Un eroe del nostro tempo (Lermontov)

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Un eroe del nostro tempo
Titolo originale Герой нашего времени
Autore Michail Jur'evič Lermontov
1ª ed. originale 1840
Genere romanzo
Lingua originale russo

Un eroe del nostro tempo (in russo Герой нашего времени; tradotto in italiano anche con il titolo Un eroe dei nostri tempi) è un romanzo di Michail Jur'evič Lermontov pubblicato a puntate sugli Annali patrii o "Memorie patriottiche" nel 1839 e in volume nel 1840. L'opera fu iniziata nel 1837 e quindi la sua stesura durò due anni. Non si tratta di un vero e proprio romanzo, bensì di una serie di novelle imperniate sulla figura del protagonista e caratterizzate dalla presenza distinta della biografia e dell'autobiografia, sia del protagonista, sia, in parte, dell'autore stesso.[1] I racconti si susseguono non tanto secondo un principio cronologico, quanto psicologico, dalla biografia alla confessione. La storia del protagonista è quella di un uomo dai buoni sentimenti, che la società e il destino hanno in qualche modo deformato. Alla fine in lui prevarranno lo scetticismo e una visione pessimistica della vita che si tramuteranno in uno spirito di vendetta su innocenti e colpevoli. Ma del protagonista conosciamo solo nitidamente il presente mentre il passato è solo intuibile attraverso la biografia di Lermontov.[1]

Struttura[modifica | modifica wikitesto]

L'opera è divisa in cinque capitoli (Bela, Maksim Maksimyč, Taman', La principessa Mary, Un fatalista) che possono essere considerati come racconti. I primi due sono narrati in prima persona da un viaggiatore, mentre gli ultimi tre riportano direttamente il diario personale di Pečorin. La loro autonomia narrativa è sottolineata dall fatto che, prima della pubblicazione integrale dell'opera, due capitoli uscirono a distanza di qualche mese l'uno dall'altro su rivista. In ogni caso, il carattere romanzesco è dato dall'organicità complessiva dell'opera e dalla continuità narrativa che lega le diverse parti. La disposizione dei capitoli non segue l'ordine cronologico, ma si presenta la figura del protagonista sotto diversi aspetti, concentrando progressivamente l'attenzione su Pečorin e passando dalla descrizione dall'esterno ad opera di altri personaggi all'interno del protagonista, che emerge dalle pagine del suo diario. Ordinando cronologicamente l'intreccio si ottiene la seguente disposizione: durante il suo viaggio attraverso il Caucaso Pečorin si ferma a Taman' (Taman'); il soggiorno termale a Pjatigorsk e, in seguito, a Kislovodsk (La principessa Mary); il periodo di stanza alla fortezza comandata da Maksim Maksimyč (Bela); l'episodio della scommessa in un villaggio cosacco (Un fatalista); l'icontro a cinque anni di distanza dagli eventi precedenti tra Pečorin e Maksim Maksimyč (Maksim Maksimyč) e, in conclusione, la morte di Pečorin riportata nella Prefazione al diario di Pečorin.[2]

Trama[modifica | modifica wikitesto]

L'autore traccia il ritratto di Pečorin, ufficiale russo, attraverso le testimonianze di alcuni personaggi che lo hanno conosciuto. Pečorin è un ufficiale bennato che ha conosciuto il bel mondo, l'amore e le passioni di cui si nutrono i vagheggini di un certo ceto; ora però ogni cosa gli è venuta a noia. Maksim Maksimyč lo conobbe in Cecenia, nella fortezza di Groznaja (l'attuale Groznyj). Qui Pečorin si innamora di Bela, una principessa del luogo ottenuta dal fratello barattandola col destriero di Kazbic, un bandito-guerrigliero. Bela in un primo momento si mostra fredda e ostile poi impara ad amare il giovane ufficiale russo. Ma Pečorin si stanca della ragazza e inizia a trascurarla, si assenta, scompare per intere settimane. Un giorno di ritorno dalla caccia si accorge che la ragazza è stata rapita da Kazbic. Lo insegue ma il furfante la ferisce riuscendo a farla franca. Bela muore dopo due giorni di agonia. Pečorin accoglie la dipartita con indifferenza sprezzante, almeno agli occhi di Maksimyč. I due commilitoni si ritrovano ma per tempo: Pečorin è in procinto di partire per la Persia. Il narratore ottiene da Maksimyč i documenti di Pečorin stipati in un baule dimenticato trovandovi alcuni quaderni di memorie. Il primo racconta del soggiorno nello squallido villaggio costiero di Taman. Qui Pečorin alla fuga d'amore di una misteriosa ragazza con Janko, un contrabbandiere, aiutati da un ragazzino cieco. Alla fine del singolare episodio Pečorin riflette e giunge alla conclusione che dopotutto lui, ufficiale sballottolato di provincia in provincia, abbia poco da spartire coi fatti riportati. E si rimette in cammino.

Edizioni[modifica | modifica wikitesto]

  • Michail Jur'evič Lermontov, Un eroe dei nostri tempi, Feltrinelli, 14 ottobre 2004.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b "Introduzione a: Un eroe del nostro tempo", di Eridano Bazzarelli, ediz. Mursia, Milano, 1988, pag.V-VII
  2. ^ Michail Jur'evič Lermontov, Un eroe del nostro tempo, Torino, Einaudi, 1998.
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