Forze di Difesa Israeliane

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Forze di Difesa Israeliane
צבא ההגנה לישראל
Tzva HaHagana LeYisra'el
Israel Defense Forces
Flag of the Israel Defence Forces.svg IDF-logo.gif
Bandiera e logo della Israel Defense Forces
Descrizione generale
Attiva 1948 - oggi
Nazione Israele Israele
Ruolo difesa di Israele
Dimensione 176.500 unità[1] (33ª forza armata per truppe attive)
Reparti dipendenti
Zro'a HaYabasha (Esercito)
Heil HaYam HaYisraeli (Marina)
Heyl Ha'Avir (Aviazione)
Comandanti
Ramatkal Rav Aluf Binyamin Gantz
Spese
Percentuale sul PIL 18.7 miliardi di $ (1999)

[senza fonte]

Voci su unità militari presenti su Wikipedia

Le Forze di Difesa Israeliane (in ebraico: צבא ההגנה לישראל? traslitterato Tzva HaHagana LeYisra'el, anche note con la sigla IDF, dalla lingua inglese Israel Defense Forces) spesso semplicemente chiamate Tzahal o Tsahal (צה"ל) sono le forze armate dello Stato di Israele.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Ufficialmente fondate nel 1948 «per difendere l'esistenza, l'integrità territoriale e la sovranità dello Stato di Israele» e «proteggere gli abitanti di Israele e combattere ogni forma di terrorismo che minacci la vita quotidiana», le forze armate israeliane sostituirono organizzazioni armate come la Haganah e la sua sezione operativa chiamata Palmach, di cui facevano parte anche ex-membri della Brigata Ebraica (che combatté sotto bandiera britannica durante la seconda guerra mondiale) Successivamente nelle forze armate israeliane confluirono anche membri di organizzazioni clandestine, quali Etzel (o Irgun) e Lehi, a cui però fu concessa una certa libertà d'azione, sino alla fine della guerra di indipendenza del 1948.

Entità delle forze militari[modifica | modifica sorgente]

Reclutate principalmente con personale di leva, con i suoi 186.500 effettivi (secondo i dati del 2008) tra uomini e donne, le forze armate di Israele sono una forza che in caso di necessità può triplicarsi in poche ore, grazie alla mobilitazione di 445.000 riservisti. Il 34% degli effettivi è formato da personale femminile.

L'esercito d'Israele conta 15 divisioni suddivise in 76 brigate, 3.500 carri armati, 10.000 mezzi blindati e vari veicoli per il trasporto truppe, ai quali si aggiungono 1.300 pezzi d'artiglieria[2].

Fiore all'occhiello delle forze armate, sempre secondo i dati del 2008, è l'aviazione che invece può contare su ben oltre 300 aerei da combattimento, oltre 40 aerei da trasporto e 302 elicotteri (compresi quelli d'assalto Apache), mentre la difesa antiaerea vanta un centinaio di batterie missilistiche (a lunga e media gittata).

La marina israeliana può dal canto suo schierare 3 sottomarini, 17 navi da combattimento e 33 pattugliatori. È senz'altro un dato rilevante il fatto che circa 2,5 milioni dei 7 milioni di abitanti di Israele (uomini e donne) siano arruolabili o assegnabili alle unità di riserva dell'Esercito, della Marina, dell'Aviazione, della Polizia, delle Guardie di frontiera, dei Servizi segreti civili o militari, o siano comunque direttamente coinvolti nelle forze paramilitari dei coloni, nell'industria militare, nei laboratori di ricerca scientifica.

Nel 1986 Mordechai Vanunu rivelò l'esistenza di un arsenale atomico e di un programma nucleare israeliano. Attualmente non esiste una stima precisa del numero di testate a disposizione, benché in una recente intervista l'ex presidente americano Jimmy Carter abbia dichiarato che Israele possiede, in segreto, 150 testate nucleari.[3] La ricerca e la produzione di armi nucleari è stata con tutta probabilità svolta in collaborazione col Sudafrica. Israele ha comunque sempre lasciato nel dubbio la comunità internazionale sull'effettivo possesso di testate nucleari.

Quelle dell'IDF sono considerate tra le forze armate di più elevato livello qualitativo, addestrativo, operativo del mondo. I forti investimenti economici nel comparto della Difesa dello Stato di Israele hanno inoltre permesso lo sviluppo e l'acquisizione di sistemi d'arma ed equipaggiamenti militari tra i più moderni ed efficienti esistenti al mondo.

Catena di comando[modifica | modifica sorgente]

Tutti i rami dell'IDF sono subordinati all'unico Capo di stato maggiore generale. Il capo di Stato Maggiore generale (in ebraico: רמטכ"ל, pronunciato: Ramatkal) è l’unico ufficiale di servizio avente il rango di tenente generale (in ebraico: רב אלוף, pronunciato: "Rav Aluf") e riferisce direttamente al ministro della Difesa e indirettamente al Primo ministro d’Israele e al Gabinetto. I capi del personale sono formalmente nominati dal governo, basati sulla raccomandazione del ministero della Difesa, per tre anni, ma il governo può votare per estendere il loro servizio a quattro (e in rare occasioni fino a cinque) anni. Dopo Gabi Ashkenazi l’attuale Capo di Stato Maggiore generale è il generale Binyamin Gantz.

Tecnologia militare israeliana[modifica | modifica sorgente]

Le forze armate israeliane posseggono armi e sistemi informatici tra i più avanzati, alcuni sono di produzione americana, altri di sola acquisizione e soggetti a modifiche (come il fucile d’assalto M4, gli aerei F16 Falcon, F15 Eagle e l'elicottero Apache).

Israele ha anche sviluppato la propria industria bellica indipendente.
L'IDF consta anche di dipartimenti di ricerca e sviluppo interni qualitativamente elevati e ha acquisito molte tecnologie da industrie di sicurezza israeliane. Molti di questi sviluppi sono stati testati sul campo. Israele ha anche una capacità indipendente di lanciare satelliti da ricognizione in orbita (una capacità posseduta altresì da Russia, Stati Uniti d'America, Regno Unito, Italia, Francia, Germania, Cina, India e Giappone), prodotti dalle industrie di sicurezza dello stesso Stato.

Carri armati[modifica | modifica sorgente]

Israele costruisce il carro armato "Merkava", a motore Diesel anteriore, doppio scafo in acciaio e cannone da 120 mm. Dopo aver dimostrato una certa vulnerabilità nelle incursioni contro il Libano del 2006, è stato dotato di ulteriore corazza reattiva e moduli intermedi di blindaggio in compositi, oltre a un rivestimento interno in kevlar (anti-spallazione). Inoltre viene sperimentato un sistema optoelettronico stereoscopico di difesa attiva, che automaticamente lancia una granata difensiva a frammentazione poche frazioni di secondo prima dell'impatto del missile anticarro.

Missili antiaerei israeliani[modifica | modifica sorgente]

L'industria israeliana Rafael produce il missile anti-aereo a breve e medio raggio Python, che nella versione IV è altamente manovrabile grazie alle doppie alette triangolari anteriori e ha un'ottima capacità di agganciare il bersaglio grazie al sensore con ottiche ad ampia apertura, doppio sensore IR-UV e possibilità di ruotare. Nella versione Python V, dotata di telecamera ad alta risoluzione, oltre alle capacità già citate, si ha una letalità superiore, grazie a un potentissimo computer che identifica il tipo di aereo nemico e lo colpisce nei punti più delicati, e può essere lanciato contro una mischia di aerei amici e nemici durante un combattimento aereo. Tutti e due possono essere lanciati con un brevissimo tempo di reazione grazie alla capacità di lancio e indirizzamento comandata direttamente dal visore nel casco del pilota. Durante un'esercitazione "Red flag" tenutasi nella Nellis Air Force Base, i piloti israeliani sono riusciti a battere gli omologhi dell'aviazione della United States Navy nel 90% dei duelli aerei simulati sul deserto del Nevada.

Missili antimissile israeliani[modifica | modifica sorgente]

Negli ultimi anni Israele ha sperimentato il sistema antibalistico "Hetz" ("freccia"), secondo molti analisti superiore al MIM-104 Patriot, atto a difendersi contro i missili balistici SRBM del tipo SS-1 Scud, e delle versioni più evolute di questi tipi di missile (come i missili iraniani Fateh-110, Ghadr-110, Shahab-3, e altri ancora).

Non esistendo alcuna tempestiva ed economica difesa attiva contro i tiri di razzi artigianali Qassam e le salve di lanciarazzi Katjuša del tipo Grad e altri, attualmente l'industria della difesa israeliana ha portato all'operatività il sistema difensivo "Cupola di Ferro".

Missili anticarro israeliani[modifica | modifica sorgente]

Gli israeliani hanno fatto poco affidamento sui missili anticarro, ma, soprattutto dopo l'esperienza con i TOW statunitensi hanno cambiato decisamente idea; da qualche anno hanno prodotti autoctoni da offrire sul mercato internazionale.
I missili anticarro israeliani di nuova generazione sono almeno tre, fra cui il Gill e lo Spike, con varie gittate utili. Essi sono di tipo "fire and forget", ma anche dotati di circuiti ottici per consentire, nel caso di cambiamento del bersaglio, di essere guidati sull’obiettivo alternativo.

Missili strategici israeliani[modifica | modifica sorgente]

Israele dispone di un numero imprecisato (tra 50 e 100) missili del tipo Jericho II (MRBM) e Jericho III (IRBM), e alcuni di questi sono dotati di testate termonucleari da 1.000 chilotoni, in grado di colpire sul piano puramente teorico l'Iran e la Libia.

Gradi[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Gradi e insegne delle Forze di difesa israeliane.

Contrariamente alla prassi affermatasi nella maggiore parte delle nazioni, all'interno delle forze di autodifesa israeliane i gradi sono uguali per tutti i corpi senza differenze tra aeronautica, esercito e marina. L'avanzamento di grado avviene principalmente in base all'anzianità e al periodo durante il quale si è prestato servizio e non per meriti.

Il canale su YouTube[modifica | modifica sorgente]

A partire dal 29 dicembre 2008[4], le autorità israeliane gestiscono un canale su YouTube nel quale vengono pubblicati i video delle azioni militari portate a termine dall'IDF[5].

Organizzazione delle IDF[modifica | modifica sorgente]

IDF Ground Forces.png

Magnify-clip.png
Forze di terra di Israele

IDF Air Force.png

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Aeronautica Militare israeliana

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ The Institute for National Security Studies", chapter Israel, March 23, 2008.
  2. ^ Army Equipment - Israel
  3. ^ M.O.: Carter, Israele ha 150 testate nucleari
  4. ^ Canale ufficiale di IDF
  5. ^ Su YouTube i filmati dell'esercito israeliano sugli attacchi a Gaza, Il Messaggero. URL consultato il 5 gennaio 2009.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]