Un mondo di marionette

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Un mondo di marionette
Un mondo di marionette (film 1980).JPG
Robert Atzorn nell’epilogo a colori
Titolo originale Aus dem Leben der Marionetten
Lingua originale Tedesco
Paese di produzione Germania, Svezia
Anno 1980
Durata 104 min
Colore Bianco e nero / Colore (Eastmancolor)
Audio sonoro (mono)
Rapporto 1,33 : 1
Genere drammatico
Regia Ingmar Bergman
Soggetto Ingmar Bergman
Sceneggiatura Ingmar Bergman
Produttore Horst Wendlandt, Ingmar Bergman
Produttore esecutivo Lew Grade, Martin Starger
Casa di produzione Incorporated Television Company (ITC), Personafilm, Zweites Deutsches Fernsehen (ZDF)
Fotografia Sven Nykvist
Montaggio Petra von Oelffen
Musiche Rolf A. Wilhelm
Scenografia Rolf Zehetbauer
Costumi Charlotte Flemming
Trucco Mathilde Basedow
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani

Un mondo di marionette (titolo originale tedesco: Aus dem Leben der Marionetten) è un film diretto da Ingmar Bergman, realizzato tra il 1979 e il 1980 con attori tedeschi nei "Bavaria Film Studios". Nel film si assiste alla riduzione a brandelli del metodo cinematografico hitchcockiano tramite la ricostruzione con analessi e prolessi di un crimine sessuale borghese.[1]


Trama[modifica | modifica sorgente]

Il film è composto da un prologo, che inizia a colori, da diversi capitoli in bianco e nero introdotti da una didascalia e da un epilogo nuovamente a colori.

Prologo

Un uomo, Peter Egerman, è si trova insieme a una giovane donna che indossa solo le calze e le mutandine; improvvisamente la aggredisce, lei si chiude nel bagno ma riesce a costringerla a uscire. La stana da dove si è nascosta e la strangola, quindi la getta sul letto.

Venti ore dopo l'assassinio lo psichiatra Mogens Jensen parla con l'investigatore

Interrogato dalla polizia, lo psichiatra Mogens Jensen racconta di essere stato contattato dal suo cliente nonché amico personale Peter Egerman, che lo ha invitato a raggiungerlo in un appartamento del quale gli ha dettato l’indirizzo. Giusto sul posto trova Egerman accanto al cadavere di una donna abbandonato sul letto. Egerman confessa di averla uccisa e di avere poi praticato sodomia con il corpo. Alle domande dell’ispettore, lo psichiatra Jensen dice di non aver mai avuto sentore di quanto sarebbe successo; non ha mai prescritto né a Peter né alla moglie Katarina medicinali particolari.

Quattordici giorni prima della catastrofe Peter Egerman va dallo psichiatra

Egerman confessa allo psichiatra di essere ossessionato da ormai due anni dal desiderio di uccidere la propria moglie Katarina; racconta dei reciproci tradimenti e sottolinea che il loro rapporto sessuale è eccezionale. Lo psichiatra cerca di minimizzare, afferma che persone come Egerman non credono all’esistenza dell’anima; gli propone un ricovero nella sua clinica, attribuendo le sue fantasie a disfunzioni ormonali.

Quando Egerman se ne va, lo psichiatra telefona a Katarina e la invita nello studio per parlarle del marito. Ma Peter in realtà ha origliato la telefonata e si nasconde; sopraggiunge la moglie, è evidente che tra lei e Mogens Jensen c’è un relazione sessuale. Lo psichiatra non le rivela la fantasia omicida del marito, ma lei capisce che è molto preoccupato; le propone di allontanarsi per qualche tempo, lei risponde che se il marito non sta bene è suo dovere stargli vicino perché lo ama malgrado i periodici litigi. Non vuole fare sesso con Jensen lì nel suo studio. Egerman origlia tutto.

Una settimana dopo l'assassinio, l'investigatore con la madre di Peter

La madre di Peter, racconta all'investigatore delle paure infantili del figlio, parla di se stessa e del suo grande amore per il teatro e sottolinea il fatto che il figlio, prima dell'accaduto, non mostrava nessun segno insolito.

Cinque giorni prima della catastrofe Peter e Katarina trascorrono una notte insonne

Peter, che non riesce a prendere sonno, si alza per prendere un medicinale e bersi un bicchiere di cognac. Si alza anche la moglie che beve un whisky e si mette a parlare del più e del meno. Racconta che alla cena della sera precedente un amico l’ha palpata, poi chiede al marito che cosa lo rende infelice. Peter risponde con una strana frase: "Tutte le strade sono chiuse".

Il giorno successivo Peter detta una lunga lettera commerciale in inglese a una stenografa.

Quattro giorni prima della catastrofe Katarina prepara una sfilata di moda

Peter Egerman passa a prendere la moglie per recarsi a pranzo a casa della madre, ma Katarina è talmente poco entusiasta che lo convince a fermarsi per bere in un bar, poi lo lascia andare da solo. Viene raggiunta al bar dal suo socio Tim, che la invita a mangiare a casa sua, dove rievocano la propria collaborazione lunga 15 anni. L’uomo, che è omosessuale, è ossessionato dall’invecchiamento. Katarina regala a lui una sciarpa acquistata per Peter, che non se la merita.

Tre giorni dopo la catastrofe, una conversazione tra Tim e l’investigatore

Tim confessa di essere innamorato di Peter ma di non avere mai avuto una relazione con lui. Ha cercato di mettere in cattiva luce Katarina ai suoi occhi nella speranza che si lasciassero. È lui che gli ha dato l’indirizzo della prostituta che assassinerà, sperando che l’incontro lo allontanasse dalla moglie.

Peter Egerman scrisse una lettera al professor Jensen (ma non fu mai spedita)

Peter, ripreso con un primo piano, racconta di aver sognato un rapporto molto sensuale e tenero con la moglie seguito da un momento di incontrollata violenza quando lei si sottrae alle sue carezze; Katarina era morta e lui sapeva di averla uccisa.

Due giorni prima Peter minaccia di suicidarsi

Katarina telefona a un amico, Arthur, perché Peter minaccia di buttarsi dal balcone davanti ai suoi occhi terrorizzati. Arthur accorre e riesce a far desistere Peter dal folle gesto. Rientrato in casa, ascolta la moglie che descrive all’amico un violento rapporto sessuale tra loro due; i coniugi discutono animatamente ma poi ridono insieme e Katarina cerca di convincere il marito a rinunciare all'alcol.

Tre settimane dopo la catastrofe Katerina Egerman visita la madre di Peter

Katarina si reca a trovare la suocera, entrambe si sentono molto sole e desolate per il gesto di Peter. La moglie è già andata a trovarlo in carcere, la madre no. Katarina non riesce a smettere di pensare alla povera ragazza strangolata.

Quindici minuti prima della catastrofe Peter va a trovare Katarina Krafft, la prostituta

Peter va al porno club dove donne nude si esibiscono davanti agli spettatori chiusi in camerini predisposti. Un guardiano lo lascia entrare nella stanza dove vive la prostituta che gli ha fatto conoscere Tim, anche lei si chiama Katerina come sue moglie ma è conosciuta come Ka; li chiude dentro di nascosto dai proprietari, tornerà a aprire alle 18.

Peter parla a lungo con la donna, che si muove nuda davanti a lui con disinvoltura. A un certo punto Peter ha uno scatto, e dopo aver ripetuto la frase già detta alla moglie: "Tutte le strade sono chiuse", la paga e cerca di allontanarsi. La porta purtroppo è chiusa, è costretto a tornare da lei. Questa scena finisce nel momento esatto in cui inizia il prologo, già visto all’inizio.

Una notte, quattro settimane dopo, il Prof. Jensen detta un primo sommario

Mogens Jensen delinea il quadro clinico di Peter che risulta aver avuto una madre dominante, un rapporto negativo con il padre, una omosessualità latente, un eccessivo controllo, una moglie determinata e ossessiva, timori incontrollati e fobie che ad un certo punto hanno messo in movimento i suoi istinti. Conclude che il suo corto circuito emotivo ha avuto luogo solo nel momento in cui ha deciso di frequentare una prostituta.

Epilogo

Seconda scena a colori. Katarina si reca in carcere si informa sul comportamento di Peter: riordina in modo ossessivo il letto, gioca a scacchi con il computer, non legge e non ascolta la radio, non vede la televisione, cade in continue crisi di depressione, non vuole l'aiuto di nessuno e tiene abbracciato un consunto orsacchiotto di peluche, certamente un ricordo dell'infanzia.


Analisi del film[modifica | modifica sorgente]

Il film venne sottovalutato dalla critica e Bergman fu accusato di aver fatto prevaricare il fatto drammatico sull'introspezione. Ma ad una attenta analisi si avverte il legame di questo film con tutta l'opera di Bergman soprattutto nello sfacelo che nasce quando non c'è più amore. Gli uomini che non riescono a liberarsi dai vincoli dell'esistenza con l'amore sono, come dice il titolo del film, delle marionette. Alcuni critici hanno visto in "Un mondo di marionette" la conclusione tragica di "Scene da un matrimonio" per quanto riguarda il rapporto coniugale: la violenza latente del secondo esplode nella sua irruenza nelle scene del primo. Ad ogni modo Bergman ha voluto in questo film chiarire alcune costanti ideologiche del suo cinema: 1) l'importanza salvifica dell'amore, che riesce a salvare l'uomo dalla realtà in cui vive e che viene affrontata anche in "Come in uno specchio", "Luci d'inverno". 2) la concezione della vita come una finzione (da qui il titolo che lascia pensare all'esistenza dell'individuo come a una maschera, dietro cui ognuno "piange continuamente" come dice la stessa Katarina), tema presente anche in "Il volto", "Persona". 3) la natura violenta dell'animo umano, che non riesce a trattenere i suoi istinti allorché è attanagliato dal terrore; questo rimanda a "Scene da un matrimonio","La fontana della vergine". Il ritorno al bianco e nero denota una precisa scelta del regista che sa che il bianco e nero consente di lavorare meglio con i giochi di luce e serve ad eliminare ogni tipo di distrazione da parte dello spettatore. L'esclusione dell'ultima scena da questa scelta rende l'epilogo fortemente significativo: né Peter, né Katarina hanno più niente da nascondere nelle tenebre delle loro maschere e possono quindi guardarsi senza paura, perché il loro male di vivere si è terribilmente palesato e li pervade, senza lasciare loro nemmeno la felicità dei ricordi, ma soltanto un'inquietante malinconia.


Titoli con cui è stato distribuito[modifica | modifica sorgente]


Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Jacques Mandelbaum, Ingmar Bergman, Cahiers du Cinéma, 2007, ISBN 9782866427061.

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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