Una domenica pomeriggio sull'isola della Grande-Jatte

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La Grande-Jatte
La Grande-Jatte
Autore Georges-Pierre Seurat
Data 1883-85
Tecnica olio su tela
Dimensioni 207,6 cm × 308 cm 
Ubicazione The Art Institute, Chicago

Una domenica pomeriggio sull'isola della Grande-Jatte (Un dimanche après-midi à l'Île de la Grande Jatte) o semplicemente La Grande Jatte è un'opera (207,6x308 cm) realizzata tra il 1884 ed il 1886 dal pittore francese Georges-Pierre Seurat.

Il quadro è tra le opere più note del movimento pittorico del puntinismo francese. La sua realizzazione fu preceduta, come di consueto nella tradizione puntinista, da una numerosa produzione di studi disegnati o dipinti.

Fu acquistato nel 1924 da Frederic Clay Bartlett che lo prestò al The Art Institute di Chicago dove è tuttora esposto.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

L'esecuzione de La Grande Jatte fu intrapresa da Georges Seurat il giorno dell'Ascensione del 1884. A testimoniare questo suo progetto c'è la lettera spedita quattro anni dopo la conclusione dell'opera all' amico critico Fénéon il 20 giugno 1890: "1884, giorno dell'Ascensione: Grande-Jatte, gli studi e il quadro". Sembra quasi che Seurat abbia voluto aver fatto coincidere la festività religiosa con l'inizio della sua «ascensione» artistica.

Alla sua redazione finale, l'artista giunse attraverso una lunga serie di schizzi, disegni e studi - si contano più di trenta tavolette eseguite - conclusi nel 1885. Nel 1886, però, dato che il risultato non lo soddisfaceva, riprese la tela e ricoprì lo strato originario dei colori con una trama minuta fatta di piccole pennellate e puntini, applicando così il pointillisme. A questa tecnica giunse tramite una serie di accurati studi e approfondite ricerche che intendevano dare un ordine razionale alle intuizioni impressioniste mediante l'accostamento dei colori e la loro percezione visiva. Egli si rifece agli studi scientifici sulla cosiddetta "teoria del colore" condotti dal chimico francese Michel Eugène Chevreul in quegli anni. Questa teoria si basa sul contrasto simultaneo dei colori, per cui un colore primario ottiene il massimo della luminosità se si accosta ad un colore complementare.

Date le dimensioni e la tecnica esecutiva, il quadro non poté essere eseguito velocemente en plain air, così com'era stato nella tradizione impressionista da cui, quindi, si discostò ulteriormente. La mattina presto, quando la luce era migliore, il pittore si recava a Neully, un isolotto sulla Senna, noto con il nome di La Grande-Jatte, allo scopo di abbozzare scene dipinte a olio con tecnica puramente impressionistica, mentre il resto della giornata lo passava nel suo atelier a curare i singoli dettagli e a ritoccare la tela.

Il dipinto fu esposto per la prima volta all 'Esposizione degli Impressionisti del 1886. Il dipinto fu accolto con sdegno e disapprovazione da gran parte dei pittori e dei critici dell'epoca, fortemente contrari alla tecnica di Seurat. Il pubblico definì i soggetti rappresentati "Assiri coperti da nugoli di insetti". A prenderne le difese dell'opera fu Félix Fénéon, l'amico critico, che scrisse sulla rivista La Vogue articoli a riguardo:

Ultimo bozzetto della Grande-Jatte
o/tl, 68x104 cm, 1885, Metropolitan Museum, New York
« Se nella Grande-Jatte si considera un decimetro quadrato coperto da un tono uniforme, si troveranno su ciascun centimetro di questa superficie, in una vorticosa ressa di macchie minute, tutti gli elementi costitutivi del tono. Questo prato nell'ombra: alcuni tocchi, i più numerosi, restituiscono la materia dell'erba; altri, arancioni, colgono la poco sensibile luce solare; altri, color porpora, fanno intervenire il complementare del verde; un blu cianico, suscitato dalla vicinanza di un lembo d'erba al sole, accumula i residui verso la linea di demarcazione rarefacendoli progressivamente. Alla formazione di questo stesso lembo non concorrono che due elementi: il verde e l'arancione solare, perché ogni reazione si spegne sotto un così violento assalto di luce. Essendo il nero una non-luce, questo cane nero si colorerà delle reazioni dell'erba; il colore dominante sarà dunque la porpora scura, ma sarà anche intaccato da un blu scuro scaturito dalle vicine zone luminose [...] »
« Questi colori, isolati sulla tela, si ricompongono sulla retina: si ottiene dunque non una mescolanza di colori-materia (pigmenti), ma una mescolanza di colori-luce. Occorre ricordare che, per gli stessi colori, la mescolanza dei pigmenti e la mescolanza della luce non forniscono necessariamente gli stessi risultati. Si sa che la luminosità della mescolanza ottica è sempre superiore a quella della mescolanza della materia, come dimostrano le numerose equazioni di luminosità stabilite da N. O. Rood. Per il carminio viola e il blu di Prussia, da cui nasce un grigio blu, 50 di carminio + 50 di blu (mescolanza di pigmenti) = 47 di carminio + 49 di blu + 4 di nero (mescolanza di luci); per il carminio e il verde, 50 di carminio + 50 di verde (mescolanza di pigmenti) = 50 di carminio + 24 di verde + 26 di nero (mescolanza di luci). »

Fénéon analizzò il significato dell'arte di Seurat e coniò così il termine neoimpressionismo (1886).

Nel 1900, la pittrice Lucie Cousturier accolse la tela nella sua collezione privata. Nel 1924 la Galleria Vildrac decise di venderla ai Bartlett di Chicago, famiglia che poi la donò al The Art Institute di Chicago. Il quadro è stato successivamente d'ispirazione per Claude Monet, Vincent Van Gogh e Alfred Sisley. Ha influenzato anche la corrente cubista e futurista.

Descrizione e stile[modifica | modifica wikitesto]

Il quadro è uno scorcio di vita quotidiana della Parigi di fine Ottocento. È l'iconografia del tempo libero dedotto da un'attenta e capillare osservazione della nuova società borghese e industriale di fine XIX secolo. Nella tela sono presenti circa quaranta figure, una folla tranquilla e calma intenta allo svago, al gioco, alla pesca, al riposo, alla lettura e alla passeggiata. Le figure sembrano quasi essere pietrificate, una posa statica che oltre a ricordare dei manichini inseriti all'interno di uno scenario teatrale sono un richiamo alle figure ieratiche egiziane.

Struttura[modifica | modifica wikitesto]

Seurat nella composizione si preoccupa di curare attentamente l'armonia geometrica tra le linee orizzontali, verticali, oblique e curve. Fondamentale per questo, risulta essere la collocazione degli ombrelli, dei cappellini e la postura delle persone rappresentate. I soggetti sono collocati in gruppi di tre, a coppie o da soli ma sembrano isolate le une dalle altre anche quando sono in gruppo. Sono, inoltre, prevalentemente disposti di spalle, di profilo o ad angolo retto, tutto in funzione del mantenimento della simmetria che il pittore ricerca nella sua opera. Questo elemento deriva dal fatto che l'autore ha dapprima meticolosamente studiato i singoli gruppi con sopralluoghi dal vero e successivamente li ha inseriti tutti all'interno di una stessa cornice compositiva.

Ecco di seguito alcuni degli schizzi preparatori eseguiti dal pittore:

Il centro del quadro è occupato da due figure, una donna con una bambina per mano; la donna indossa una lunga gonna rosata, un corpetto arancione e un parasole delle stesso colore; la bambina, invece, indossa un vestito ed un cappello bianco. Esse rappresentano il punto focale dell'opera, sono in posizione frontale e sembra che procedano verso l'osservatore. Sono l'unica sorta di mediazione che è possibile instaurare tra il “mondo possibile” e il mondo reale.

In primo piano, sulla destra c'è una coppia di borghesi elegantemente vestita con la moglie che indossa una gonna più chiara e un corpetto, un cappello e un ombrello più scuri. Interessante risulta essere soprattutto la figura della donna che non porta al guinzaglio un cane, bensì una scimmia.

Questo soggetto fu oggetto di battute sagaci da parte della critica. Varie interpretazioni sostengono che si tratti di una caricatura desunta dai giornali satirici, essa ha quindi un significato parodistico.

Colori[modifica | modifica wikitesto]

La gamma cromatica utilizzata da Seurat è caratterizzata da gradevoli e ricche variazioni che contribuiscono a conferire all'intera opera armonia. La protagonista principale è la luminosità, ottenuta mediante l'accostamento di colori quali giallo/viola, rosso/verde, azzurro/arancio che danno luce all'intera composizione e le fanno raggiungere risultati di elevata qualità.

Le pennellate sono talora tratteggi talora puntini di colore. Le zone d'erba, ad esempio, sia quelle esposte alla luce che quelle esposte all'ombra sono eseguite con piccole pennellate incrociate; mentre alcune figure, in particolar modo che le immagini che si rispecchiano sulle acque della Senna sono fatte da piccole linee sottili e parallele.

Nell'insieme, queste piccole pennellate alternate a puntini contribuiscono a creare una trama fitta e minuta di colori che richiama gli studi sulla teoria del colore condotti da Chevreul.

Si può dire che Seurat anticipi il procedimento dell'immagine a colori del "pennello elettronico", ponendolo così come progenitore del moderno pixel.

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

Le modelle
o/tl, 200 x 250 cm, 1888, Barnes Foundation, Merion.

Questa stessa tela eseguita da Seurat, appare in un altro suo celebre quadro, Le modelle. Quest' ultima opera, probabilmente eseguita nello studio del pittore, testimonia come il lavoro di esecuzione su La Grande-Jatte, proseguisse anche nel suo atelier.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Gillo Dorfles, Francesco Laurocci, Angela Vettese, Storia dell' arte- l'Ottocento, Istituto Italiano Edizioni Atlas, pagg. 188-193, ISBN 978-88-268-1104-8
  • J. Rewald, Il Postimpressionismo. Da van Gogh a Gauguin, Firenze 1967
  • C. Grenier, Seurat. Catalogo completo dei dipinti, Firenze 1990 ISBN 88-7737-072-6
  • F. Fénéon, Le Néoimpressionisme, in «L'Art Moderne», 1º maggio 1887
  • C. Grenier, Seurat. Catalogo completo dei dipinti, Firenze 1990 ISBN 88-7737-072-6

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