Troll (Terra di Mezzo)

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I Troll sono una razza di Arda, l'universo immaginario fantasy creato dallo scrittore inglese J.R.R. Tolkien. Sono grandi creature umanoidi caratterizzate da una straordinaria forza fisica e da uno scarso intelletto.

Genesi[modifica | modifica wikitesto]

Per creare i suoi Troll, Tolkien non attinse alla mitologia norvegese, secondo la quale i troll sono creature magiche con particolari doti soprannaturali, ma li plasmò come creature vili, rozze, comunque in grado di comunicare tra di loro con un linguaggio proprio. Secondo Tolkien, le forze oscure storpiarono degli Ent, gli antichi abitatori delle foreste destati da Yavanna nei tempi antichi, per crearli, imitandone stazza e forza, ma con un risultato decisamente diverso oppure diedero vita ad esseri di pietra, nient'altro che burattini nelle mani di Morgoth e Sauron e del loro male.

Razze di Troll[modifica | modifica wikitesto]

I Troll delle montagne[modifica | modifica wikitesto]

I Troll delle montagne (o di Mordor) appartengono ad una razza comparsa nelle terre a sud di Bosco Atro e lungo i confini di Mordor negli ultimi anni della Terza Era. Sono definiti Olog-hai; alcuni hanno supposto che essi appartengano ad una stirpe di Orchi giganti, ma in realtà i Troll delle montagne sono in tutto e per tutto dissimili da quelle creature. Sopportano la luce purché sorretti dalla volontà del loro Signore e sono soliti portare una corazza per difendersi meglio benché abbiano una spessa e coriacea pelle; molti di loro dimorano nella valle di Gorgoroth, a Mordor. L'unico linguaggio da loro conosciuto è quello Nero ideato da Sauron.

Questa razza di Troll combatte durante l'assedio di Minas Tirith; essi spingono l'ariete Grond contro il grande cancello della Città Bianca. Il loro capitano guida l'assalto contro l'Esercito dell'Ovest nello scontro del Cancello Nero; esso ferisce la guardia della Cittadella Beregond, ma prima che possa finirla, interviene Peregrino Tuc che lo uccide e per questo chiama in seguito la sua lama "Terrore dei Vagabondi".

Un troll di caverna nell'adattamento cinematografico di Peter Jackson

Altre[modifica | modifica wikitesto]

Oltre ai Troll di Mordor, nei libri dello scrittore vengono citate altre stirpi; tra essi, i Troll delle Pietre, probabilmente la razza meno orrenda. A tale categoria appartengono Berto, Maso e Guglielmo. Sono chiamati in questo modo perché se sono colpiti dal sole si tramutano in pietra, sono molto stupidi e lenti di comprendonio, non sono soliti portare corazze. Sono anche noti per la capacità di poter comunicare e parlare con altre creature, a differenza degli altri Troll che possiedono un linguaggio incomprensibile per esse.

Vi sono poi i Troll di caverna che dimorano in profonde aule sotterranee, quali le miniere di Moria; uno di essi guida l'assalto dei goblin di Moria contro la Compagnia dell'Anello. Tolkien lo descrive con braccia ricoperte da squame verdognole e sangue nero.

Nell'appendice A de Il Signore degli Anelli ("La casa di Eorl"), nel racconto riguardante Helm Mandimartello, Tolkien in un passaggio paragona il leggendario re ad un Troll delle nevi, tuttavia è l'unica informazione disponibile su tale razza, sempre che essa esista.

Alcuni addirittura suppongono che "gli Uomini neri simili a Troll" provenienti dal Lontano Harad, e che parteciparono alla Battaglia dei Campi del Pelennor, possano essere un innaturale e terrificante incrocio fra Uomini e Troll.

I Troll più famosi[modifica | modifica wikitesto]

Il ruolo più rilevante ricoperto da troll nel legendarium tolkieniano è quello svolto da Berto, Maso e Guglielmo ne Lo Hobbit: i tre troll vengono sorpresi da Bilbo mentre sono intenti a cucinare un montone arrosto e catturano lo Hobbit ed i Nani che viaggiano con lui, fino a che la compagnia non viene salvata da un abile trucco di Gandalf, che ricorda quello utilizzato dal piccolo sarto coraggioso nella fiaba dei fratelli Grimm. Gli stessi troll, tramutati in pietra, appaiono anche nel Signore degli Anelli prima nel racconto di Bilbo e poi come sfondo di una scena successiva.

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

Nella traduzione italiana de Lo Hobbit il termine "Troll" viene reso come "gli Uomini Neri".

Nell'edizione italiana del Signore degli Anelli (Rusconi, Milano 1970), come iniziale traduzione di troll venne usata la parola "vagabondo", proposta dalla traduttrice Vicky Alliata Di Villafranca in accordo col curatore dell'edizione Quirino Principe. Successivamente, con la revisione della traduzione operata nel 2004, si ritornò al termine originale di "troll".

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