USS George H. W. Bush (CVN-77)

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USS George H. W. Bush
USS George H.W. Bush (CVN-77).jpg
Descrizione generale
Flag of the United States.svg
Tipo portaerei
Classe Nimitz
Proprietario/a Flag of the United States.svg United States Navy
Identificazione CVN-77
Ordinata 26 gennaio 2001
Cantiere Northrop Grumman Shipbuilding Newport News[1]
Impostata 6 settembre 2003[1]
Varata 7 ottobre 2006
Madrina Dorothy Bush Koch[1]
Costo originale 6,2 miliardi di $[2]
Entrata in servizio 11 maggio 2009
Caratteristiche generali
Dislocamento 102.000 tonnellate[3]
Lunghezza globale: 332,8 m
Linea di galleggiamento: 317 m
Larghezza globale: 76,8 m
Linea di galleggiamento: 40,8 m
Pescaggio 11,3 m
Propulsione 2 × reattori nucleari A4W Westinghouse
4 × turbine a vapore
4 × alberi
194 MW
Velocità 30+ nodi  (56 km/h)
Autonomia 20 anni senza rifornimenti di combustibile nucleare
Equipaggio 3.200 marinai + 2.480 aviatori
Equipaggiamento
Sensori di bordo radar da ricerca aerea SPS-48E 3-D
radar da ricerca aerea SPS-49(V)5 2-D
radar di acquisizione di bersagli SPQ-9B
2 × radar da controllo per il traffico aereo SPN-46
radar da controllo per il traffico aereo SPN-43C
radar per l'auto all'atterraggio SPN-41
3 × sistemi di guida NSSM Mk 91
3 × radar Mk 95
Sistemi difensivi sistema di contromisure SLQ-32A(V)4
contromisure anti-siluro SLQ-25A
Armamento
Armamento 2 × piattaforme per missili terra-aria RIM-162 ESSM
2 × piattaforme per missili terra-aria RIM-116
3/4 × Phalanx CIWS[4]
Corazzatura 64 mm di kevlar nei punti vitali[5]
Mezzi aerei fino a 90 tra aerei ed elicotteri
Stemma CVN-77 insignia.svg[6]
Note
Motto Freedom at Work
Soprannome "Avenger"

Fonti citate nel testo

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La USS George H. W. Bush (CVN-77) è una portaerei a propulsione nucleare dell'United States Navy, la più recente della classe Nimitz nonché l'ultima programmata di questa classe. È stata varata nel cantiere Northrop Grumman Shipbuilding Newport News il 9 ottobre 2006 ed è entrata ufficialmente in servizio con la US Navy l'11 maggio 2009.[7]

Come le altre portaerei della classe Nimitz, è spinta da due reattori nucleari A4W Westinghouse, e può ospitare uno stormo imbarcato di oltre 80 mezzi aerei ad ala fissa o rotante. Sulla Bush è avvenuto il primo decollo e il primo atterraggio di un aeromobile a pilotaggio remoto da una portaerei, rispettivamente nel maggio e nel luglio 2013. La sua base di appoggio è la Naval Station Norfolk, in Virginia.

È intitolata al 41º presidente degli Stati Uniti, George H.W. Bush.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Costruzione[modifica | modifica wikitesto]

L'incarico di costruire la portaerei venne affidato il 26 gennaio 2001 alla Northrop Grumman Shipbuilding Newport News. L'ex presidente degli Stati Uniti, George H.W. Bush, il 6 settembre 2003 presenziò alla cerimonia di inizio dei lavori sullo scafo apponendo le sue iniziali su una lastra di metallo, poi saldata all'interno della nave.

La USS George H. W. Bush poco dopo aver lasciato per la prima volta il bacino di carenaggio

La prua venne completata nel marzo 2005, mentre l'8 luglio del 2006 venne posizionata la sovrastruttura del ponte di volo destinata a ospitare il ponte di comando e la torre di controllo,[8] la cosiddetta "isola", dal peso di circa 700 tonnellate. Poco dopo, il 7 ottobre, avvenne il varo.[9] Il sistema di catapulte per il lancio degli aerei venne quindi testato il 25 gennaio 2008 alla presenza di George H.W. Bush, che diede personalmente il via al lancio di due carichi usati per i test aventi lo stesso peso degli aerei.[10] L'11 agosto seguente salì a bordo il personale della commissione incaricata di sorvegliare l'andamento dei lavori, venne servito il primo pasto della mensa, vennero montati gli orologi e ci fu il primo alzabandiera.[11]

La USS George H. W. Bush lasciò il bacino di carenaggio il 23 dicembre 2008, diretta alla base navale di Norfolk.

Entrata in servizio[modifica | modifica wikitesto]

L'imminente ingresso tra le navi in servizio della marina statunitense venne celebrato il 10 gennaio 2009 nella base di Norfolk[12] alla presenza di 15.000 invitati, inclusi veterani della USS San Jacinto, la portaerei dove prestò servizio il presidente Bush durante la seconda guerra mondiale. Venne anche eseguito il lancio di un aerosilurante Grumman TBF Avenger.

10 gennaio 2009: la cerimonia di ingresso della portaerei tra le navi in servizio della marina statunitense

I primi test di routine in mare vennero completati il 16 febbraio 2009,[13] seguiti il 10 aprile da un'altra serie di prove eseguite sotto la supervisione di una commissione della US Navy.[14] Quindi, l'11 maggio, la nave andò ufficialmente in consegna alla marina,[15] che poco dopo, il 19 maggio, iniziò i test propedeutici all'abilitazione della nave per ospitare gli aerei imbarcati, condotti dai caccia multiruolo Super Hornet dell'Air Test and Evaluation Squadron 23 e completati con successo il 26 maggio, ancora alla presenza dell'ex Presidente e della figlia Dorothy.[16][17][18]

La Bush ritornò quindi il 18 giugno nei cantieri della Northrop Grumman per dei normali lavori di manutenzione e di migliorie, proseguiti durante il 2010: fu installato un nuovo sistema di gestione dei gommoni gonfiabili semi-rigidi e un nuovo purificatore dell'acqua, vennero aggiornati i radar e altri sistemi da combattimento, e vennero eseguite altre piccole riparazioni.[19]

Impiego operativo[modifica | modifica wikitesto]

Assegnata al Carrier Strike Group Two e guidata dal contrammiraglio Nora Tyson, la portaerei George H.W. Bush, con a bordo gli aerei del Carrier Air Wing Eight, e le altre quattro navi del gruppo levarono l'ancora il 15 maggio 2011 per partecipare a un'esercitazione militare nel Regno Unito.[20] La nave sostò quindi dal 27 al 31 maggio nella Stokes Bay vicino Portsmouth, il cui porto non era sufficientemente grande da consentirne l'ingresso,[20][21] prima di salpare per Napoli dove arrivò il 10 giugno.[22]

Dall'Italia la Bush navigò verso il Mar Arabico per prendere parte all'operazione Enduring Freedom,[23] e ritornò a Norfolk il 10 dicembre.[24]

14 maggio 2013: dalla Bush viene lanciato il primo aeromobile a pilotaggio remoto da una portaerei

Al Norfolk Naval Shipyard di Portsmouth (Virginia) la Bush venne sottoposta a quattro mesi di lavori di manutenzione[25][26] culminati con le prove in mare aperto del 3 dicembre 2012, dopodiché l'equipaggio iniziò il ciclo d'addestramento in previsione degli impegni dell'anno successivo.[27][28][29] La nave servì anche da appoggio allo squadrone VMX-22 per valutare le capacità COD (Carrier Onboard Delivery, consegne a bordo di portaerei) del convertiplano V-22 Osprey e allo squadrone HM-14 per il normale addestramento con gli elicotteri MH-53E Sea Dragon.[29][30] Il primo lancio con catapulta da una portaerei di un drone, nella fattispecie un Northrop Grumman X-47B, avvenne proprio dal ponte di volo della Bush nella mattina del 14 maggio 2013, nell'oceano Atlantico.[31] Tre giorni dopo, il 17 maggio, ci fu anche il primo touch-and-go landing (un atterraggio seguito da un immediato decollo senza alcuna pausa) di un drone da una portaerei.[32] Durante questo periodo di navigazione nell'Atlantico l'equipaggio della portaerei sperimentò anche un nuovo sistema difensivo anti-siluro. La Bush tornò a Norfolk il 24 maggio.[33]

Dopo aver ospitato il primo decollo di un drone, il 10 luglio 2013 nella Bush si tenne anche il primo atterraggio con gancio d'arresto di un drone su una portaerei.[34] Dopo un secondo atterraggio ben riuscito, tuttavia, il terzo tentativo dovette essere annullato a causa di un problema tecnico e il drone fu dirottato nella Wallops Flight Facility.[35] Stessa cosa per un quarto tentativo il 15 luglio.[36]

Nel febbraio 2014 la portaerei ha passato lo stretto di Gibilterra diretta al porto greco del Pireo.[37]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c (EN) Future USS George H.W. Bush To Transit in webcitation.org, 18 dicembre 2008. URL consultato il 5 marzo 2014.
  2. ^ (EN) Aircraft Carrier Named the USS George H.W. Bush Commissioned in webcitation.org, 10 gennaio 2009. URL consultato il 5 marzo 2014.
  3. ^ (EN) Norman Polmar, The Naval Institute guide to the ships and aircraft of the U.S. fleet, Naval Institute Press, 2004, p. 112, ISBN 978-1-59114-685-8.
  4. ^ (EN) USS George HW Bush (CVN 77) Aircraft Carrier, United States of America in webcitation.org. URL consultato il 5 marzo 2014.
  5. ^ (EN) Paul E. Fontenoy, Aircraft carriers: an illustrated history of their impact, ABC-CLIO Ltd., 2006, p. 349, ISBN 978-1-85109-573-5.
  6. ^ Le stelle disegnate sullo stemma sono 41, a ricordo del 41º presidente degli USA George H. W. Bush a cui è intitolata la nave. I raggi di luce sullo sfondo rappresentano le "centinaia di punti di luce" a cui Bush faceva riferimento per stimolare gli statunitensi a ricercare la soddisfazione personale servendo una causa più alta di loro. Sopra la portaerei sono raffigurati tre tipi di aereo, l'uno iscritto nell'altro: dal più grande al più piccolo sono un F-35C, un F/A-18 e un Grumman TBF Avenger, aereo quest'ultimo pilotato dall'allora pilota della marina Bush durante la seconda guerra mondiale. Il motto "Freedom at work" (libertà al lavoro) è ripreso dal discorso inaugurale di Bush alla presidenza: «We know what works: Freedom works. We know what's right: Freedom is right» (sappiamo cosa funziona: la libertà. Sappiamo cosa è giusto: la libertà). Cfr. (EN) The Ship's Seal in public.navy.mil, United States Navy. URL consultato il 5 marzo 2014 (archiviato dall'url originale il 25 dicembre 2012).
  7. ^ Navy Takes Delivery of Aircraft Carrier George H.W. Bush
  8. ^ (EN) Fabio Peña, USS GEORGE H.W. BUSH (CVN-77) in navsource.org, NavSource Naval History. URL consultato l'8 marzo 2014.
  9. ^ (EN) Future USS George H.W. Bush to Transit, Naval Sea Systems Command Public Affairs, 18 dicembre 2008. URL consultato il 22 dicembre 2008 (archiviato dall'url originale il 25 dicembre 2012).
  10. ^ (EN) Carrier's Namesake Tests Catapult in news.navy.mil, 25 gennaio 2008. URL consultato l'8 marzo 2014.
  11. ^ (EN) Nathan A. Bailey, PCU Bush Celebrates In-Service Day, Moves Aboard in news.navy.mil, 13 agosto 2008. URL consultato l'8 marzo 2014.
  12. ^ (EN) Matthew Jones, Carrier awaits a call to come to life in ceremony today in hamptonroads.com, Landmark Communications, 10 gennaio 2009. URL consultato l'8 marzo 2014.
  13. ^ (EN) Northrop Grumman Completes Builder's Sea Trials for USS George H. W. Bush (CVN 77) in irconnect.com, Globe Newswire, 16 febbraio 2009. URL consultato l'8 marzo 2014.
  14. ^ (EN) Navy's Newest Carrier Successfully Completes Acceptance Sea Trials in navy.mil, United States Navy, 9 aprile 2009. URL consultato l'8 marzo 2014.
  15. ^ (EN) Navy Takes Delivery of Aircraft Carrier George H.W. Bush in navy.mil, 11 maggio 2009. URL consultato l'8 marzo 2014.
  16. ^ (EN) Navy's Newest Aircraft Carrier Lands First Aircraft in navy.mil, 19 maggio 2009. URL consultato l'8 marzo 2014.
  17. ^ (EN) USS George H.W. Bush CVN 77 in uscarriers.net. URL consultato l'8 marzo 2014.
  18. ^ (EN) Bush Certified for Flight Ops in news.navy.mil, 29 maggio 2009. URL consultato l'8 marzo 2014.
  19. ^ (EN) Northrop Grumman Awarded PSA Contract for USS George H. W. Bush in irconnect.com, Globe Newswire, 18 giugno 2009. URL consultato l'8 marzo 2014.
  20. ^ a b (EN) THE world’s newest and most powerful surface ship arrives in the Solent this weekend – after playing games with the best of British in navynews.co.uk, 23 maggio 2011. URL consultato l'8 marzo 2014 (archiviato dall'url originale il ).
  21. ^ (EN) William H. McMichael, Carrier Bush set for first overseas deployment in navytimes.com, Military Times, 10 maggio 2011. URL consultato l'8 marzo 2014.
  22. ^ (EN) Geoff Ziezulewicz, Navy's newest carrier reaches Naples during first deployment in stripes.com, Stars and Stripes, 11 giugno 2011. URL consultato l'8 marzo 2014.
  23. ^ (EN) Timothy Walter, USS George H.W. Bush Completes 20,000th Arrested Landing in navy.mil, USS George H.W. Bush (CVN-77) Public Affairs, 24 agosto 2011. URL consultato l'8 marzo 2014.
  24. ^ (EN) George H.W. Bush Carrier Strike Group Returns from Deployment in navy.mil, USS George H.W. Bush (CVN-77) Public Affairs, 10 dicembre 2011. URL consultato l'8 marzo 2014.
  25. ^ (EN) Samantha Thorpe, CVN 77 Begins Planned Incremental Availability in navy.mil, USS George H.W. Bush Public Affairs, 26 luglio 2012. URL consultato l'8 marzo 2014.
  26. ^ (EN) Samantha Thorpe, CVN 77 Starts Planned Incremental Availability in navy.mil, USS George H.W. Bush Public Affairs, 24 agosto 2012. URL consultato l'8 marzo 2014.
  27. ^ Margaret Keith, CVN 77 Departs Shipyard On Time in navy.mil, USS George H.W. Bush Public Affairs, 3 dicembre 2012. URL consultato l'8 marzo 2014.
  28. ^ Samantha Thorpe, CVN 77 Back To Sea For Trials in navy.mil, USS George H.W. Bush Public Affairs, 3 dicembre 2012. URL consultato l'8 marzo 2014.
  29. ^ a b USS George H.W. Bush CVN-77 in uscarriers.net, 18 gennaio 2013. URL consultato l'8 marzo 2014.
  30. ^ (EN) Richard Whittle, It's Great Time To Run V-22 Osprey Program; POTUS Duty, Multiyear, Safety in defense.aol.com, AOL Defense, 5 febbraio 2013. URL consultato l'8 marzo 2014.
  31. ^ (EN) Navy launches unmanned aircraft from deck of aircraft carrier for 1st time in washingtonpost.com, Washington Post. URL consultato il 14 maggio 2013.
  32. ^ (EN) Brandon Vinson, X-47B Accomplishes First Ever Carrier Touch and Go aboard CVN 77 in navy.mil, USS George H.W. Bush (CVN 77) Public Affairs, 17 maggio 2013. URL consultato il 17 maggio 2013.
  33. ^ (EN) Derrik Noack, USS George H.W. Bush Completes Historic Underway in navy.mil, USS George H.W. Bush (CVN 77) Public Affairs, 24 maggio 2013. URL consultato l'8 marzo 2014.
  34. ^ (EN) Brandon Vinson, X-47B Makes First Arrested Landing at Sea in navy.mil, USS George H.W. Bush Public Affairs, 10 luglio 2013. URL consultato l'8 marzo 2014.
  35. ^ (EN) Glitch forces Navy drone to abort carrier landing, The Virginian-Pilot, 12 luglio 2012. URL consultato l'8 marzo 2014.
  36. ^ (EN) Christopher P. Cavas, X-47B Fails Fourth Landing Attempt in navytimes.com, Gannett Company, 16 luglio 2013. URL consultato l'8 marzo 2014.
  37. ^ USS George H.W. Bush arrives in Greece in dailypress.com, 4 marzo 2014. URL consultato l'8 marzo 2014.

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