Un Amleto di meno

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Un Amleto di meno
Un amleto di meno-02.jpg
Carmelo Bene in una scena del film
Titolo originale Un Amleto di meno
Paese di produzione Italia
Anno 1972
Durata 64 min
Colore Technicolor
Audio sonoro
Genere drammatico/commedia[1]
Regia Carmelo Bene
Soggetto Carmelo Bene (da Jules Laforgue e William Shakespeare)
Sceneggiatura Carmelo Bene
Fotografia Mario Masini
Montaggio Mauro Contini
Musiche Carmelo Bene (musica-collage)
Scenografia Carmelo Bene, i labirinti di Elsinore sono di Alberto Paoli allestiti da Vittorio Lazzari eseguiti dalla ditta "Gazebo"
Interpreti e personaggi

Un Amleto di meno è un film del 1972 diretto e interpretato[2] da Carmelo Bene. Girato negli stabilimenti di Cinecittà e realizzato da Anna Maria Papi per la Donatello Cinematografica.

Fu presentato in concorso al 26º Festival di Cannes.[3]

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Carmelo Bene è il direttore di una compagnia teatrale che gira per vari teatri d'Europa inscenando l'Amleto di William Shakespeare. Bene sembra anche nella vita reale comportarsi come il Principe di Danimarca diseredato dal re zio e dalla società intera; così immediatamente queste situazioni si fondono con la trama vera e propria dell'opera di Shakespeare. Amleto diventa un inetto e ne prende consapevolezza, sebbene riesca a riprendersi il suo trono usurpato dal crudele zio Claudio che ha ucciso suo padre. Kate è l'unica ragione di vita per Amleto il quale, dopo la sua morte prematura di lei, le celebra un curioso funerale, dichiarando alla tomba che lei ha fatto bene a morire, a non esistere grazie all'aiuto di lui.

Caratteristiche del film[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Il principe cestinato.

Ciò che resta della versione shakespeariana sono senz'altro i nomi dei personaggi (Amleto, Orazio, Yorick, Ofelia... oppure nomi di luoghi, Elsinore...) che non svolgono però lo stesso ruolo che hanno nel teatro classico della rappresentazione (dal periodo elisabettiano fino al novecento). Anche alcune situazioni particolari restano superficialmente invariate, come l'assassinio del padre di Amleto, premeditato dalla regina a dallo zio Claudio, la morte di Ofelia, ecc., ma anche queste sono stravolte, oltre che dal mélange delle due versioni (Shakespeare e Jules Laforgue), anche da inserzioni indebite, come quella di Gozzano[4], oppure una scena ove appaiono i cavalieri della tavola rotonda; insomma c'è questa idiosincrasia temporale e immaginifica dove vediamo inoltre Laerte che si diverte a mettere a punto la sua pistola non proprio d'epoca e il suo coltellaccio serramanico.

Amleto è un tipo scaltro, tutt'altro che dedito al dovere filiale, o assillato dal dubbio o invischiato nelle responsabilità che gli competono. Allo stesso modo del Pinocchio beniano che non ne vuole sapere di crescere, Amleto non vuole questa parte, troppo seriosa, impegnativa, o chissà cosa, e la scantona; cerca invece il divertimento, magari insieme ai due sicari Rosenkrantz e Guildenstern (interpretati da figure che appaiono femminili), messi alle sue costole dallo zio Claudio, da cui cerca, in un modo o nell'altro, riuscendoci, di farsi cinicamente pagare il suo silenzio. Di questo suo comportamento Orazio è sdegnato oltremisura, costretto a leggere per di più dei fortuiti pezzi strappati dalle pagine del copione del dramma, che Amleto gli recapita puntualmente; sono le parti caratterizzanti il ruolo che ha Amleto nel dramma della rappresentazione classica, e che Orazio è costretto a leggere e dunque a recitare al posto di Amleto, rendendo quasi esilarante la situazione, come nel monologo dell'essere o non essere che suscita prima ilarità e poi il consueto sdegno in Orazio, che sotto la neve, speranzoso, in attesa di un districamento della situazione, si vede recapitato, gettato dalla finestra questa volta, il solito pezzettino di cartastraccia da leggere; all'"essere o non essere" da lontano, pensando già ad altro, ribatte cinicamente Amleto "avere o non avere, questo è il problema".

Polonio è un vecchio che istruisce chissà chi, bisbigliando in modo logorroico, la storia di Edipo e Giocasta, raffrontandola con le teorie freudiane, da vero intenditore, vestendo inconsistentemente e svestendo la regina.

A sconvolgere la possibile relazione con Ofelia è una figura laforguiana, e il monologo questa volta ad Amleto gli viene suggerito proprio dalla spregiudicata e forse non meno cinica Kate, vestitissima. L'intera commedia shakespeariana è praticamente sconvolta dalle fondamenta.

Carmelo Bene in Un Amleto di meno

Anche i dialoghi appaiono piuttosto come monologhi. Le parti femminili in genere sono svolte da attrici abbastanza discinte, in modo tale che spesso le parti, sia drammatiche che comiche, a causa dell'inquadratura di certi dettagli scabrosi, perdono la loro valenza e il senso che avrebbero dovuto avere.

Con la morte di Amleto per mano di Laerte, vediamo Kate come sperduta, non avendo più ragione di esistere o di avere il suo ruolo, e così tutti gli altri personaggi, più o meno allo stesso modo, si tolgono o sono tolti di scena, ricondotti finalmente nei bauli di partenza, con tanto di etichetta: Paris Express. Tutti i personaggi spariscono così. Siamo alla fine. Avanzano a piedi soldati corazzati fin verso la figura del re il quale togliendosi la celata appare senza volto. Si riadagia dunque la corona sulla testa, lui che non è, in quanto assente, ma essendo lo spettro e la causa per cui si è svolto il dramma.

Il film inizia con una visione esplicita di sesso, della regina col re (con tanto di elmo sormontato da due grandi corna), con la voce[5] fuori campo che ripete ossessiva "io sono l'anima di tuo padre", poi allo stesso modo le altre frasi, ugualmente ripetitive ed ossessive, "se mai mi amasti", "vendica il mio assassinio", "addio!". Il sesso, simboleggiato dal nudo più o meno integrale femminile, è una costante che si attua per l'intero film, che, come si è detto, fa perdere (diciamo così) o attenua abbastanza il risvolto drammatico, investendolo altrove, specialmente nella phoné, che comunque è sempre ecceduto.

Alcune delle "incongruenze" rispetto alla trama originale[modifica | modifica wikitesto]

Alfiero Vincenti in Un Amleto di meno
  • Lo spettro del padre ossessiona Amleto per una causa diversa da quella della trama originale. Amleto non vuole vivere con questo fantasma, poiché lo distrae dalla sua opera, dai suoi divertimenti e progetti, e tenta, in un modo o nell'altro di eliminarlo, di relegarlo nel dimenticatoio. Lo spettro però appare sovente sotto forma di un dipinto che ricorda Dalí, raffigurato con un elmo vichingo dal quale spuntano due enormi corna.
  • Orazio è la coscienza, per così dire, che richiama Amleto al suo dovere filiale (sempre disatteso), o se vogliamo, al suo ruolo drammatico prescritto che gli compete, quasi fosse il tutore del testo a monte.
  • Amleto da una gabbia prende una delle bianche colombe in essa contenute e la stritola, lanciandola poi verso Ofelia, che si segna veloce. Amleto chiede scusa recitando il noto monologo laforghiano: Perdono, perdono, non l'ho fatto apposta. Ordinami qualsiasi espiazione. Ma sono così buono, ho un cuore d'oro e non ce n'è più come il mio. Tu mi capisci non è vero?... Ofelia vendicativa cerca con la mano di afferrargli le parti basse come per stritolargliele. Amleto si curva su sé stesso accusando il colpo e prorompe: "tuo padre sta male per caso?...". Ofelia annuisce di no, al che Amleto esclama: "Peccato!..."
  • Fra le croci del cimitero poste sulla battigia si aggira Amleto. Nell'acqua c'è una stampa che raffigura Ofelia distesa supina nello stagno che a quanto sembra dovrebbe corrispondere al dipinto preraffaelita di John Everett Millais. E qui Amleto fa il suo monologo laforguiano "... deve essere piena d'acqua come un otre; sporcaccioncella ripescata alla fogna... ecc."
  • La classica scena del duello fra Amleto e Laerte (e i conseguenti avvelenamenti), viene evitata inaspettatamente quando Laerte, nel cimitero lungo la battigia, preso da un raptus di feroce rabbia, a causa delle risposte evasive, canzonatorie e insolenti di Amleto, gli sferra una pugnalata all'addome. Le ultime parole di Amleto morente, prima di accasciarsi al suolo, riecheggiano quelle di Nerone: "Qualis artifex pereo". Laerte pentito e tra le lacrime esclama "compagno!" e bacia sulla bocca l'ormai cadavere di Amleto.

Il non-senso[modifica | modifica wikitesto]

Le opere di Carmelo Bene, sia filmiche che teatrali, sono degenere, cioè non sono fruibili in modo tradizionale né come dramma, né come tragedia, né come commedia, poiché il senso specifico che li dovrebbe determinare viene smentito nel teatro stesso e nel suo attuarsi-disfarsi; si smarrisce il senso poiché si è nel porno (da non confondere con pornografia), ovvero nell'eccesso del desiderio. Il comico viene ecceduto, così come il tragico. C'è questo germe della risibilità nella tragedia, sospesa e mai risolta; e allo stesso modo vi è del tragico nella commedia. Non è un semplice melange, ma è un sottrarsi alla specificità dell'azione e del suo senso, sia essa o no drammatica, è un venir meno più che un mescolarsi. Lo stesso Carmelo Bene dice quasi con un filo di ironia: "ogni trovata è persa". Allo stesso modo ogni aggiunta è sottratta, ogni senso viene disatteso, ogni dramma viene scongiurato.

Le "reinterpretazioni"[2] di Carmelo Bene[modifica | modifica wikitesto]

Carmelo Bene ha fatto anche numerose edizioni di Amleti in teatro, tra cui Hommelette for Hamlet, che riprendono in buona parte la trama e il soggetto del film Un Amleto di meno. Due anni dopo, la versione filmica viene riedita ed aggiornata espressamente per la televisione, in bianco e nero, con il titolo Amleto (da Shakespeare a Laforgue), versione questa preferita da Carmelo Bene rispetto alla precedente.

Edizioni degli Amleto di Carmelo Bene[modifica | modifica wikitesto]

Teatro:

  • Amleto, da William Shakespeare e Jules Laforgue (III edizione). Con A. Vincenti, L. Mezzanotte, L. Mancinelli, F. Leo, P. Baroni, B. Buccellato, M. N. de Cristofano, M. Fedele, M. A. Nobencourt, M. L. Serena, M. Tagliaferri, V. Venturini. Scene e costumi di Carmelo Bene. Prato, Teatro Metastasio (settembre 1974).
  • Hommelette for Hamlet, operetta inqualificabile da Jules Laforgue (IV edizione). Con U. Trama, M. Polla De Luca, A, Brugnini, S. De Santis, O, Cattaneo, W. Esposito, F. Felici, L. Fiaschi, D. Riboli, A. Zuccolo. Musiche adattate e dirette da Luigi Zito. Scene e costumi di G. Marotta. Sculture: G. Gianese. Bari, Teatro Piccinni (10 novembre 1987).
  • Hamlet suite, spettacolo concerto da Jules Laforgue (V edizione). Con M. Chiarabelli, P. Boschi. Arrangiamenti musicali: Carmelo Bene. Scene: Carmelo Bene. Costumi: L. Viglietti. Verona, Teatro Romano, XXXVI Festival Shakesperiano (21 luglio 1994).

Cinema:

  • Un Amleto di meno (1973), lungometraggio (70'). Con Carmelo Bene, Luciana Cante, Sergio di Giulio, Franco Leo, Lydia Mancinelli, Luigi Mezzanotte, Isabella Russo, Giuseppe Tuminelli, Alfiero Vincenti. Soggetto liberamente tratto da: Jules Laforgue, “Hamlet, ou les suites de le pitié filiale” (1877). Musiche: Musorgskij, 'Quadri di un’esposizione'; Rossini, 'La gazza ladra', 'Il turco in Italia', 'L'italiana in Algeri'; Stravinskij, 'L'histoire du soldat'; Wagner, 'Tannhauser'.

Televisione:

  • Amleto, di Carmelo Bene (da Shakespeare a Laforgue); regia, scene, costumi e interprete[2] principale C. B.; direttore della fotografia G. Abballe; montaggio RVM G. Marguccio; musiche L. Zito; altri interpreti: A. Vincenti, J. P. Boucher, F. Leo, P. Baroni, L. Mezzanotte, D. Silverio, S. Javicoli, L. Bosisio, M. A. Nobencourt, L. Morante, L. Mancinelli, C. Cinieri; delegato alla produzione R. Carlotto; produzione RAI; durata 63’; trasmesso il 22/4/1978, Rai 2.
  • Hommelette for Hamlet, operetta inqualificabile (da Jules Laforgue); regia e interprete[2] principale C.B.; scene e costumi G. Marotta; direttore della fotografia G. Abballe; musiche originali adattate e dirette da L. Zito;sculture G. Gianese; direttore di scena M. Contini; fonico mixer S. Santori; fonico recordista M. Corazzini; altri interpreti: il Re – U. Trama, Kate - Marina Polla De Luca, Orazio - A. Brugnini, Gertrude - S. De Santis, Will - V. Waiman, gli angeli – O. Cattaneo, W. Esposito, F. Felice, L. Fiaschi, D. Riboli, A. Zuccolo; produzione Nostra Signora S.r.l. – RAI; durata 62’; trasmesso il 25/11/1990, Rai 3.

Radiofonia:

Discografia:

  • Carmelo Bene in Hamlet suite – spettacolo-concerto; collage di testi e musiche di C.B.; interprete[2] principale C. B.; Kate-Ofelia: M. Chiarabelli, P. Boschi; mixer P. Lovat; assistente L. Viglietti; produzione a cura di M. Bavera; registrato al Teatro Morlacchi di Perugia il 25 novembre 1994, Nostra Signora S.r.l.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

(EN) Un Amleto di meno in Internet Movie Database, IMDb.com Inc.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ In realtà il genere, per quanto concerne le opere beniane, è difficile da determinare. Carmelo Bene definisce a volte la sua arte (teatrale, filmica, letteraria, ...) "degenere".
  2. ^ a b c d e Bisogna valutare il fatto che Bene considera le sue versioni non rivisitazioni o reinterpretazioni di un testo, ma una restituzione del così definito da Klossowski "significato metafisico del teatro". Vita di Carmelo Bene, op. cit., pag. 331
  3. ^ (EN) Official Selection 1973, festival-cannes.fr. URL consultato il 18 giugno 2011.
  4. ^ Nel monologo laforguiano viene inserita la seguente parte tratta da La signorina Felicita ovvero la Felicità, di Guido Gozzano.
    Ed io non voglio più essere io!
    Non più l'esteta gelido, il sofista,
    ma vivere nel tuo borgo natio,
    ma vivere alla piccola conquista
    mercanteggiando placido, in oblio
    come tuo padre, come il farmacista...
    Ed io non voglio più essere io!
  5. ^ La voce fuori campo è di Alfiero Vincenti, che interpreta la parte di Claudio

Fonti[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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