Un mondo di marionette
| Un mondo di marionette | |
|---|---|
| Titolo originale | Aus dem Leben der Marionetten |
| Lingua originale | Tedesco |
| Paese di produzione | Germania, Svezia |
| Anno | 1980 |
| Durata | 104 min |
| Colore | Bianco e nero / Colore (Eastmancolor) |
| Audio | sonoro (mono) |
| Rapporto | 1,33 : 1 |
| Genere | drammatico |
| Regia | Ingmar Bergman |
| Soggetto | Ingmar Bergman |
| Sceneggiatura | Ingmar Bergman |
| Produttore | Horst Wendlandt, Ingmar Bergman |
| Produttore esecutivo | Lew Grade, Martin Starger |
| Casa di produzione | Incorporated Television Company (ITC), Personafilm, Zweites Deutsches Fernsehen (ZDF) |
| Fotografia | Sven Nykvist |
| Montaggio | Petra von Oelffen |
| Musiche | Rolf A. Wilhelm |
| Scenografia | Rolf Zehetbauer |
| Costumi | Charlotte Flemming |
| Trucco | Mathilde Basedow |
| Interpreti e personaggi | |
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Un mondo di marionette (titolo originale tedesco: Aus dem Leben der Marionetten) è un film diretto da Ingmar Bergman, realizzato tra il 1979 e il 1980 con attori tedeschi nei "Bavaria Filmstudios".
Trama [modifica]
Il film è composto da un prologo, girato nei primi minuti a colori, da diversi capitoli in bianco e nero introdotti da una didascalia e da un epilogo nuovamente a colori.
Prologo [modifica]
Sullo schermo appare un uomo che sta uccidendo una prostituta. L'uomo è Peter Egerman, figlio di una famosa attrice, sposato e considerato da tutti una persona normale e gentile.
Venti ore dopo l'assassinio lo psichiatra Morgan Jensen parla con l'investigatore [modifica]
Si apprendono così tutti i particolari sul ritrovamento del cadavere e alcune notizie su Egerman.
Quattordici ore prima della catastrofe Peter Egerman va dallo psichiatra [modifica]
Egerman confessa allo psichiatra di essere ossessionato da ormai due anni dal desiderio di uccidere la propria moglie e gli racconta dei reciproci tradimenti e sottolinea che il loro rapporto sessuale è eccezionale. Lo psichiatra, dopo avergli proposto un ricovero nella sua clinica, attribuendo le sue fantasie a disfunzioni ormonali, telefona alla signora Egerman e la invita a casa sua per parlarle del marito.
Una settimana dopo l'assassinio: l'investigatore con la madre di Peter [modifica]
La madre di Peter, racconta all'investigatore delle paure infantili del figlio e parla di se stessa e del suo grande amore per il teatro e sottolinea il fatto che il figlio, prima dell'accaduto, non mostrasse nessun segno insolito.
Cinque giorni prima della catastrofe Peter e Katarina trascorrono una notte insonne [modifica]
Peter, che non riesce a prendere sonno, si alza per prendere una pillola e bersi un bicchiere di cognac. Si alza anche la moglie che beve un whisky e si mette a parlare del più e del meno con il marito chiedendogli che cosa lo rende infelice. Peter risponde con una strana frase: "Tutte le strade sono chiuse".
Quattro giorni prima della catastrofe Katarina prepara una sfilata di moda [modifica]
Si vedono alcune immagini di una sfilata di moda e poi Peter che pranza con Katarina. Quando egli si allontana arriva il collaboratore di Katarina, un omosessuale di nome Tim. Parlano e la donna regala a Tim una sciarpa che aveva comprato per regalare a Peter.
Tre giorni dopo la catastrofe, una conversazione tra Tim e l'investigatore [modifica]
Tim, che confessa di aver amato Peter ma di non aver mai avuto con lui una relazione, dice all'investigatore che è stato lui a presentargli la prostituta.
Peter Egerman scrisse una lettera al professor Jensen (ma non fu mai spedita) [modifica]
Peter, ripreso con un primo piano, racconta di aver sognato un rapporto molto sensuale e tenero con la moglie seguito da un momento di incontrollata violenza in cui Katarina era morta e lui sapeva di averla uccisa.
Due giorni prima Peter minaccia di suicidarsi [modifica]
Peter cerca di buttarsi dal balcone sotto gli occhi della moglie terrorizzata. Arriva l'amico Heinz che riesce a far desistere Peter dal folle gesto. Katarina e Peter discutono violentemente ma poi ridono insieme e la donna cerca di convincere il marito a rinunciare all'alcol.
Tre settimane prima della catastrofe Peter va a trovare Katarina Krafft [modifica]
Peter va al porno club dove delle donne nude danno spettacolo agli spettatori chiusi in camerini predisposti. Un guardiano lo lascia entrare nella stanza della prostituta seminuda dove egli rimane alcune ore a parlare finché ad un tratto ripete la frase già detta alla moglie: "Tutte le strade sono chiuse".
Una notte, quattro settimane dopo, il Prof. Jansen detta un primo sommario [modifica]
Il professore Jansen delinea il quadro clinico di Peter che risulta aver avuto una madre dominante, un rapporto negativo con il padre, una omosessualità latente, un eccessivo controllo, una moglie determinata e ossessiva, timori incontrollati e fobie che ad un certo punto hanno messo in movimento i suoi istinti.
Epilogo [modifica]
L'ultima scena del film fa vedere Peter in carcere che riordina in modo ossessivo il letto, gioca a scacchi con il computer, non legge e non ascolta la radio, non vede la televisione, cade in continue crisi di depressione, non vuole l'aiuto di nessuno e tiene abbracciato un orsacchiotto tutto consunto, certamente un ricordo dell'infanzia.
Analisi del film [modifica]
Il film venne sottovalutato dalla critica e Bergman fu accusato di aver fatto prevaricare il fatto drammatico sull'introspezione. Ma ad una attenta analisi si avverte il legame di questo film con tutta l'opera di Bergman soprattutto nello sfacelo che nasce quando non c'è più amore. Gli uomini che non riescono a liberarsi dai vincoli dell'esistenza con l'amore sono, come dice il titolo del film, delle marionette. Alcuni critici hanno visto in "Un mondo di marionette" la conclusione tragica di "Scene da un matrimonio" per quanto riguarda il rapporto coniugale: la violenza latente del secondo esplode nella sua irruenza nelle scene del primo. Ad ogni modo Bergman ha voluto in questo film chiarire alcune costanti ideologiche del suo cinema: 1) l'importanza salvifica dell'amore, che riesce a salvare l'uomo dalla realtà in cui vive e che viene affrontata anche in "Come in uno specchio", "Luci d'inverno". 2) la concezione della vita come una finzione (da qui il titolo che lascia pensare all'esistenza dell'individuo come a una maschera, dietro cui ognuno "piange continuamente" come dice la stessa Katarina), tema presente anche in "Il volto", "Persona". 3) la natura violenta dell'animo umano, che non riesce a trattenere i suoi istinti allorché è attanagliato dal terrore; questo rimanda a "Scene da un matrimonio","La fontana della vergine". Il ritorno al bianco e nero denota una precisa scelta del regista che sa che il bianco e nero consente di lavorare meglio con i giochi di luce e serve ad eliminare ogni tipo di distrazione da parte dello spettatore. L'esclusione dell'ultima scena da questa scelta rende l'epilogo fortemente significativo: né Peter, né Katarina hanno più niente da nascondere nelle tenebre delle loro maschere e possono quindi guardarsi senza paura, perché il loro male di vivere si è terribilmente palesato e li pervade, senza lasciare loro nemmeno la felicità dei ricordi, ma soltanto un'inquietante malinconia.
Titoli con cui è stato distribuito [modifica]
- De la vida de las marionetas, Argentina, Spagna
- Da Vida das Marionetas, Portogallo
- Da Vida das Marionetes, Brasile
- De la vie des marionnettes, Francia
- Fra marionetternes liv, Danimarca
- From the Life of the Marionettes, titolo inglese
- Marionettes, Grecia
- Marionettien elämästä, Finlandia
- Z zycia marionetek, Polonia
- Jelenetek a bábuk életéből, Ungheria
- 夢の中の人生 (Yume no naka no jinsei), Giappone
Collegamenti esterni [modifica]
- Recensione 1
- Recensione 2
- (EN) Scheda su Un mondo di marionette dell'Internet Movie Database
- (EN) Un mondo di marionette su "Bergmanorama", sito dedicato a Bergman
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