Tyrannosaurus rex

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
(Reindirizzamento da Tyrannosaurus Rex)
Se riscontri problemi nella visualizzazione dei caratteri, clicca qui.
bussola Disambiguazione – "T. rex" rimanda qui. Se stai cercando altri significati, vedi T-Rex.
Progetto:Forme di vita/Come leggere il tassoboxCome leggere il tassobox
Tirannosauro
Stato di conservazione: Fossile
Periodo di fossilizzazione: Cretacico
Fossil Tyranausaurus Rex at the Royal Tyrell Museum, Alberta, Canada.jpg

T-rex1.png
Tyrannosaurus rex

Classificazione scientifica
Dominio Eukaryota
Regno Animalia
Sottoregno Eumetazoa
Superphylum Deuterostomia
Phylum Chordata
Subphylum Vertebrata
Infraphylum Gnathostomata
Superclasse Tetrapoda
Classe Reptilia
Sottoclasse Diapsida
Infraclasse Archosauromorpha
Superordine Dinosauria
Ordine Saurischia
Sottordine Theropoda
Infraordine Coelurosauria
Superfamiglia Tyrannosauroidea
Famiglia Tyrannosauridae
Sottofamiglia Tyrannosaurinae
Tribù Tyrannosaurini
Genere Tyrannosaurus
Specie T. rex
Nomenclatura binomiale
Tyrannosaurus rex
Osborn, 1905
Sinonimi
*vedi testo

Il tirannosauro (Tyrannosaurus rex Osborn, 1905) era un dinosauro vissuto nel Cretacico superiore (Maastrichtiano, tra 70 e 65 milioni di anni fa) in America settentrionale. I tirannosauri erano dinosauri carnivori bipedi (teropodi) appartenenti all’ordine dei saurischi. Gli esemplari più grandi potevano raggiungere i 13 m di lunghezza e un peso di circa 7 tonnellate.

Etimologia[modifica | modifica sorgente]

Il nome scientifico del tirannosauro si deve a Henry Fairfield Osborn e richiama in ambo le sue parti un'idea di dominio: Tyrannosaurus è la sintesi del greco τύραννος (týrannos: "tiranno") e σαῦρος (sâuros: "lucertola"); rex è il latino per "re".

Descrizione[modifica | modifica sorgente]

Ricostruzione in grandezza naturale di Tyrannosaurus che permette di compararne le dimensioni con quelle umane.

Il T. rex è stato uno dei più grandi teropodi di tutti i tempi, con una lunghezza massima di circa 13 metri[1] e un’altezza massima di circa 4 metri al garrese.[2] La massa corporea variava molto a seconda dell’età dell’individuo e di altri fattori sia soggettivi che ambientali, ma si stima che per un esemplare adulto fosse compresa tra le 6 e le 7 tonnellate (più di un elefante africano).[3]

Il T. rex era un bipede obbligato. Si reggeva in piedi mantenendo il corpo circa parallelo al terreno, bilanciando il peso della testa con la coda. Vecchie ricostruzioni, durate fino agli anni ottanta, mostrano l’animale come una sorta di “tripode vivente”, quasi eretto sulle zampe posteriori e con la coda che funge da terzo punto d’appoggio, strisciata a terra. Questo tipo di ricostruzione, che per certi versi si può considerare “antropomorfizzata” si deve indirettamente a Joseph Leidy, che così aveva riassemblato nel 1865 il suo Hadrosaurus foulkii (che fu il primo dinosauro ad essere descritto come un bipede).[4]

Osborn rafforzò questa concezione sposando la teoria e presentando, nel 1915, il primo scheletro di tirannosauro completo, montato in questa maniera al Museo di Storia Naturale di New York.[5]

Dagli anni ’70 in poi, tuttavia, si è capito che questa postura è assolutamente irrealistica, perché avrebbe causato l’indebolimento e la slogatura di numerose articolazioni (tra cui le più importanti ad essere interessate sarebbero state il collo e il bacino).[6]

Le precedenti ricostruzioni, che erano diventate molto popolari e avevano ispirato numerosi film e riproduzioni, vennero così sostituite da quelle più moderne che rappresentano la postura del Tyrannosaurus rex con il corpo pressoché parallelo al suolo e la coda estesa in modo da bilanciare il peso della testa.[7]

Sviluppo[modifica | modifica sorgente]

Il rinvenimento di diversi esemplari sub-adulti di tirannosauro ha permesso di ricostruire, seppur con margine di approssimazione, la curva di crescita, l'aspettativa di vita e le variazioni ontogenetiche dell'animale.

Il più piccolo esemplare trovato ad oggi è il LACM 28471, il cosiddetto "Teropode Jordan", che, con un peso stimato inferiore ai 30 chili, non era molto più grosso di un tacchino. Le analisi istologiche sulle ossa indicano un'età approssimativa di due anni al momento della morte. Sue (FMNH PR2081), dal canto suo, è morta intorno ai 28 anni, quando aveva raggiunto il peso stimato di 6.700 kg e una lunghezza di circa 12,8 metri.[2][8] Al momento si ritiene che le dimensioni di Sue siano vicine al massimo raggiungibile per la specie (il cranio del MOR 008[9] è del 6,5% più grande, facendo ipotizzare una lunghezza di circa 14 metri e un peso di 7 tonnellate, ma senza lo scheletro è difficile validare questo dato), mentre una stima sul reperto di una mascella (UCMP118742), porterebbe a dimensioni strabilianti ovvero a circa 13,6 metri di lunghezza e addirittura 12 tonnellate di peso (Carr 1999); anche in questo caso data l'incompletezza del reperto è difficile validare questi dati. Inoltre vi è stata la scoperta, avvenuta nell'estate del 2000, di un esemplare che potrebbe essere il più grande mai rinvenuto. Esso, soprannominato C-Rex, è secondo le stime del paleontologo Jack Horner ben il 10% più grande di Sue, con una lunghezza stimata superiore ai 14 metri ed un peso vicino alle 9 tonnellate. Tuttavia, finché l'intero scheletro non sarà portato alla luce, non sarà possibile convalidare con certezza tali stime.

Testa[modifica | modifica sorgente]

Cranio del Tyrannosaurus

La testa in quanto tale era eccezionalmente massiccia, lunga fino 1 metro e mezzo[10] e, rispetto ad altri teropodi precedenti e contemporanei, fortemente modificata nella forma. L’area posteriore del cranio era molto allargata, mentre il muso si stringeva in corrispondenza delle narici. Di conseguenza gli occhi riuscivano ad avere un ottimo campo visivo nella regione anteriore e anteriore/inferiore, fornendo all’animale una visione stereoscopica ritenuta superiore a quella delle altre specie contemporanee.[11][12]

Alcune ossa, ad esempio le nasali, erano fuse tra loro, prevenendo il movimento e fornendo all’animale strutture craniche più massicce e resistenti; molte ossa erano pneumatiche, come quelle degli uccelli, consentendo così una riduzione del peso e una migliore flessibilità. Queste caratteristiche indicano una notevole potenza del morso che doveva essere di gran lunga superiore rispetto a tutti i non tirannosauridi.[13][14][15]

Nella parte posteriore e centrale sono presenti ampie finestre, che avevano sia la funzione di alleggerire la testa che di fornire un robusto e ampio punto di inserzione e ancoraggio ai muscoli della bocca e del collo.

La bocca del T. rex presentava 30 denti nell’arcata superiore e 28 in quella inferiore, caratterizzati da un’elevata eterodonzia (differenza di forma).[16][17] La lunghezza varia dai 10 ai 30 cm. In generale hanno una sezione trasversale ovale e presentano un bordo finemente seghettato. I premascellari superiori sono, invece, ravvicinati e presentano una sezione a D. I denti rimanenti erano robusti, più spaziati e con nervature di rinforzo, piegati all'indietro con una forma complessiva a banana che evitava che si spezzassero durante il morso e mentre strappavano la carne.[18] Le dimensioni dei denti potevano arrivare fino a 30 cm di lunghezza, inclusa la radice; erano quindi i più grandi tra i dinosauri carnivori.[2]

Arti anteriori[modifica | modifica sorgente]

Arti anteriori osservabili nella copia dello scheletro di T. rex esposto nel Museo di Scienze Naturali di Milano

Gli arti anteriori sono lunghi circa un metro e risultano piccoli, se confrontati con la mole generale dell'animale, anche se non minuscoli e completamente atrofizzati come quelli di Carnotaurus. Sono dotati di due dita prensili, ciascuna delle quali termina con un robusto artiglio.

Quando il primo scheletro di Tyrannosaurus rex fu ritrovato, l'omero era l'unico elemento noto degli arti anteriori.[19] Osborn nel 1915 aveva ricostruito il tirannosauro prelevando gli arti da un allosauro (più lunghi e dotati di tre dita).[20]

Nel 1914 però, Lawrence Lambe aveva proposto che fosse più appropriato dotarlo di appendici simili a quelle di Gorgosaurus, data la maggiore affinità delle due specie.[21] Quale fosse il loro aspetto reale è stato un mistero fino al 1989. In quell'anno venne scoperto il cosiddetto "Wankel rex" (esemplare MOR 555) completo degli arti anteriori e si è avuta la certezza del loro aspetto, confermando l'ipotesi di Lambe.[22][23][24]

L'esame scheletrico dell'apparato brachiale (Carpenter, 2001) suggerisce che questi arti non possano essere considerati semplicemente vestigiali, a differenza di quanto ipotizzato da Paul nel 1988. Le ossa presentano ampie aree per l'attacco di robusti muscoli. Simulazioni biomeccaniche hanno portato a una stima del carico sollevabile dal solo bicipite brachiale di circa 200 kg. Il carico effettivo sostenibile doveva essere considerevolmente maggiore, se si considera che sull'arto insistevano altri gruppi muscolari, che contribuivano al lavoro. Le ossa stesse risultano essere dense e robuste, in grado di reggere stress meccanici notevoli. Rimane aperto il dibattito su quale potesse essere la funzione degli arti. Alcuni paleontologi hanno proposto che l'animale se ne servisse per portare alla bocca pezzi di carne. L'ipotesi, per quanto affascinante, è probabilmente da scartare. La giuntura del gomito e della spalla consente movimenti in un arco di non più di 40/45º, insufficienti allo scopo. È invece possibile che usasse gli arti per tenere fermo il partner durante la copula[25], o per trattenere fermamente e limitare i movimenti delle prede.[26]

Un'altra ipotesi è che avessero una qualche funzione nell'aiutare l'animale a rialzarsi.[6]

Arti posteriori[modifica | modifica sorgente]

Gli arti posteriori del T. rex erano lunghi e possenti. Terminavano con un piede dotato di tre dita, munite di robusti artigli, più uno sperone vestigiale collocato in corrispondenza del terzo inferiore della fibula. Le ossa presentano una struttura spugnosa, simile a quella degli uccelli, che rendeva gli arti più leggeri. Il femore era lungo quasi quanto la tibia.

Squame o penne?[modifica | modifica sorgente]

Non si sa esattamente se il tirannosauro avesse penne o squame su tutto il corpo. Visto che alcuni antenati del tirannosauro, come il Dilong paradoxus ritrovato in Cina, erano piumati, si è ipotizzato che almeno i piccoli lo fossero. Non è però certo in quanto non sono mai stati ritrovati impronte della pelle riferibili a piccoli di tirannosauro. Calchi della pelle di adulti, per quanto rari, sono stati ritrovati in Canada e in Mongolia; essi mostrano una struttura costituita da dentelli dermici, sostanzialmente delle squame, poste nella zona ventrale della coda,[27] non dissimili da quelle rilevate su calchi della pelle di altri dinosauri. Tuttavia la presenza di squame in alcune aree del corpo non esclude la presenza di piumaggio, come si può notare nella maggioranza degli uccelli attuali, dove gli arti posteriori sono ricoperti da squame e il corpo è piumato.

È stato ipotizzato che il piumaggio si sia ridotto in Tyrannosaurus rispetto ai suoi antenati. L'ipotesi si basa su due considerazioni: innanzitutto, i tirannosauridi sono diventati via via più grandi, diminuendo il rapporto tra la superficie corporea e il volume; a ciò consegue una minor dispersione termica. In simili condizioni, negli animali di grande taglia, una copertura di peli o penne può divenire uno svantaggio, piuttosto che un vantaggio evolutivo in ambienti caratterizzati da climi caldi. In maniera analoga, anche grossi mammiferi odierni che vivono in zone calde, quali elefanti e rinoceronti, sono privi di peli. Questo stesso processo può essersi sviluppato per i grandi tirannosauridi nel clima caldo del Cretaceo. In ogni caso, avendo Tyrannosaurus un metabolismo differente dai grandi mammiferi attuali, non ci sono prove determinanti di un'eventuale perdita del piumaggio nei grandi tirannosauridi[28][29]

Nel 2012 la descrizione di tre esemplari di Yutyrannus huali, tirannosauro cinese lungo almeno 9 metri, nei cui fossili si è ben conservato il piumaggio, ha segnato un passo fondamentale nella discussione.[30]

Dimorfismo sessuale[modifica | modifica sorgente]

Tra gli anni ottanta e gli anni novanta, quando si è cominciato ad avere un numero di evidenze fossili sufficientemente ampio per effettuare analisi su basi statistiche, si cominciò a proporre di differenziare sessualmente i tirannosauri in base alla grandezza. Esistono infatti due "tipi" distinti di scheletri di tirannosauro adulto. Un tipo è massiccio e grande, mentre il secondo tipo è più gracile e di dimensioni più contenute. L'esempio lampante della prima categoria è lo scheletro denominato SUE (in onore della scopritrice Sue Hendrickson) il più completo (e anche più grande, raggiungendo i 13 metri di lunghezza) mai ritrovato. È stato proposto da diversi paleontologi che, come accade negli uccelli rapaci odierni, gli scheletri più grandi e massicci appartenessero alle femmine di tirannosauro, mentre quelli più leggeri appartenessero ai maschi. L'ipotesi sembrava trovare riscontro nella differenza dimensionale di un processo osseo legato alla prima vertebra caudale. L'osso in questione appariva più sviluppato sugli esemplari più piccoli e meno sui più grandi. Si ipotizzò che le ridotte dimensioni fossero legate alla necessità di lasciare passare più facilmente le uova dal tratto riproduttivo.[31] A rafforzare la teoria, venne portato un vecchio studio di Romer sui coccodrilli, che si sarebbe però rivelato erroneo.[32]

La scoperta di questo errore di fondo nello studio sui coccodrilli, unito al rinvenimento nello scheletro di SUE di un processo osseo sulla prima caudale pienamente sviluppato, hanno portato in anni recenti a rivedere radicalmente queste ipotesi. L'unico individuo di cui sia stato individuato con certezza il sesso è il MOR 1125 (il cosiddetto B-rex rinvenuto nel Montana orientale di cui è stato possibile analizzare il midollo, conservatosi parzialmente).[33] Una parte è risultata essere un tessuto midollare specializzato, che si trova solo negli uccelli femmine durante l'ovulazione e serve a fornire calcio per la costruzione dei gusci delle uova.

Al momento non ci sono quindi prove certe che indichino l'esistenza di un dimorfismo legato al sesso degli individui. Considerata la vasta diffusione territoriale della specie, è possibile che le differenze di dimensione siano da attribuire a variabilità delle condizioni ambientali (temperature locali, maggiore o minore disponibilità di cibo, ecc.). Un'altra possibilità è semplicemente che gli esemplari più grandi fossero anche i più anziani.[16]

Paleobiologia[modifica | modifica sorgente]

Alimentazione[modifica | modifica sorgente]

Benché il T. rex sia da sempre, nell'immaginario popolare, l'icona del feroce predatore, sulle sue abitudini alimentari sono state in effetti formulate differenti ipotesi. Una vede l'animale come un predatore aggressivo e spietato che attaccava con ferocia le sue prede, una che capovolge la situazione ritenendolo uno spazzino che si nutriva principalmente di cadaveri; un'altra, infine, presenta il tirannosauro come un carnivoro opportunista capace sia di agguati verso prede viventi che di occasionali "pasti gratis" sfruttando animali già morti[34]. Nell'ottobre 2010 un'analisi su reperti ossei ha mostrato che il tirannosauro praticava il cannibalismo[35]. In passato, altri dinosauri (Coelophysis, Majungasaurus) sono stati ritenuti cannibali, ma le prove di questa pratica non sono mai state accettate del tutto dai paleontologi.

Ipotesi predatore attivo[modifica | modifica sorgente]

Inizialmente, i paleontologi sono stati concordi nell'attribuirgli un ruolo di predatore attivo (cfr. Osborn, 1905 e 1906). Nei primi ritrovamenti si tenne per l'appunto gran considerazione di elementi come le fauci, adatte ad un comportamento da carnivoro aggressivo, e la mole, con cui l'animale avrebbe potuto attaccare animali come gli adrosauri.

Ipotesi saprofago[modifica | modifica sorgente]

Tuttavia, già Lambe[36] nel 1917 e più intensivamente a partire dagli anni '70 del secolo scorso, la posizione ha iniziato ad essere discussa e rivista.[22][23][24] Diversi paleontologi hanno ipotizzato che si trattasse di un animale saprofago, che si nutriva, cioè di carogne, che sottraeva ad altri predatori più piccoli grazie alla mole.

La prima obiezione si basava sulla considerazione che le ossa lunghe delle gambe avevano una struttura tale e carichi di rottura tali da non permettere all'animale di muoversi a velocità superiori ai 15 km/h. Come seconda obiezione, la TAC del cranio dell'animale rivelò un bulbo olfattivo estremamente sviluppato.[37] L'obiezione ulteriore mossa all'ipotesi del tirannosauro come predatore fu in questo caso che un simile olfatto poteva essere utile solamente per localizzare carcasse a grandi distanze, in maniera analoga ad animali odierni come il condor, dall'enorme (in proporzione al cranio) bulbo olfattivo, sviluppatosi appunto per questo scopo. La terza obiezione fu che le piccole braccia anteriori non potevano essere utilizzate per trattenere le prede mentre venivano morse o per infliggere ferite.[38]

Pur non escludendo del tutto che il tirannosauro potesse sporadicamente attaccare qualche piccola preda, l'ipotesi suscitò abbastanza clamore, in quanto minava una concezione molto popolare, quella che vedeva il tirannosauro come il predatore per eccellenza, suscitando diverse controversie. La teoria, in ogni caso, smosse il mondo paleontologico portando molti scienziati a dibattere sull'argomento e analizzare la questione, portando a risposte o a nuove teorie "di compromesso".

Ipotesi predatore occasionale[modifica | modifica sorgente]

Dalla fine degli anni ottanta in avanti, l'ipotesi che questo animale fosse esclusivamente un mangiatore di carogne fu ripresa e rivista. Si obiettò che un bulbo olfattivo sviluppato non necessariamente è da associarsi unicamente e senza alternative di sorta con una dieta da spazzino. Anzi, può favorire l'individuazione di prede vive, che hanno un odore decisamente meno penetrante di quello di un cadavere. Inoltre venne fatto notare che per un predatore non è necessariamente un limite non disporre di arti anteriori in grado di ghermire la preda. Lupi e uccelli rapaci[39] sono in grado di cacciare con successo ugualmente.

L'analisi ulteriore della struttura del cranio rivelò che l'animale aveva una visione frontale stereoscopica molto buona, compatibile con quella di un predatore, e anche il campo visivo verso il basso era buono, facilitando l'individuazione di piccole prede che si nascondono. La struttura del cranio e del collo, poi, era tale da permettere di assorbire forti impatti, compatibili con quelli che si hanno affondando le fauci in una preda viva durante un attacco, o un agguato. Si cominciò anche a rivalutare le doti velocistiche dell'animale. Alcuni studiosi affermarono[senza fonte] che in effetti potesse raggiungere anche i 50/60 km/h. L'affermazione era, ad ogni modo, destinata ad essere ridimensionata verso il basso. Recentemente, grazie allo sviluppo delle tecniche di simulazione, l'università di Cambridge ha effettuato vari test biomeccanici riguardanti diversi dinosauri, tra cui anche il tirannosauro. È stata calcolata una velocità massima di corsa di circa 35 km/h con scatti di 40 km/h, più elevata delle sue prede più probabili, anche se l'animale rimaneva incapace di mantenere tale regime a lungo per via della sua grande mole. È possibile quindi che il tirannosauro, piuttosto che cimentarsi in inseguimenti violenti ed estenuanti, infliggesse, dopo un attacco improvviso, un singolo morso alle sue prede (con un morso poteva asportare oltre un quintale di carne), per poi seguirle aspettando che si dissanguassero e cadessero a terra moribonde per l'emorragia. Un comportamento diverso da quello del predatore feroce e implacabile dell'immaginario collettivo, ma che riportava argomentazioni a favore dell'ipotesi del predatore, pur non escludendo anche eventuali comportamenti saprofagi.

Può essere verosimile che i tirannosauri potessero sia cacciare che avere un comportamento da saprofagi, comportandosi quindi da "predatori di opportunità", ovvero non disdegnassero, occasionalmente, di sottrarre le prede abbattute da altri predatori più piccoli o di banchettare con una carcassa abbandonata trovata per caso.[40] Questo comportamento è comune a quasi tutte le specie di predatori, come ad esempio il leone, inoltre anche animali considerati spazzini per eccellenza, come la iena, possono cacciare attivamente.

Attualmente fra i paleontologi, l'americano Jack Horner è uno dei più attivi nel sostenere l'ipotesi di un tirannosauro non solo fondamentalmente saprofago, ma addirittura esclusivamente spazzino, analizzando soprattutto la struttura ossea delle gambe, le cavità craniche e la resistenza dei denti. Il dibattito è quindi ancora molto vivo.

Strategie di caccia e prede[modifica | modifica sorgente]

Definire le tecniche e le strategie di caccia di un animale estinto è necessariamente un processo altamente arbitrario, soprattutto quando è ancora aperta la discussione sul comportamento (principalmente o esclusivamente) da cacciatore o da spazzino della creatura. Ciò premesso, si ritiene verosimile che i tirannosauri cacciassero principalmente "sull'agguato". Un tirannosauro poteva scattare più velocemente di molte sue prede potenziali, ma difficilmente sarebbe riuscito a sostenere inseguimenti prolungati. Alcuni studiosi hanno ipotizzato che il tirannosauro non avesse un'intelligenza sufficiente a elaborare strategie di caccia basate sulla sorpresa. Tuttavia, va notato che l'agguato non si può considerare tout court come una strategia al di fuori della portata dell'animale. Anche un predatore considerato "stupido" come il coccodrillo è in grado di cacciare in questo modo.

Ancor più difficile stabilire se cacciasse in branchi o coppie. Facendo ancora una volta il parallelo con i coccodrilli, l'ipotesi appare possibile. Anche senza riconoscere altri simili come membri dello stesso branco, è possibile che trovandosi a cacciare nella stessa zona collaborassero per abbattere prede di grosse dimensioni. Tuttavia alcuni morsi inferti su ossa di tirannosauro presumibilmente da altri tirannosauri e il mancato ritrovamento di più scheletri adulti vicini fa pensare che fosse un animale fortemente territoriale, come ad esempio la tigre.

L'attacco vero e proprio avveniva, verosimilmente, colpendo in corsa la preda con le fauci spalancate. L'energia dell'impatto veniva dissipata all'altezza dei muscoli del collo. Il morso seguente avrebbe asportato circa un quintale di carne, causando, se la preda non fosse morta subito, la successiva morte per shock e dissanguamento. Oppure il tirannosauro poteva spezzare le ossa della sua vittima, con conseguente morte istantanea. Le zampe posteriori, dotate di poderosi artigli, potevano contribuire all'immobilizzazione e al ferimento della vittima. Non è ancora chiaro se i piccoli arti anteriori potessero avere una qualche funzione nella caccia o nella nutrizione.

Le prede più probabili erano gli animali di taglia media e medio-piccola coevi, presenti negli stessi habitat, come Edmontosaurus e altri adrosauri. Oltre a questi, non disdegnava ogni altro animale più piccolo che fosse riuscito a catturare. È invece dubbio se cacciasse preferibilmente le specie più grandi di ceratopsidi, come Triceratops o Torosaurus o i grossi anchilosauridi come l'Ankylosaurus . Un esemplare adulto di queste specie era sicuramente in grado di difendersi efficacemente, infliggendo ferite mortali anche a un grande tirannosauro. Probabilmente si limitava a predare cuccioli isolati e esemplari debilitati o feriti. Tuttavia alcuni studiosi ritengono che se il tirannosauro avesse usato una buona strategia di combattimento unita a una grande forza, avrebbe potuto attaccare, ed eventualmente anche predare, questi grossi erbivori armati, ma sarebbe comunque stato rischioso anche per un tirannosauro adulto in piene forze.

Distribuzione geografica[modifica | modifica sorgente]

Fossili di T. rex sono stati ritrovati in America settentrionale (Saskatchewan, Texas, Wyoming, Alberta, Montana) e, se il genere Tarbosaurus venisse ridotto a sinonimo di Tyrannosaurus, anche in Asia (Mongolia).

Principali ritrovamenti fossili[modifica | modifica sorgente]

Più di 30 esemplari di Tyrannosaurus rex sono stati ritrovati ed identificati, alcuni dei quali possono considerarsi scheletri quasi completi. Inoltre, almeno in uno di questi esemplari, sono stati ritrovati dei tessuti molli e delle proteine allo stato fossile.

Tra i principali esemplari, più noti e meglio conservati, troviamo:

  • "Sue", chiamata così in onore della paleontologa dilettante Sue Hendrickson che la scoprì il 12 agosto 1990 nel South Dakota. Completo all'85% e, fino al 2001, il più grande mai ritrovato, ha richiesto circa 250.000 ore-uomo per riportarlo alla luce.[41] Da uno studio sulla fossilizzazione delle ossa è emerso che "Sue" aveva raggiunto le piene dimensioni dello scheletro a 19 anni e morì a 28 anni, l'età più lunga di qualsiasi tirannosauro noto.[42]
  • Un altro Tyrannosaurus, soprannominato "Stan", in onore del paleontologo dilettante Stan Sacrison, è stato trovato nella provincia di Buffalo nel Sud Dakota, nella primavera del 1987. Ci sono volute 30.000 ore-uomo di scavo e di preparazione, per ricostruire uno scheletro completo al 65%.
  • Nell'estate del 2000, Jack Horner ha scoperto cinque scheletri di Tyrannosaurus, vicino alla riserva di Fort Peck nel Montana. Uno degli esemplari, soprannominato "C. Rex" è stato segnalato per essere forse il più grande mai trovato.[43]

Tassonomia[modifica | modifica sorgente]

Il genere Tyrannosaurus appartiene alla sottofamiglia dei Tyrannosaurinae. Il genere è stato classificato da Osborn nel 1905. Attualmente, a questa sottofamiglia vengono attribuite 6 specie. Fino a pochi decenni fa si riteneva che i tirannosauri si fossero evoluti da teropodi primitivi come i megalosauri, ma attualmente la teoria più accreditata ritiene che l’animale si sia evoluto da una specie appartenente al gruppo dei celurosauri. Altri componenti della sottofamiglia dei tirannosaurini sono il Daspletosaurus dell'America del Nord e il Tarbosaurus dell'Asia.

Il genere Nanotyrannus è oggetto di discussioni tra i paleontologi se considerarlo una specie a sé stante o una forma giovanile di Tyrannosaurus. Un cranio piccolo, ma completo della lunghezza di circa 60 cm fu ritrovato nel Montana. È stato inizialmente classificato come Gorgosaurus (G. lancensis) da Charles W. Gilmore nel 1946,[44] e successivamente classificato come una nuova specie con il nome di Nanotyrannus.[45] Altri autori ritengono invece che si tratti di una forma giovanile di Tyrannosaurus rex.[46] Ci sono alcune piccole differenze tra le due specie, tra cui un maggior numero di denti nel N. lancensis che inducono alcuni studiosi a suggerire di tenere le due specie separate fino a quando nuove scoperte non permettano di chiarire la situazione.[47]

Sinonimi[modifica | modifica sorgente]

Sono stati riportati i seguenti sinonimi:[senza fonte]

  • Albertosaurus lancensis Gilmore, 1946
  • Aublysodon amplus Marsh, 1892
  • Aublysodon cristatus Marsh, 1892
  • Aublysodon lancensis Gilmore, 1946
  • Deinodon amplus Marsh, 1892
  • Deinodon cristatus Marsh, 1892
  • Deinodon lancensis Gilmore, 1946
  • Dynamosaurus imperiosus Osborn, 1905
  • Dinotyrannus megagracilis Olshevsky, 1995
  • Gorgosaurus lancensis Gilmore, 1946
  • Manospondylus amplus Marsh, 1892
  • Manospondylus gigas Cope, 1892
  • Nanotyrannus lancensis Gilmore, 1946
  • Stygivenator amplus Marsh, 1892
  • Stygivenator cristatus Marsh, 1892
  • Stygivenator molnari Paul, 1948
  • Tyrannosaurus amplus Marsh, 1892
  • Tyrannosaurus imperiosus Osborn, 1905

Nella cultura di massa[modifica | modifica sorgente]

Il tirannosauro è nell'immaginario popolare il carnivoro grande, feroce e inarrestabile per eccellenza ed è forse addirittura il dinosauro più famoso di tutti i tempi, tanto che sin dalla sua scoperta fino ad oggi è definito da molti il Re dei Dinosauri. La sua apparizione più nota rimane quella nei due episodi di Jurassic Park, più una piccola comparsa nel terzo film, disegnato anche in una scena nel film Disney Fantasia. In numerosi videogiochi in cui compaiono dinosauri (Turok, Dino Crisis, Tomb Raider, Peter Jackson's King Kong) il tirannosauro ricopre il ruolo di boss o comunque di dinosauro più difficile da abbattere.

Tuttavia molte sue ricostruzioni presentano svariati errori (come rappresentare questo dinosauro con 3 dita anziché 2 e di dimensioni eccessivamente maggiori o minori): in Jurassic Park, nella scena in cui il tirannosauro assale l'automobile con i due bambini, il dottor Grant e Lex riescono a salvarsi restando semplicemente immobili e muti, nonostante il tirannosauro sia a pochi centimetri da loro. Ciò è poco plausibile: anche ammettendo che la vista del tirannosauro non fosse delle più acute, e che ciò derivasse dalla manipolazione del DNA rettile con geni di anfibi per sostituire le catene mancanti (gli anfibi non vedono le cose che non si muovono) il suo senso dell'olfatto avrebbe dovuto essere ben sviluppato, in quanto nel suo cranio si osservano cavità nasali di grande ampiezza.

In Jurassic Park III si mostra uno scontro tra un tirannosauro ed uno spinosauro, durante il quale il primo azzanna al collo il rivale, ma quest'ultimo, usando le mascelle, riesce a sconfiggerlo, spezzandogli il collo. In realtà e' stimato che il morso del T-Rex, avrebbe esercitato una pressione tale da rompere le vertebre cervicali del rivale che erano molto delicate.

Nel film Fantasia è disegnato un tirannosauro che lotta contro uno stegosauro: ciò non è possibile, in quanto il primo visse nel Cretaceo, il secondo nel Giurassico, e inoltre il T-rex, in questo film, ha tre dita, mentre nella realtà ne aveva solo due.

In Italia ricostruzioni di tirannosauro sono presenti nel Parco della Preistoria di Rivolta d'Adda, nell'Extintion Park del Parco Natura Viva ed al Safari Park di Pombia.

Galleria[modifica | modifica sorgente]

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Henderson DM, Estimating the masses and centers of mass of extinct animals by 3-D mathematical slicing in Paleobiology, vol. 25, n. 1, 1º gennaio 1999, pp. 88–106.
  2. ^ a b c Sue's vital statistics in Sue at the Field Museum, Field Museum of Natural History. URL consultato il 15 settembre 2007.
  3. ^ GM Erickson, Gregory M., Makovicky, Peter J.; Currie, Philip J.; Norell, Mark A.; Yerby, Scott A.; & Brochu, Christopher A., Gigantism and comparative life-history parameters of tyrannosaurid dinosaurs in Nature, vol. 430, n. 7001, 2004, pp. 772–775. DOI:10.1038/nature02699, PMID 15306807.
  4. ^ J Leidy, Memoir on the extinct reptiles of the Cretaceous formations of the United States in Smithsonian Contributions to Knowledge, vol. 14, 1865, pp. 1–135.
  5. ^ Tyrannosaurus, American Museum of Natural History. URL consultato il 16 ottobre 2008.
  6. ^ a b BH Newman, Stance and gait in the flesh-eating Tyrannosaurus in Biological Journal of the Linnean Society, vol. 2, 1970, pp. 119–123. DOI:10.1111/j.1095-8312.1970.tb01707.x.
  7. ^ Paul, Gregory S., Predatory dinosaurs of the world: a complete illustrated guide, New York, Simon and Schuster, 1988. ISBN 0-671-61946-2, OCLC 18350868.
  8. ^ Erickson, G.M., Makovicky, P.J., Currie, P.J., Norell, M.A., Yerby, S.A., & Brochu, C.A. 2004. Gigantism and comparative life-history parameters of tyrannosaurid dinosaurs. Nature 430: 772–775.
  9. ^ Museum unveils world's largest T-rex skull montana.edu
  10. ^ Museum unveils world's largest T-rex skull. URL consultato il 13 settembre 2008.
  11. ^ Kent A. Stevens, Binocular vision in theropod dinosaurs (PDF) in Journal of Vertebrate Paleontology, vol. 26, n. 2, giugno 2006, pp. 321–330. DOI:10.1671/0272-4634(2006)26[321:BVITD]2.0.CO;2.
  12. ^ Eric Jaffe, Sight for 'Saur Eyes: T. rex vision was among nature's best in Science News, vol. 170, n. 1, 1º luglio 2006, p. 3. DOI:10.2307/4017288. URL consultato il 6 ottobre 2008.
  13. ^ Eric Snively, Donald M. Henderson, and Doug S. Phillips, Fused and vaulted nasals of tyrannosaurid dinosaurs: Implications for cranial strength and feeding mechanics (PDF) in Acta Palaeontologica Polonica, vol. 51, n. 3, 2006, pp. 435–454. URL consultato l'8 ottobre 2008.
  14. ^ G.M. Erickson, Van Kirk, S.D.; Su, J.; Levenston, M.E.; Caler, W.E.; and Carter, D.R., Bite-force estimation for Tyrannosaurus rex from tooth-marked bones in Nature, vol. 382, 1996, pp. 706–708. DOI:10.1038/382706a0.
  15. ^ M.B. Meers, Maximum bite force and prey size of Tyrannosaurus rex and their relationships to the inference of feeding behavior in Historical Biology: A Journal of Paleobiology, vol. 16, n. 1, agosto 2003, pp. 1–12. DOI:10.1080/0891296021000050755.
  16. ^ a b C.R. Brochu, Osteology of Tyrannosaurus rex: insights from a nearly complete skeleton and high-resolution computed tomographic analysis of the skull in Society of Vertebrate Paleontology Memoirs, vol. 7, 2003, pp. 1–138. DOI:10.2307/3889334.
  17. ^ Smith, J.B., Heterodonty in Tyrannosaurus rex: implications for the taxonomic and systematic utility of theropod dentitions (PDF) in Journal of Vertebrate Paleontology, vol. 25, n. 4, dicembre 2005, pp. 865–887. DOI:10.1671/0272-4634(2005)025[0865:HITRIF]2.0.CO;2.
  18. ^ Douglas K, Young S, The dinosaur detectives in New Scientist, 1998. URL consultato il 16 ottobre 2008.
    «One palaeontologist memorably described the huge, curved teeth of T. rex as 'lethal bananas'».
  19. ^ H. F. Osborn, Tyrannosaurus and other Cretaceous carnivorous dinosaurs in Bulletin of the AMNH, vol. 21, n. 14, New York City, American Museum of Natural History, 1905, pp. 259–265. URL consultato il 6 ottobre 2008.
  20. ^ H. F. Osborn, Skeletal adaptations of Ornitholestes, Struthiomimus, Tyrannosaurus in Bulletin of the American Museum of Natural History, vol. 35, n. 43, New York City, American Museum of Natural History, 1917, pp. 733–771. URL consultato l'8 ottobre 2008.
  21. ^ L. M. Lambe, On a new genus and species of carnivorous dinosaur from the Belly River Formation of Alberta, with a description of the skull of Stephanosaurus marginatus from the same horizon in Ottawa Naturalist, vol. 27, 1914, pp. 129–135.
  22. ^ a b John R. Horner, Don Lessem, The complete T. rex, New York City, Simon & Schuster, 1993. ISBN 0-671-74185-3.
  23. ^ a b Horner, J.R., Steak knives, beady eyes, and tiny little arms (a portrait of Tyrannosaurus as a scavenger) in The Paleontological Society Special Publication, vol. 7, 1994, pp. 157–164.
  24. ^ a b Amos, J., T. rex goes on trial, BBC, 31 luglio 2003.
  25. ^ Henry Fairfield Osborn, Barnum Brown, Tyrannosaurus, Upper Cretaceous carnivorous dinosaur in Bulletin of the AMNH, vol. 22, n. 16, New York City, American Museum of Natural History, 1906, pp. 281–296. URL consultato il 6 ottobre 2008.
  26. ^ Kenneth Carpenter, Matt Smith, Forelimb Osteology and Biomechanics of Tyrannosaurus rex in Darren Tanke and Kenneth Carpenter (a cura di), Mesozoic vertebrate life, Bloomington, Indiana University Press, 2001, pp. 90–116. ISBN 0-253-33907-3.
  27. ^ Gregory S. Paul, The extreme lifestyles and habits of the gigantic tyrannosaurid superpredators of the Late Cretaceous of North America and Asia in Carpenter, Kenneth; and Larson, Peter E. (editors), Tyrannosaurus rex, the Tyrant King (Life of the Past), Bloomington, Indiana University Press, 2008, p. 316. ISBN 0-253-35087-5.
  28. ^ Xing Xu, Mark A. Norell, Xuewen Kuang, Xiaolin Wang, Qi Zhao and Chengkai Jia, Basal tyrannosauroids from China and evidence for protofeathers in tyrannosauroids in Nature, vol. 431, n. 7009, 7 ottobre 2004, pp. 680–684. DOI:10.1038/nature02855, PMID 15470426.
  29. ^ New Dinosaur Discovered: T. Rex Cousin Had Feathers
  30. ^ X. Xu, K. Wang, K. Zhang, Q. Ma, L. Xing, C. Sullivan, D. Hu, S. Cheng e S. et al. Wang, A gigantic feathered dinosaur from the Lower Cretaceous of China (PDF) in Nature, vol. 484, 2012, pp. 92–95. DOI:10.1038/nature10906, PMID 22481363.
  31. ^ Kenneth Carpenter, Variation in Tyrannosaurus rex in Kenneth Carpenter and Philip J. Currie (a cura di), Dinosaur Systematics: Approaches and Perspectives, Cambridge, Cambridge University Press, 1992, pp. 141–145. ISBN 0-521-43810-1.
  32. ^ Larson, P.L. 1994. Tyrannosaurus sex. In: Rosenberg, G.D. & Wolberg, D.L. Dino Fest. The Paleontological Society Special Publications. 7: 139–155.
  33. ^ Schweitzer MH, Elsey RM, Dacke CG, Horner JR, Lamm ET, Do egg-laying crocodilian (Alligator mississippiensis) archosaurs form medullary bone? in Bone, vol. 40, n. 4, aprile 2007, pp. 1152–8. DOI:10.1016/j.bone.2006.10.029, PMID 17223615. URL consultato l'8 ottobre 2008.
  34. ^ Farlow, J. O. and Holtz, T. R., The fossil record of predation in dinosaurs (PDF) in Kowalewski, M. and Kelley, P.H., The Fossil Record of Predation, The Paleontological Society Papers, vol. 8, 2002, pp. 251–266.
  35. ^ Tirannosaurus Rex, scoperte le prove di cannibalismo (html) in Tirannosaurus Rex, scoperte le prove di cannibalismo.
  36. ^ Lambe, L. B., The Cretaceous theropodous dinosaur Gorgosaurus in Memoirs of the Geological Survey of Canada, vol. 100, 1917, pp. 1–84.
  37. ^ T. Rex brain study reveals a refined "nose", Calgary Herald, 28 ottobre 2008. URL consultato il 29 ottobre 2008.
  38. ^ The king of killers or fearsome freeloader? It is one of the big questions currently in palaeontology.
  39. ^ Paul, G.S., Predatory Dinosaurs of the World, Simon and Schuster, 1988. ISBN 0-671-61946-2, OCLC 18350868.
  40. ^ Walters, Martin, Bloomsbury Illustrated Dictionary of Prehistoric Life (Bloomsbury Illustrated Dictionaries), Godfrey Cave Associates Ltd, 1995. ISBN 1-85471-648-4.
  41. ^ Preparation and mounting. URL consultato il 10 giugno 2010.
  42. ^ (EN) Erickson, G., Makovicky, P. J., Currie, P. J., Norell, M., Yerby, S., Brochu, C. A., Gigantism and life history parameters of tyrannosaurid dinosaurs in Nature, vol. 430, maggio 2004. URL consultato il 10 giugno 2010.
    «no».
  43. ^ Dig pulls up five T. rex specimens. URL consultato il 10 giugno 2010.
  44. ^ C.W. Gilmore, A new carnivorous dinosaur from the Lance Formation of Montana in Smithsonian Miscellaneous Collections, vol. 106, 1946, pp. 1–19.
  45. ^ R.T. Bakker, M. Williams and P.J. Currie, Nanotyrannus, a new genus of pygmy tyrannosaur, from the latest Cretaceous of Montana in Hunteria, vol. 1, n. 5, 1988, pp. 1–30.
  46. ^ TD Carr, Craniofacial ontogeny in Tyrannosauridae (Dinosauria, Theropoda) in Journal of Vertebrate Paleontology, vol. 19, 1999, pp. 497–520.
  47. ^ Philip J. Currie, Cranial anatomy of tyrannosaurid dinosaurs from the Late Cretaceous of Alberta, Canada (PDF) in Acta Palaeontologica Polonica, vol. 42, n. 2, 2003, pp. 191–226. URL consultato il 9 ottobre 2008.
  48. ^ Wolff EDS, Salisbury SW, Horner JR, Varricchio DJ, Common Avian Infection Plagued the Tyrant Dinosaurs. PLoS ONE 4(9) (2009): e7288 online

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Brochu, C.R. 2003. Osteology of Tyrannosaurus rex: insights from a nearly complete skeleton and high-resolution computed tomographic analysis of the skull. Memoirs of the Society of Vertebrate Paleontology. 7: 1-138.
  • AA.vv. Dinosauri e altri animali preistorici, Giorgio Mondadori ed., pp. 256 257
  • Henderson, D.M. 1999. Estimating the masses and centers of mass of extinct animals by 3-D mathematical slicing. Paleobiology 25: 88–106.
  • Farlow, J.O., Smith, M.B., & Robinson, J.M. 1995. Body mass, bone "strength indicator", and cursorial potential of Tyrannosaurus rex. Journal of Vertebrate Paleontology 15: 713-725
  • Carr, T.D. & Williamson, T.E. 2004. Diversity of late Maastrichtian Tyrannosauridae (Dinosauria: Theropoda) from western North America. Zoological Journal of the Linnean Society 142: 479–523
  • Osborn, H. F. 1905.Tyrannosaurus and other Cretaceous carnivorous dinosaurs. Bulletin of the American Museum of Natural History 21;259–265
  • Horner John R - Padian Kvin, 2004. Age an growth dynamics of Tyrannosaurus rex, Royal Society Publishing, Volume 271, Numero 1551/22 settembre 2004 Pagg. 1875-1880
  • Alexander, R. M. 1997 Size and scaling. In "The encyclopedia of dinosaurs" (ed. P. Currie & K. Padian), pp. 665–667. San Diego, CA: Academic.
  • Schweitzer Mary Higby, Suo Zhiyong, Avci Recep, Asara John M., Allen Mark A., Arce Fernando Teran, Horner John R. 2007. Analyses of Soft Tissue from Tyrannosaurus rex Suggest the Presence of Protein. In "Science", Vol. 316. no. 5822, pp. 277 – 280, 13 aprile 2007, DOI: 10.1126/science.1138709
  • Carpenter Kenneth, 1990. Variation in Tyrannosaurus Rex, In: Carpenter, K. & Currie, P.J. (Eds.). Dinosaur Systematics: Approaches and Perspectives. New York: Cambridge University
  • Carpenter Kennet, Smith Matt, 2001. Forelimb osteology and biomechanics of Tyrannosaurus Rex. In: Tanke D., Carpenter K. "Mesozoic vertebrate life", ed. Indiana university press, Bloomington, Indiana, 2001.
  • Erickson, G.M., Makovicky, P.J., Currie, P.J., Norell, M.A., Yerby, S.A., & Brochu, C.A. 2004. Gigantism and comparative life-history parameters of tyrannosaurid dinosaurs. Nature 430: 772–775.
  • Appenzler, T., T. rex Was Fierce, Yes, But Feathered, Too. Science vol. 258/n.5436, pp. 2052–2053, 24 settembre 1999.
  • Xu X., Norell, M.A., Kuang X., Wang X., Zhao Q., & Jia C. 2004. Basal tyrannosauroids from China and evidence for protofeathers in tyrannosauroids. Nature 431, pp 680–684.
  • Sumida S.S., Brochu C.A. Phylogenetic Context for the Origin of Feathers. American Zoology, vol.40, Numero 4, pp. 475–485, Agosto 2000, DOI 101093
  • Ruxton G.D., Huston D.C., 2003. Could Tyrannosaurus rex have been a scavenger rather than a predator? An energetics approach. The royal society, Biological Sciences, vol. 270, pp. 731–733, 7 aprile 2003
  • Horner J.R., 1994. Steak knives, beady eyes, and tiny little arms (a portrait of T. rex as a scavenger), Special Publication – The Paleontological Society, v.7, pp. 157–164.
  • Horner J.R., Lessem D.; The Complete T-rex; Simon & Schuster, 1993;ISBN 0-671-74185-3, 9780671741853.
  • Lingham-Soliar T., 2002. Guess who’s coming to dinner: A portrait of Tyrannosaurus as a predator. Geology today, v.14, pp. 16–20, 4 gennaio 2002

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]