Un sacchetto di biglie

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Un sacchetto di biglie
Titolo originale Un Sac de billes
Autore Joseph Joffo
1ª ed. originale 1973
Genere Romanzo
Sottogenere romanzo storico autobiografico
Lingua originale francese
Ambientazione Francia, II Guerra Mondiale
Protagonisti Joseph Joffo, Maurice Joffo
Antagonisti SS, Gestapo

Un sacchetto di biglie è un romanzo di Joseph Joffo pubblicato nel 1973.

Trama[modifica | modifica sorgente]

Joseph è un simpatico ragazzo ebreo di circa dieci anni, che vive insieme ai genitori e ai fratelli nella Parigi del XX secolo. La storia di questo libro inizia un giorno qualunque dell'anno 1941. Come sempre, Joseph e Maurice si divertono a giocare con le biglie, purtroppo la loro vita è turbata dal fatto che i nazisti stanno incominciando il massacro di tutti gli ebrei e loro si sentono molto impauriti da ogni SS (Schutz Staffeln) che vedono. Infatti tutti gli ebrei dovevano avere cucito su tutti gli abiti la stella a sei punte di David, in modo da essere riconosciuti, ed inoltre tutti gli ebrei francesi venivano privati della loro cittadinanza francese.

A scuola il giorno dopo, Joseph e Maurice, sono picchiati e insultati dai compagni a causa della loro religione, inoltre in classe sono ignorati dall'insegnante che normalmente era molto severo con i suoi alunni, infatti se cadeva qualcosa gli faceva coniugare trenta righe del verbo 'in avvenire fare meno rumore', quella volta però Joseph fece apposta cadere la sua lavagnetta (un oggetto molto pregiato allora perché tutti gli altri avevano un rettangolo di cartone nero. Quando tornano a casa raccontano tutto ai loro genitori. Quella sera stessa sono chiamati dal loro padre, il signor Joffo che, invece di raccontare le avventure di suo padre (il nonno di Joseph e Maurice) gli raccontò la sua storia di come era fuggito dalla Russia zarista, e quindi annuncia ai suoi due figli che devono iniziare un lungo viaggio attraverso tutta la Francia, per scappare dai nazisti raggiungendo la terra “libera”. Così dopo aver ricevuto molto denaro (cinquemila franchi a testa) e salutato i loro cari, partono. La prima tappa del viaggio è la città di Dax, i due dopo aver raggiunto la stazione d’Austerlix salgono su di un treno; nel treno ci sono due SS che chiedono i documenti (che attestano che non sono ebrei), prima di loro, li controllano a una signora anziana, che dopo averli controllati ed attestato che erano falsi l'hanno fatta scendere dal treno, molti prima di lei erano scesi dal treno ancor prima che arrivare alla stazione per sfuggire ai controlli; toccò poi ad un prete che aveva i documenti e disse che i bambini erano con lui quindi salvandoli dai controlli; arrivati a Dax i protagonisti fanno colazione con il curato e poi prendono una corriera per Hagetmau dove tenteranno di passare la linea di confine. Arrivati ad Hagetmau decidono di fare un giro per il paese. I due però, durante la loro passeggiata, sono sempre allerta perché potrebbero passare auto tedesche con l'intenzione di arrestarli.

Mentre camminano incontrano un ragazzo sui quindici anni di nome Raymond, al quale Maurice chiede informazioni riguardanti il passaggio per arrivare nella terra “libera”, scoprendo così che lui è la persona “più a buon mercato” che lascia passare gli ebrei si mette d’accordo per i soldi e per il passaggio, infatti, le persone che lasciavano passare vogliono essere pagate per il loro lavoro, essendo molto pericoloso. Però, non volendo pagare 5 mila franchi al primo, vanno da Raymond che si fa pagare solo 500 franchi, in cambio di finire il suo giro di consegne. Durante la giornata incontrano un uomo con sua moglie e sua cognata che sono cercati di passare la linea senza successo perdendo ben ventimila franchi, e quindi chiedono a loro se li possono aiutare a passare, allora loro lo chiedono a Raymond che accetta di farli passare. Quella stessa sera accompagnati da Raymond, i protagonisti assieme alle tre persone passano dalla terra occupata dai tedeschi a quella libera. Dopo essere arrivati, un uomo complice di Raymond, li accoglie mostrando loro la stalla dove passano la notte. Joseph durante la notte si sveglia e si accorge che suo fratello non era lì ed inizia a preoccuparsi, ma si tranquillizza momentaneamente frugando nelle sue tasche e trovando un bigliettino in cui era scritto: "Ritorno, non dire niente a nessuno". Quando Maurice tornò Joseph chiese subito dove fosse stato, e Maurice spiega che ha fatto passare la linea ad altre persone come loro, inizialmente Joseph non la prende bene perché crede che far pagare a delle persone nelle stesse condizioni si rubare allora Maurice lancia i soldi in aria, dicendo che poteva restituirglieli se voleva ma a quel punto capisce che quei soldi gli servivano. La mattina il contadino gli invita a far colazione con lui; dopo aver fatto un'abbondante colazione il contadino gli dà del cibo per il viaggio. I due fratelli partono a piedi per la stazione Aire-sur-l'Adour, dopo tre chilometri di camminata Joseph ha le vesciche e Maurice è molto stanco, quindi decidono di riposare un po' su una panchina; Joseph si sveglia prima e vede passare una carrozza e chiese al proprietario (che specificò che era un calesse) un passaggio per la stazione; lui accettò a patto che gli accompagnasse fino a 2 Km prima quindi Joseph svegliò subito Maurice dicendogli che potevano andare alla stazione con un calesse, allora si alzò e si avviarono verso la stazione. Durante il viaggio il proprietario raccontò di essere un conte e che l'autovettura su cui stavano viaggiando era un residuo di antichità conservato bene, prima aveva un'automobile che gli era stata requisita; in quanto al cavallo era uno molto anziano ed in fin di vita, di cavalli giovani ne aveva ma gli erano stati presi pure quelli. Quando arrivano a due chilometri dalla stazione il conte de V. comunica loro di accompagnarli fino alla stazione perché avevano avuto pazienza ad ascoltarlo parlare tutto i tempo del viaggio.

Arrivati alla stazione prendono il treno ed arrivano a Marsiglia. Lì decidono di fare un giro per la città; prima passano per un cinema che trasmetteva il film Avventure del barone di Münchhausen che lo volevano vedere però il cinema apriva solo dalle dieci, continuano la passeggiata e vedono il mare che gli affascina molto perché non lo avevano mai viso, continuando la passeggiata ed incontrano un marinaio che gli propone di andare all'isola di If, ma i ragazzi rifiutano perché troppo costoso, ma il marinaio è un tipo che parla molto e quindi dice Joseph e Maurice che gli vuole mostrare il motore della barca, così accettano, e, quando vogliono andare lo lasciano a fatica; continuando la passeggiata vanno incoscientemente nella parte malfamata della città, dove un prostituta ruba il cappello a Maurice che si irrita; fortunatamente grazie ad un'altra donna uscita dal bar accanto gli dice di vergognarsi di prendersela con dei bambini, perciò escono il più velocemente da quella parte della città per andare al cinema a vedere il film; il quale gli piacque molto. Dopo il quale si avviarono verso la stazione, lì Joseph andò in bagno perché doveva fare la pipì; ritornando dal bagno incontro due poliziotti (che gli era stato dato l'ordine di arrestare gli ebrei) che gli chiesero i documenti che lui ovviamente non aveva allora disse che gli aveva suo padre, indicando un uomo a lui sconosciuto; gli chiese che mestiere facesse e dove abitasse e lui rispose che suo pare era il proprietario di un cinema e che loro abitavano sopra di esso; i poliziotti lo lasciarono andare, allora Joseph riferì a Maurice di no starli troppo vicino in modo da non farsi notare; quando Joseph stava salendo sul treno vennero di nuovo i poliziotti allora Joseph chiese l'ora a quel signore facendo credere ad essi per qualche istante che quell'uomo fosse suo pare e proprietario di un cinema. Arrivarono a Mentone, dove cercarono i loro fratelli Henri e Albert; girando per la città trovano Henri a lavoro di barbiere in un negozio in cui è dipendente, loro entrano dentro ed Henri vedendoli finisce di tagliare i capelli al cliente e poi chiede alla padrona del negozio se si poteva assentare per cinque minuti che gli vengono concessi, allora Henri li accompagna a casa dove si trova Albert. Quella sera decidono di festeggiare, quindi Joseph e Maurice vengono incaricati di fare la spesa. A Mentone inizialmente non fanno nient'altro che giocare in spiaggia, o a pallone, od a esplorare posti abbandonati. Poi Joseph viene a sapere dal suo amico Virgilio che può lavorare in una campagna in montagna da un certo signor Viale. Lì si trovò bene, lo scopo principale per cui il signor Viale l'aveva assunto era di aiutarlo nei suoi lavori come riparare i muretti a secco a lavare bottiglie ma anche per fare compagnia alla signora Viale che raccontava la storia della sua vita: lei era una nobile che viveva a Parigi quando s'accorse vedendo del sangue sul fazzoletto di avere un polmone velato quindi decise di andare a vivere a Mentone lontano dalla città con una dama di compagnia diciassettenne e un cuoca sessantaquattrenne; durante una passeggiata inciampò e si slogò una caviglia, e lei senza possibilità di tornare a casa si sedette su una pietra aspettando che qualcuno passasse di lì, infatti dopo due ore passò per caso il signor Viale che tornava dai campi, che la accompagnò a casa sua; lei si abituò facilmente alla vita campagnola e decise di voler sposare il contadino, però la famiglia di lei non era per niente d'accordo, però lei era decisa e quindi la famiglia la ripudiò non riconoscendola più come figlia, lei era una donna colta. Un giorno decise di ritornare in città, quindi il signor Viale, gli diede la sua paga e delle uova.

Joseph e Maurice passano ben quattro mesi a Mentone, finché un giorno ricevono una lettera importantissima, il messaggio appartiene ai signori Joffo che annunciano ai loro figli che sono stati catturati mentre cercavano di passare la linea di confine tra Francia occupata e quella libera, diceva inoltre di mandare a scuola i ragazzi. Senza perdere altro tempo Henri decide di partire per andare a salvarli. Durante l'assenza di Henri, Albert iscrive alla scuola del paese i due ragazzi, lì si trovano bene: Joseph aveva una maestra giovane che riusciva ad insegnare bene, mentre Maurice aveva un insegnante molto anziano che era stato riassunto dalla sua pensione, che non riusciva a tenere il silenzio perciò in classe si lanciavano palline di carta, aeroplanini, ecc. Henri arrivato al campo di transito dove venivano messe le persone sospette di essere ebrei chiese un appuntamento con il capitano del campo che gli fu rifiutato, mentre stava andando incontro un poliziotto a cui tagliò i capelli che in cambio intercedette per lui facendogli ottenere un appuntamento con il colonnello, il colonnello disse esplicitamente che se voleva salvare i propri genitori rischiava la propria libertà, Henri disse che sua madre era russa ed imparentata con la famiglia imperiale dei Romanov, mentre suo padre era francese e disse, visto che il colonnello non sembrava convinto, di chiamare alla prefettura di Parigi per verificare lui chiamò, dopo lunghi periodi di attesa il colonnello decise di liberarli, i quali adesso vivono in un appartamento vicino a Nizza. I due protagonisti però devono partire per Nizza perché i loro fratelli sono stati chiamati per andare a fare i barbieri dai tedeschi e non possono più tenerli con loro.

Arrivati a Nizza passano un po’ di tempo con i loro genitori. Una sera però il signor Joffo chiama i suoi due ragazzi per avvisarli che dovranno andare a vivere, per un po’ di tempo, in una specie di colonia, chiamata “Nuova Raccolta”, lì saranno al sicuro e i tedeschi non potranno portarli via finché rimangono lì; così senza discutere i due partono. Lì i protagonisti vivono bene per molto tempo, grazie anche alla compagnia degli altri ragazzi e al signor Sinabigui, il capo, che conosce tutta la loro storia. Una sera Joseph e Maurice sentono il rumore di un camioncino, guidato dal loro amico Ferdinand, che va a Nizza, i due non resistono, perché gli mancava la città di Nizza, e sapendo che poi al mattino sarebbero ritornati decidono di salirci insieme ad altri loro amici. Il viaggio però dura poco perché sono catturati dalle SS, i quali hanno requisito l'Hotel Excelsior come base e li portano lì. Intanto però sapendo che sarebbe potuto arrivare questo momento, i protagonisti si sono inventati “un’altra vita” nel caso di un interrogatorio, in modo da non far capire che sono ebrei. Il tempo passa e una mattina essi sono condotti dal capo che dopo aver diviso i due fratelli l'incomincia ad interrogare separatamente. I protagonisti però sono furbi e iniziano la loro commedia come previsto; purtroppo però ci sono due problemi che devono risolvere per essere liberati: il primo è che devono dimostrare di essere stati battezzati e di aver fatto la comunione e poi devono anche passare una visita medica per capire se sono stati circoncisi. Dopo l'interrogazione sono portati da un medico che li comincia a visitare, ma entrambi sanno di essere circoncisi e così raccontano di essere stati operati per una malattia che avevano da piccoli. Il medico, un po’ perplesso, allora conferma al capo che li ha interrogati, che non sono ebrei. Dopo quest’episodio passano tantissimi giorni nei quali Joseph è persino operato di meningite acuta. Una mattina il capo spiega ai ragazzi che devono dimostrare, però, di aver fatto la comunione, così permette a Maurice di uscire dall'hotel e di andare a cercare il documento necessario, il tempo a disposizione è di due giorni se non sarebbe tornato nel tempo stabilito Joseph sarebbe stato fatto a pezzi. Così Maurice va subito da un prete, si fa falsificare i documenti e nel tempo stabilito li porta al capo. Il capo attesta che i documenti sono falsi. il prete il giorno successivo chiede di essere ricevuto ma così non fu, si presentò il giorno successivo e fu accolto. Lui era lì per attestare che i documenti erano veri e che in caso no fosse convinto avrebbe chiamato il vescovo, il capo decise di liberarli per non mettersi contro lo stato della chiesa che non era in guerra. Tornano al campo “Nuova Raccolta”. Appena arrivati però, devono ancora ripartire, perché c’è stata un'irruzione tedesca nel campo e perché il padre era stato trovato con i suoi documenti veri addosso e potevano fare velocemente il collegamento con loro allora decidono di raggiungere la loro sorella a Montluçon. Raggiunta la stazione si rendono conto che lì fa molto freddo, però loro non hanno niente di pesante da mettersi addosso, quindi vanno in un negozio di abiti dove chiedono se aveva dei cappotti o delle maglie pesanti, ma la commessa risponde che non ha nessuna delle due cose ma ha solo due sciarpe, inoltre propone di far alloggiare per la notte i due fratelli nella camera di suo figlio che è riscaldata, e loro accettano. I due, arrivati passano pochi giorni da Rosette, la loro sorella, avvisandola che il padre è stato di nuovo catturato dai nazisti, purtroppo secondo Rosette è meglio se vanno ad abitare ad Aix-les-Bains dove vivono i loro fratelli perché Montluçon è una piccola città troppo sorvegliata dai tedeschi. Dopo aver ricevuto dei vestiti pesanti i due ripartono.

Arrivati ad Aix-les-Bains si stabiliscono dalla famiglia Mancelier, il quale signor Mancelier diceva esplicitamente di odiare gli ebrei, lì Joseph gestisce la libreria appartenente alla famiglia che gli ospitava, mentre Maurice lavorava in un hotel. Quando sui giornali vi fu scritto "PARIGI LIBERA", Joseph decise di tornarci in treno che traboccava di gente, mentre Maurice decise di raggiungerlo successivamente in automobile. A Parigi incontrano di nuovo tutta la famiglia, tranne il padre. Nell'appartamento, in quella città, non ci possono vivere tutti e allora Joseph e Maurice vanno in una città vicina a lavorare e a vivere.

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L'autore (Joseph Joffo) ha ora tre bambini. Conserva ancora la sacca che ha rappresentato tutti i suoi viaggi in solaio...

Adattamento cinematografico[modifica | modifica sorgente]

Edizioni[modifica | modifica sorgente]

  • Joseph Joffo, Un sacchetto di biglie, traduzione di Marina Valente, terza edizione ed., collana Biblioteca Universale Rizzoli, Rizzoli, 1979, pp. 286, cap. XIII.
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