Type 89 Yi-Go
| Type 89 Yi-Go | |
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Un Type 89 Yi-Go Otsu restaurato presso la base di Tsuchiura gestita dalla Jieitai
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| Descrizione | |
| Tipo | medio da fanteria |
| Equipaggio | 4 (comandante, cannoniere, pilota, mitragliere) |
| Costruttore | Mitsubishi Arsenale di Sagami |
| Data impostazione | 1928 |
| Data entrata in servizio | 1931 |
| Data ritiro dal servizio | 1945 |
| Utilizzatore principale | |
| Altri utilizzatori | |
| Esemplari | 404 - 411 |
| Sviluppato dal | Type 87 |
| Dimensioni e pesi | |
| Lunghezza | 5,73 m compresa la coda |
| Larghezza | 2,18 m |
| Altezza | 2,56 m |
| Peso | 14 t |
| Propulsione e tecnica | |
| Motore | Mitsubishi diesel A6120VD a 6 cilindri, raffreddato ad aria |
| Potenza | 120 hp a 1.800 giri al minuto |
| Rapporto peso/potenza | 8,6 hp/t |
| Trazione | cingolata |
| Sospensioni | a balestra |
| Prestazioni | |
| Velocità su strada | 27 km/h |
| Autonomia | 170 km |
| Pendenza max | 34° (67%) |
| Armamento e corazzatura | |
| Armamento primario | 1 cannone Type 90 da 57 mm |
| Armamento secondario | 2 mitragliatrici Type 91 da 6,5 mm |
| Capacità | 100 colpi per il cannone 2.745 cartucce per le mitragliatrici |
| Corazzatura frontale | 17 mm |
| Corazzatura laterale | 17 mm |
| Corazzatura posteriore | 17 mm |
| Corazzatura superiore | 10 mm |
| Corazzatura inferiore | 6 mm |
| Note | Tranne per il cannone, i dati si riferiscono al Type 89B di tarda produzione |
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Japan's Type 89 Chi Ro Medium Tanks - World War II Vehicles, Tanks, and Airplanes Type 89 Chi-Ro - Medium Tank - History, Specs and Pictures - Military Tanks, Vehicles and Artillery Type 89 Chi-Ro Medium Tank |
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Il Type 89 Yi-Go o I-Go è stato un carro armato medio giapponese impiegato sia dall'esercito che dalle forze da sbarco della marina imperiale durante la seconda guerra sino-giapponese e la guerra del Pacifico.
Mezzo di supporto per la fanteria, fu concepito in gran parte autonomamente dal Giappone e formò il nucleo dell'arma carrista nipponica per tutti gli anni trenta prima che ne fosse prevista la sostituzione con progetti più moderni: ma anche dopo l'arrivo del Type 97 Chi-Ha continuò a essere usato in prima linea, sebbene cominciasse a decadere di fronte i veicoli esteri. Del tutto obsoleto nel tardo 1941, prese parte all'invasione delle Filippine. In seguito i Type 89 furono adoperati da postazioni difensive oppure interrati a mezzo per contrastare le truppe avversarie, ma non rappresentarono mai un serio pericolo per gli M3/M5 Stuart o gli M4 Sherman statunitensi.
Indice |
Storia [modifica]
Fin dagli ultimi mesi della prima guerra mondiale il Giappone aveva iniziato ad acquistare piccole quantità di carri armati francesi e britannici, in quanto la sua industria non era ancora in grado di concepire simili macchine. Nel 1925 i vertici dell'esercito imperiale decisero di costituire la specialità carrista, i cui reparti sarebbero stati equipaggiati con mezzi indigeni visto che dall'Europa non arrivavano veicoli di nuova concezione: furono stanziati i fondi per la progettazione di un carro armato leggero che operasse a supporto della fanteria, mansione che richiedeva elevate capacità fuoristrada e affidabilità meccanica.[1]
Sviluppo [modifica]
In quest'ottica la sezione tecnica dell'esercito cooperò con l'arsenale di Osaka (Osaka Rikugun Zoheisho) e le aziende della siderurgia pesante per la costruzione di un prototipo, incarico che richiese quasi due anni di lavori: nel 1927 fu presentato il "Carro Armato Sperimentale No. 1", altresì definito come Type 87. Il veicolo era ben riuscito, ma la mole decisamente eccessiva unita alle scarse prestazioni e al motore difettoso decretarono il rifiuto delle alte sfere.[1][2]
Nei mesi successivi arrivò in patria un esemplare del carro medio Vickers Mark C comprato dalla Gran Bretagna: i giapponesi lo testarono e analizzarono con attenzione, tanto che nel 1928 fu steso un nuovo piano di sviluppo che coniugava l'esperienza maturata con il Type 87 alle caratteristiche migliori del Mark C;[1] questa volta l'esercito impose un peso limite pari a 10 tonnellate nominali, ovvero 9.100 chilogrammi reali.[3]
Ad aprile del 1929, appena dopo essere stato completato, il "Carro Armato Sperimentale No. 2" fu sottoposto a un ciclo di collaudi: dimostrò di saper superare ostacoli alti circa 90 centimetri, guadi profondi quasi 1 metro e trincee larghe 2 metri, valore che si accrebbe di mezzo metro quando fu adoperata una coda espressamente progettata per facilitare il superamento di fossati. Al termine delle prove l'esercito si disse soddisfatto e accettò il mezzo con la denominazione ufficiale di Type 89 Yi-Go.[4] In questa designazione la cifra indicava in forma abbreviata l'anno 2589, corrispondente a 1929 del calendario gregoriano in uso presso l'Occidente; la prima sillaba, sostituibile anche con una semplice I, stava per la parola "primo" e la seconda per "modello, veicolo": quindi l'espressione è traducibile in italiano come "primo modello (di carro armato) dell'anno 2589 (Type 89)".[1][3]
Il Type 89 ricevette la qualifica di carro armato medio visto che nonostante gli sforzi dei progettisti il peso arrivava a circa 10 tonnellate reali, limite oltre il quale un corazzato non era più considerato leggero da parte delle forze armate nipponiche.[2][4]
Caratteristiche [modifica]
Il Type 89 presentava una sagoma molto simile al Vickers Mk C, in particolare per lo scafo grossolano e squadrato, il cui processo costruttivo impiegava per lo più la rivettatura e solo in minima parte la saldatura. L'unica differenza di sorta stava nella parte anteriore, in quanto il disegno britannico era stato ritenuto troppo complesso da riprodurre: la sezione superiore era perpendicolare al suolo mentre quella inferiore era stata inclinata verso l'esterno, dando luogo a una lieve sporgenza della stessa larghezza del carro (circa 2,20 metri); su quest'ultima piastra venne ricavato a destra un portello d'accesso[2] diviso in due metà orizzontali.[5] La distanza tra fondo dello scafo e terreno misurava 35 centimetri.[4]
Il treno di rotolamento riprendeva quello del Vickers: si componeva di 8 ruote portanti di piccolo diametro unite a coppie di due; ogni gruppo di 4 ruote era vincolato a un grande carrello, la cui sospensione a balestra era coadiuvata da un bilanciere. Infine era presente una nona ruota indipendente, posta davanti tutte le altre.[2][3] Per proteggere la meccanica da detriti, schegge o proiettili di piccolo calibro, al fianco del carro venne inchiavardato un pannello modellato e corazzato completo di alti parafanghi inclinati: al bordo superiore fu assicurato un longherone con cinque perni per altrettanti rulli tendicingolo. Il treno di rotolamento era completato da una ruota motrice posteriore e una di rinvio, anch'essa dentata, sistemata anteriormente:[2][3] i cingoli adottati su questo sistema erano larghi 366 mm[4] e non necessitavano di guide a dente, visto che le ruote si sovrapponevano al cingolo per tutta la larghezza.[5]
L'apparato motore, situato nel retro del carro, era alimentato a benzina, contava 6 cilindri ed era associato a un cambio con quattro velocità; poteva spingere il Type 89 a 27 km/h massimi su strada. Il sistema di sterzatura così come il riduttore erano la copia di quelli del Type 87.[4] Lo scarico del motore fu sistemato sopra il parafango sinistro.[1]
La torretta, ruotabile per 360°, ricordava poco quella installata sul Vickers: era di forma leggermente conica, stondata ai lati e simmetrica, caratterizzata da una piccola e alta cupola decentrata sulla destra;[2] un portello d'accesso a due ante era sulla sinistra.[5] Nella piastra frontale era inserito un cannone Type 90 da 57 mm L/18,4, bocca da fuoco adatta a sparare proiettili HE (High Explosive) a una velocità iniziale di 350 m/s[4][6] oppure a 380 m/s:[3] le capacità di penetrazione arrivavano a 20 mm dalla distanza di 500 metri. Era inoltre possibile brandeggiare il pezzo su un arco di 20° indipendentemente dalla torretta, mentre l'alzo copriva dai -15 ai + 20°.[6] In generale, comunque, il Type 90 era stato concepito più per distruggere postazioni fortificate o nidi di mitragliatrice, che non per contrastare i corazzati avversari.[3][N 1]
Secondo una schema inusuale per i carri armati europei o statunitensi, nella parte posteriore della torretta era presente un affusto a sfera per una mitragliatrice Type 91 da 6,5 mm, che doveva servire a proteggere il retro del carro da attacchi di fanteria; una soluzione adottata anche da alcuni mezzi sovietici.[1] Nella piastra verticale dello scafo anteriore, sulla destra, fu aggiunto un secondo supporto per un'altra mitragliatrice dello stesso modello:[2] in totale erano trasportabili 2.745 cartucce per le Type 91 e 100 proietti ad alto esplosivo per il cannone,[4] un carico che rendeva l'abitabilità del veicolo a malapena tollerabile.[1]
La corazzatura era relativamente leggera nonostante il Type 87 fosse stato bocciato, tra gli altri motivi, proprio per lo spessore troppo esiguo della stessa. D'altronde, le prime esperienze belliche raccolte in Cina (l'unico teatro dove era all'epoca impegnato l'esercito) avevano dimostrato che non bisognava attendersi un'apprezzabile opposizione in termini di blindati né tantomeno in ambito di artiglieria controcarri, essendo quella cinese dotata di ben pochi pezzi da 37 mm anche poco efficienti. Inoltre consistenti corazze avrebbero aumentato troppo l'ingombro del veicolo, comportando consumi più alti di carburante, limitando la mobilità, complicando i trasporti via nave e ferrovia.[7][5] Le protezioni, fabbricate dalla compagnia Nihon Seikosho,[3] misuravano dunque uno spessore massimo di 17 mm, riscontrabile su tutti i lati dello scafo e sul frontale della torretta, la quale invece aveva armature da 15 mm sui lati e da 10 mm nella parte posteriore. La sezione superiore di scafo e torretta misurava 10 mm.[4]
Il Type 89 era operato da un equipaggio di 4 uomini: nella torretta sedeva il capocarro (a destra) assieme al cannoniere, mentre nello scafo anteriore trovavano posto a destra il mitragliere e alla sua sinistra il pilota[1] che per la guida disponeva di un visore rettangolare, richiudibile con un portelletto dotato di feritoia.[4]
Prima versione [modifica]
Appena prima di entrare in produzione il modello guida cominciò a essere rimaneggiato: in particolare venne sostituito il motore adoperato con un Daimler d'origine automobilistica, un apparato a 6 cilindri erogante 118 hp a 1.800 giri al minuto,[6] con alimentazione a gasolio e un sistema di raffreddamento ad acqua.[4] Furono apportate altre modifiche che elevarono il peso del carro a 11,8 tonnellate secondo una fonte,[6] secondo altre a 12,8 tonnellate;[2][3] la pressione specifica al suolo fu quantificata in 0,57 kg/cm2.[4] L'altezza arrivò a sfiorare i 2,60 metri e lo scafo venne allungato fino raggiungere i 5,10 metri: in questa configurazione il Type 89 vide un calo delle sue prestazioni, poiché la velocità massima era appena superiore ai 24 km/h su strada e l'autonomia arrivava a circa 140 chilometri su vie asfaltate.[4] La sovrastruttura fu dotata di piccoli portelli e feritoie nella parte anteriore, mentre otto piccoli fori chiudibili furono ricavati sul tetto fortemente inclinato (quattro per lato), forse preposti all'utilizzo di armi dall'interno del carro.[5]
Seconda versione [modifica]
Nel 1931 e 1932 i Type 89 entrarono ufficialmente in servizio partecipando alle loro prime azioni in battaglia, sia a Shanghai che nelle vaste aree della Manciuria povere di infrastrutture e di acqua.[1] Simili caratteristiche morfologiche si tradussero in alti consumi di carburante e gli inverni, particolarmente freddi, richiedevano l'installazione di congegni che evitassero ai liquidi di raffreddamento di congelare. A seguito delle insistenze del maggiore Tomio Hara, nel 1932 venne approvata la progettazione di un motore diesel raffreddato ad aria anziché di continuare lo sviluppo di un apparato a benzina, più soggetto a incendiarsi: più o meno a metà del 1934 la compagnia Jugojyo della Mitsubishi completò l'incarico.[6] Il nuovo diesel Mitsubishi A6120VD a 6 cilindri erogante 120 hp, con sistema di raffreddamento ad aria, presentava il grande vantaggio per il Giappone di contenere i consumi energetici, in quanto da un singolo fusto di greggio era possibile ricavare più gasolio che benzina; inoltre la coppia si rivelò superiore al Daimler fino ad allora usato.[3] Vi era comunque una contropartita, e cioè la scarsa potenza del diesel a paragone dei motori alimentati a benzina, fattore che rese difficoltoso per carri armati nipponici possedere pesanti corazzature oppure armi di grande calibro.[6]
Il Type 89 beneficiò del nuovo apparato in termini di autonomia massima (170 chilometri) e velocità raggiungibile su strada (27 km/h);[4] il peso aumentò attorno le 13 tonnellate, e la lunghezza arrivò a 5,73 metri a causa della coda da trincea.[2]
Nuova nomenclatura [modifica]
L'introduzione di nuove designazioni fu suggerita al comando dell'esercito dal diverso apparato locomotore adottato: il carro equipaggiato dal Daimler venne così ridenominato Type 89 Yi-Go Ko, sillaba indicante la lettera "A"; il modello con apparato diesel divenne di conseguenza il Type 89 Yi-Go Otsu, ovvero "B".[1] A volte quest'ultimo modello viene identificato, molto probabilmente in maniera erronea, come Type 94, proprio perché entrato in servizio nell'anno imperiale 2594;[2] c'è addirittura chi sostiene che il Type 94 sia un'ulteriore versione del Type 89B riconoscibile da alcuni cambiamenti apportati dal 1934 in poi, invero riscontrabili anche sui Type 89A come descritto nel paragrafo seguente.[8][N 2]
Produzione e modifiche [modifica]
A seguito del risultato positivo dei collaudi i vertici militari decisero di produrre il Type 89 presso l'arsenale di Sagami che, non possedendo stabilimenti sufficienti, dovette rinunciare a gran parte del lavoro. La Mitsubishi si aggiudicò il contratto ed edificò un'apposita fabbrica:[4] coadiuvata dall'arsenale, la ditta fabbricò il Type 89 dal 1931 al 1939, toccando la maggior punta produttiva nel biennio 1932-1934. Il Type 89 divenne così il primo carro armato con motore diesel a essere prodotto in grande serie.[2]
Quanti esemplari delle due varianti A e B siano stati completati è difficile da dire. Due fonti concordano su 113 e 298 unità dei rispettivi modelli per un totale di 411 veicoli.[2][4] Una riporta che furono consegnati 278 Type 89A e 126 Type 89B per complessivi 404 veicoli.[6] Una terza fonte parla di 220 esemplari della prima versione e di 189 della seconda, arrivando a 409 mezzi prodotti,[1] una cifra presente in un'altra fonte che però non specifica la suddivisione tra le varianti.[3]
Dal 1932 vennero apportate alcune modifiche sulla catena di montaggio. Lo scafo ebbe l'originale piastra frontale sostituita da una lastra singola un poco inclinata, a unire il tetto con il pavimento (più pronunciato).[2] La torretta fu invece direttamente rimpiazzata da un nuovo modello con una cupola molto più larga e dotata di un portello superiore a due ante: ciò dette una forma fortemente asimmetrica alla torretta, sfaccettata sul lato sinistro (dove era stata spostata la Type 91) e curvilinea su quello destro.[5] Fu altresì eliminato il portello superiore, ricavata una botola nel retro della torre e modificato il supporto del cannone[5] cui fu assegnato un mantelletto da 19 mm.[4]
A partire dal 1936 si verificarono ulteriori interventi: vennero invertite le postazioni del mitragliere, del pilota e lo sportello d'accesso, spostato a sinistra, ebbe una singola anta. I rulli superiori del treno di rotolamento furono ridotti a quattro[2] e vennero fissati direttamente allo scafo, permettendo di ridurre la superficie del pannello corazzato.[8] Infine la coda posteriore divenne un equipaggiamento standard e le maglie dei cingoli furono ridisegnate per una migliore presa sul terreno;[2] i cingoli stessi furono scambiati con un modello largo 322 mm formato da 80 elementi.[4]
Dal 1937 una parte dei Type 89 fu armata con un cannone Type 97 da 57 mm L/18,5 con qualche capacità anticarro, e il peso complessivo raggiunse le 14 tonnellate;[2][3] una fonte però smentisce questo cambiamento in termini di armamento e mole[6] mentre un'altra asserisce che l'intera serie d'aggiunte o sostituzioni risale al 1934.[8]
Impiego operativo [modifica]
Teatro cinese (1932-1938) [modifica]
Il battesimo del fuoco dei carri Type 89 avvenne durante l'Incidente di Shanghai del febbraio 1932, quando la 2ª compagnia carri indipendente del capitano Shigemi, equipaggiata con 5 Chi-Ro e 10 Renault NC27, fu inviata nella città per supportare un reparto delle Kaigun Tokubetsu Rikusentai: le strade strette e gli edifici fittamente costruiti permisero spesso alle forze cinesi di contenere le puntate dei corazzati nipponici. Al suo primo combattimento, comunque, il Type 89 si dimostrò nettamente superiore ai carri francesi in termini di affidabilità meccanica, tanto che gli NC27 vennero radiati subito dopo l'operazione.[6] Il carro nipponico dette una prova talmente buona di sé (dovuta in parte al mediocre livello tecnico delle forze cinesi) che nel 1933 vennero costituiti tre reggimenti ognuno dei quali si componeva di 20 Type 89 equamente suddivisi in due compagnie; due rimasero in Giappone mentre la terza fu inviata a Koung-Chou-Ling in Manciuria.[5]
Verso la fine di febbraio 1933 l'impero nipponico guardava con interesse alla provincia del Jehol, subito a sud dell'area manciuriana; perciò distaccò a sostegno delle truppe incaricate dell'operazione la 1ª compagnia carri speciale del capitano Hyakutake, che era stata da poco riequipaggiata con 11 Type 89 a seguito dell'esperienza di Shanghai. Coadiuvati da 2 tankette Type 92 Jyu-Sokosha, i carri furono lanciati all'attacco da Chaoyang il 1º marzo e raggiunsero Chengde il 4 marzo, dopo aver coperto 320 km e sostenuto con successo diversi scontri.[6]
Durante il corso del 1934 vennero organizzate altre tre compagnie nella zona di Chou-Ling che andarono a formare il 4º reggimento carri, posto alle dipendenze della 1ª brigata mista.[5]
Il 7 luglio 1937 a Lukouchiao si verificò l'Incidente del ponte di Marco Polo che scatenò la seconda guerra sino-giapponese e pose le premesse per la deflagrazione della guerra nel Pacifico. I giapponesi mobilitarono la 1ª brigata mista indipendente del maggior generale Sakai, composta da 12 Type 89, 13 Type 95 Ha-Go di recente progettazione, 12 tankette Type 94 Te-Ke e quattro veicoli del genio: dopo aver marciato su Hebei il reparto combatté vicino Pechino, poi partecipò all'occupazione della provincia di Quhar compiendo un trasferimento di ben 700 km in 5 giorni. Le battaglie che si svolsero nell'area videro un impiego parcellizzato della brigata, dottrina che sollevò le critiche del maggior generale Tojo, a capo del complesso di forze incaricato dell'invasione.[6]
Il mese successivo la guarnigione di 2.500 rikusentai stanziata a Shangai dai primi anni trenta (appoggiata da un'unità corazzata di 6-8 Type 89) fu investita da forze cinesi notevolmente superiori, circa 50.000 uomini: l'esercito giapponese organizzò un'operazione anfibia sbarcando a nord della città con due divisioni di fanteria, unità ausiliarie e il 5º battaglione carri del colonnello Hosomi, equipaggiato con 32 Type 89 oltre a 15 tankette Type 94. Gli scontri infuriarono nei sobborghi dove ancora una volta le truppe cinesi sfruttarono il caotico ambiente urbano per annullare il vantaggio in mezzi blindati dei giapponesi: a settembre però, dopo feroci combattimenti, l'assedio fu rotto e i nazionalisti di Chiang Kai-Shek messi in fuga.[6]
Mentre la battaglia per Shanghai stava per giungere alla conclusione, il 14 settembre il Giappone lanciò un'offensiva da Pechino verso sud. Le divisioni schierate nella 1ª armata godettero dell'appoggio del 1º e 2º battaglioni carri: comandanti rispettivamente dal colonnello Baba e dal parigrado Imada, riunivano ben 78 Type 89 e 41 tankette Type 94 Te-Ke. L'attacco si sviluppò con successo e si stabilizzò su una direttrice sud-ovest: l'avanzata nipponica vide operare ancora una volta i carri armati in maniera disorganica e a supporto delle fanterie.[6]
Ad aprile del 1938 Chiang Kai-Shek decise di contrattaccare l'Impero giapponese e guadagnarsi così l'attenzione internazionale: la battaglia esplose nella città di Taierchwang, presidiata da circa 10.000 soldati nipponici rinforzati da 7 Type 89 e 5 tankette Type 94, distaccati dall'"unità carri della Cina" e sotto il controllo di un certo Tamura. Questa volta l'esito dello scontro fu favorevole ai cinesi, che inoltre catturarono 3 carri armati Type 89.[6]
Appena un mese più tardi l'esercito imperiale aveva ripreso le operazioni con rinnovata potenza e i cinesi concentrarono più di 60 divisioni attorno Hsuchou, che i comandanti nipponici decisero di cingere d'assedio: a nord fu dispiegata la Forza di spedizione della Cina del nord con 4 divisioni e a sud si schierò la Forza di spedizione della Cina centrale forte di 3 divisioni; il 5º battaglione carri di Hosomi, dotato di 32 Type 89 e 15 tankette Type 94 fu destinato a fornire appoggio alle truppe. Al fine di completare l'accerchiamento furono inviati sul fianco occidentale della città il 1º e 2º battaglioni carri: quest'ultimo era formato esclusivamente da 36 Type 89, mentre il primo reparto, al comando del colonnello Iwanaka, contava 24 Type 89 e 8 Type 94.[6]
La battaglia di Hsuchou avrebbe potuto rappresentare una formidabile vittoria giapponese se l'accerchiamento fosse stato compiuto da forze più numerose: infatti la maggior parte delle divisioni cinesi riuscì a sfuggire, regalando ai nipponici una sterile vittoria tattica.[6]
Quasi un anno dopo, nel marzo 1939 l'esercito imperiale si prese la rivincita nella Battaglia di Nanchang. Per la conquista della città erano state calcolate perdite consistenti nonostante i reparti corazzati delegati a supportare le truppe appiedate: in vista della battaglia i giapponesi avevano fatto affluire il 5º battaglione (il cui comando era stato assunto dal colonnello Ishii), il 7º reggimento del tenente colonnello Kusunose e un'unità di veicoli leggeri; in totale 76 Type 89 e 59 tankette Type 94. Questa volta però tutti i mezzi furono riuniti in un gruppo corazzato al cui vertice fu posto Ishii, che operò una manovra a tergo dello schieramento cinese secondo uno schema simile alla Blitzkrieg ventura: il fronte nazionalista, colto di sorpresa, venne sconfitto rovinosamente e l'occupazione di Nanchang fu portata a termine con perdite molto più basse rispetto a quelle prospettate.[6]
Mongolia interna (1939) [modifica]
Il teatro di operazioni in Cina cominciò a ristagnare per l'ampiezza e il logorio delle armate adoperate, ma a giugno del 1939 si riaccesero le battaglie di confine con l'Unione Sovietica; infatti, da quando l'impero giapponese aveva invaso la Manciuria nel 1931, il confine con l'URSS aveva visto diverse scaramucce o brevi schermaglie provocate sia dai sovietici che dai giapponesi. Uno scontro iniziato attorno al metà di maggio sugli altipiani di Nomonhan degenerò entro un mese in una guerra vera e propria. Entrambi i paesi inviarono nelle inospitali aree della Mongolia interna forze consistenti: in particolare l'esercito nipponico distaccò il gruppo carri del maggior generale Yasuoka, articolato sul 3º reggimento del colonnello Yoshimaru e sul 4º del parigrado Tamada; nel complesso 34 Type 89 e una sessantina tra ulteriori carri medi e leggeri.[6]
La battaglia che si combatté fu la prima nella quale i giapponesi si misurarono con mezzi blindati di un certo valore, in quanto fino ad allora non avevano mai incontrato armi o veicoli che potessero seriamente minacciarli: gli scontri sostenuti contro i BT-5 segnarono una netta sconfitta nipponica. Il cannone corto da 57 mm dei Type 89 aveva insufficiente gittata e potere di penetrazione molto scarso, mentre i pezzi da 45 mm dei sovietici, più precisi e con maggiore velocità iniziale, trapassavano con facilità le esigue corazze rivettate e quasi verticali dei carri giapponesi[6]
Al termine di dieci giorni di dura battaglia i sovietici avevano distrutto 13 carri avversari, danneggiandone altri 29 in maniera più o meno grave:[2] i reggimenti di Yasuoka avevano perso il 40% degli effettivi, fattore che convinse i comandanti a ritirare i menomati reparti. Il conflitto sarebbe continuato fino a metà settembre concludendosi con una vittoria totale per l'Unione Sovietica.[6]
Il Pacifico e la Manciuria (1941-1945) [modifica]
Il 7 dicembre 1941 l'Impero giapponese scatenò l'attacco di Pearl Harbor e dette avvio all'espansione nel Pacifico occidentale così come nel Sud-est asiatico: a questa data i Type 89 erano completamente obsolescenti e vennero utilizzati soltanto nelle Filippine, dove il 22 dicembre sbarcarono 34 esemplari facenti parte del 7º reggimento comandanto dal colonnello Sonoda, ma non si hanno notizie del loro utilizzo.[6]
Considerata la completa obsolescenza del progetto, i giapponesi relegarono i Type 89 a compiti di seconda linea oppure, come molto spesso accadde nelle Indie orientali olandesi e nel Sud Pacifico, li utilizzarono da posizioni fisse per contrastare la fanteria; venne così sacrificata la principale qualità del carro armato in sé, ovvero la mobilità.[1]
I Type 89 furono reincontrati in battaglia dagli Alleati oltre due anni dopo, sull'isola di Bougainville: due esemplari vennero mandati all'attacco degli aeroporti di Piva e Torokina costruiti dagli statunitensi (sbarcati all'inizio di novembre 1943), ma entrambi furono distrutti dai velivoli dell'8º Squadrone della Royal New Zealand Air Force.[8]
L'andamento del conflitto, sempre più sfavorevole per le forze armate nipponiche, vide lo svolgersi di una grande operazione aeronavale e anfibia condotta dagli Stati Uniti per riconquistare le Filippine: il 20 ottobre 1944 soldati e marine sbarcarono sull'isola di Leyte, la cui guarnigione disponeva di solo reparto corazzato d'appoggio. Si trattava della 7ª compagnia carri indipendente del capitano Kawano, formata da 11 Type 89; egli, attestatosi vicino l'aeroporto di Burauen, guidò un assalto della propria unità contro le teste di ponte stabilite dagli statunitensi, precisamente attorno il paese di Dulag: l'operazione fallì e 6 carri vennero distrutti; i sopravvissuti si ritirarono, ma non si hanno notizie su che cosa sia accaduto loro. Parimenti ignoto è il destino di altre due compagnie indipendenti schierate nell'isola di Luzón, l'8ª del primo tenente Matsumoto e la 9ª del parigrado Nakajima: entrambe erano dotate di 11 Type 89.[6]
Secondo gli accordi presi con gli Alleati a a Jalta nel febbraio 1945, l'8 agosto dello stesso anno l'Unione Sovietica lanciò una grande invasione della Manciuria dove s'imbatté in qualche Type 89, che i giapponesi adoperarono come postazioni d'artiglieria mobili dopo aver coperto gli scafi con sacchi di sabbia.[3]
Dopoguerra [modifica]
Un piccolo numero di Type 89, sopravvissuto alla guerra, fu impiegato dall'Armée de Terre francese durante la Guerra d'Indocina.[8]
Esemplari esistenti [modifica]
Man mano che la guerra proseguiva i Type 89 (soprattutto del modello A) vennero ritirati dal servizio attivo per essere adoperati nelle scuole d'addestramento:[3] in questo modo alcuni esemplari sono giunti fino ai giorni nostri. Uno è esposto all'U.S. Army Ordnance Museum vicino il terreno di prova di Aberdeen, nello stato del Maryland; manca delle due mitragliatrici ma per il resto le sue condizioni sono eccellenti. La porzione centrale della sovrastruttura così come buona parte della torretta presentano una lavorazione per saldatura e inoltre non sono visibili le aperture circolari sul tetto della prima.[9]
Altri due Type 89 sono esposti in Giappone: uno, in perfetta efficienza, è alla base delle forze armate di Tsuchiura, nei dintorni di Ibaraki; il secondo si trova al Museo Sinbudai di Vecchie Armi presso Asaka.[3] Le caratteristiche dei due carri rimandano più alla variante B che non alla A, ma è assai probabile che siano stati oggetto di interventi post-produttivi.
Note [modifica]
- ^ a b c d e f g h i j k l [Type 89 Yi-Go su militaryfactory.com 24 febbraio 2013]
- ^ a b c d e f g h i j k l m n o p q Type 89 Yi-Go su historyofwar.org. URL consultato in data 23 febbraio 2013.
- ^ a b c d e f g h i j k l m n Type 89 Yi-Go su tanks-encyclopedia.com. URL consultato in data 24 febbraio 2013.
- ^ a b c d e f g h i j k l m n o p q Type 89 Yi-Go su wwiivehicles.com. URL consultato in data 24 febbraio 2013.
- ^ a b c d e f g h i Type 89 Yi-Go su jexiste.fr. URL consultato in data 26 febbraio 2013.
- ^ a b c d e f g h i j k l m n o p q r s t u v Type 89 Yi-Go su TAKIHOME. URL consultato in data 23 febbraio 2013.
- ^ Type 89 Yi-Go su 1jma.dk. URL consultato in data 24 febbraio 2013.
- ^ a b c d e Type 89 Yi-Go su zimmerit.com. URL consultato in data 23 febbraio 2013.
- ^ [Type 89 Yi-Go su preservedtanks.com 27 febbraio 2013]
Appunti [modifica]
- ^ In realtà il prototipo del Type 89, così come i primissimi esemplari di serie, erano armati con il cannone da fanteria Type 11 da 37 mm; Type 89 Chi-Ro Medium Tank e [1]
- ^ La formula Type 89 Chi-Ro ("secondo modello di carro armato medio dell'anno 2589"), sebbene diffusa, sembra che non fu mai utilizzata dall'esercito imperiale perché faceva parte di un sistema d'immatricolazione adoperato solo dal 1936, che non venne applicato ai carri armati fino ad allora concepiti. È certo che sia stata coniata in occidente poco dopo la fine della seconda guerra mondiale mentre veniva studiato l'equipaggiamento nipponico catturato
Voci correlate [modifica]
Altri progetti [modifica]
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Collegamenti esterni [modifica]
- (EN) Type 89 Yi-Go su wwiivehicles.com
- (EN) Type 89 Yi-Go su historyofwar.org
- (EN) Type 89 Yi-Go su TAKIHOME
- (EN) Type 89 Yi-Go su jexiste.fr
- (EN) Type 89 Yi-Go su tanks-encyclopedia.com
- (EN) Type 89 Yi-Go su militaryfactory.com
- (IT) Type 89 Yi-Go su zimmerit.com