Tu mi turbi

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Tu mi turbi
Tu mi turbi.jpg
Una scena dell'episodio I due militi
Paese di produzione Italia
Anno 1983
Durata 85 min
Colore colore
Audio sonoro
Genere commedia
Regia Roberto Benigni
Soggetto Roberto Benigni, Giuseppe Bertolucci
Sceneggiatura Roberto Benigni, Giuseppe Bertolucci
Produttore Ettore Rosboch
Fotografia Luigi Verga
Montaggio Gabriella Cristiani
Musiche Paolo Conte
Interpreti e personaggi

Tu mi turbi è un film del 1983 diretto da Roberto Benigni.

È un film in quattro episodi, nei quali si parla in un modo o nell'altro di Dio. In tre di questi in maniera palese, nell'episodio: "in banca" in maniera più mascherata dato che il riferimento a Dio è nel cognome del direttore della banca che si chiama: Dott. Diotaiuti.

Il film viene apprezzato da pubblico e critica, anche se quest'ultima si mostra tiepida di fronte alla prima prova di Benigni dietro alla macchina da presa. Il film si sarebbe dovuto inizialmente chiamare Io non volevo.

Trama[modifica | modifica sorgente]

Il film è suddiviso in quattro episodi.

Durante Cristo...[modifica | modifica sorgente]

Il pastore Benigno (lo stesso Benigni) deve fare da baby-sitter al piccolo Gesù, che non la smette di fare miracoli "casalinghi" (come per esempio camminare sull'acqua della tinozza dove dovrebbe farsi il bagno). Il pastore gli insegnerà molte cose che gli saranno utili in futuro, poi, in un monologo che va dal demenziale al poetico confida al Bambino di essere ancora innamorato di Maria (Nicoletta Braschi), anche se ormai da tempo si è sposata con Giuseppe (Carlo Monni).

Angelo[modifica | modifica sorgente]

Il giovane Benigno, vestito con uno smoking, vaga disperato per la città: non trova più il suo angelo (Olimpia Carlisi), che ha sposato e di cui è follemente innamorato. Temendo che possa essere scappato o rapito, chiede informazioni agli altri angeli che incontra per le vie del paese finché non lo incontra in un alberghetto. L'angelo gli comunica, con suo profondo dispiacere, che si è innamorato di Dio e che ha deciso di abbandonarlo perché Benigno è "troppo banale e scontato, mai una sorpresa, mai un cambiamento".

Alla fine, proprio quando la vicenda sta per avere un finale tragico (l'uomo stava meditando il suicidio), Benigno si sveglia: per sua fortuna stava solo sognando. Ma anche nella realtà effettivamente Benigno è sposato con Angela (appunto, un angelo con tanto di ali piumate) che assolutamente non è intenzionata a lasciarlo anche se è scocciata dal fatto che deve vivere segregata in casa per non farsi scoprire e l'unico modo per vedere persone è di organizzare 'Feste in maschera'.

In banca[modifica | modifica sorgente]

Il disoccupato Benigno è alla disperata ricerca di una casa. Ne visita diverse ma non avendo i soldi necessari (cento milioni di lire) riceve il consiglio di farseli dare in banca. In banca gli chiedono garanzie e se ha soldi investiti ma lui non crede che dei suoi vestiti si possa ricavare molto. Durante il dialogo con il direttore si altera e paragona la banca ad un ortolano che prima di darti una melanzana si vuole sincerare che tu abbia molte altre melanzane. Non riuscendo a comprendere il senso dei complessi meccanismi bancari arriva a litigare furiosamente con il direttore e viene portato via a braccia da due gendarmi, ma alla fine ottiene i suoi 40 metri quadri: una bella cella.

I due militi[modifica | modifica sorgente]

Il soldato Benigno ed un suo collega (Claudio Bigagli), disposti davanti all'Altare della Patria a guardia del monumento al milite ignoto, iniziano il loro turno di guardia con degli scherzi e finiscono per dimostrare l'esistenza di Dio.

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