, gli impedì di recarsi a ritirare il Premio Nobel nell'anno 1970.

La sua affermazione internazionale è legata appunto al racconto Una giornata di Ivan Denisovič in cui descrive le terribili condizioni in cui si trovano i reclusi nei campi. Ivan Denisovič è un contadino, il motivo del suo arresto è quello di essere stato prigioniero dei tedeschi durante la guerra. Egli era riuscito a fuggire dalla prigionia e a fare rientro in patria, salvo venir poi rinchiuso in un lager, come era comune per i prigionieri di guerra a quel tempo: essendo entrati in contatto con l’occidente erano potenzialmente pericolosi perché conoscevano un mondo che non avrebbero dovuto conoscere, oltretutto potevano essere accusati di collaborazione con il nemico, o di non essersi battuti a sufficienza per l’URSS.

Aleksandr Solženicyn - che dopo un periodo di esilio negli USA fece ritorno in Russia solo dopo la caduta del comunismo - tornerà sul tema con altre opere e particolarmente incisivo risulterà quello che forse è il suo lavoro maggiormente conosciuto, Arcipelago Gulag, pubblicato nel 1974.

Le pagine di Ivan Denisovič presentano una umanità costretta a vivere in condizioni subumane, in balia di un potere cieco ed assurdo. Per certi versi riecheggia la prosa di Primo Levi, particolarmente nella descrizione della quotidianità all'interno di un lager. Oltre gli orrori fisici ampiamente prevedibili (freddo, fame, sfinimento, disumanità dei carcerieri) grava sul protagonista la pesante coartazione psicologica e relazionale che un sistema come quello di un campo di concentramento induce, nella ricerca dell'annullamento dell'individuo fino a farlo diventare cosa.

Nei campi e nelle prigioni Ivan Denisovič si era disabituato a pensare a che cosa avrebbe fatto fra un giorno o fra un anno e come avrebbe mantenuto la famiglia. Per lui pensavano i capi. Nel campo la squadra è fatta in modo che il capo non abbia bisogno di aizzare i detenuti, ma siano i detenuti ad aizzarsi l'un l'altro. La scelta può essere solo fra un supplemento di rancio per tutti o - ugualmente - la morte per tutti.

Edizioni[modifica | modifica sorgente]

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Gulag