Umberto D.

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Umberto D.
Umbertod.png
Il protagonista del film
Titolo originale Umberto D.
Paese di produzione Italia
Anno 1952
Durata 89 min
Colore B/N
Audio sonoro
Genere drammatico
Regia Vittorio De Sica
Soggetto Cesare Zavattini
Sceneggiatura Cesare Zavattini
Produttore Giuseppe Amato, Angelo Rizzoli, Vittorio De Sica
Distribuzione (Italia) Dear Film (1952)
Fotografia G. R. Aldo
Montaggio Eraldo Da Roma
Musiche Alessandro Cicognini
Scenografia Virgilio Marchi
Interpreti e personaggi

Umberto D. è un film del 1952, scritto e sceneggiato da Cesare Zavattini, diretto da Vittorio De Sica.

Nonostante sia considerato da buona parte della critica uno dei migliori film di De Sica (vedi 100 più grandi film secondo il Time), a livello di pubblico è stato uno dei meno compresi. Quando uscì nelle sale cinematografiche, incontrò non pochi ostacoli. Come con il precedente Ladri di biciclette ci fu chi si lamentò per il fatto che vi veniva mostrata la realtà con drammatico realismo e questo, soprattutto ad una certa classe politica e benpensante di allora, non piaceva.

Il film è un tributo del regista al padre, Umberto De Sica, con cui aveva un rapporto molto forte.

Roma vi fa da sfondo, con le sue piazze e le sue strade, i suoi palazzoni, i tram, in cui le musiche semplici accompagnano, unite ai suoni e ai rumori, quel senso di vita scarna e di profonda solitudine che la storia emana, quella di Umberto Domenico Ferrari, colto nella sua stanza di via San Martino della Battaglia 14.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Roma. Un corteo non autorizzato di pensionati, i cui cartelli recitano «Aumentate le pensioni. Abbiamo lavorato tutta una vita», viene fatto sgomberare dalla polizia. Alcuni anziani si rifugiano nell'atrio di un edificio: fra loro c'è Umberto Domenico Ferrari, per trent'anni funzionario al Ministero dei Lavori Pubblici con una pensione di 18.000 lire al mese. A mezzogiorno Umberto va alla mensa dei poveri dove vende il suo orologio per 3.000 lire per poter pagare l'affitto. Tornato a casa trova la sua camera occupata momentaneamente da una coppietta a cui la padrona ha subaffittato la stanza in sua assenza: egli protesta ma la padrona di casa, per tutta risposta, lo minaccia di sfratto se non paga gli arretrati.

Umberto, rimasto solo in cucina, parla con la giovane e comprensiva serva Maria, la quale gli rivela di essere incinta ma di non sapere chi sia il vero padre: entrambi i suoi due innamorati, un soldato di Firenze e uno di Napoli, negano. Umberto rimane solo con il suo unico amico, il cane Flaik. La padrona intanto rifiuta l'offerta delle tremila lire che lui aveva rimediato in precedenza pretendendo l'intero ammontare dell'affitto, come fa pure quando Umberto, rimediate altre duemila lire dalla vendita di alcuni libri, arriva ad offrirgliene cinquemila. Febbricitante, l'uomo si corica sul letto. Il giorno dopo, affetto da tonsillite, si fa ricoverare in ospedale dove vanno a fargli visita Maria e Flaik e dove cerca di rimanere quanti più giorni possibile così da risparmiare sulla pigione e poter saldare il suo debito.

Carlo Battisti con Maria Pia Casilio

Quando esce dall'ospedale, lascia l'indirizzo al suo vicino di letto e, tornato a casa, scopre che sono in corso lavori di ristrutturazione in vista del matrimonio della padrona la quale vuole trasformare la sua stanza in un salotto per ricevimenti mondani. Mentre cerca il cane, Umberto trova Maria in lacrime, abbandonata dai due militari restii ad assumersi la responsabilità peraltro incerta della paternità. La giovane gli comunica che l'animale è scappato di casa dopo che la padrona aveva deliberatamente lasciato la porta aperta. In apprensione per Flaik, l'uomo si reca al canile dove lo ritrova giusto in tempo per evitarne la soppressione.

In giro per la città si imbatte in un vecchio amico ora agiato pensionato, al quale confida la sua difficile situazione: ma l'amico si tira indietro con la scusa di avere fretta di prendere il tram. Vedendo la facilità con cui un mendicante riesce a farsi dare l'elemosina, Umberto prova a sua volta a chiederla ma la sua dignità glielo impedisce. Prova allora a far chiedere l'elemosina a Flaik facendogli tenere il cappello in bocca mentre lui se ne sta nascosto in disparte: ma quando passa di lì un commendatore suo conoscente, Umberto se ne vergogna e fa finta di niente sostenendo che Flaik stava solo giocando.

Tornato nella sua stanza devastata dai lavori in corso, Umberto si rassegna. Il mattino successivo prepara la valigia, saluta Maria e prende il tram. Vuole lasciare Flaik in una pensione per cani ma capisce che i tenutari sono persone superficiali e materialiste che non amano gli animali e così ci ripensa. Va al parco e tenta di donarlo ad una ragazzina che conosce ma la sua governante glielo impedisce categoricamente. Deciso a suicidarsi, con in braccio Flaik, oltrepassa un passaggio a livello con le sbarre abbassate portandosi vicino ai binari mentre sta sopraggiungendo il treno.

Il cane intuisce il pericolo e, terrorizzato, si divincola dalla stretta di Umberto liberandosi e scappando verso il parco. Il treno passa via e Umberto rincorre il cane che va a nascondersi dietro un albero non fidandosi più del suo padrone. Ma il vecchio lo sprona a giocare con lui lanciando lontano una pigna e invitandolo a riprenderla. I due si riconciliano e, mentre continuano a giocare, si allontanano nel vialetto proprio mentre uno stuolo di bambini vocianti corre dietro ad un pallone in direzione opposta verso la macchina da presa.

Accoglienza[modifica | modifica wikitesto]

Critica[modifica | modifica wikitesto]

  • Il dramma si consuma attraverso una narrazione lineare, che segue e scompone le azioni elementari (...) Lo sguardo giunge ad una soglia di percezione della realtà oltre la quale pare impossibile spingersi (...) "Umberto D." segna il punto limite nella sperimentazione di un tipo di film costruito sul principio della sottrazione e della negazione delle possibilità narrative spettacolari (G. Brunetta[1])

Produzione[modifica | modifica wikitesto]

Carlo Battisti con il cane Flaik
  • Carlo Battisti - che interpreta Umberto D. - era professore di glottologia all'Università di Firenze, e autore, insieme a Giovanni Alessio e altri collaboratori, del Dizionario Etimologico Italiano (DEI, in cinque volumi, pubblicato negli anni 1950-1957); è questo il suo unico film. Si racconta che, al provino, per l'emozione, si presentò indossando due cravatte.
  • A proposito di questo film, Giulio Andreotti, all'epoca Sottosegretario allo spettacolo, scrisse su Libertà: «Se è vero che il male si può combattere anche mettendone a nudo gli aspetti più crudi, è pur vero che se nel mondo si sarà indotti - erroneamente - a ritenere che quella di Umberto D. è l'Italia della metà del XX secolo, De Sica avrà reso un pessimo servizio alla sua patria, che è anche la patria di Don Bosco, del Forlanini e di una progredita legislazione sociale».
  • Maria Pia Casilio è un'altra attrice non professionista che, a differenza di Carlo Battisti, resterà nel cinema come caratterista. Venne pagata moltissimo per l'epoca, ben due milioni di lire, che fu lei stessa a pretendere senza essere consapevole dell'entità della richiesta: Vittorio De Sica accettò perché la ritenne un volto importante per la sua storia e una presenza cinematografica interessante.
  • Nel 2008 il film ha visto un remake interpretato da Jean Paul Belmondo reduce da un devastante ictus. Il film, dal titolo Un homme et son chien, regia di Francis Huster, ha recuperato il titolo originale del film, poi cambiato dalla distribuzione.
  • Il film fu presentato in prima nazionale il 21 gennaio 1952.

Incassi[modifica | modifica wikitesto]

Incasso accertato sino a tutto il 31 marzo 1959 lire 107.789.917.

Riconoscimenti[modifica | modifica wikitesto]

Il film è stato poi inserito nella lista dei 100 film italiani da salvare, "100 pellicole che hanno cambiato la memoria collettiva del Paese tra il 1942 e il 1978"[2].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Gian Piero Brunetta, Cent'anni cinema italiano, Laterza, Bari 1991 - p. 348
  2. ^ Rete degli Spettatori.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • AA.VV. La città del cinema Napoleone editore Roma 1979
  • Catalogo Bolaffi del cinema italiano Vol. 1° 1945/1955 a cura di Gianni Rondolino
  • AA.VV. I registi Gremese Roma 2002

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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