Tutù

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Edgar Degas, La prova (1873)
Tutù in tinte brillanti

Tutù è un termine di origine francese, che indica il costume indossato dalle ballerine nei balletti classici. La foggia varia considerevolmente al variare della scenografia, ma si caratterizza come una mise di corpetto e gonna più o meno vaporosa, generalmente in tulle.

Cenni storici[modifica | modifica sorgente]

La forma di danza che diede origine a ciò che oggi chiamiamo balletto nasce sul finire del Seicento, quando la prima donna sale su un palco a danzare (1681) e si evolve notevolmente nel 1700. A quel tempo i ballerini, uomini o donne che fossero, indossavano maschere, parrucche, scarpe col tacco e vesti poco pratiche e del tutto inadatte alla libertà di movimento. Le donne in particolare erano vincolate da bustini con stecche, corpetti, gonne lunghe e sopragonne sorrette da pesanti paniers. Gli uomini erano appena poco più liberi, inguainati in redingotes dalla vita stretta, appesantite di passamanerie e ricami, con falde ai fianchi irrobustite da stecche di balena.

Le due migliori ballerine francesi dell'epoca, Marie Camargo e Marie Sallé, rivali, iniziarono a semplificare il vestiario. La prima scelse scarpe senza tacco, accorciò le gonne e abbandonò le maschere, la seconda abbandonò l'ingombrante panier per indossare una semplice tunica di mussolina.

Alla fine del secolo il balletto si evolve ulteriormente e, di fatto, il tutù è una semplificazione estrema del normale abito dell'inizio dell'Ottocento, di cui mantiene in parte la foggia: corpetto aderente con vita alla linea naturale o con vita a "V", ampio scollo con spalle scoperte, seno in evidenza, ampia gonna arricciata, vaporosa e a più strati, che arriva alla caviglia o poco sopra, estremamente romantica. Questa foggia resta, pur semplificata dato il passare degli anni e il cambiamento di gusti e abitudini, nel tutù romantico.

Verso la fine del Settecento in Russia si era iniziato a danzare sulle punte, ma sarà solo nel 1832 che Maria Taglioni ballerà tutta La Sylphide sulle punte delle sue scarpette. Queste si modificano e non sono più rinforzate da pezzi di cartone o da ricami, ma da un impasto di canapa arrotolata e trattata con speciali colle che permette alla ballerina di interpretare al meglio le molte creature eteree, crepuscolari e infelici care all'animo romantico. È chiaro che il cambiamento comporta un ruolo di massima importanza per il movimento delle gambe: il tutù continua a semplificarsi e quello bianco e vaporoso - disegnato dal costumista Eugène Lami per Marie - fa scuola e si ritrova nella Giselle danzata da Carlotta Grisi nel 1841.

A tutt'oggi il tutù romantico è quasi d'obbligo per quel balletto e viene spesso identificato con i balletti La Sylphide e Giselle. Da quell'originario costume bianco ed etereo nascerà il termine di ballet blanc o balletto bianco, che indica tipicamente il balletto romantico ottocentesco.

Il tutù esiste in tre versioni principali, su cui si possono innestare variazioni determinate dai gusti dei ballerini e dalle esigenze degli scenografi: la foggia generale del corpetto non cambia, cambia invece considerevolmente la gonna.

Tutù romantico[modifica | modifica sorgente]

Tutù romantico

Ha una gonna la cui lunghezza va dal ginocchio alla caviglia, solitamente vaporosa e più morbida del gonnellino del tutù classico. Può essere nel classico bianco o colorato, ma solitamente è in tinte molto tenui, adatte a opere romantiche e sognanti.

Tutù classico[modifica | modifica sorgente]

Ha una gonna la cui lunghezza non supera quella del ginocchio, ma può anche avere un gonnellino corto, rigido e che forma come un disco vaporoso sopra le anche della ballerina. Resta piatto, rigido a giro vita, quasi parallelo alla linea del pavimento e lascia le gambe del tutto scoperte. Quest'ultimo è detto anche tutù classico. Può presentarsi bianco o colorato, anche in tinte brillanti.

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Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

(EN) Tutto sul tutù

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