Nicola II di Russia

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Nicola II
Nicola II
Nicola II
Imperatore e autocrate di tutte le Russie
Stemma
In carica 1º novembre 189414 marzo 1917
Incoronazione 26 maggio 1896
Predecessore Alessandro III
Successore Michele II
(contestato)
Nome completo Nikolaj Aleksandrovič Romanov
Altri titoli Zar di Polonia, Mosca, Kiev, Vladimir, Novgorod, Kazan', Astrachan' e Siberia; Granduca di Finlandia e Lituania; Erede di Norvegia; Signore e sovrano di Iveria, dell'Armenia e del Turkestan; Duca di Schleswig-Holstein, Stormarn, Dithmarschen e Oldenburg
Nascita Tzarskoe Selo, San Pietroburgo, 6 maggio 1868
Morte Ekaterinburg, 17 luglio 1918
Casa reale Romanov
Padre Alessandro III
Madre Dagmar di Danimarca
Consorte Alice d'Assia e del Reno
Figli Ol'ga
Tat'jana
Marija
Anastasija
Aleksej
Firma Nicholas II Signature.svg
San Nicola II imperatore martire e grande portatore della Passione
Nascita 6 maggio 1868
Morte 17 luglio 1918
Venerato da Chiesa ortodossa russa
Canonizzazione 2000
Santuario principale Chiesa sul sangue, Ekaterinburg
Ricorrenza 17 luglio
« Un uomo forte non ha bisogno del potere; un debole ne viene schiacciato. »
(Nicola II[1])

Nicola II Romanov (in russo: Николай Александрович Романов?, Nikolaj Aleksandrovič Romanov; Carskoe Selo, 18 maggio 1868, 6 maggio del calendario giuliano[2]Ekaterinburg, 17 luglio 1918) fu l'ultimo imperatore di Russia. Il suo titolo ufficiale era: "Per Grazia di Dio, Imperatore e Autocrate di tutte le Russie (Божию Милостию, Император и Самодержец Всероссийский, Božiju Milostiju, Imperator i Samoderžec Vserossijskij), Zar di Polonia, di Mosca, di Kiev, di Vladimir, di Novgorod, di Kazan', di Astrachan' e della Siberia; Granduca di Finlandia e di Lituania; Erede di Norvegia; Signore e sovrano di Iberia, dell'Armenia e del Turkestan; Duca dello Schleswig-Holstein, dello Stormarn, di Dithmarschen e dell'Oldenburg".

Fu, de facto, l'ultimo Zar dell'Impero russo. Ha conosciuto numerosi appellativi: Nicola il pacifico durante gli anni di regno; la letteratura sovietica comunista lo ha dipinto invece come Nicola il sanguinario; attualmente, la tradizione popolare russa lo conosce come Nicola, il santo, grande portatore della Passione.

Appartenente alla dinastia dei Romanov, alto 1,73 m, castano con occhi azzurri, considerato attraente in gioventù, sposò, in contrasto con i genitori, Alessandra d'Assia e del Reno, figlia del granduca Luigi IV d'Assia e del Reno e della Principessa Alice del Regno Unito, a sua volta figlia della regina Vittoria.

Viene considerato il quinto uomo più ricco e il secondo capo di stato più ricco della storia, in quanto ebbe a sua disposizione un capitale stimato in 900.000.000 di dollari (234 miliardi di euro attuali).[3]

Giovinezza[modifica | modifica sorgente]

Il piccolo Nikolaj sulle spalle della madre, la zarina Marija Fëdorovna (1870)

Il 6 maggio 1868 (secondo il calendario giuliano) nasce Nikolaj Aleksandrovič Romanov, figlio di Alessandro III e di Marija Fëdorovna. È il primo dei cinque figli della coppia imperiale: Aleksandr (1869-1870), Georgij (1871-1899), Michail (1878-1918), Ksenija (1875-1960) e Ol'ga (1882-1960).

Il 13 marzo 1881 assiste in prima persona all'agonia del nonno, lo zar Alessandro II, ucciso a San Pietroburgo in un attentato dell'organizzazione rivoluzionaria Narodnaja Volja.

Fin dall'infanzia dimostra un carattere serio e riservato, prono alle indicazioni dei precettori e alle imposizioni del forte carattere del padre.[4][5] Alessandro III affida l'educazione del ragazzo a uomini di spicco del suo governo, tra cui il procuratore del Santo Sinodo, Konstantin Petrovič Pobedonoscev, il generale Danilovič, il ministro delle finanze Bunge.

Nel 1884, a sedici anni, incontra per la prima volta la futura moglie, la granduchessina tedesca Alessandra d'Assia e del Reno, alla quale sarà idealmente legato per tutta l'adolescenza, non facendone segreto nemmeno ai suoi familiari. Tuttavia la prospettiva di un possibile matrimonio con una principessa tedesca contraria tanto lo Zar quanto la Zarina, e Alessandro III preme su Nikolaj Aleksandrovič perché abbandoni qualsiasi speranza di un'unione con Alessandra; incoraggia quindi la vita mondana del figlio nell'intento di concentrare la sua attenzione altrove: per questo motivo favorisce una relazione dell'erede con la prima ballerina del Teatro Marinskij di San Pietroburgo, Mathilde Kšesinskaja. Nikolaj Aleksandrovič, nonostante il suo legame con la ballerina, non dimentica la granduchessa Alessandra, e nei suoi diari scrive che il suo sogno è, un giorno, di sposarla.[6]

Zar di Russia
Romanov

Coat of Arms of Russian Empire.svg

Figli
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Nicola II (1894 - 1917)

Dal 1885 al 1890 l'erede frequenta la facoltà di scienze politiche ed economiche presso l'istituto di giurisprudenza dell'Università di San Pietroburgo, accompagnando a tali studi il servizio nella Guardia imperiale (dove guadagna il titolo di colonnello) e i corsi dell'Accademia di stato maggiore. Dai diari del giovane Nikolaj Aleksandrovič si desume un forte entusiasmo per la vita da caserma, per le parate, gli addestramenti, e la vita dei giovani soldati nella capitale. Lo Zar, però non fa nulla per avvicinarlo ai problemi di Stato o di governo: insiste sulla sua educazione giuridica e militare, sui ruoli di rappresentanza dello Zarevič presso le grandi corti europee, ma allo stesso tempo tralascia completamente di prepararlo al trono.[7]

Il 23 ottobre 1890, l'erede intraprende un viaggio, per ordine dello Zar, sull'incrociatore Pamiat Azova alla volta dell'Egitto, delle Indie Orientali, della Cina e del Giappone. Lo accompagnano tra gli altri il fratello Giorgio e il principe Giorgio di Grecia. Durante la permanenza in Giappone, il futuro zar subisce un attentato da parte di un samurai, che gli procura una ferita alla testa e che lo costringe a interrompere il viaggio e a far ritorno a casa, attraverso la Siberia. Tornato dal viaggio, decide di interrompere definitivamente la relazione con la Kšesinskaja.[8][9]

Durante i primi anni '90, le condizioni di salute dello zar Alessandro III peggiorano, ed egli, pronosticando forse una vicina successione di Nikolaj Aleksandrovič al trono, dà il consenso al figlio di fidanzarsi con Alessandra.

L'8 aprile 1894 Nikolaj Aleksandrovič e Alessandra si fidanzano ufficialmente al castello di Coburgo, alla presenza del loro vasto reale parentado europeo (tra cui il kaiser Guglielmo II e la regina Vittoria), riunitosi in occasione del matrimonio del fratello di lei, Ernesto Luigi d'Assia.

Primi anni di regno[modifica | modifica sorgente]

Nicola II di Russia

L'unzione di Nicola II e di Alessandra Feodorovna a Zar e Zarina di tutte le Russie nella Cattedrale della Dormizione di Mosca in un acquarello (1896) di Valentin Serov

Il 1º novembre 1894, giorno della morte di Alessandro III, Nikolaj Aleksandrovič Romanov ottiene formalmente il trono di Russia; tuttavia il cugino e amico d'infanzia Aleksandr Michajlovič Romanov riferisce che quel giorno lo vide scosso e disperato. Infatti fino ad allora non aveva mai ricoperto posizioni di responsabilità e lui stesso disse in lacrime al cugino:

« Non sono pronto a essere uno zar. Non ho mai voluto esserlo. Non so nulla su come si governa. Non ho la minima idea di come si parli ai ministri.[10] »

Questa inesperienza sarebbe stata determinante per la grande influenzabilità da lui dimostrata nei primi anni del suo regno, e per comprendere la priorità più volte manifestata da Nicola II verso problemi di carattere familiare e privato di fronte agli affari di Stato (come la fiducia data a Rasputin anche in questioni di primario carattere governativo, derivata dal fatto che quest'ultimo avrebbe avuto straordinario potere riguardo alla salute dello zarevič Aleksej).

Il 14 novembre Nikolaj Aleksandrovič sposa la granduchessa Alessandra nella cappella del Palazzo d'Inverno. Pochi giorni prima, la futura Zarina ha abbandonato la fede protestante per essere battezzata nell'ortodossia, assumendo il nome russo di Alessandra Feodorovna. I primi giorni di matrimonio, che coincidono anche con i primi del suo regno, vedono il giovane Nicola II molto combattuto tra una vita famigliare che lo appaga e gli impegni istituzionali che gravano su di lui. La sua pagina di diario del 17 novembre è emblematica:

« Con Alix sono immensamente felice. Peccato che gli affari di Stato mi prendano tanto tempo. Preferirei trascorrere con lei tutte queste ore.[11] »

Il 26 maggio 1896 è incoronato Nicola II zar di tutte le Russie e Basileus della Chiesa Ortodossa russa. Sin dai primi giorni di regno i contemporanei vedono in alcuni avvenimenti i presagi di future disgrazie. Il più citato di questi avvenimenti è la tragedia del campo di Chodynka presso Mosca, nel corso dei festeggiamenti per l'incoronazione. A causa della cattiva organizzazione di argini e impalcature atte a contenere la folla, 1400 persone muoiono schiacciate. Ancora sotto la forte influenza degli zii Vladimir, Pavel e Sergej, il nuovo zar annulla le sue intenzioni iniziali di sospendere i festeggiamenti di fronte alla tragedia e suscita così le prime e feroci critiche, nonostante abbia predisposto un forte indennizzo per ciascuna delle famiglie delle vittime.[12]

Politica interna[modifica | modifica sorgente]

La compagine conservatrice[modifica | modifica sorgente]

Dal carattere mite e influenzabile[13] dedica i primi anni di regno a mantenere - seguendo la linea del padre - l'assetto accentrato del potere, che aveva permesso fino ad allora di conservare la stabilità governativa. Tra i suoi principali collaboratori figurano uomini di spicco del regno di Alessandro III come il procuratore del Santo Sinodo Pobedonostsev, i ministri degli Interni Ivan Logginovič Goremykin (dal 1895 al 1899) e Vjačeslav Konstantinovič Pleve (dal 1902 al 1904), il capo della polizia di San Pietroburgo Dimitrij Fëdorovič Trepov (dal 1896 al 1905). La scelta del suo gabinetto connota l'orientamento che avranno i primi anni del regno del giovane Nicola II.

Nicola II presenzia a una sessione del Concilio di stato, il 27 maggio 1901. Quadro di Ilja Repin esposto al Museo Russo

Totalmente alieno, in gioventù, dalla realtà dello Stato, è giunto al trono portando a propria legge le dottrine conservatrici apprese da Pobedonostsev e la politica fortemente autoritaria del padre[14] (a sua volta influenzata dall'esito tragico della politica liberale del precedente zar).

Accanto ai suddetti pregiudizi politici, accompagna una concezione fortemente idealizzata della tradizione e della realtà russa, influenzato dalle biografie dei santi ortodossi e dello zar Alessio I, conosciuto nella storia russa come "lo zar buono"; e come quest'ultimo vorrebbe diventare un vero "padre del popolo" (titolo culturale degli zar nelle campagne russe).[15][16] Allo stesso tempo, accondiscendendo alle richieste della timida e puritana moglie, allontana sé e la sua famiglia dalla vita mondana dell'aristocrazia russa, scegliendo come residenza il piccolo palazzo Aleksandrovskij, situato nel parco di Carskoe Selo.[17]

Ciò renderà lui - e soprattutto Aleksandra Fëdorovna - alieni alle simpatie di gran parte della Grande nobiltà di Mosca e San Pietroburgo, che non si riconosce in questo zar che privilegia uno stile di vita sobrio e distaccato dal mondo della corte.[18] Sotto l'impulso del reazionario conte Pleve,[19] ministro dell'Interno, sottomette gli Zemstvo (assemblee provinciali aperte al popolo) a dei funzionari statali, e accondiscende a una "russificazione" delle gubernije, in particolare del Regno del Congresso, nell'attuale Polonia, del Granducato di Finlandia e del Caucaso.

Il ministero di Vitte[modifica | modifica sorgente]

In seguito Nicola II nomina nuove personalità che, al contrario della compagine conservatrice, comprendono la necessità di numerosi cambiamenti di cui la Russia abbisogna. Più di tutti eserciterà la sua influenza sul sovrano Sergej Julievič Vitte, ministro delle Finanze (dal 1892 al 1903), poi Presidente del Consiglio dei ministri (dal 1905 al 1906). Durante il primo incarico, Vitte esercita di fatto anche la posizione di primo ministro ed esercita un notevole influsso sulla politica estera; gli obiettivi principali sono di portare il paese al ruolo di grande potenza europea e a una posizione di vantaggio nella corsa imperialistica.

Vitte si rende conto meglio di altri[20] che, per rendere attuabili le riforme e lo sviluppo industriale ed economico, sono necessari presupposti sociali, culturali e politici, che permettano al paese di abbandonare gradualmente l'impianto ideologico di stampo autocratico e classista e avviare la liberalizzazione e la democratizzazione. I suoi tentativi sono però ostacolati dal fronte unito degli aristocratici latifondisti e dei grandi proprietari terrieri. Nicola II, inoltre, non tenendo in conto simpatie e antipatie personali nella scelta dei ministri di fronte alle necessità di politica interna, ha non pochi problemi di incomunicabilità con questi ultimi, soprattutto se si tratta di politici dalla forte personalità come Vitte; a causa di ciò si hanno numerosi contrasti tra il sovrano e il suo primo ministro.

Nonostante tutto, Nicola II è consapevole del valore di Vitte, e quest'ultimo ha mano libera per tutta la durata dei suoi ministeri:[21] il grado di industrializzazione raggiunto negli anni Novanta rappresenterà l'ultimo tentativo di modernizzare il paese di adeguarlo alla nuova realtà imperialistica.

Prima della fine del secolo, la bilancia commerciale russa dà già i primi progressi, e questo consente di arrivare alla copertura aurea del rublo, che diviene così convertibile e affidabile, risvegliando gli interessi degli operatori stranieri in Russia. Queste e altre misure economiche rendono possibile uno sviluppo del 50% delle ferrovie in tutto il paese e la realizzazione della ferrovia Transiberiana, terminata nel 1901.[22]

Al completamento del progetto fa seguito un forte impulso alla produzione di ferro e acciaio in numerosi siti dell'Ucraina; e all'estrazione del carbone (in particolare nel bacino del Donec) e del petrolio. La politica agraria, al contrario, si dimostra fallimentare e inadeguata sebbene segua un forte ripopolamento della Siberia e dei territori in Estremo Oriente. L'attenzione per lo sfruttamento delle risorse orientali tuttavia genera un conflitto amministrativo di competenze tra i ministeri delle Finanze e degli Esteri. Intorno al 1899 la politica di Vitte ha portato al successo i primi anni del regno di Nicola II, e si arriva a paragonarlo a Colbert e Turgot.[23] Tuttavia, nello stesso anno, a due cattivi raccolti segue una terribile carestia in sedici governatorati; il consecutivo crollo industriale causa la chiusura di molte imprese appena costituite. Nel 1900, in piena crisi mondiale della moneta, queste catastrofi si acuiscono causando la chiusura di industrie e banche: gli oppositori latifondisti di Vitte approfittano della situazione per rinnovare gli attacchi contro di lui, definendolo il padre della socialdemocrazia. Solo nel 1903 la Russia riprende l'ascesa economica.[24]

Politica estera[modifica | modifica sorgente]

L'appello al disarmo e la conferenza dell'Aja[modifica | modifica sorgente]

Nel 1898 Nicola II, ispirato dalle teorie di Ivan Bloch, il quale aveva pubblicato un'approfondita ricerca sulle possibili conseguenze di una guerra mondiale - su consiglio del ministro Vitte - lancia a tutti i paesi un appello al «disarmo e alla pace mondiale», riferendosi alle «conseguenze commerciali, finanziarie e morali della corsa agli armamenti».[25] Nel 1899 lo zar sceglie la città dell'Aja per una conferenza internazionale tesa a discutere questo problema.

Le altre potenze imperiali e imperialistiche come l'Inghilterra e la Germania accolgono freddamente l'invito; venti nazioni europee, tuttavia, partecipano all'incontro accanto a Stati Uniti, Messico, Giappone, Cina, Siam e Persia alla presenza di esperti di diritto internazionale di vari paesi. La proposta di disarmo è respinta, ma si ottiene una Convenzione sulle regole belliche (che prevede la tutela di persone e strutture civili e la proibizione di gas venefici). Il risultato più importante ottenuto dallo zar e i suoi collaboratori è però la creazione della Convenzione dell'Aia, per la mediazione e composizione dei conflitti tra gli stati.

In questa iniziativa, Nicola II è sostenuto principalmente da Bertha von Suttner, fondatrice del movimento pacifista tedesco, e da Henry Dunant, fondatore della Croce Rossa.

La guerra con il Giappone[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Imperialismo russo in Asia e Guerra russo-giapponese.

In seguito all'espansione russa in Manciuria, aumentano le tensioni tra l'impero di Nicola II e il Giappone; lo zar tuttavia mostra di dar poco peso al degenerare dei rapporti diplomatici con il paese asiatico giacché, come del resto tutte le altre potenze europee, non lo considera una minaccia degna di nota.[26]

Tuttavia, in seguito al cattivo andamento nella guerra che ne segue (1904-1905), la situazione politica interna, che sembrava essere divenuta meno precaria a cavallo del secolo, peggiora spaventosamente.

È proprio a causa dei disordini politici interni, e in seguito a imponenti sconfitte come la perdita della piazzaforte di Port Arthur e il disastro navale di Tsushima, che la Russia decide di concludere per via diplomatica la guerra con il trattato di Portsmouth (5 settembre 1905) firmato attraverso la mediazione del presidente americano Theodore Roosevelt.

La Domenica di sangue e i tumulti del 1905[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Domenica di sangue (1905) e Rivoluzione russa del 1905.
Numerose manifestazioni si ebbero durante i tumulti del 1905, alle quali aderirono anche intellettuali e borghesi. Questa, vista dal pittore Ilja Repin, è la manifestazione del 17 ottobre.

Il 22 gennaio 1905 (detta in seguito "La Domenica di sangue") sfila per le strade di San Pietroburgo una manifestazione di protesta, formata in particolare da operai e contadini guidati dal Pope Gapon. Lo scopo è di marciare verso il Palazzo d'Inverno per chiedere allo zar riforme. Nicola II, che si trova nella sua abitazione di Carskoe Selo, non ne è avvertito in tempo. I funzionari di palazzo reprimono quindi la manifestazione nel sangue con l'impiego dell'esercito: muoiono oltre 100 persone e altre 1000 sono ferite. Allo zar viene riferito che è sfuggito a un pericolo mortale e che le truppe sono state costrette a sparare per difendere il palazzo, causando duecento morti. Sul diario il sovrano annota:

« Un brutto giorno. A Pietroburgo sono scoppiati gravi disordini. Poiché gli operai intendevano raggiungere il palazzo d'Inverno, le truppe hanno dovuto sparare. In diversi punti della città si sono avuti parecchi morti e feriti. Dio mio, che dolore, che pena.[27] »

Nei giorni successivi lo zar riceve quindi una delegazione di venti operai a Carskoe Selo, deprecando ciò che è avvenuto e ascoltando le richieste e le petizioni che sono state raccolte per essergli sottoposte.[28] Nonostante ciò, alla domenica di sangue, che segna la fine della popolarità di Nicola II, segue un'ondata di rivolte e manifestazioni in tutto il paese, tra cui le sommosse a Varsavia e a Riga e l'ammutinamento della corazzata Potëmkin della flotta del Mar Nero. Si rasenta il rischio di una rivoluzione; in questo momento allo zar si offrono due prospettive: instaurare una dittatura militare, o cedere alle richieste e ascoltare il consiglio di Vitte,[29] quindi la convocazione di un parlamento con funzione legislativa, l'estensione del diritto di voto a tutti gli strati della popolazione e il riconoscimento di libertà civili.

Il manifesto d'ottobre[modifica | modifica sorgente]

La stampa internazionale annuncia lo scoppio della rivoluzione russa e si prepara a proclamare la caduta dello zarismo. Il Kaiser Guglielmo II manda due cacciatorpediniere nel Mar Baltico, pronte a intervenire per un'eventuale evacuazione della famiglia imperiale. Il 12 ottobre 1905, lo zar redige un resoconto della situazione in una lettera alla madre:

« Bisogna scegliere tra due soluzioni: nominare un militare energico e cercare di soffocare la ribellione con tutte le forze; si otterrebbe una tregua, ma nel giro di pochi mesi si dovrebbe fare nuovamente ricorso alla forza, ciò costerebbe torrenti di sangue... L'altra soluzione: la concessione di diritti civili alla popolazione; libertà di parola, di stampa, di riunione e associazione e inviolabilità della persona... in breve, la costituzione. [...] Da tutte le parti della Russia non si fa che gridare, scrivere e chiedere la costituzione. [...] non mi resta che concedere ciò che tutti reclamano.[30] »

Lo zar è persuaso a cedere alle richieste; tuttavia, deciso a vagliare qualsiasi possibilità, convoca lo zio granduca Nikolaj Nikolaevič, per sondare la sua opinione in merito. Il motivo di questa convocazione risiede nel fatto che le frange più a destra dell'esercito avevano proposto quest'ultimo come dittatore, e Nicola II - in concomitanza con lo spirito accentratore che fino ad ora ha caratterizzato la sua politica - non vuole cedere senza l'appoggio della figura centrale della reazione conservatrice. Vitte viene a conoscenza solo mentre il colloquio è in corso; tuttavia, anche il granduca Nikolaj Nikolaevič, contrariamente alle aspettative, dà il suo completo assenso allo zar riguardo alla firma del manifesto.[31]

Riforme[modifica | modifica sorgente]

La Legge fondamentale dello Stato[modifica | modifica sorgente]

Il 30 ottobre 1905 lo zar è costretto a concedere, con il cosiddetto Manifesto d'ottobre, un parlamento a suffragio universale, la Duma. Dal diario dello zar di quel giorno:

« Ho firmato il manifesto alle cinque. Dopo una simile giornata ho la testa appesantita e i pensieri mi si confondono. O Signore aiutaci, salva la Russia e dalle la pace![32] »

Il 27 aprile 1906 lo zar emana la Legge fondamentale dello Stato, sorta di costituzione che trasforma la Russia in una monarchia costituzionale: in particolare, viene confermata la concessione della Duma eletta a suffragio universale ed è istituita formalmente la figura di Primo Ministro.

Ben presto però, essendo la Duma in completo disaccordo con lo zar, questi cambia la legge elettorale, concedendo il diritto di voto alle sole classi più abbienti.

Il 3 maggio 1906 Nicola II accetta le dimissioni di Vitte e del suo governo; ottiene la presidenza del consiglio il conservatore Ivan Goremykin, ed è nominato ministro degli Interni Pëtr Arkadevič Stolypin, già governatore di Saratov.

La Duma[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Duma di Stato dell'Impero russo.
La sede della Duma a Palazzo di Tauride, a San Pietroburgo.

La Duma non avrà mai, dunque, un effettivo potere, anche per la possibilità che ha lo zar di porre il veto sulle leggi e di sciogliere la camera. Si susseguiranno quattro Dume:

  • La prima Duma (1905-1906), i cui punti fondamentali saranno: 1) il suffragio universale; 2) radicali riforme agrarie; 3) liberazione di tutti i prigionieri politici; 4) sostituzione dei ministri con veto del parlamento. Verrà sciolta dopo pochi mesi perché in contrasto con lo zar.
  • La seconda Duma (1906-1907), formata da un numero maggiore di deputati, anch'essa sciolta dopo poco tempo perché in contrasto con il governo.
  • La terza Duma (1907-1913) sarà l'unica a non essere sciolta; in questa occasione entrano per la prima volta in parlamento i bolscevichi, tuttavia con maggioranza di conservatori radicali. Sarà il voto di questi ultimi ad approvare l'articolo 87, il quale sancisce leggi fondamentali che permettono allo zar di emettere decreti d'emergenza «urgenti e eccezionali durante i periodi di aggiornamento della Duma di Stato».
  • La quarta Duma (1913-1917), sciolta in seguito alla Rivoluzione di febbraio.

Il ministero di Stolypin[modifica | modifica sorgente]

Pëtr Arkadevič Stolypin ritratto da Ilja Repin nel 1910
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Governi Stolypin e Kokovcov e Politica estera della Russia nel 1906-1914.

Nel 1906, alle dimissioni di Goremykin, lo zar nomina primo ministro Pëtr Arkad'evič Stolypin, nel quale ripone la più completa fiducia. Nicola II, allo stesso modo di quanto aveva fatto con Vitte, sceglie ancora un politico di forte personalità alla guida del suo gabinetto; in particolare gli è giunta notizia del contegno osservato da Stolipyn quando era governatore di Saratov durante la rivoluzione. In molti casi egli stesso si era recato nei villaggi ribelli a parlamentare coi capi della rivolta, persuadendoli alla resa e creandosi una reputazione tale da giungere ai sentori dello zar.[33] La sera del 7 luglio 1906 Stolipyn viene ricevuto da Nicola II che lo nomina Primo Ministro. In una lettera alla madre Nicola II scrive riguardo al nuovo premier:

« Non posso dirti quanto io abbia imparato a ben volerlo e a rispettarlo. Il vecchio Goremykin mi aveva dato un buon consiglio indicandomi esclusivamente lui.[34] »

Stolipyn rileva che Nicola II, passati i torbidi del 1905, ha assunto un atteggiamento di mistico fatalismo, il quale senza dubbio è derivato dalla spiccata religiosità, ma che sarà determinante per gli eventi futuri, che lo zar definirà laconicamente «volontà di Dio».[35] Stolipyn riferisce che nel 1909 udì il sovrano affermare seriamente che il suo destino fosse governato dal giorno della sua nascita, il 6 maggio, nella tradizione ortodossa il giorno di «Giobbe molto sofferente». Gli confida lo zar:

« Credetemi, Pëtr Arkadjevič; non ne ho solamente il presentimento, bensì l'intima convinzione: io sono destinato a subire prove terribili...[34] »

Stolypin avvia un'importante riforma agraria: essa comporta lo scioglimento dell'obščina (la comune contadina dalla quale dipende la distribuzione delle terre) e la creazione di numerose piccole fattorie cui assegnare la proprietà definitiva ai contadini. Si premiano così gli sforzi individuali ad onta della dispersione produttiva che deriva dal lavoro di comunità: i contadini che riescono in tal modo ad arricchirsi, i kulaki, potrebbero essere, nelle previsioni del ministro, degli ideali sostenitori della monarchia. La riforma non riesce tuttavia a portare gli effetti sperati. Egli inoltre ammoderna alcune leggi, tra cui l'abolizione dell'esilio, ma i suoi progetti sono stroncati dalla morte: il 18 settembre 1911, mentre presenzia in platea a un'opera al teatro di Kiev, è assassinato a colpi di pistola da Dmitrij Bogrov. Viene sostituito dal ministro delle Finanze, Vladimir Nikolaevič Kokovcov.

La famiglia imperiale e il legame con Rasputin[modifica | modifica sorgente]

Ritratto ufficiale della famiglia imperiale realizzato dalla Compagnia Levitskij nel 1913. Da sinistra a destra, in piedi: la granduchessa Marija e la zarina Aleksandra Fëdorovna; seduti: la granduchessa Ol'ga, Nicola II, la granduchessa Anastasia, lo zarevič Aleksej e la granduchessa Tat'jana.

I figli dello zar[modifica | modifica sorgente]

Nicola II ha da Aleksandra Fëdorovna quattro figlie: le granduchesse Ol'ga, Tat'jana, Marija e Anastasija. Solo nel 1904 nasce l'erede maschio, lo zarevič Aleksej, cui Nicola dedica il nome dello zar moscovita al quale più si ispira, Alessio I.[36] I figli dello zar crescono, per volontà dei genitori, diversamente dagli altri ragazzi appartenenti all'aristocrazia. Nicola II impartisce ai figli un'educazione molto simile a quella che suo padre aveva voluto per lui: rigoroso studio quotidiano, camere comuni con brandine da campo, assenza di alterigia nei rapporti con la guardia o il personale (che tuttavia può rivolgersi ai figli dello zar solo se interpellato). La zarina da parte sua educa le sue figlie in piena sintonia con la tradizione vittoriana (ereditata dalla nonna, Regina Vittoria d'Inghilterra) che voleva le nobildonne impegnate nel sociale.[37] Le granduchesse organizzano pesche e vendite di beneficenza, e ricevono non più di due rubli alla settimana per le loro spese personali. Inoltre il forte isolamento nella residenza di Carskoe Selo, giustificato dal timore della madre che vengano in contatto con la precoce e depravata gioventù aristocratica russa, accentua molto il legame tra le sorelle e il piccolo zarevič. Le particolari attenzioni della famiglia per quest'ultimo sono giustificate dal fatto che sia malato di emofilia, malattia ereditata dalla bisnonna inglese, che lo espone al pericolo di forte emorragia interna in seguito a ogni minimo trauma. La malattia è tenuta nascosta, e l'erede costretto a una continua sorveglianza.[38]

L'arrivo di Rasputin[modifica | modifica sorgente]

Aleksandra Fëdorovna chiede allora aiuto a un contadino e starec siberiano da poco giunto a San Pietroburgo con fama di taumaturgo, Grigorij Rasputin. Malgrado l'inutilità degli sforzi dei medici per capire come riesca a calmare le più acute crisi dello zarevič (dovute anche a piccoli ematomi), Rasputin riesce più di una volta a salvare l'erede da gravi crisi. La zarina, di indole mistica e attirata dalla retorica primitiva e schietta del siberiano, accorda subito a Rasputin la più completa fiducia, e anche Nicola II in un primo tempo. L'ingresso di un contadino nell'esclusiva intimità della coppia imperiale deriva direttamente dal desiderio, mai sopito, dello zar di entrare in contatto diretto con il popolo.

Mentre la zarina sarà da quel momento totalmente plagiata dal siberiano, lo zar in seguito si distaccherà gradualmente dalla figura di Rasputin. Quest'ultimo nel tempo comincia a uscire frequentemente dal suo ruolo di consigliere spirituale, prodigandosi in giudizi su politici e ministri; Aleksandra Fëdorovna si dimostra sempre più disponibile a condividere il parere dello starec siberiano, fino a diventare completamente dipendente dalla sua opinione.

Influenze sulla zarina[modifica | modifica sorgente]

Rasputin condanna senza remore granduchi o politici collusi con il traffico di armi, le speculazioni su latifondi e la fuga di capitali all'estero.[39] La fitta rete che nella capitale si è creata attorno a lui gli permette di denunciare alla zarina qualsiasi traffico concernente i nuovi candidati a cariche pubbliche o statali; la sovrana riferisce quindi allo zar e nelle numerose lettere sono frequenti gli inviti a seguire i consigli di Rasputin. Il giudizio del contadino può diventare tanto determinante da causare la caduta istantanea del funzionario indicato, rendendo difficile persino il dialogo dei ministri con lo zar: Nicola II non tollererà a lungo questa situazione e distoglierà l'attenzione dai consigli di Rasputin prima che l'influenza di questi sulla moglie raggiunga il culmine.[40]

Allo scoppio della prima guerra mondiale, Rasputin si oppone alacremente all'entrata in guerra della Russia, profetizzando che sarà una catastrofe sia per i contadini che per i sovrani.[41] Con la partenza di Nicola II per il Quartier Generale, Aleksandra Fëdorovna sotto l'influenza di Rasputin mantiene il controllo politico nella capitale, inimicandosi gran parte della classe politica e aristocratica. È in questo periodo che nasce la diceria, alimentata dalla stampa scandalistica, che Rasputin sia l'amante della sovrana e che Nicola II sottostia ai loro ordini. In realtà più di una volta lo zar intima alla moglie di non intromettersi negli affari di Stato e di mantenere Rasputin lontano da essi.[42] Tuttavia nelle grandi città le dicerie sul rapporto di Rasputin con la coppia imperiale si diffondono come il malcontento, alimentando il discredito dei sovrani di fronte alla crisi portata dalla guerra. Rasputin viene quindi assassinato nel dicembre 1916 proprio da una congiura di giovani aristocratici, formata tra gli altri dal granduca Dmitrij Pavlovič e dal principe Feliks Jusopov, che ne martoriano il corpo e lo gettano nella Neva.

Fine del regno[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Fine dello zarismo.

Nel 1913 si celebrano i trecento anni della dinastia Romanov al potere. Nel 1613, infatti, il boiardo Michele Romanov era stato eletto, appena sedicenne, zar di tutte le Russie. In occasione del tricentenario, Nicola II e la famiglia presenziano a numerose cerimonie in loro onore in tutto il paese; in quell'occasione inoltre posano per una serie di ritratti rimasta a tutt'oggi come il più celebre documento fotografico dell'ultima famiglia imperiale russa, e contribuiscono a fornire un'immagine ufficiale dei suoi membri alla società, che raramente è entrata in contatto con la zarina o le granduchesse (proprio a causa dell'atteggiamento riservato e restio a contatti con l'alta società dei sovrani).

In questo tempo di relativa calma, sono in molti a non presagire il disastro imminente, che sopraggiungerà l'anno successivo. Economisti e tecnici pronosticano un roseo avvenire per le finanze e l'industria russa e lo stesso Lenin, dal suo esilio a Ginevra, afferma che probabilmente i "rivoluzionari della vecchia guardia" come lui non vedranno la Rivoluzione, tanto sembra lontana.[43]

L'entrata in guerra[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Prima guerra mondiale e Russia nella prima guerra mondiale.
Reparti cosacchi in una cartolina del 1914. I versatili reggimenti di cavalleria leggera come questi ebbero un ruolo fondamentale nelle battaglie dei primi mesi di guerra sul fronte orientale.
« Pensi alla responsabilità che Lei mi consiglia di assumermi. Pensi che questo costerà la vita a migliaia di russi. Mi ha convinto, Sazonov, ma questo è il giorno più triste della mia vita. »
(Nicola II al suo ministro degli Esteri, all'atto di firmare l'ordine di mobilitazione.[44])

La situazione politica interna della Russia tornerà a infiammarsi durante lo svolgimento della prima guerra mondiale. Nell'estate 1914 il debole equilibrio internazionale tra le grandi potenze si rompe, con l'aggressione austriaca della Serbia dopo l'attentato di Sarajevo. Nicola II osteggia fortemente l'entrata in guerra della Russia contro la Germania del kaiser Guglielmo II,[45] ritardando inizialmente la mobilitazione militare russa e nel frattempo proponendo a quest'ultimo di operare da mediatore tra l'Austria-Ungheria e la Serbia davanti alla Corte de L'Aia.

Il Kaiser non solo respinge il negoziato ma estende alla Russia un ultimatum ove si intima di sospendere i preventivi preparativi militari contro l'Austria-Ungheria. Vista l'impossibilità di sospendere ulteriormente la mobilitazione a tutela dell'alleato Serbo, la Russia riceve la dichiarazione di guerra dalla Germania, cui segue l'inizio delle ostilità nel resto d'Europa. Lo zar, sotto le pressioni della Francia (i tedeschi, nelle prime settimane di guerra giungono a pochi chilometri da Parigi) venne spinto ad attaccare la Prussia orientale.

L'esercito dello zar conta un numero esorbitante di effettivi (oltre 14 milioni), che gli vale, tra gli Alleati, la nomea di "Rullo compressore russo". Tuttavia gli armamenti russi, nonostante la superiorità numerica e la dotazione alla fanteria dell'efficiente M1891, si dimostreranno in seguito spaventosamente inadeguati per affrontare la macchina bellica tedesca.

Dopo una rapida occupazione delle regioni orientali della Prussia, l'esercito russo deve piegarsi alla controffensiva tedesca dopo la disastrosa battaglia di Tannenberg e al successivo stabilizzarsi del fronte orientale. Inoltre, a causa di numerosi errori strategici e per i mancati rifornimenti dovuti a speculazioni illecite di alti funzionari, la Russia subisce altre gravi sconfitte, come nello scontro dei Laghi Masuri; questo porta alla terribile perdita di sei milioni di effettivi tra il 1914 e il 1917.

Il trasferimento al Quartier Generale[modifica | modifica sorgente]

Le perdite sempre più ingenti spingono lo zar, contro il parere dei ministri,[46] a prendere il comando diretto dell'esercito e a trasferirsi a Mogilëv, sostituendo il comandante in capo, lo zio e granduca Nikolaj Nikolaevič Romanov. La storiografia tradizionale dipinge Nicola II come passivo e indolente anche durante la sua presenza al Quartier Generale, portando ad esempio il fatto che passasse il tempo in scampagnate e partite a domino. Queste affermazioni si basano su banali annotazioni di Nicola II nel suo diario; in realtà la presenza dello zar, il quale porta con sé per un certo periodo anche il figlio Aleksej, è determinante nella diminuzione dei disservizi nei rifornimenti, e nel riallacciare i rapporti con i reggimenti al fronte, sempre più spesso alla mercé della durezza e ferocia di numerosi ufficiali di scuola zarista.[47] L'offensiva ottiene dei notevoli miglioramenti, come la minaccia della regione austriaca della Galizia da parte del generale Brusilov e la presa della grande piazzaforte austriaca di Przemyśl, il 19 marzo 1915; tuttavia i successi militari non hanno ormai più il potere di arginare la pressione dei tedeschi sul fronte del nord, e della crisi all'interno del paese.

I disordini dell'inverno 1917[modifica | modifica sorgente]

Nel gennaio 1917 le prime proteste in seno alla Duma e ai movimenti operai si intensificano nella capitale; escono i primi opuscoli bolscevichi che invitano l'esercito a rovesciare il governo: diventa chiaro a San Pietroburgo, che un'iniziativa a favore della Duma da parte del sovrano è indispensabile per evitare il tracollo della corona.

Al quartier generale, Nicola II, a colloquio con l'addetto militare inglese Hanbury-Williams, si esprime riguardo alle riforme:

« Un certo grado di decentramento dell'autorità è naturalmente necessario ma [...] il potere vero, decisivo, deve risiedere nella corona. La Duma dovrebbe essere potenziata solo gradualmente perché è difficile sviluppare l'istruzione di masse di sudditi, con soddisfacente rapidità.[48] »

Il colloquio dimostra che, nonostante il pensiero del sovrano si sia evoluto rispetto al 1905, Nicola II non ha compreso che la situazione corrente esige riforme tempestive e un cambiamento dei vertici: l'unico modo di scongiurare la crisi interna in tempo di guerra. I rifornimenti alle città sono infatti dimezzati, lunghe file per i viveri si formano nelle strade, i primi soviet di operai e soldati si riuniscono sotto la pressione di agitatori bolscevichi, e i repubblicani premono sulla Duma affinché si effettui un cambio ai vertici in grado di salvare il paese dal crollo totale.

Abdicazione[modifica | modifica sorgente]

Nicola II nei giorni successivi l'abdicazione, nel marzo 1917
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Rivoluzione di febbraio.

Il 23 febbraio 1917 a Pietrogrado il popolo insorge per la mancanza di rifornimenti alimentari, e la polizia zarista si schiera questa volta dalla sua parte. Dal diario di Nicola II al quartier generale, il 10 marzo:

« A Pietrogrado alcuni giorni fa sono cominciati i disordini. Anche le truppe, purtroppo, hanno cominciato a prendervi parte. È una sensazione terribile sentirsi così lontani e ricevere soltanto notizie brutte e frammentarie! [...] Dopo pranzo ho deciso di andare a Carskoe Selo al più presto e sono corso al treno.[49] »

Il blocco delle ferrovie e dei telegrafi isola il sovrano, che viene informato solo a fatti avvenuti che la Duma ha preso il potere nella capitale. Dopo aver consultato alcuni ufficiali, deputati e generali, e spinto dalla stanchezza e dall'impossibilità di reagire, il 14 marzo decide di abdicare.

Il 15 marzo, nel vagone privato dello zar e in presenza di due deputati della Duma, viene firmato il manifesto dell'abdicazione. Le intenzioni iniziali di Nicola II sono di trasmettere il trono al figlio Aleksej. Tuttavia, prima di firmare chiede di cambiare il successore al trono nella persona di suo fratello Michail; questo perché, spiegherà in seguito, teme che il figlio malato possa essere separato dalla famiglia (per la quale è possibile sia previsto l'esilio). Durante l'atto, fa inoltre richiesta, per lui e per la famiglia, di essere trasferiti nella sua residenza vicino a Jalta, in Crimea, confessando il desiderio di dedicarsi all'agricoltura.[50]

I testimoni dell'abdicazione lo descrivono come tranquillo e quasi indifferente al momento della firma del manifesto; tuttavia, nel diario quella sera scrive:

« Una penosa sensazione, mi sentivo un sopravvissuto. Attorno a me tradimento, viltà e inganno.[51] »

Dopo l'abdicazione, mentre il fratello viene informato della sua decisione e trasferisce il potere nelle mani del Governo Provvisorio, il treno dell'ex-zar, impossibilitato a proseguire per Carskoe Selo ritorna a Mogilëv. Lì, il 17 marzo l'ex-zar, che ha mantenuto solo il titolo di colonnello e si trova in stato di arresto, ottiene il permesso di incontrare la madre, l'ex-imperatrice vedova Marija Fëdorovna.

Il 21 marzo il colonnello Romanov parte dal quartier generale per raggiungere finalmente Carskoe Selo da prigioniero politico. Prima di partire dirama un messaggio alle truppe in qualità di ex-comandante in capo:

« Mi rivolgo a voi, truppe che amo ardentemente, per l'ultima volta. Eseguite il vostro dovere, difendete la vostra valorosa Patria, obbedite al Governo Provvisorio, date ascolto ai vostri capi: che Dio vi benedica e il Santo martire, il trionfante Georgij vi guidi alla vittoria.[52] »

Il messaggio non ottiene però il permesso di essere pubblicato.

Prigionia e morte[modifica | modifica sorgente]

Detenzione sotto il Governo Provvisorio[modifica | modifica sorgente]

Il prigioniero colonnello Romanov il 22 marzo arriva a Carskoe Selo, dove si ricongiunge con la sua famiglia e una piccola parte del seguito, anch'essi prigionieri. Dal diario:

« Giovedì. Sono arrivato a Carskoe Selo alle 10 e mezzo. [...] Dio Mio! che differenza! Per le strade e intorno al palazzo ci sono le sentinelle, all'interno aspiranti ufficiali. [...] ho visto la mia dolce Alix e i cari figli. [...] Ho fatto una passeggiata con Valja e ho lavorato un po' con lui in giardino, poiché non potevo spingermi più in là.[53] »

Durante gli arresti domiciliari, la famiglia Romanov passa molto tempo in lavori di giardinaggio e orticoltura, sebbene subiscano costantemente gli improperi e gli scherni delle guardie addette alla loro sorveglianza; quando un giorno l'ex zar tende la mano a un fuciliere, questi rifiuta sdegnosamente voltandogli le spalle.[54] Nicola Romanov riceve inoltre la visita del capo del Governo Provvisorio, Aleksandr Kerenskij, dal quale ottiene il permesso di rivedere il fratello Michail e di prolungare il tempo passato all'aria aperta per sé e per i figli. Kerenskij, in seguito all'aggravarsi della situazione politica per il governo decide, per ragioni di sicurezza, di deportare i membri della famiglia Romanov in Siberia. Oltre a Nicola e alla sua famiglia, che vengono trasferiti a Tobol'sk, altri aristocratici tra cui il fratello dello zar Michail e la sorella della zarina, Elisabetta Fëdorovna, verranno deportati in varie località siberiane.

Nei progetti di Kerenskij è previsto - qualora la situazione si dovesse calmare - l'espatrio almeno per la moglie e i cinque figli dell'ex-sovrano,[55] ma gli eventi precipitano.

Detenzione sotto i bolscevichi[modifica | modifica sorgente]

L'ex-zar con il figlio Aleksej durante la prigionia a Tobol'sk nel 1917.

In seguito alla Rivoluzione d'ottobre e alla salita al potere di Lenin, il Soviet degli Urali reclama i prigionieri; nell'estate del 1918 in seno al partito bolscevico si consuma una prima lacerazione: da una parte Trotsky vorrebbe trasferire Nicola a Mosca per giudicarlo in un plateale processo, trasferendo al contempo la famiglia all'estero; dall'altra Sverdlov suggerisce una soluzione immediata e intransigente nei confronti di tutti i rappresentanti dei Romanov. In particolare il radicale Soviet di Ekaterinburg si fa portatore principale di questa corrente: più volte invia distaccamenti di guardie rosse a Tobol'sk nel tentativo di rapire i prigionieri, ma senza successo. Tuttavia quando, nell'estate del 1918, Mosca manda un plenipotenziario a prelevare l'ex zar e i suoi, il Soviet di Ekaterinburg intercetta il convoglio e costringe gli uomini di Mosca a consegnare i prigionieri: il destino dei Romanov può dirsi segnato. A Ekaterinburg è già stato deciso di trasferire i Romanov nella palazzina del mercante Ipat'ev, confiscata per l'occasione e rinominata "Casa a destinazione speciale".

Lì i prigionieri condividono l'abitazione con le guardie addette alla loro sorveglianza e sono sottoposti da queste ultime a numerose angherie. Vista l'avanzata della "Legione cecoslovacca" appartenente all'Armata Bianca controrivoluzionaria, il soviet locale dà ordine di accelerare i tempi dell'esecuzione. L'operazione viene affidata a un commissario della Čeka, Jakov Jurovskij, il quale subito si occupa di organizzare la fucilazione e il successivo occultamento dei corpi. Di fronte al diniego di numerosi čekisti che si rifiutano di sparare sull'intera famiglia, è creato un commando composto da ex prigionieri di guerra austriaci e ungheresi.

Morte[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi La fine dei Romanov.

Nella notte tra il 16 e il 17 luglio 1918 Jurovskij sveglia l'ex-zar e la famiglia, dando l'ordine di preparare i bagagli per una partenza. Sgomberate le stanze che occupano, i Romanov e gli altri prigionieri sono condotti nello scantinato della casa e Jurovskij ordina di disporsi per una fotografia di notifica; dopodiché chiama il commando.

Secondo quanto hanno testimoniato Jurovskij e altri membri del commando, quando viene letta la sentenza, l'ex zar si volta verso la sua gente, poi rivolge al commissario una frase confusa: «Cosa? Cosa?»; Jurovskij ripete frettolosamente l'ordine e ordina di far fuoco. Nella confusione che segue, il primo a cadere è Nicola II; poi la moglie Aleksandra Fëdorovna; i membri del seguito, il medico dott. Botkin, l'inserviente Trupp, il cuoco Charitonov; i cinque figli, Ol'ga, Tat'jana, Marija, Anastasija, Aleksej, e la dama di compagnia Anna Demidova. Tre figlie (non identificate) rannicchiate in un angolo non muoiono all'istante ed è necessario che gli uomini le trafiggano con le baionette. Durante il trasporto dei cadaveri si rinvengono anche i corpi di Jimmy (il cane di Anastasija) e Ortino (il bulldog di Tat'jana).

I corpi vengono portati nel vicino bosco di Koptiakij e, dopo una previa divisione (sono bruciati a metà strada i corpi di Aleksej e di Marija), vengono denudati, fatti a pezzi e gettati nel pozzo di una vecchia miniera. Quindi i resti sono sciolti con acido solforico e infine dati alle fiamme: è necessario che i Bianchi non trovino alcuna traccia dell'esecuzione avvenuta.

Il giorno seguente all'esecuzione, Sverdlov interrompe i lavori del comitato centrale di Mosca, e mormora qualcosa a Lenin; quest'ultimo allora dice ad alta voce: «Il compagno Sverdlov ha da fare una dichiarazione». «Devo dire» dice Sverdlov «che abbiamo ricevuto notizie da Ekaterinburg. Per decisione del Soviet regionale, è stato fucilato Nicola II in un tentativo di fuga mentre le truppe cecoslovacche si avvicinavano alla città. Il presidium del comitato esecutivo centrale panrusso approva tale decisione.» Segue un "silenzio generale", fino a quando Lenin non propone di continuare il lavoro interrotto.[56]

Il comunicato ufficiale alla popolazione è diramato solo il 20 luglio. In quella data il quotidiano di Ekaterinburg Ural'skij rabočij pubblica la notizia assieme a un articolo del giornalista Safarov:

« Ammettiamo pure che in questo caso siano state violate molte regole del processo borghese e non sia stato rispettato il tradizionale cerimoniale che nella storia è sempre stato riservato all'esecuzione delle teste coronate. Ma il potere degli operai e dei contadini ha manifestato un eccezionale spirito democratico. Non è stata fatta eccezione per l'assassino di tutte le Russie, che è stato giustiziato al pari di un qualsiasi brigante. Nicola il sanguinario non c'è più. E a buon diritto operai e contadini possono dire ai loro nemici: «Avevate scommesso sulla corona imperiale? Essa è perduta, raccogliete in cambio una testa coronata vuota!».[57] »

.

Il 30 luglio arriva ad Ekaterinburg l'Armata Bianca e arresta alcuni uomini dell'Armata Rossa che hanno partecipato indirettamente al crimine, e inizia l'indagine per scoprire il mistero della famiglia che porterà anni dopo, alla definitiva certezza, che quel giorno non si sia salvato nessuno.

Ritrovamento dei corpi[modifica | modifica sorgente]

Ricostruzione forense del volto di Nicola

Nel 1990 i corpi vengono ritrovati, e identificati con l'esame del DNA. Mancano però i resti dello zarevič Aleksej e di una delle due più giovani granduchesse, Marija o Anastasija, probabilmente bruciati dopo l'esecuzione, come attestano le note di Jurovskij.

Il 16 luglio 1998 la famiglia imperiale è inumata nella Cattedrale dei Santi Pietro e Paolo a San Pietroburgo in seguito a un funerale di Stato presenziato dal presidente Boris El'cin.

Il 23 agosto 2007 uno dei prosecutori dell'inchiesta sui due corpi scomparsi, Sergeij Pogorelov, ha dichiarato da Ekaterinburg che «delle ossa trovate in un'area di terra bruciata presso Ekaterinburg appartengono a un ragazzo e a una ragazza all'incirca della stessa età di Aleksej e di una delle sue due più giovani sorelle».[58] Lo scienziato locale Nikolaj Nevolin dichiarò che un test sui resti sarebbe presto stato avviato. Il 28 settembre è stato annunciato dalle autorità regionali che la probabilità che le ossa appartengano ai due figli di Nicola II «è molto alta».[59]

Il 30 aprile 2008, in seguito alla pubblicazione dei test del DNA da parte del laboratorio USA che aveva in esame i resti ritrovati nell'estate, vengono definitivamente identificati i corpi della granduchessa Marija e dello zarevič Aleksej. Lo stesso giorno le autorità russe comunicano ufficialmente che l'intera famiglia è stata identificata.[60]

Glorificazione[modifica | modifica sorgente]

Nel 2000 la Chiesa Ortodossa russa, guidata dal Patriarca Aleksej II, ha glorificato e dichiarato santi martiri Nicola II e la sua famiglia, considerato il contegno da loro tenuto durante la deportazione e la prigionia, il fatto di aver - come attestano diari e lettere ritrovati dopo la morte - concesso in nome della fede il perdono ai loro carcerieri e carnefici e di aver auspicato la fine della guerra civile anche davanti alla possibilità di venire salvati dall'incipiente arrivo dell'armata bianca: Nicola II in prigionia rifiutò, infatti, l'offerta di fuga propostagli da una lettera anonima inviata dallo stesso Soviet. L'ex zar giustificò il diniego con un'altra lettera nella quale sosteneva che nell'azione si sarebbe sparso troppo sangue. Un'ulteriore prova di tale rassegnazione, e che è stata determinante nei lavori del Clero ortodosso, è una lettera inviata a tutti i familiari dalla granduchessa Ol'ga, dove ella scrive:

« Papà chiede a tutti [...] che non cerchino di vendicarlo [...] poiché il male che adesso domina nel mondo diventerà ancora più grande. Il male, infatti, non può sconfiggere il male, ma solo l'amore può farlo...[61] »

San Nicola II, imperatore martire e grande portatore della Passione, unitamente a santa Aleksandra, sant'Aleksej, santa Ol'ga, santa Tat'jana, santa Marija, sant'Anastasija e santa Elizaveta (la sorella della zarina, Elisabetta Fëdorovna, fondatrice di un ordine di monache e uccisa durante la rivoluzione) sono festeggiati il 17 luglio.

Riabilitazione[modifica | modifica sorgente]

Lo zar e la sua famiglia sono stati ufficialmente riabilitati dal Presidium della Corte Suprema russa il 1º ottobre 2008, dopo una lunga battaglia legale. La Corte ha riconosciuto come illegale l'esecuzione dello zar e della famiglia. Questo potrebbe portare anche alla richiesta di risarcimenti.

Onorificenze[modifica | modifica sorgente]

Nell'aula delle sedute della Corte Internazionale di Giustizia dell'Aja ancora oggi un grande ritratto ricorda Nicola II come padre di questa istituzione. Allo stesso modo, una lapide commemorativa collocata nel palazzo dell'ONU a New York reca incisi il pensiero e il nome di Nicola II.

Onorificenze russe[modifica | modifica sorgente]

Gran Maestro dell'Ordine di Sant'Andrea - nastrino per uniforme ordinaria Gran Maestro dell'Ordine di Sant'Andrea
Gran Maestro e Cavaliere di IV Classe dell'Ordine Imperiale di San Giorgio - nastrino per uniforme ordinaria Gran Maestro e Cavaliere di IV Classe dell'Ordine Imperiale di San Giorgio
Gran Maestro e Cavaliere di IV classe dell'Ordine di San Vladimiro - nastrino per uniforme ordinaria Gran Maestro e Cavaliere di IV classe dell'Ordine di San Vladimiro
Gran Maestro dell'Ordine Imperiale di Sant'Alexander Nevsky - nastrino per uniforme ordinaria Gran Maestro dell'Ordine Imperiale di Sant'Alexander Nevsky
Gran Maestro dell'Ordine dell'Aquila Bianca - nastrino per uniforme ordinaria Gran Maestro dell'Ordine dell'Aquila Bianca
Gran Maestro e Cavaliere di I Classe dell'Ordine di Sant'Anna - nastrino per uniforme ordinaria Gran Maestro e Cavaliere di I Classe dell'Ordine di Sant'Anna
Gran Maestro e Cavaliere di I Classe dell'Ordine di San Stanislao - nastrino per uniforme ordinaria Gran Maestro e Cavaliere di I Classe dell'Ordine di San Stanislao

Onorificenze straniere[modifica | modifica sorgente]

Gran Cordone dell'Ordine di Leopoldo (Belgio) - nastrino per uniforme ordinaria Gran Cordone dell'Ordine di Leopoldo (Belgio)
Cavaliere dell'Ordine dell'Elefante (Danimarca) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine dell'Elefante (Danimarca)
— 1884
Gran Commendatore dell'Ordine del Dannebrog (Danimarca) - nastrino per uniforme ordinaria Gran Commendatore dell'Ordine del Dannebrog (Danimarca)
— 26 novembre 1894
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine della Legion d'Onore (Francia) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine della Legion d'Onore (Francia)
Cavaliere di I Classe dell'Ordine del Sol Levante (Giappone) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di I Classe dell'Ordine del Sol Levante (Giappone)
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine di Luigi (Granducato d'Assia) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine di Luigi (Granducato d'Assia)
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine della Fedeltà (Granducato di Baden) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine della Fedeltà (Granducato di Baden)
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine al Merito di Pietro Federico Luigi (Granducato di Oldenburg) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine al Merito di Pietro Federico Luigi (Granducato di Oldenburg)
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine Reale di Santo Stefano d'Ungheria (Impero austro-ungarico) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine Reale di Santo Stefano d'Ungheria (Impero austro-ungarico)
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine Nazionale della Croce del Sud (Impero del Brasile) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine Nazionale della Croce del Sud (Impero del Brasile)
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine del Sigillo di Salomone (Impero d'Etiopia) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine del Sigillo di Salomone (Impero d'Etiopia)
Cavaliere di I Classe dell'Ordine di Osmanie (Impero Ottomano) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di I Classe dell'Ordine di Osmanie (Impero Ottomano)
Cavaliere dell'Ordine dell'Aquila Nera (Impero tedesco) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine dell'Aquila Nera (Impero tedesco)
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine della Corona Wendica (Meclemburgo) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine della Corona Wendica (Meclemburgo)
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine del Leone dei Paesi Bassi (Paesi Bassi) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine del Leone dei Paesi Bassi (Paesi Bassi)
Cavaliere dell'Ordine del Cristo (Portogallo) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine del Cristo (Portogallo)
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine del Principe Danilo I (Regno del Montenegro) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine del Principe Danilo I (Regno del Montenegro)
Cavaliere dell'Ordine di Sant'Uberto (Regno di Baviera) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine di Sant'Uberto (Regno di Baviera)
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine di Sant'Alessandro (Regno di Bulgaria) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine di Sant'Alessandro (Regno di Bulgaria)
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine del Salvatore (Regno di Grecia) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine del Salvatore (Regno di Grecia)
Collare dell'Ordine della Stella di Romania (Regno di Romania) - nastrino per uniforme ordinaria Collare dell'Ordine della Stella di Romania (Regno di Romania)
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine di Carol I (Regno di Romania) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine di Carol I (Regno di Romania)
Cavaliere dell'Ordine Supremo della Santissima Annunziata (Regno d'Italia) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine Supremo della Santissima Annunziata (Regno d'Italia)
— 1883
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro (Regno d'Italia) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro (Regno d'Italia)
— 1883
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine della Corona d'Italia (Regno d'Italia) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine della Corona d'Italia (Regno d'Italia)
— 1883
Medaglia d'oro al valor militare (Regno d'Italia) - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'oro al valor militare (Regno d'Italia)
«Per attestare alla Russia, nostra alleata, ed al suo valoroso Sovrano, l’alta ammirazione che l’Esercito e il Popolo d’Italia tributano alle vittoriose armi imperiali per la lotta formidabile e gloriosa che sostengono contro il comune nemico a difesa della civiltà e del diritto violato.[62]»
— 4 settembre 1916
Cavaliere dell'Ordine della Giarrettiera (Regno Unito) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine della Giarrettiera (Regno Unito)
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine del Bagno (Regno Unito) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine del Bagno (Regno Unito)
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine Reale Vittoriano (Regno Unito) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine Reale Vittoriano (Regno Unito)
Royal Victorian Chain (Regno Unito) - nastrino per uniforme ordinaria Royal Victorian Chain (Regno Unito)
— 1904
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine della Corona del Württemberg (Regno di Württemberg) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine della Corona del Württemberg (Regno di Württemberg)
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme (Santa Sede) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme (Santa Sede)
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine del Falco Bianco (Sassonia-Weimar) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine del Falco Bianco (Sassonia-Weimar)
Cavaliere dell'Ordine del Toson d'oro (Spagna) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine del Toson d'oro (Spagna)
Cavaliere dell'Ordine dei Serafini (Svezia) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine dei Serafini (Svezia)
Cavaliere dell'Ordine della Casata Reale di Chakri (Thailandia) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine della Casata Reale di Chakri (Thailandia)

Nicola II e la famiglia imperiale nel cinema e nei media[modifica | modifica sorgente]

Le vicende dell'ultimo zar di Russia hanno ispirato molti film, la maggior parte dei quali inediti in Italia. La migliore versione cinematografica, comunque, resta quella diretta nel 2000, dal titolo I Romanov: una famiglia imperiale (Vencenosnaja semja), per l'onestà e la precisione storica con cui sono riportati gli eventi, e per la scelta di girare, per quanto possibile, nei luoghi originali.

Di seguito è riportato l'elenco dei maggiori film sullo zar e sulla famiglia imperiale, anche se il più delle volte, come nei casi dei film su Rasputin (interpretato, tra gli altri, da Cristopher Lee e Alan Rickman), la sceneggiatura si basa su romanzesche e a volte scabrose ricostruzioni fantasiose, che dipingono la coppia imperiale e soprattutto Rasputin senza alcuna coscienza dei fatti e della realtà.

Un breve cammeo su Nicola II appare nel graphic novel Siberia di Attilio Micheluzzi.

L'ultimo zar compare inoltre anche nel fumetto Saga di Paperon de' Paperoni scritto e disegnato da Don Rosa negli anni novanta. In questa storia si immagina che nel 1910, essendo rimasto in bolletta "a causa dell'imminente Rivoluzione" riceva in udienza Paperon de' Paperoni per svendergli dei gioielli. In quest'occasione, il celebre miliardario si fa confezionare da un sarto pietroburghese una palandrana nuova di zecca comprendente anche il suo famoso cilindro.

Albero genealogico[modifica | modifica sorgente]

Nicola II di Russia Padre:
Alessandro III di Russia
Nonno paterno:
Alessandro II di Russia
Bisnonno paterno:
Nicola I di Russia
Trisnonno paterno:
Paolo I di Russia
Trisnonna paterna:
Sofia Dorotea di Württemberg
Bisnonna paterna:
Aleksandra Fëdorovna
Trisnonno paterno:
Federico Guglielmo III di Prussia
Trisnonna paterna:
Luisa di Meclemburgo-Strelitz
Nonna paterna:
Maria Massimiliana d'Assia-Darmstadt
Bisnonno paterno:
Luigi II d'Assia, granduca d'Assia
Trisnonno paterno:
Luigi I d'Assia, granduca d'Assia
Trisnonna paterna:
Luisa d'Assia-Darmstadt
Bisnonna paterna:
Guglielmina di Baden
Trisnonno paterno:
Carlo Luigi di Baden
Trisnonna paterna:
Amelia Frederica di Hesse-Darmstadt
Madre:
Marija Fëdorovna
Nonno materno:
Cristiano IX di Danimarca
Bisnonno materno:
Federico Guglielmo di Schleswig-Holstein-Sonderburg-Glücksburg
Trisnonno materno:
Federico Carlo di Schleswig-Holstein-Sonderburg-Beck
Trisnonna materna:
Federica Amalia di Schlieben.
Bisnonna materna:
Luisa Carolina d'Assia-Kassel
Trisnonno materno:
Carlo d'Assia-Kassel
Trisnonna materna:
Luisa di Danimarca
Nonna materna:
Luisa d'Assia-Kassel
Bisnonno materno:
Guglielmo d'Assia-Kassel
Trisnonno materno:
Federico d'Assia-Kassel
Trisnonna materna:
Caterina Polissena di Nassau-Usingen
Bisnonna materna:
Luisa Carlotta di Danimarca
Trisnonno materno:
Federico di Danimarca
Trisnonna materna:
Sofia Federica di Meclemburgo-Schwerin

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Citato in E. Heresch, Nicola II. Vita e morte dell'ultimo imperatore di Russia, come epigrafe, tratta dagli scritti originali dello Zar.
  2. ^ Nell'Impero russo il calendario gregoriano venne introdotto solo il 14 febbraio 1918.
  3. ^ Sebastian Cap, L’uomo più ricco della storia in altervista.com, 19 ottobre 2012. URL consultato il 30 marzo 2014.
  4. ^ Lorrain, p. 31.
  5. ^ In Heresch, pp. 309-310, è riportata l'analisi grafologica effettuata da Benard Leroy su Nicola II nel 1906 dove si riportano, oltre agli attributi di "sensibilità", "introversione" e "ingenuità", anche un "metodo nella logica", "mancanza di metodo di astrazione" e un'"intelligenza media".
  6. ^ Troyat, p. 26.
  7. ^ Massie, p. 36, inoltre di seguito è riportato un episodio emblematico, riferito dal futuro Primo Ministro Sergej Vitte: quest'ultimo aveva proposto ad Alessandro III di nominare lo zarevič Nikolaj presidente dei lavori della ferrovia transiberiana; lo zar gli oppose un deciso diniego: "Conosce lo Zarevič? È mai riuscito a parlare seriamente con lui?" "No, Sire, non ho mai avuto questo piacere con l'erede." "È ancora un bambino in tutto e per tutto, giudica le cose in modo infantile. Come sarebbe capace di presiedere un comitato?" "Ciò non di meno, Sire, se Vostra Maestà non lo inizierà agli affari di stato, non li comprenderà mai."
  8. ^ L'interruzione dei contatti con la Kšesinskaja rappresenta un punto di particolare importanza, soprattutto alla luce del recente dibattito storiografico svoltosi in Russia durante la procedura religiosa della glorificazione del sovrano. Il partito contrario alla procedura portò come maggior punto morale il fatto che Nicola II "avesse un'amante", riferendosi in tal modo alla relazione con la ballerina - che non fu mai un segreto in Russia. Il rigetto di tale tesi è rappresentato chiaramente dalla fonte principale al riguardo (le memorie della Kšesinskaja, Dancing in Petersburg, Garden City Doubleday, 1961, p. 67), la quale dipana qualsiasi dubbio che la relazione con la Kšesinskaja non fosse extraconiugale, bensì un'avventura giovanile (peraltro l'unica) dello zarevič Nikolaj Aleksandrovič.
  9. ^ Solmi, p. 52.
  10. ^ Kurt, p. 43; Massie, p. 52.
  11. ^ Radzinskij, p. 62.
  12. ^ Heresch, p. 63. Oltre al risarcimento di 1.000 rubli per ogni famiglia colpita dal lutto, fu aperta un'inchiesta riguardo ai responsabili della tragedia, che si rivelarono essere il ministro di corte Voronzov-Dačkov e il governatore di Mosca, granduca Sergeij Aleksandrovič Romanov, zio dello zar. Dopo averli inizialmente sollevati dalle cariche entrambi, sotto una forte pressione da parte del corpo dei granduchi, Nicola II fu costretto a annullare la condanna verso lo zio; quest'ultimo punto concorre a dimostrare la grande influenzabilità del ventiduenne zar nei confronti dei membri più anziani della famiglia imperiale.
  13. ^ Jacoby, pp. 20 sg. I tratti salienti del carattere di Nicola II sono riportati in tutta la bibliografia specializzata, che con l'ausilio di nuove fonti (i suoi diari, appunti e lettere) è riuscita recentemente a costruire un ritratto completo e adeguatamente introspettivo del carattere del sovrano, abbandonando (eccezion fatta per una certa divulgazione dozzinale) gli stereotipi - quali debole, viscido, alcolizzato, ecc. - peraltro senza riscontro obbiettivo, figli di una storiografia determinista tesa a mostrare l'ultimo zar come preparatore della rivoluzione (Joseph Roth, in Viaggio in Russia, spiega chiaramente il significato della figura di Nicola II nella coscienza "borghese" dell'Unione Sovietica degli anni '20). La biografia di Jean Jacoby, edita nel 1931, costituisce una brillante eccezione.
  14. ^ Solmi, p. 84. Il primo manifesto di Nicola II - redatto da Pobedonostsev - conclude: «Desidero che tutti sappiano che consacrando le intere mie forze al benessere della nazione, io manterrò i principi dell'autocrazia con la stessa inalterata fermezza del mio indimenticabile padre»; cfr. De Grünwald, pp. 36 sg.
  15. ^ Paléologue, vol. 2, pp. 156 sg.
  16. ^ Massie, pp. 27 sg.
  17. ^ Massie, pp. 57 sg.; Kurt, pp. 54 e sgg.
  18. ^ In King, pp. 111 e sgg. si argomenta diffusamente sulla rottura con l'alta società pietroburghese, a causa dell'enorme impaccio che la nuova zarina - cresciuta nel piccolo stato della Renania e nei morigerati modi vittoriani - provava a contatto con l'ambiente frivolo e mondano della corte.
  19. ^ L'influenza del primo ministro nei primi anni del regno è attestata storiograficamente: egli darà un'impronta reazionaria e poliziesca a tutta a durata del suo ministero. Durante un incontro con il capo degli zemstvo di Mosca, dichiarò: «Nessun ordine politico può rimanere immutato. Forse anche il nostro sarà accantonato tra trenta o fra cinquant'anni, ma il momento non è ancora venuto: gli avvenimenti storici devono evolversi gradualmente». Cfr. De Grünwald.
  20. ^ Donnert, p. 363.
  21. ^ Donnert, p. 363
  22. ^ Donnert, p. 357.
  23. ^ Donnert, p. 364
  24. ^ Donnert, p. 365.
  25. ^ Radzinskij, pp. 79 sg.
  26. ^ In Donnert, p. 383, si riportano le parole emblematiche del quotidiano reazionario Tempo nuovo il quale sostiene che un'eventuale guerra contro la Russia sarebbe un "suicidio" per il Sol Levante; opinione generalmente condivisa dalla classe politica e della borghesia russa.
  27. ^ Radzinskij, p. 95.
  28. ^ Troyat, pp. 145 sg.
  29. ^ Donnert, p. 395. Vitte non solo spinse il sovrano a tale decisione, ma elaborò anche la formula stessa del manifesto.
  30. ^ De Grünwald, p. 143.
  31. ^ In Radzinskij, pp. 106 sg. oltre a citare l'importanza della figura di Nikolaj Nikolaevič nella scelta di Nicola II, viene inoltre citato il fatto che il granduca, cosciente di rappresentare una fonte di ulteriore tentennamento dello zar, sia un concreto stendardo per la reazione di destra, avrebbe estratto la pistola e intimato al sovrano: «O firmi o mi sparo.»
  32. ^ Radzinskij, p. 107.
  33. ^ Massie, pp. 202 sg.
  34. ^ a b E. Donnert, p. 419.
  35. ^ Paléologue, vol. 1, p. 87.
  36. ^ Massie, p. 113.
  37. ^ Massie, pp. 130 e sgg.
  38. ^ Massie, pp. 136 e sgg.
  39. ^ L'avversione di Rasputin verso l'alta borghesia e gran parte della classe dirigente rese definitivo il distacco della zarina dal corpo politico e finanziario di San Pietroburgo. Nella migliore monografia sul tema, Rasputin. Il «monaco nero» e la corte dell'ultimo zar, Andreij Alekseevič Amal'rik riporta numerosi stralci delle rudi invettive del contadino verso il mondo aristocratico e industriale: «I loro cani rosicchiano zucchero, e io non ho nemmeno del tè per il mio bollitore»; e ancora: «Quando batto sul tavolo il mio pugno di contadino, non respirano più! Con voialtri aristocratici [...] si può fare solo così. Sono gelosi di me perché vado a spasso nelle residenze imperiali con i miei stivali unti di grasso [...] Ma il popolo mi rispetta, me [sic!], che col caffetano da contadino e con stivali unti sono diventato il consigliere dello zar in persona e della zarina»" (Amal'rik, p. 177). Non mancavano nemmeno attacchi politici: «Tutti quelli della destra sono degli stupidi» (Amal'rik, p. 179). Riguardo agli stranieri, non si mostrava particolarmente contrario agli investimenti in Russia (contrariamente a quelli all'estero), mantenendo tuttavia un atteggiamento sospettoso di tipo contadino: «Il peggiore, da noi, è migliore dello straniero quanto a spirito. Loro hanno delle macchine. Lo sentono anche loro, e vengono da noi a prendere dello spirito. Con la macchina sola non si può vivere...» (Amal'rik, p. 180).
  40. ^ Radzinskij, pag. 155; Solmi, p. 322.
  41. ^ In Paléologue, p. 105. L'ambasciatore di Francia, nelle sue memorie, riporta fedelmente il suo colloquio con lo stesso Rasputin, dove quest'ultimo - dimostrando un totale disinteresse per le questioni politiche - si sofferma sugli effetti disastrosi che la leva di massa avrebbe sulle famiglie contadine.
  42. ^ In Radzinskij, p. 116 e sg. è diffusamente argomentata la crescente tensione creatasi alla residenza Aleksandrovskij tra Nicola II, la moglie e Anja Virubova, amica intima della zarina e principale ancella di Rasputin nel trasmettere le disposizioni di quest'ultimo alla corte.
  43. ^ A. Graziosi, L'Urss da Lenin a Stalin, Il Mulino, Bologna, 2007, p. 10
  44. ^ Heresch, p. 144.
  45. ^ In Heresch, pp. 141-145 si riporta il vivace scambio di telegrammi, dal 27 luglio al 2 agosto 1914, tra lo Zar e il Kaiser. Nei primi messaggi Nicola II assicura al Kaiser che la mobilitazione parziale è solo a tutela dell'alleato serbo e che non c'è alcuna intenzione di aggredire l'Austra-Ungheria. Dal canto suo, Guglielmo II, spinto da Vienna, chiede alla Russia di sospendere i preparativi o si vedrà costretto a mobilitare a sua volta. Il negoziato tra Berlino e San Pietroburgo si interrompe bruscamente alle 18.00 del 1º agosto, quando la Germania dichiara definitivamente guerra alla Russia. Un telegramma tardivo del Kaiser, dove si chiede ancora una volta di sospendere la mobilitazione, arriva all'1.45 del 2 agosto, probabilmente a causa di ritardi del telegrafo.
  46. ^ Heresch, p. 163. Il consiglio dei ministri sosteneva che fosse rischiosa l'identificazione dello zar con l'esercito: a fronte di un'eventuale rovescio militare, l'immagine della dinastia ne sarebbe uscita indebolita; inoltre sarebbe stato rischioso mantenere lo zar lontano dalla capitale: la correttezza entrambi questi timori sarà confermata dagli eventi.
  47. ^ La rigida disciplina dell'esercito russo (bianco e rosso) è visitata da tutta la storiografia della rivoluzione; e si può ragionevolmente constatare che le numerose rivolte attecchite nell'inverno del '17 fossero causate proprio dall'estraneità di molti degli alti ufficiali rispetto alla truppa. Reed, in I dieci giorni che sconvolsero il mondo, afferma che gli ufficiali russi, anche dopo la Rivoluzione di febbraio, «non si erano abituati a trattare i loro sottoposti come esseri umani». In Heresch, pp. 167-168 si riportano numerose testimonianze di soldati al fronte che incontrarono lo zar nelle sue visite: in particolare la vicenda di un condannato a morte per diserzione che, non avendo fatto in tempo a essere evacuato dalla sala della rivista, fu interrogato dal sovrano circa la mancanza di viveri e munizioni e sulle motivazioni della diserzione; dopo averlo ascoltato, lo zar lo dichiarò libero.
  48. ^ Massie, p. 274
  49. ^ Radzinskij, p. 211.
  50. ^ Jacoby, pp. 182-183
  51. ^ Radzinskij, p. 222.
  52. ^ Radzinskij, p. 227.
  53. ^ Radzinskij, p. 232.
  54. ^ Aleksandrov, pp. 89 sg. L'evento, con numerosi altri simili accaduti durante la prigionia, è attestato in gran parte della storiografia ufficiale.
  55. ^ Nelle sue memorie, Kerenskij afferma il pressoché completo disinteresse del Governo provvisorio verso il nucleo famigliare dello zar. Chiusa l'inchiesta tesa a chiarire la presunta collaborazione della zarina con i tedeschi, il Governo provvisorio avviò uno scambio di telegrammi con i governi Alleati. Dopo il diniego di inglesi e francesi di fronte a un eventuale esilio dei Romanov nei loro paesi, Kerenskij, per ragioni di sicurezza, decise di trasferire la famiglia a Tobol'sk.
  56. ^ V. Miljutin, "Pagine di un diario", nella rivista Prožektor, n. 4; citato anche in Chamberlin, p. 507.
  57. ^ Radzinskij, pp. 410 sg.
  58. ^ Probe reopened into death of last Russian czar, 24 agosto 2007. URL consultato il 30 marzo 2014.
  59. ^ Lost Romanov bones "identified", BBC News, 28 settembre 2007.
  60. ^ DNA Confirms Remains Of Czar's Children, cbsnews.com, 30 aprile 2008. URL consultato il 30 marzo 2014.
  61. ^ Heresch, pp. 276 sg.
  62. ^ Romanov Nicola II, Czar di Russia in quirinale.it, Presidenza della Repubblica. URL consultato il 30 marzo 2014..

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

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  • John Bergamini, I Romanov, Dall'Oglio, 1971.
  • Essad Bey, Nicola II. Splendore e decadenza dell'ultimo zar, Traduzione di Corrado Malavisi, Bemporad, 1936.
  • Pavel M. Bikov, Les derniers jours des Romanov, Traduzione dal russo di G. Sidamon-Eridstov, Payot, 1931.
  • Edward Bing (a cura di), La vita intima dell'ultimo zar. Carteggio inedito fra Nicola II e l'imperatrice madre Maria Feodorovna, Traduzione, introduzione e commento storico-politico di Andrea Damiano, Mondadori, 1938.
  • Pavel M. Bulygin, La fine dei Romanoff, Traduzione di Giorgio Borsa, Mondadori, 1935.
  • William H. Chamberlin, Storia della rivoluzione russa, Einaudi, 1966.
  • Erich Donnert, La russia degli zar, Traduzione di Antonella Pratali, ECIG, 1998, ISBN 88-7545-797-2.
  • Constantin de Grünwald, Nicola II, Traduzione di Renzo Marchelli, Della Volpe, 1966.
  • Elisabeth Heresch, Nicola II. Vita e morte dell'ultimo imperatore di Russia, Traduzione di Giovanni Maria Del Re, ECIG, 1994, ISBN 88-7545-623-2.
  • Jean Jacoby, Le Tsar Nicolas II et la révolution, Librairie Arthème Fayard, 1931.
  • Aleksandr Kerenskij, Memorie, Traduzione di Maria Eugenia Zuppelli Morin, Garzanti, 1967.
  • Greg King, L'ultima zarina: vita e morte di Alessandra Fedorovna, Traduzione di Joan Peregalli, Claudia Pierrottet, Milano, Mondadori, 1997, ISBN 88-04-45371-0.
  • Peter Kurt, Zar. Il mondo perduto di Nicola e Alessandra, Traduzione di Gisella Bianchi, Alessandro Maioli, 1998, ISBN 88-900088-3-0.
  • Pierre Lorrain, La fin tragique des Romanov, Bartillat, 2005, ISBN 2-84100-347-7.
  • Luciano Magrini, La caduta e l'assassinio dello zar Nicola II, Giovanni Bolla, 1918.
  • Jean Marabini, La vie quotidienne en Russie sous la révolution d'octobre, Hachette, 1965.
  • Robert K. Massie, Nicola e Alessandra, Traduzione di Augusto Ricciardi, Editoriale Nuova, 1981.
  • Mino Milani (a cura di), La strage dei Romanov, Mondadori, 1972.
  • Maurice Paléologue, La russia degli zar durante la grande guerra, Salani, 1931.
  • Richard Pipes, La rivoluzione russa, Mondadori, 1995, ISBN 88-04-37004-1.
  • Richard Pipes, Il regime bolscevico, Traduzione di Luisa Agnese Dalla Fontana, Mondadori, 1999, ISBN 88-04-39337-8.
  • Edward Radzinskij, L'ultimo zar. Vita e morte di Nicola II, Traduzione di Lila Lucilla Grieco, Baldini Castoldi Dalai, 2001, ISBN 88-8089-503-6.
  • Angelo Solmi, Nicola e Alessandra di Russia, Rusconi, 1989, ISBN 88-18-23022-0.
  • Edmund Taylor, La caduta delle dinastie, Dall'Oglio, 1968.
  • Henri Troyat, Nicola II. L'ultimo zar e la tragica fine dei Romanov, Traduzione di Beppe Gabutti, San Paolo, 2001, ISBN 88-315-2094-6.

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Zarevic
1881 - 1894
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