Umberto Tupini

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on. Umberto Tupini
Bandiera italiana
Assemblea costituente
Umberto Tupini
Luogo nascita Roma
Data nascita 27 maggio 1889
Data morte 7 gennaio 1973
Titolo di studio Laurea in giurisprudenza
Professione Avvocato
Partito Democrazia Cristiana
Gruppo Democratico Cristiano
Circoscrizione Ancona
Bandiera italiana
Parlamento italiano
Senato della Repubblica
Legislatura I, II, III, IV Legislatura
Gruppo Democratico Cristiano
Circoscrizione Ancona
Incarichi parlamentari
  • Membro della 1ª Commissione permanente (Affari della Presidenza del Consiglio e dell'Interno) dal 9 luglio 1958 al 15 maggio 1963;
  • Membro della Commissione speciale ddl provvedimenti speciali Capitale;

dal 18 novembre 1958 al 18 novembre 1958

  • Presidente della Commissione speciale ddl provvedimenti speciali Capitale dal 19 novembre 1958 al 2 marzo 1959;
  • Membro della Commissione Speciale ddl istituzione ENEL (n. 2189) dal 25 settembre 1962 al 25 settembre 1962;
  • Presidente della Commissione Speciale ddl istituzione ENEL (n. 2189) dal 26 settembre 1962 al 6 dicembre 1962
  • Membro della Commissione di inchiesta cosiddetta "Anonima banchieri" dal 22 ottobre 1958 al 17 dicembre 1958;
  • Membro della Commissione parlamentare d'inchiesta sul fenomeno della "mafia" dal 14 febbraio 1963 al 15 maggio 1963
Umberto Tupini

Sindaco di Roma
Durata mandato 2 luglio 1956 –
27 dicembre 1957
Predecessore Salvatore Rebecchini
Successore Corrado Colasanti

Umberto Tupini (Roma, 27 maggio 1889Roma, 7 gennaio 1973) è stato un avvocato e politico italiano della Democrazia Cristiana, membro dell'Assemblea Costituente, Sindaco di Roma, più volte ministro e senatore.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Primi incarichi governativi e parlamentari[modifica | modifica wikitesto]

Nato a Roma da genitori originari delle Marche[1], Umberto Tupini fu Ministro di Grazia e Giustizia nel Governo Bonomi II (1944) e nel Governo Bonomi III (1944 - 1945). Eletto all'Assemblea Costituente (1946), ne fu Vicepresidente, Presidente della prima sottocommissione e membro della Giunta delle elezioni e del Comitato di redazione.

All'interno della Democrazia Cristiana ha fatto parte della corrente degasperiana, che prese poi il nome di "Politica popolare". Eletto Senatore per la prima volta nel 1948, fu rieletto per le successive tre legislature. Fu ministro dei lavori pubblici nel Governo De Gasperi IV (1947 - 1948) e nel Governo De Gasperi V (1948 - 1950); ministro senza portafoglio per la Riforma amministrativa nel Governo Fanfani I (1954) e nel Governo Scelba (1954 - 1955).

Porta il nome di Tupini la legge n. 408 del 2 febbraio 1949 che ha promosso il moltiplicarsi delle cooperative edilizie mediante una politica a largo raggio di sovvenzioni e agevolazioni.

Tupini Sindaco di Roma[modifica | modifica wikitesto]

È stato Sindaco di Roma dal 2 luglio 1956 al 10 gennaio 1958, presiedendo una giunta centrista composta da democristiani, liberali e socialdemocratici. Le elezioni comunali erano state condizionate dagli echi dell'inchiesta del settimanale "L'Espresso", intitolata: "Capitale corrotta-Nazione infetta!"[2], con la quale si denunciavano le speculazioni edilizie nella Capitale, attribuendone la responsabilità all'amministrazione uscente e alla Società Generale Immobiliare, proprietaria di numerosi terreni divenuti edificabili. A tal proposito, Tupini preferì non riprendere il progetto ereditato dall'amministrazione precedente per la realizzazione dell'enorme albergo appartenente alla catena Hilton, proprio sui terreni dell'Immobiliare sulla collina di Monte Mario. Gli attacchi dell'opposizione alla politica urbanistica comunali, tuttavia, proseguirono, e riguardarono - tra l'altro - alcune varianti al piano regolatore del 1931 allora vigente, fra cui quella che avrebbe dato il via all'edificazione di una vasta porzione di Villa Chigi allora di proprietà privata. La delibera con cui si adottava la variante ebbe il via libera della maggioranza capitolina, tuttavia fu successivamente respinta dal Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici.[3]. La nomina di Ugo d'Andrea, espressione dell'ala destra del Partito Liberale, ad assessore all'Urbanistica influì sulla svolta conservatrice degli uffici urbanistici capitolini. Sotto l'amministrazione Tupini proseguirono i lavori per la stesura nel nuovo piano regolatore di Roma, processo avviato nel 1953 e che troverà la sua conclusione nel 1962. Il 27 dicembre 1957, in base alla normativa comunale e provinciale allora vigente, rassegnò le dimissioni dalla carica, avendo deciso di candidarsi al Senato alle elezioni del 1958[4]. Rimase in carica sino all'elezione del suo successore Urbano Cioccetti, che era stato fino ad allora assessore delegato (ossia vice sindaco).

Di nuovo Ministro[modifica | modifica wikitesto]

Dopo l'esperienza di amministratore comunale, Tupini è stato ministro del Turismo, sport e spettacolo nel Governo Segni II (1959 - 1960) e nel Governo Tambroni (1960). La sua nomina era propedeutica all'organizzazione delle Olimpiadi di Roma, fissate nell'agosto 1960. Il 15 giugno 1960 annunciò che sarebbe stata drastica la censura contro tutti i film con «soggetti scandalosi, negativi per la formazione della coscienza civile degli italiani», riferendosi a La dolce vita di Federico Fellini.[5]

È stato presidente onorario dell'ANFIM - Associazione nazionale famiglie italiane martiri caduti per la libertà della patria.[6]

A lui è intitolata una via nel quartiere dell'EUR a Roma.

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Cavaliere di gran croce dell'Ordine al merito della Repubblica italiana - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di gran croce dell'Ordine al merito della Repubblica italiana
— 15 giugno 1968[7]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Quando, come e da chi venne scritta la nostra prima Carta
  2. ^ Italo Insolera, Roma moderna, Einaudi, Torino, 1971, pagg. 212-13
  3. ^ Italo Insolera, Roma moderna, cit., pagg. 221 e succ.ve
  4. ^ Gianfranco Berardi, Storia del malgoverno democristiano a Roma, in: L'Unità, aprile 1976
  5. ^ Silverio Novelli e Gianandrea Turi (a cura di:), Italia: Storia della prima repubblica. La politica, la società, i protagonisti, le date. 1945-1994, Libera informazione editrice, Roma, 1994, pag. 134
  6. ^ Sito dell'Anfim
  7. ^ Sito web del Quirinale: dettaglio decorato.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • AA.VV., Interpretazioni di Roma. Contraddizioni urbanistiche e sociali nella “capitale del capitale”, anno I, n. 3, maggio/giugno 1978
  • Alberto Caracciolo, I Sindaci di Roma, Roma, Donzelli, 1993.
  • Italo Insolera, Roma moderna: un secolo di storia urbanistica, Torino, Einaudi, 1983.
  • Grazia Pagnotta, All'ombra del Campidoglio: Sindaci e giunte di Roma dal dopoguerra al 1993, Roma, Il Manifesto, 1993.
  • Grazia Pagnotta, Sindaci a Roma: il governo della capitale dal dopoguerra a oggi, Roma, Donzelli, 2006.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Predecessore Ministro della Giustizia del Regno d'Italia Successore Flag of Italy (1861-1946).svg
Vincenzo Arangio-Ruiz 18 giugno 1944 - 19 giugno 1945 Palmiro Togliatti
Predecessore Ministro dei Lavori Pubblici della Repubblica Italiana Successore Emblem of Italy.svg
Emilio Sereni 31 maggio 1947 - 14 gennaio 1950 Salvatore Aldisio


Predecessore Sindaco di Roma Successore Roma-Stemma.png
Salvatore Rebecchini 2 luglio 1956 - 27 dicembre 1957 Corrado Colasanti