Un anno con tredici lune

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Un anno con tredici lune
Un anno con trеdici lune.png
una scena del film
Titolo originale In einem Jahr mit 13 Monden
Paese di produzione Germania Ovest
Anno 1978
Durata 124 min
Colore colore
Audio sonoro
Genere drammatico
Regia Rainer Werner Fassbinder
Soggetto Rainer Werner Fassbinder
Sceneggiatura Rainer Werner Fassbinder
Produttore Rainer Werner Fassbinder
Fotografia Rainer Werner Fassbinder
Montaggio Rainer Werner Fassbinder, Juliane Lorenz
Musiche Peer Raben
Interpreti e personaggi

Un anno con tredici lune (In einem Jahr mit 13 Monden), è un film drammatico tedesco del 1978, diretto da Rainer Werner Fassbinder

Profondamente colpito dal suicidio, avvenuto nell'estate del '78, dell'amico e compagno Armin Meier, Fassbinder girò questo film in soli 25 giorni, curandone anche la fotografia. Il titolo fa riferimento alla particolare congiuntura astronomica (tredici lune) che avviene solo sei volte in un secolo. Sono anni che si ritiene suscitino profondissime crisi nelle persone dotate di una particolare sensibilità.

È certamente uno dei film più drammatici e aspri contro la società ed una meditazione esistenziale sul suicidio.


Trama[modifica | modifica wikitesto]

Francoforte, 1978. È qui che si svolgono gli ultimi cinque giorni di vita di Elvira/Erwin Weishaupt, un transessuale che rievoca il suo passato.

Abbandonato da bambino in un orfanotrofio, perché illegittimo, Erwin da adulto si impiega come macellaio nel mattatoio di Francoforte. La sua vita sembra uguale a quella di molti altri. Incontra Irene e la sposa e dal matrimonio ne nasce una figlia.

Ben presto, però, incontra Anton Seitz, un ebreo, sopravvissuto ai lager e divenuto potente con la speculazione edilizia e con la prostituzione organizzata. Nella speranza di ottenere il suo amore e convinto che l'unico ostacolo sia il suo sesso, Erwin decide di operarsi e diventare donna.

Ma questo non basterà all'egoismo crudele di Seitz. Appreso del cambiamento di sesso, Anton dopo averlo umiliato lo lascia. Elvira, rimasta sola, cade in una depressione e l'unico conforto è l'amicizia con Zora, una prostituta. È proprio a lei a consigliargli di mettersi sulle tracce di Seitz. Ritrovarlo, secondo Zora, gli permetterà di capire e mettersi in pace col suo passato. Elvira fa di tutto per rintracciarlo e finalmente ci riesce. Ma Anton non appena la riconosce la respinge con disgusto.

La depressione di Elvira a questo punto è senza limiti. Tenta di trovare conforto ed aiuto in sua figlia, nella sua ex moglie, addirittura nella suora che in orfanotrofio l'ha cresciuto. Ma tutto è inutile. Ognuno ha una sua verità che poco coincide la verità di Elvira.

E così, in un finale grottesco, affidando ad un nastro registrato i suoi ultimi disperati pensieri, Elvira, respinta da tutti, si suicida.

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

  • Volker Spengler ha improvvisato il dialogo registrato alla fine del film completamente da solo.
  • Il film trae ispirazione dal suicidio dell'amante di Fassbinder, Armin Meier.
  • In una scena Erwin/Elvira fa la parodia di un film di Jerry Lewis (Il ciarlatano) che passa in TV.

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