Tumulo

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I tumuli di Gamla Uppsala, risalenti al V-VI secolo dopo Cristo. Originariamente in questo sito erano stati costruiti 2000-3000 tumuli, ma per via dell'agricoltura oggi ne restano solo 250.

Un tumulo è un monticello di terra e pietre, spesso di grandi dimensioni, posto sopra una sepoltura o più sepolture, a formare una specie di collina artificiale.

I tumuli possono avere forma circolare o allungata, e si possono trovare in gran parte del mondo. Un tumulo costituito soprattutto o esclusivamente da pietre è spesso definito "cairn".

Origine[modifica | modifica sorgente]

I tumuli cominciano ad essere utilizzati per coprire le sepolture nell'età della pietra e quindi nell'età del rame e del bronzo.

Originariamente consisteva in una pila di rocce che ricoprivano direttamente il corpo, ma la sua struttura fu modificata nel corso dei secoli e crebbe di dimensioni fino ad arrivare a trasformarsi in camere funerarie in cui riposavano il defunto con i suoi oggetti più importanti.

Distribuzione geografica in Europa[modifica | modifica sorgente]

Tombe coperte da tumuli si trovano in tutta Europa:

I tumuli etruschi[modifica | modifica sorgente]

Questi tumuli possono presentarsi raccolti in gruppi (necropoli) oppure isolati. Si tratta spesso di tombe familiari, utilizzate dallo stesso clan aristocratico per più generazioni. Vennero costruiti ed utilizzati soprattutto in un periodo che va dall'VIII al VI secolo a.C.

Necropoli famose per le tombe a tumulo si trovano a Cerveteri, Tarquinia, Vulci, Vetulonia, Populonia. Numerosi tumuli si trovano anche presso Cortona e nell'area della Toscana interna (province di Siena, Firenze, Arezzo).

Tumuli di Tarquinia[modifica | modifica sorgente]

Nella necropoli dei Monterozzi di Tarquinia sono noti alcuni tumuli monumentali fra cui spiccano, in località Doganaccia, due grandiose strutture note con i nomi popolari di Tumulo del Re e Tumulo della Regina, disposte in posizione dominante sull'antico accesso al sepolcreto tarquiniese. Solo il tumulo orientale, il Tumulo del Re o Il Tumulo della Doganaccia, è stato esplorato. Gli scavi, condotti nel 1928, hanno messo in luce la camera sepolcrale a pianta rettangolare, parzialmente scavata nella roccia e completata nella parte superiore con filari di blocchi squadrati. La copertura mostra una volta a profilo ogivale caratterizzata alla sommità da un'ampia fenditura longitudinale sigillata da lastroni di nenfro. La camera è preceduta da un largo dromos a cielo aperto, una vera e propria anticamera quadrangolare con le pareti in parte ricavate nel banco di roccia e in parte costruite. Il monumentale tumulo (quasi 36 metri di diametro) è delimitato da uno zoccolo (tamburo) sagomato nella roccia e rivestito originariamente da uno o più filari di blocchi squadrati. Sotto il tumulo corre un lungo cunicolo sotterraneo in forte pendenza (utilizzato per il drenaggio delle acque superficiali) il cui ingresso si apre sotto l'accesso al dromos. Il sepolcro, subito dopo lo scavo, è stato pesantemente restaurato con cortina di mattoni.

La tomba fu trovata saccheggiata e del corredo originario furono recuperati alcuni frammenti ceramici, su uno dei quali era dipinto il nome di Rutile Hipucrates, un greco etruschizzato il cui gentilizio non è altro che la trascrizione in etrusco del greco Ippocrate e che ha adottato un prenome di derivazione latina (Rutilus = "il Rosso"). L'iscrizione potrebbe fornirci il nome non tanto del proprietario della tomba, quanto di colui che ha prodotto o donato il vaso. Si tratta probabilmente di un personaggio greco stabilitosi a Tarquinia ed integratosi nel corpo sociale cittadino, in singolare analogia con le vicende, narrateci dalle fonti, del nobile mercante corinzio Demarato, padre del re romano Tarquinio Prisco. Un progetto di scavo e di valorizzazione dei due tumuli principeschi della Doganaccia è stato avviato dall'Università degli Studi di Torino in collaborazione con il Comune di Tarquinia, la Soprintendenza archeologica per l'Etruria meridionale e l'UNESCO.

Tumuli di Populonia[modifica | modifica sorgente]

Si trovano nelle necropoli, fra loro adiacenti, di San Cerbone, del Casone e della Porcareccia, e sono datati al VII secolo a.C., anche se tombe più piccole con un piccolo e semplice tumulo risalgono, in area populoniese, anche ai due secoli precedenti. Rispetto a quelle dell'Etruria meridionale o anche della più vicina Vetulonia le tombe a tumulo di Populonia tendono ad essere più piccole, interamente costruite al di sopra del terreno. I materiali usati sono calcarenite, arenaria o calcare alberese per le pareti (tamburo esterno e pareti interne), calcare alberese o arenaria per la volta, costruita con il principio della pseudocupola o tholos.

Le tombe populoniesi sono prive del pilastro centrale, che è invece presente in molte tombe etrusche coeve, ed il dromos d'accesso è solitamente coperto e molto basso e stretto.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

Tumulo in Treccani.it - Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 15 marzo 2011.