USS Phoenix (CL-46)

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USS Phoenix
USS Phoenix (CL46) NH68326.jpg
Descrizione generale
US Naval Jack 48 stars bordered.png Naval Jack of Argentina.svg
Tipo incrociatore leggero
Classe Brooklyn
Proprietario/a Insegna navale US Navy
Flag of Argentina.svg Armada de la República Argentina
Cantiere NY SC Camden NJ
Impostata 15 aprile 1935
Varata 13 marzo 1938
Entrata in servizio 3 ottobre 1938
Radiata 11 gennaio 1951
Destino finale Venduto all'Argentina Argentina e
affondato il 2 maggio 1982 dal sottomarino inglese HMS Conqueror.
Caratteristiche generali
Dislocamento 10.100
Lunghezza 185 m
Larghezza 18,9 m
Pescaggio 5,9 m
Propulsione Vapore:
Velocità 32 nodi  (59 km/h)
Autonomia 7.600 miglia a 15 nodi
Equipaggio 900 uomini in tempo di pace, fino a 1.400 in tempo di guerra.
Armamento
Armamento artiglieria:
  • 15 cannoni da 152mm in 3 torri trinate a prua e 2 torri trinate a poppa
  • 8 cannoni AA da 127mm in postazioni singole
  • 2 complessi doppi antiaerei da 40mm
  • 4 mitragliere da 20mm
Mezzi aerei 4 Idrovolanti
2 catapulte
Note
ITU: November.svg Alpha.svg Juliet.svg Juliet.svg
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L'incrociatore leggero USS Phoenix (CL-46) fu la terza nave della United States Navy a portare questo nome dedicato alla città di Phoenix, capitale dell'Arizona. La nave, che faceva parte della classe Brooklyn, nel 1951 venne venduta all'Argentina e ribattezzata prima Diecisiete de Octubre (C-4) e poi General Belgrano.

La nave venne impostata sugli scali il 15 aprile 1935 negli stabilimenti della New York Shipbuilding Corporation di Camden nel New Jersey, e varata il 13 marzo 1938, madrina Dorothea Kays Moonan, è entrata in servizio al Philadelphia Navy Yard il 3 ottobre 1938 al comando del capitano John W. Rankin.

Servizio[modifica | modifica sorgente]

Dopo il viaggio inaugurale che la condusse a Port of Spain (Trinidad), Santos (Brasile), Buenos Aires (Argentina), Montevideo (Uruguay) e San Juan (Porto Rico), la nave fece ritorno a Filadelfia nel gennaio 1939.

L'incrociatore Phoenix mentre passa di fronte alle navi da battaglia in fiamme a Pearl Harbor nel 1941

La Phoenix operò al largo della costa occidentale e successivamente venne assegnata alla base di Pearl Harbor dove il fatidico mattino del 7 dicembre 1941 la trovò ancorata a sud est di Ford Island vicino alla nave ospedale Solace. Gli osservatori a bordo della Phoenix avvistarono l'arrivo degli aerei giapponesi poco prima di essere attaccati. La Phoenix scampò illesa al disastro e poco dopo fece rotta per unirsi agli incrociatore leggero St. Louis e Detroit ed a diversi cacciatorpediniere in un'improvvisata task force che diede la caccia senza successo alle portaerei nemiche.

Il Phoenix scortò quindi il primo convoglio partito da Pearl Harbor per gli Stati Uniti dopo l'attacco e ritornò immediatamente con un altro convoglio. Dopo un mese di scorta convogli tra gli Stati Uniti e le Hawaii parti da San Francisco diretta verso Melbourne in Australia. Per un certo periodo operò nelle acque australiane scortando convogli truppe e spingendosi verso nord fino all'isola di Giava. Nel febbraio 1942 mentre si stava dirigendo verso Ceylon con un convoglio che includeva la nave appoggio idrovolanti Langley e la HMS Seawitch, le venne ordinato insieme a queste navi di lasciare il confoglio e dirigersi urgentemente verso Giava, dove i preziosi aeroplani imbarcati occorrevano per rallentare l'invasione giapponese delle Indie olandesi. La Langley venne attaccata ed affondata da aerei giapponesi il 27 febbraio mentre la Seawitch scampò allo stesso fato solo perché era troppo lenta per tenere il passo della nave appoggio. Nei mesi seguenti la Phoenix pattugliò l'oceano indiano, scortò un convoglio verso Bombay e fu presente all'evacuazione di Giava.

Partì da Brisbane per essere revisionata nel Philadelphia Navy Yard nel luglio 1943, prima di trasportare il segretario di stato Cordell Hull a Casablanca. Venne assegnata alla 7th Fleet e salpò diretta verso il sud pacifico.

Il 26 dicembre, in compagnia dell'incrociatore leggero Nashville, bombardò l'area di Capo Gloucester distruggendo un'installazione costiera. Coprì gli sbarchi a terra e fornì fuoco di supporto contro i punti di resistenza nemici che non erano stati demoliti. Nella notte del 25-26 gennaio 1944 prese parte ad un raid notturno contro Madang e Alexishafen in Nuova Guinea, bombardando installazioni costiere.

Si diresse quindi verso le isole dell'Ammiragliato per supportare la 1ª divisione cavalleria in una missione di avanscoperta a Los Negros Island il 29 febbraio. Quando le truppe sbarcarono a terra dopo il bombardamento iniziale, la resistenza nemica fu così debole che non fu necessaria una ritirata e l'isola venne conquistata.

l'incrociatore Phoenix durante il bombardamento di Capo Gloucester nel dicembre 1943

Il 4 ed il 7 marzo 1944, insieme al Nashville e all'incrociatore pesante australiano Shropshire bombardò l'isola di Hauwei. I cannoni nemici installati sull'isola avevano minacciato le posizioni alleate nelle isole vicine, particolarmente a Manus e, sebbene il fuoco di risposta dalla spiaggia fu pesante, le batterie nemiche cessarono il fuoco quando i colpi degli incrociatori esplosero nelle loro vicinanze.

La successiva a cadere sotto un assalto anfibio fu Hollandia, Nuova Guinea. Questo fu il più grande assalto anfibio mai svolto da truppe americane fino a quel momento ed a cui parteciparono 200 navi. La Phoenix bombardò la costa della baia di Humboldt Bay in prossimità della zona di sbarco delle truppe il 22 aprile e le supportò mentre consolidavano il terreno conquistato e si preparavano ad ulteriori attacchi lungo la costa nordoccidentale della grossa isola. La notte del 29-30 aprile bombardò aeroporti a Wakde e Sawar per neutralizzare il pericolo di attacchi aerei contro le postazioni conquistate dagli alleati in Nuova Guinea.

Il 17 maggio le truppe del generale Douglas MacArthur sbarcarono quindi ad Arare per conquistare aeroporti che supportassero ulteriori operazioni nella zona della Nuova Guinea. Questa testa di ponte venne successivamente estesa per includere l'isola di Wadke spostando le truppe da costa a costa. La Phoenix bombardò l'area di Toem e scortò le truppe alla spiaggia di sbarco.

L'assalto anfibio proseguì sulla baia di Geelvink, sull'isola di Biak, dove MacArthur progettava di stabilire una base avanzata per bombardieri pesanti. Insieme alla Nashville e all'incrociatore leggero Boise, la Phoenix si avventurò fuori dalla baia di Humboldt il 25 maggio e due giorni dopo appoggiò lo sbarco. La resistenza fu testarda, mentre la task force bombardava le installazioni costiere due dei cacciatorpediniere scorta furono colpiti da colpi di artiglieria delle batterie costiere. La Phoenix le spazzò via con due salve delle sue batterie da 127mm.

IL 4 giugno al largo della costa occidentale della Nuova Guinea, otto bombardieri giapponesi attaccarono la task force della Phoenix, di cui due presero di mira la Phoenix. Sebbene mancati dal fuoco contraereo della nave, entrambi deviarono dalla loro rotta. Una delle loro bombe esplose comunque nelle vicinanze della Phoenix uccidendo un uomo e ferendone quattro altri. Inoltre si formarono delle fessure sotto la linea di galleggiamento e rimasero danneggiate le eliche. La notte seguente venne attaccata da altri aerei, questa volta degli aerosiluranti, mentre stava attraversando lo stretto del Giappone tra Black Island e la Nuova Guinea, ma grazie al fuoco contraereo ed tattiche evasive vennero prevenuti tutti i danni.

Le Phoenix e la sua task force frustrarono ogni tentativo nemico di rinforzare le guarnigioni nella notte dell'8-9 giugno. Quando entrarono a contatto con le navi americane, i cacciatorpediniere giapponesi invertirono la rotta e fuggirono così rapidamente che solo una squadra di cacciatorpediniere americani riuscì a portarsi a raggio di tiro. Dopo un inseguimento di tre ore la Phoenix e la sua nave sorella interuppero l'inseguimento.

Insieme al Boise e a dieci cacciatorpediniere la Phoenix uscì da Seeadler Harbor nelle isole dell'Ammiragliato e bombardò le difese costiere dell'isola di Noemfoor prima dello sbarco delle forze americane il 2 luglio.

Il 25 settembre 1944 la Boise, Nashville, Shropshire, Phoenix e l'incrociatore pesante HMAS Australia si unirono per l'occupazione di Morotai nelle Molucche. Gli incrociatori bombardarono la vicina isola di Halmahera per proteggere lo sbarco e l'avanzata delle forze d'assalto, contro un'opposizione leggera.

L'attesa riconquista delle Filippine iniziò con gli sbarchi sull'isola di Leyte. La Phoenix, aggregata al Close Covering Group, bombardò pesantemente le spiagge prima dello sbarco del 20 ottobre. Le sue batterie azzittirono un punto di resistenza nemico che bloccava l'avanzata di un battaglione del 19º reggimento di fanteria e continuarono a fornire un efficace fuoco di copertura.

Durante la Battaglia del Golfo di Leyte fece parte del gruppo dell'ammiraglio Jesse Oldendorf che annichilì la Japanese Southern Force nella battaglia dello Stretto di Surigao. La Phoenix sparò quattro salve a traccianti e quando la quarta andò a segno aprì il fuoco con tutte le sue batterie da 152 mm. Successivamente il bersaglio si rivelò essere la nave da battaglia giapponese Yamashiro che affondò dopo 27 minuti di fuoco concentrato della flotta americana. I giapponesi persero anche la nave da battaglia Fuso e tre cacciatorpediniere ed il giorno dopo aerei americani affondarono il pesantemente danneggiato incrociatore Mogami.

Successivamente la Phoenix pattugliò la bocca del golfo di Leyte per proteggere le posizioni alleate a riva. Il mattino del 1 novembre 1944 venne attaccata, insieme alle navi che l'accompagnavano, da dieci aerosiluranti giapponesi. Alle 09:45 la Phoenix aprì il fuoco e cinque minuti più tardi il cacciatorpediniere Claxton venne colpito da un aereo kamikaze. Praticamente nello stesso istante i colpi dei cannoni da 127mm della Phoenix incendiarono un aereo, senza però riuscire ad impedire che questo si gettasse a tribordo del cacciatorpediniere Ammen. Alle 09:57, un aereo in rotta di lancio del suo siluro contro la Phoenix venne abbattuto dal fuoco delle mitragliatrici, ma pochi minuti dopo un bombardiere colpì un terzo cacciatorpediniere, il Killen.

Dopo una pausa di due ore e mezza arrivarono altri aerei kamikaze e alle 13:40 colpirono il cacciatorpediniere Abner Read. Gli aerei giapponesi attaccarono gli altri cacciatorpediniere mentre questi assistevano la nave che stava affondando, ma la Phoenix ne abbatté un altro.

La Phoenix venne attaccata da aerei nemici il 5 dicembre e le viene attribuito il merito di aver collaborato nell'abbattere due attaccanti. Cinque giorni dopo una squadra suicida tentò di schiantarsi contro la nave, ma venne abbattuta dal fuoco della contraerea da 40 mm a soli 100 metri di distanza.

Il 13 dicembre, mentre si dirigeva all'area di assalto al largo di Mindoro, fu costantemente attaccata da arei kamikaze singoli. Quel giorno un kamikaze solitario colpì il vicino incrociatore Nashville. Il 15 dicembre un proiettile da 127 mm della Phoenix abbatté un aereo che si trovava a 8 km di distanza. La nave quindi fornì il consueto fuoco di supporto e copertura alle forze di sbarco. Questo diede agli alleati una base dal quale colpire le rotte di rifornimento che passavano dal mare della Cina del sud e di ammorbidire Luzon per il prossimo sbarco.

Mentre si trovava nel mare di Mindanao, in rotta per il golfo di Lingayen per partecipare all'invasione di Luzon, le vedette a bordo avvistarono la periscopio di un sommergibile in immersione, al larog dell'isola di Siquijor. Il sottomarino lanciò due torpedini che la Phoenix schivò. Il cacciatorpediniere Taylor costrinse il sottomarino ad emergere e lo speronò.

Vennero quindi Bataan e Corregidor, conquistate tra il 13 ed il 28 febbraio 1945. Dal 29 giugno al 7 luglio 1945 la Phoenix svolse missioni di sminamento a Balikpapan nel Borneo. La resistenza dalle batterie costiere era di solito pesante. Il fuoco d'artiglieria e le mine affondarono o danneggiaro 11 cacciamine. La Phoenix fornì fuoco di supporto agli sbarchi.

Mentre la Phoenix era in rotta per Pearl Harbor per essere sottoposta a revisione il Giappone capitolò. Si diresse verso casa ed il 6 settembre, quando raggiunse il Canale di Panamá, si unì alla U.S. Atlantic Fleet. Venne spostata dal servizio attivo e messa in riserva a Filadelfia il 28 febbraio 1946.

Il Phoenix ottenne nove battle star per le sue azioni durante la seconda guerra mondiale.

Elenco dei comandanti[1]
Nome Grado Grado finale Periodo
John Wilkes Rankin Capitano 3 ottobre 1938 - 3 giugno 1940
Herman Edward Fisher Capitano 3 giugno 1940 - 24 ottobre 1942
Joseph Reasor Redman Capitano Retroammiraglio 24 ottobre 1942 - 2 marzo 1943
Albert Gallatin Noble Capitano Ammiraglio 2 marzo 1943 - 8 marzo 1944
Jack Harlan Duncan Capitano Retroammiraglio 8 marzo 1944 - 20 maggio 1945
Harold Lincoln Challenger Capitano 20 maggio 1945 - 1º febbraio 1946
Richmond Kenneth Kelly Capitano 1º febbraio 1946 - 7 marzo 1946

ARA General Belgrano[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi ARA General Belgrano (C-4).

Venne radiata il 3 luglio 1946 e rimase a Filadelfia fino al 9 aprile 1951 quando venne venduta all'Argentina. Entrò in servizio nella marina argentina come Diecisiete de Octubre (C-4) il 17 ottobre 1951 e ribattezzata General Belgrano nel 1956. Nel 1982 venne affondata dalla HMS Conqueror durante la guerra delle Falkland.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ NavSource Online: Cruiser Photo Archive USS Phoenix (CL 46)

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • (EN) Michael J. Whitley, Cruisers of World War Two, Londra, Arms and armour Press, 1995, pp. 248-249, ISBN 1-86019-874-0.
  • Maurizio Brescia, Sei "Brooklyn" sudamericani in Storia Militare, nº 180, settembre 2008, pp. 29–45, ISSN 1122-5289.

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