Tuta da moto
La tuta da moto è un capo di vestiario sportivo, appositamente confezionato per l'uso motociclistico.
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Descrizione[modifica]
La tuta da moto è un vestiario che protegge il corpo del pilota, riducendo gli effetti della caduta, inoltre può aumentare la penetrazione aerodinamica e conferire un maggiore comfort di guida, questo abbigliamento è caratterizzato da un giubbotto e da un paio di pantaloni, generalmente in pelle e in un sol pezzo, ma esistono diversi materiali e versioni.
Questa protezione, può avere la predisposizione per altri ausili di protezione, che sono stati introdotti negli anni, come le imbottiture o ausili per permettere un determinato stile di guida, come le saponette.
La tuta da moto, è generalmente utilizzata assieme ad altre protezioni complementari, come gli stivali e i guanti, che nella maggior parte dei casi sono abbondantemente arricchiti da protezioni di diverso genere.
Una tuta da moto, per essere definita come protettiva, deve essere omologata secondo la norma EN 13595 e fino al 2010 molti capi per motociclisti soprattutto diversi dalle tute per moto non hanno questa omologazione[1].
Storia ed evoluzione[modifica]
La prima tuta da moto in pelle apparve sui circuiti europei durante il campionato del mondo di velocità nel 1950. Ad indossarla fu il futuro campione del mondo Geoff Duke, il quale dedicava una certosina attenzione ad ogni particolare aerodinamico e si era fatto confezionare questo tipo di indumento, in pelle bovina, dal maestro pellaio inglese Frank Barker. L'indumento venne subito adottato anche dalla maggior parte dei piloti.
Tuttavia l'invenzione della tuta da moto è molto più datata ed è compresa tra le molte innovazioni in ambito motociclistico, escogitate dal geniale Pa' Norton, nel primo decennio del XX secolo. In previsione del suo debutto al Tourist Trophy, nel 1909, Norton realizzò una tuta da moto in lana, allo scopo di "minimizzare la resistenza al vento", poi passata alla storia come il "vestito di Teddy Bear"; definizione data dalla piccola figlia Grace. Norton aveva tratto ispirazione dalla calzamaglia indossata dagli acrobati del circo.[2]
Le tute sperimentali in pelle permisero anche di migliorare la protezione dei piloti, ma per risultare efficaci aerodinamicamente dovevano essere particolarmente attillate, comportando difficoltà di movimento e altri effetti da costrizione.
La prima tuta motociclistica moderna venne ideata nel 1954 da Giulio Cesare Carcano, direttore tecnico della Moto Guzzi, che aveva potuto osservare gli effetti negativi delle tute sui suoi piloti e in particolare, su Duilio Agostini, giunto al traguardo semi-svenuto a causa del collare in pelle che, messo in tensione dalla posizione raccolta, aveva quasi strozzato il pilota di Mandello.
Carcano costruì in trespolo che riproduceva gli appoggi alla moto, sul quale far salire il pilota durante la presa delle misure del mastro pellaio. In questo modo si poteva confezionare una tuta dalla giusta conformazione per le gare. Soprattutto, fu possibile aumentare lo spessore del pellame, senza compromettere l'azione e comfort del pilota ed aumentare la protettività del capo d'abbigliamento.
Da quegli anni le tute hanno subito una costante evoluzione, principalmente dovuta ad estemporanee intuizioni dei piloti, poi attuate in serie dalle case produttrici.
Nella seconda metà degli anni settanta, furono Barry Sheene e Roberto Gallina ad utilizzare le prime protezioni fisse alle ginocchia, divenute necessarie con lo stile di guida a gamba interna aperta, adottato da Jarno Saarinen.
Altra intuizione destinata ad avere un grande sviluppo fu quella di Jon Ekerold che ritagliava pezzi di visiera del casco per applicarli sulla tuta, in corrispondenza del ginocchio, con del nastro adesivo. Nacque così l'idea delle moderne "saponette", ovvero protezioni facilmente sostituibili, da applicare sulle tute in corrispondenza di gomiti e ginocchia. Le prime "saponette" furono realizzate in pelle, per poi passare al poliestere, al Teflon e al titanio, quest'ultimo è la causa dell'emissione di scintille che, nei primi anni del XXI secolo, accompagnava le pieghe dei piloti.
Storia ed evoluzioni recenti[modifica]
Negli anni sono state sviluppate varie tipologie di imbottiture e protezioni, con particolare riguardo ai possibili danni da impatto alla colonna vertebrale. Recentemente lo sforzo sperimentale è rivolto a sistemi simili all'air bag , come il d-air realizzato dalla Dainese e sviluppato in collaborazione con vari piloti.
Uso[modifica]
Tale protezione viene normalmente utilizzata nelle competizioni su asfalto, mentre sulle competizioni da fuoristrada si utilizza la pettorina (ancora più rigida e più vicina ad un'armatura), ma il suo uso si sta sempre più imponendo anche nell'uso stradale, soprattutto in versioni più leggere, come i giubbotto quattro-stagioni, ma anche vere e proprie tute da competizione.
Note[modifica]
- ^ Come riconoscere l'abbigliamento omologato
- ^ Mick Woollett, Pa' Norton l'insuperabile, Motociclismo d'Epoca n.4/1995, pag.65.