Un'arida stagione bianca

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Un'arida stagione bianca
Un'arida stagione bianca.png
Marlon Brando in una scena del film
Titolo originale A Dry White Season
Paese di produzione USA
Anno 1989
Durata 97 min
Colore colore
Audio sonoro
Genere drammatico
Regia Euzhan Palcy
Soggetto André Brink
Sceneggiatura Colin Welland e Euzhan Palcy
Fotografia Pierre-William Glenn e Kelvin Pike
Montaggio Glenn Cunningham e Sam O'Steen
Effetti speciali David Harris
Musiche Dave Grusin
Scenografia John Fenner, Michael Philips, Alan Tomkins e Peter James
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani
Premi

Un'arida stagione bianca (A Dry White Season) è un film del 1989 diretto da Euzhan Palcy, tratto dall'omonimo romanzo del 1966 di André Brink.

Trama[modifica | modifica sorgente]

Sudafrica, durante il periodo di presidenza di Pieter Willem Botha una manifestazione studentesca di giovanissimi attivisti neri viene repressa nel sangue, molti vengono uccisi e tanti altri arrestati dalla polizia, uno di questi è Jonathan Ngubene, figlio di Gordon, un giardiniere che lavora presso la villetta del professor Benjamin Du Toit, un insegnante di liceo che conduce una vita tranquilla, lontano anche con il pensiero dalla tragedia che ogni giorno si perpetua nel suo paese.

Il giovane sparisce e di lui non si hanno più notizie; il padre si reca più volte al commissariato di polizia ed alla sede della "Sezione speciale", un reparto di pubblica sicurezza che si occupa esclusivamente di reati politici, senza però riuscire a sapere nulla della sorte toccata al figlio fino a quando un altro ragazzo, arrestato lo stesso giorno di Jonathan e successivamente rilasciato dopo che gli sono state spezzate le braccia, riferisce che egli era nella cella accanto alla sua ma che dopo pochi giorni "è stato portato via". Gordon intuisce la sorte toccata al figlio e, dopo l'ennesima ricerca di informazioni caduta nel vuoto, chiede aiuto a Benjamin, confidando che la richiesta di un rispettabile cittadino Afrikaner possa avere più successo.

Benjamin accetta volentieri e si reca di persona alla sede della Sezione speciale dove viene cordialmente accolto dal Colonnello Viljoen e dal Capitano Stolz, i quali lo rassicurano sul fatto che faranno il possibile per trovare il ragazzo e, nel caso non ci siano accuse specifiche nei suoi confronti, sarà presto rilasciato ma la notizia non tranquillizza Gordon e purtroppo le voci provenienti dai giovani nel frattempo liberati confermano che Jonathan è stato ucciso ed il corpo sepolto in qualche luogo fuori città. Gordon rifiuta di rassegnarsi ed umilmente continua a chiedere almeno la restituzione del corpo per poterlo piangere sopra una tomba fino a quando la moglie Emily non si presenta a casa di Benjamin e gli riferisce che il marito è improvvisamente scomparso.

Benjamin chiede di nuovo udienza alla Sezione speciale ma stavolta l'accoglienza è più fredda e, nonostante egli riferisca che Gordon è un lavoratore onesto ed un uomo affidabile, gli viene fatto capire che non deve seguitare a chiedere notizie delle persone scomparse e questo atteggiamento lo insospettisce sulla natura della condotta della polizia, sospetto che diventa certezza dopo l'incontro con Stanley Makhaya, un'attivista di colore amico della famiglia di Gordon, il quale, dopo averlo condotto a Soweto ed avergli fatto vedere i corpi delle persone torturate dalla Sezione speciale, gli promette di aiutarlo nella ricerca della verità, mettendolo tuttavia in guardia sui possibili rischi di tale operato.

Su mandato di Emily, Benjamin contatta l'avvocato McKenzie, un celebre professionista impegnato nei diritti civili che dapprima rifiuta la causa, dandone talmente per scontata l'inutilità da confidare amaramente a Benjamin che "ogni volta che ha vinto una causa hanno cambiato subito la legge" ma, comprendendo quanto la cosa sia importante per lui, accetta di rappresentare la moglie di Gordon in un processo che sarà certamente improntato sulla paura e sull'omertà ed infatti i pochi testimoni disposti a parlare vengono uccisi o torturati ed impauriti per indurli a dichiarare il falso ed a nulla vale il disperato tentativo di un prigioniero che durante l'udienza si strappa la camicia mostrando i segni delle torture subite: egli viene immediatamente trascinato fuori dall'aula e la testimonianza, tacciata come provocazione, invalidata.

A seguito della causa, che si conclude con l'assoluzione della Sezione speciale da tutte le accuse e purtroppo anche con la morte di Emily, la vita di Benjamin subisce forti contraccolpi: la moglie e la figlia maggiore lo contrastano con forza temendo l'isolamento sociale, soprattutto dopo che il figlio minore Johan, coetaneo ed amico di Jonathan, viene aggredito dai compagni di scuola e successivamente espulso dal collegio; stessa sorte toccherà a Benjamin che viene sollevato dall'incarico non prima di essersi tolto la soddisfazione di schiaffeggiare il preside che cinicamente lo aveva provocato dicendogli "non vogliamo amici dei negri vicino ai nostri figli". Questi eventi porteranno la moglie e la figlia a lasciare Benjamin e ad abbandonare la casa ma accanto a lui rimane Johan che lo ammira e lo stima per la battaglia che sta conducendo.

Insieme a Stanley, Benjamin viene aiutato anche da Melanie Bruwer, una giornalista inglese, attivista per i diritti civili che tuttavia, sospettata dal Governo di volere sollevare uno scandalo internazionale sull'operato delle proprie forze di polizia, viene espulsa dal Sud Africa non prima però che Johan sia riuscito a farle pervenire le dichiarazioni giurate su quanto è accaduto a Gordon ed alla sua famiglia e sulle azioni della Sezione speciale.

Benjamin infatti, temendo per la sua vita e per quella del figlio, aveva affidato le importantissime carte a Johan con l'incarico di portarle oltre confine, uscendo dal Sud Africa insieme a Melanie, facendo credere al Capitano Stolz che fossero in mano alla figlia maggiore Suzette che infatti "diligentemente" gliele consegna ma Benjamin, prevedendo il tradimento della figlia, aveva messo un libro dentro il plico ed il Capitano, accortosi in ritardo del raggiro, assassina Benjamin investendolo con la macchina venendo tuttavia ucciso il mattino dopo da Stanley.

Critica[modifica | modifica sorgente]

Il film ha ricevuto recensioni molto positive. Sul sito Rotten Tomatoes ha dato al film una recensione positiva di 86%, con un voto di 6,5/10. Marlon Brando è stato molto elogiato per il suo piccolo ma fondamentale ruolo dell'avvocato Ian Mackenzie. Inoltre, Brando ottenne la sua nona e ultima nomination all'Oscar. Su IMDB il film ha avuto un voto di 6,8/10.

Riconoscimenti[modifica | modifica sorgente]

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]