Ugo Sivocci

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Ugo Sivocci
UgoSivocci.jpg
Dati biografici
Nazionalità Italia Italia
Automobilismo Automobilismo
Dati agonistici
Categoria Campionato del mondo marche
Ruolo Pilota
Ritirato 1923
 

Ugo Sivocci (Salerno, 29 agosto 1885Monza, 8 settembre 1923) è stato un pilota automobilistico italiano.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Cominciò la sua attività sportiva come ciclista insieme al fratello minore Alfredo, destinato a divenire un noto atleta del pedale. Ugo fu invece subito attratto dalle automobili e ottenne la sua prima vittoria nella Torino-Colle del Sestriere del 1909.

Dopo la prima guerra mondiale fu assunto come meccanico in un’azienda di Milano e nel stagioni 1921 venne reclutato come pilota ufficiale dalla Fiat per competere nel 1º Gran Premio d'Italia. Fu grande amico di Enzo Ferrari e a Sivocci si deve il merito di aver portato il "Drake" nel mondo delle corse, facendolo assumere alla CMN, nel 1919, azienda di cui era socio. In coppia con Ferrari partecipò, quello stesso anno, alla Targa Florio.

Nel 1920 fu preso alle dipendenze dell’Alfa Romeo come terza guida dell’Alfa HP 20-30 ES Sport dopo Enzo Ferrari e Antonio Ascari. Con questa vettura arrivò secondo alla Parma-Poggio Berceto nell’edizione 1923.

Nello stesso anno conquistò il successo più importante della sua carriera automobilistica, vincendo alla Targa Florio con un’Alfa Romeo RL. Il successo dell’Alfa Romeo alla competizione fu completato con il secondo posto di Antonio Ascari ed il quarto con Giulio Masetti.

Morì per un'uscita di pista e successivo schianto contro gli alberi, dell’Alfa Romeo P1 da lui condotta, durante le prove del Gran Premio d'Italia 1923 che si svolgeva sull’autodromo di Monza. Il suo copilota-meccanico Angelo Guatta, pur ferito in modo molto grave, riuscì invece a sopravvivere e , in seguito, a riprendere l'attività nelle corse.

Lo stesso giorno della sciagura, un comunicato stampa dell'ing. Nicola Romeo annunciò il ritiro delle altre vetture Alfa Romeo dalla competizione Sempre in suo onore, si deve l'adozione del celebre "quadrifoglio verde" sulle vetture sportive Alfa Romeo.

La vettura guidata da Sivocci portava il numero 17, così come quella sulla quale aveva trovata la morte Biagio Nazzaro, l'anno precedente. In considerazione di tale coincidenza il numero di gara 17 non venne più assegnato alle auto da corsa italiane.

Palmarès[modifica | modifica sorgente]

Fonti[modifica | modifica sorgente]

  • Gigi Michelotti, La tragica morte del corridore Sivocci, La Stampa, 9 settembre 1923, pag.2

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]