Tunnel transatlantico

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Un tunnel transatlantico è un ipotetico tunnel che dovrebbe attraversare l'Oceano Atlantico unendo l'America del Nord e l'Europa.

Verrebbero trasportate merci e persone attraverso l'uso di treni, i quali in futuro grazie all'uso di tecnologie avanzate raggiungerebbero velocità previste comprese tra i 500 e gli 8 000 km/h[1].

Progetti per questo tipo di ponte ad oggi non hanno subito progressi che vadano oltre lo stadio concettuale e nessuno sta perseguendo questo tipo di progetti. La maggior parte delle concezioni di un tunnel di questo tipo è relativa ad un tunnel tra gli Stati Uniti e l'Inghilterra o più specificatamente tra New York City e la città di Londra.

Il primo ostacolo per la costruzione di un ponte di questo tipo sarebbe il costo il quale sarebbe stimato da 175 fino a 12 mila miliardi di dollari[2]. Vi sarebbe inoltre ad oggi un limite legato ai materiali che potrebbero essere utilizzati.

I più grandi tunnel oggi esistenti come il Tunnel della Manica ed il Tunnel Seikan, pur avendo utilizzato tecnologie di costruzione molto meno costose di quelle che dovrebbero essere impiegate per la costruzione di un eventuale tunnel che attraversi l'atlantico, sono risultati estremamente costosi anche dal punto di vista della loro successiva gestione operativa.

Un tunnel transatlantico dovrebbe essere ben 88 volte più lungo della Galleria di base del San Gottardo e 36 volte più lungo del Delaware Aqueduct che è l'acquedotto della città di New York City.

Nel 2003 la trasmissione televisiva Megacostruzioni (in inglese Extreme Engineering) del canale Discovery Channel ha messo un'onda un programma intitolato Il Tunnel Transatlantico[1] che discuteva nel dettaglio di un eventuale tunnel di questo tipo.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Per trovare suggerimenti per una struttura di questo tipo occorre andare indietro fino allo scrittore francese Michel Verne, figlio di celebre Jules Verne, il quale nel 1888 scrisse un racconto intitolato Un Express de l'avenir (un espresso del futuro). Il racconto fu pubblicato in inglese sullo Strand Magazine nel 1895 venendo incorrettamente attribuito al padre Jules[3], un errore ripetuto frequentemente anche oggi.[4]. Nel 1913 la novella Der Tunnel fu pubblicata dall'autore tedesco Bernhard Kellermann. Questa ispirò 4 film con lo stesso nome: uno nel 1914 di William Wauer. Le versioni tedesche, francesi ed inglesi uscirono nel 1933 e nel 1935.

Lo scienziato statunitense Robert Goddard, il padre della missilistica moderna[5][6] depositò 2 dei suoi 214 brevetti in relazione a questa idea[4] [7]. Arthur Charles Clarke citò il tunnel intercontinentale nel suo romanzo di fantascienza La città e le stelle del 1956. Anche nel romanzo Tunnel Through the Deeps del 1975 dello scrittore Harry Harrison veniva descritto un tunnel sul fondo dell'oceano[8]. Nell'aprile del 2004 un articolo sulla rivista statunitense Popular Science suggeriva che un tunnel transatlantico sarebbe stato più realizzabile di quanto ipotizzato.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b Extreme Engineering: Transatlantic Tunnel, Discovery Channel, 2003-04-16.
  2. ^ Carl Hoffman, Trans-Atlantic MagLev: Vacuum Tube Train in Popular Science, 12 aprile 2004. URL consultato il 27 settembre 2011.
  3. ^ Michel Verne, An Express of the Future, The Strand Magazine, novembre 1895. URL consultato il 2 agosto 2008.
  4. ^ a b Michael Rodman, Tunnel Vision, Harvard Law Bulletin, Harvard University, Summer 2002. URL consultato il 12 settembre 2007.
  5. ^ Jeffrey Kluger, TIME 100: Robert Goddard, Time, 29 marzo 1999. URL consultato il 28 dicembre 2007.
  6. ^ Part I: Chemical Propulsion and the Dawn of Rocket Science in The Past and Future of Rocket Engine Propulsion, Regents of the University of Michigan, 2002. URL consultato il 28 dicembre 2007. ,
  7. ^ Stuart Carter, Harry Harrison: A Transatlantic Tunnel, Hurrah!, Infinity+, 11 novembre 2000. URL consultato il 12 settembre 2007.
  8. ^ Stuart Carter, Harry Harrison: A Transatlantic Tunnel, Hurrah!, Infinity+, 11 novembre 2000. URL consultato il 12 settembre 2007.