U-Boot nel Mediterraneo (1914-1918)

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Campagna degli U-boote nel Mar Mediterraneo
Data agosto 1914 - ottobre 1918
Luogo Mar Mediterraneo
Esito Inconclusivo
Schieramenti
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La campagna degli U-boote nel Mediterraneo fu una lunga battaglia navale combattuta tra gli Imperi centrali e la Triplice Intesa nelle acque del Mar Mediterraneo, durante la prima guerra mondiale. Durante i primi anni della guerra i sottomarini degli Imperi Centrali colpivano indisturbati i rifornimenti nemici, fino all'introduzione, nel 1917 del sistema dei convogli, che permise all'Intesa di ridurre drasticamente le perdite di naviglio.[1]

Storia[modifica | modifica sorgente]

1914: prime fasi[modifica | modifica sorgente]

Allo scoppio della prima guerra mondiale, con l'Italia ancora neutrale, la potenza navale degli Imperi centrali nel Mediterraneo era rappresentata dalla k.u.k. Kriegsmarine austriaca, il cui unico sbocco in mare era sul Mar Adriatico. Le potenze dell'Intesa inviarono immediatamente una flotta per impedire l'accesso agli austriaci nel Mediterraneo, creando un blocco sul Canale d'Otranto.

All'inizio delle ostilità gli austriaci avevano 7 U-boot commissionati, 5 operativi e 2 completati ma non ancora operativi; tutti e 14 erano sommergibili con una portata limitata, adatti per operazioni nel mar Adriatico, ma, nonostante tutto, ebbero comunque dei successi.Le prime azioni degli U-boot austriaci furono contro i francesi.

Il 21 dicembre 1914, l'U-12 silurò la nave da guerra francese Jean Bart che non affondò ma fu gravemente danneggiata. Questo evento convinse la Marine Nationale a non avventurarsi troppo nell'Adriatico.

Il 27 aprile 1915, l'U-5 affondò l'incrociatore francese Léon Gambetta, con un alto costo di vite umane.

Nonostante queste incursioni contro le forze dell'Intesa, gli U-boot austro-ungarici non interferirono con il traffico navale dei nemici oltre lo Canale d'Otranto.

1915[modifica | modifica sorgente]

Operazioni nei Dardanelli[modifica | modifica sorgente]

Nell'aprile 1915 la Kaiserliche Marine tedesca inviò i primi sommergibili nel Mediterraneo, come risposta all'invasione anglo-francese dei Dardanelli, dopo che fu chiaro che gli austriaci erano in grado di fare ben poco nel Mediterraneo.

Il primo U-boot inviato, l'U-21, ottenne un iniziale successo, affondando la pre-dreadnought HMS Triumph e la HMS Majestic, rispettivamente il 25 e il 27 maggio, mentre erano in viaggio verso i Dardanelli.

La Marina tedesca inviò inoltre un certo numero di U-boot Tipo UB e UC. Essi furono inviati con treni merci fino a Pola, dove furono poi assemblati per essere mandati a Istanbul. Un U-boot fu distrutto ma, alla fine del 1915, i tedeschi avevano stabilito ad Istanbul, una forza di 7 sottomarini, conosciuta come Divisione U-boot del Mediterraneo.

La Flottiglia Pola[modifica | modifica sorgente]

Allo stesso tempo i tedeschi erano determinati a stabilire una forza nell'Adriatico per interferire con le rotte commerciali dell'|Intesa nel Mediterraneo. Alla fine di giugno del 1915 i tedeschi avevano assemblato 3 sommergibili UB I a Pola, due dei quali furono trasferiti alla Marina austriaca. Furono assemblati anche 3 U-boot tipo UC I, a cui vennero dati ordini di essere convertiti per poter trasportare piccole quantità di rifornimenti in Turchia. I sottomarini tipo UB furono ostacolati dal loro corto raggio d'azione e dalle correnti marine dei Dardanelli, e in luglio l'U-21, l'unico con un raggio medio, venne danneggiato da una mina e fu costretto a permanere a Istanbul.

Il 21 luglio i sottomarini U-34 e U-35 distaccati nel Mar Baltico, furono inviati a Cattaro, in Montenegro, dove furono assegnati alla k.u.k. Kriegsmarine per ricevere più facilmente i rifornimenti e le riparazioni senza dover affrontare il pericoloso stretto dei Dardanelli. In agosto l'U-39, unitosi alla Flottiglia Pola stanziata a Cattaro, seguì quest'ultima verso Gallipoli, dove la Royal Navy britannica stava infliggendo pesanti perdite tra i turchi sulle teste di ponte dell'invasione inglese.

La guerra al commercio[modifica | modifica sorgente]

Il Mar Mediterraneo fu una zona d'azione intensa per le unità della Marina tedesca a cui era stato dato il compito di ostacolare le operazioni commerciali inglesi. Molte rotte commerciali dell'Impero britannico passavano infatti per il Mediterraneo; questo, ben presto, fu infestato da sottomarini tedeschi anche in autunno e inverno, quando il clima rigido impediva le stesse operazioni nell'Oceano Atlantico e nel mare del Nord. I sommergibili tedeschi erano soliti sorvegliare dei punti focali delle rotte commerciali nemiche, ovvero il Canale di Suez, l'isola di Malta, quella di Creta e lo Stretto di Gibilterra. Un ulteriore vantaggio offerto dal Mediterraneo era il minor numero di vascelli appartenenti a paesi neutrali, come gli Stati Uniti d'America, che attraversavano il mare stesso.[2]

Ufficialmente le operazioni tedesche iniziarono nell'ottobre 1915, quando l'U-33, l'U-39 e l'U-35 attaccarono le navi presso i porti greci di Salonicco e Kavala, affondando gli obiettivi per un totale di quasi 64 000 tonnellate. Dato che la Germania non era in guerra con l'Italia ma l'Impero Austro-Ungarico sì, la Marina tedesca ordinò ai propri U-boote di non attaccare le imbarcazioni italiane nell'est del Mediterraneo, zona in cui gli austriaci non avevano i mezzi per operare. Nell'ovest del Mediterraneo, oltre la linea del Peloponneso, venne ordinato ai sottomarini tedeschi di battere bandiera austriaca, in modo da poter attaccare liberamente le navi italiane.

L'Ammiragliato tedesco decise che gli U-boot tipo UB II erano i sottomarini ideali per le operazioni nel Mar Mediterraneo, inviandone quindi i pezzi a Pola dove venivano assemblati. Nel novembre 1915 furono affondate 44 navi, equivalenti a 156 000 tonnellate di carico. In dicembre le vittime furono 17, con un totale di 74 000 tonnellate, ovvero metà del tonnellaggio affondato nello stesso periodo in tutti i teatri di guerra.

L'incidente dell'Ancona[modifica | modifica sorgente]

Nel novembre]1915, l'U-38, battente bandiera austriaca, causò un incidente diplomatico affondando la nave passeggera italiana Ancona, poco lontano dalla costa tunisina. L'Ancona era salpata da Messina ed era diretta a New York, portando con sé centinaia di passeggeri. Nell'incidente perirono 200 persone, inclusi 9 americani, proprio come era successo con il Lusitania. Essendo state affondate, nel giro di sei mesi, due navi passeggere con a bordo cittadini americani, il Segretario di Stato degli Stati Uniti inviò una lettera di protesta al governo di Vienna.[3]

Lo stesso U-boot che attaccò l'Ancona affondò un'altra nave, la Persia nel dicembre 1915, uccidendo 343 persone.

In un ennesimo incidente, nel marzo 1916, un sottomarino tedesco, l'UC 12, venne affondato dalle sue stesse mine, poco fuori Taranto. I genieri italiani che indagarono scoprirono la vera identità dell'U-boot. La Germania tecnicamente era ancora alleata dell'Italia, perciò la scoperta che i sommergibili tedeschi minavano le basi navali italiane fu uno dei fattori che spinse Italia a dichiarare guerra alla Germania nel maggio 1916.[4]

1916: La guerra al commercio continua[modifica | modifica sorgente]

Durante il 1916 la guerra al commercio continuò. Le contromisure dell'Intesa risultarono largamente inefficaci. Le complesse cooperazioni fra le marine dei vari paesi portarono ad una risposta scoordinata e frammentaria, mentre il principale rimedio agli U-boot rimaneva il blocco del canale d'Otranto. Quest'ultimo però era anch'esso inefficiente: lo Stretto infatti era troppo ampio e profondo per creare una barriera efficace e il dispendio di mezzi e rifornimenti era enorme. Solamente due U-boot furono distrutti per tutta la durata in cui la barriera rimase operativa.

Nel 1916 l'Intesa perse 415 navi, metà di tutte le navi perse nello stesso periodo in tutti i teatri di guerra. Degli 12 U-boot che affondarono più navi, 8 erano componenti della "Flottiglia Pola".

1917[modifica | modifica sorgente]

Guerra sottomarina indiscriminata[modifica | modifica sorgente]

Nel gennaio 1917, in seguito alla decisione di attuare una guerra sottomarina indiscriminata, il governo di Berlino inviò una delegazione a Vienna per ottenere il supporto austriaco. In questo modo gli U-boot tedeschi poterono attaccare le navi italiane senza nascondere la propria identità.[5]

Le perdite dell'Intesa ebbero un picco nell'aprile 1917 quando gli Imperi centrali possedevano 28 U-boot operativi con sempre almeno 10 di essi in mare. Nessuno dei sottomarini fu affondato mentre essi affondarono 94 navi in un mese solo. Nel frattempo la Regia Marina cominciava ad organizzare i primi convogli assieme agli inglesi lungo la rotta Alessandria-Malta, nel maggio 1917.

L'intervento giapponese[modifica | modifica sorgente]

Agli inizi di aprile del 1917, il Giappone, alleato del Regno Unito, inviò 14 cacciatorpediniere con incrociatori ammiraglie nel Mediterraneo. La loro base fu Malta ed ebbero un ruolo importante scortando i convogli e proteggendogli dagli U-boot.[6] Dei 9 sottomarini austriaci distrutti, 5 furono affondati dagli italiani (U-13, U-10, U-16, U-20 e U-23), 1 da unità italiane e francesi (U-30) e 1 dagli inglesi (U-3), mentre nessuno dai giapponesi che persero un cacciatorpediniere, distrutto dall'U-27.

1918: Fasi finali[modifica | modifica sorgente]

Anche se il sistema dei convogli venne introdotto nel maggio 1917, l'Intesa non fu in grado di rendere il sistema efficace fino alla fine dell'anno. Il numero di rotte commerciali e le responsabilità divise nelle varie nazioni resero questo sistema molto complesso da attuare. Per tutto l'anno gli U-boot furono ancora in grado affondare navi mentre queste viaggiavano in solitudine. Solo durante il 1918 la fortuna cominciò ad allontanarsi dagli U-boot. In gennaio i tedeschi affondarono 104 000 tonnellate di carico nemiche, mentre gli austriaci 20 000. 2 U-boot della "Flottiglia Pola" furono affondati.[7]

Le perdite per l'Intesa continuarono a calare, mentre le perdite tra gli U-boot] cominciarono a salire. Nel maggio 1918 la Triplice Intesa perse 100 000 tonnellate di carico e le perdite nei mesi successivi non superarono mai tale valore, mentre, sempre in maggio, la Flottiglia Pola perse 4 U-boot.

Karl Dönitz, che sarebbe diventato comandante degli U-boot del Terzo Reich, durante la seconda guerra mondiale, all'ora era comandante dell'UB-68 che venne affondato dagli inglesi mentre Dönitz venne fatto prigioniero.

Nell'ottobre 1918, ormai alla fine della guerra, l'Intesa aveva perso dall'inizio dell'anno 760 000 tonnellate di carico. La Flottiglia Pola aveva perso 11 U-boot e il resto della k.u.k. Kriegsmarine aveva perso altri 3 U-boot.[8] Gli Imperi centrali erano al collasso. Bulgaria e Impero Ottomano avevano chiesto la pace e l'Impero Austro-Ungarico stava per fare lo stesso. La Germania decise di abbandonare il Mediterraneo; 9 U-boot salparono per tornare in patria e altri 10 vennero affondati. Lungo la via del ritorno riuscirono ad affondare la Mercia e la Surada re; in tale battaglia tre U-boot furono attaccati, l'U-35 venne danneggiato e fu costretto a riparare a Barcellona,[9] mentre l'U-34 venne distrutto.[9]

La nave da guerra britannica Britannia mentre affonda nei pressi di Gibilterra il 9 novembre 1918, colpita dall'U-boot UB-50.

L'ultima azione avvenne il 9 novembre 1918, due giorni prima dell'armistizio. L'U-50 silurò ed affondò la nave da battaglia inglese Britannia, poco distante da Capo Trafalgar.[10]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ First World War - Willmott, H.P., Dorling Kindersley, 2003, Page 186-187
  2. ^ Halpern, p. 381
  3. ^ Anne Cipriano Venzon, Paul L. Miles, The United States in the First World War: An Encyclopedia, Taylor & Francis, 1999, p. 54, ISBN 0815333536.
  4. ^ Kemp p 17
  5. ^ Venzon, p. 55
  6. ^ Cyril Falls, The Great War, New York, Capricorn Books, 1961, p. 295, ISBN.
  7. ^ Halpern p396
  8. ^ Tarrant P75-76
  9. ^ a b Grey p223
  10. ^ Grey p223-224

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • (EN) R.H. Gibson, Maurice Prendergast, The German Submarine War 1914-1918, Periscope Publishing Ltd., 2002, ISBN 1904381081.
  • (EN) Richard Compton-Hall, Submarines at War 1914-18, Periscope Publishing Ltd., 2004, ISBN 1557504474.
  • (EN) Paul G. Halpern, A Naval History of World War I, Routledge, 1995, ISBN 1857284984.
  • (EN) E Grey The Killing Time (1972) ISBN 0-85422-070-4
  • (EN) VE Tarrant The U-Boat offensive 1914-1945 (1989) ISBN 0-85368-928-8

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