Troia

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Coordinate: 39°57′27″N 26°14′20″E / 39.9575°N 26.238889°E39.9575; 26.238889

Flag of UNESCO.svg Bene protetto dall'UNESCO Flag of UNESCO.svg
UNESCO World Heritage Site logo.svg Patrimonio dell'umanità
Sito archeologico di Troia
(EN) Archaeological Site of Troy
Ac.troy2.jpg
Tipo Culturali
Criterio (i) (iii) (vi)
Pericolo Non in pericolo
Riconosciuto dal 1998
Scheda UNESCO (EN) Scheda
(FR) Scheda
Carta della Troade. Troia si trova a sud-ovest dello Stretto dei Dardanelli

Troia (in greco Τροία o Ἴλιον e in latino Trōia, Īlium o Īlĭŏn) è un'antica città dell'Asia Minore all'entrata dell'Ellesponto, in Turchia, ora chiamata Truva e abitata da un centinaio di nativi locali.

Fu teatro della guerra di Troia narrata nell'Iliade, che descrive una breve parte dell'assedio (prevalentemente tratta di due mesi del nono anno dell'assedio, secondo la cronologia proposta da Omero), mentre alcune scene della sua distruzione sono raccontate nell'Odissea. Della guerra di Troia si canta in molti poemi epici greci, romani e anche medioevali.

Altri poemi ellenici arcaici notevoli sulla guerra di Troia sono i Canti Cipri, le Etiopide, la Piccola Iliade, la Distruzione di Troia e i Ritorni. Il poema latino Eneide inizia descrivendo la distruzione di Troia; un inserto poetico, la Troiae Alosis, "Presa di Troia", è contenuto nella Pharsalia di Lucano. La città venne riscoperta nel 1871 da Heinrich Schliemann. Il sito archeologico di Troia è stato proclamato patrimonio dell'umanità dall'UNESCO nel 1998.

Mito[modifica | modifica sorgente]

Secondo il mito, la città fu fondata dai discendenti di Dardano, figlio di Zeus, che secondo la tradizione greca, proveniva dall'isola di Samotracia, mentre nell'Eneide di Virgilio viene ritenuto originario della città etrusca di Corythus (Cortona).

La costruzione delle mura e la prima conquista[modifica | modifica sorgente]

Laomedonte, uno dei re di Troia, chiese a Poseidone e ad Apollo di fornire la città di grandi mura, in modo che divenisse inespugnabile. Gli dei fecero quanto pattuito, ma al termine dei lavori Laomedonte si rifiutò di pagare: Poseidone, per vendetta, inondò la campagna distruggendo i raccolti e scatenò un mostro marino che divorò gli abitanti; l'ira del dio, secondo l'oracolo di Zeus Ammone, si sarebbe placata se Laomedonte avesse sacrificato alla bestia la sua figlia Esione.

Laomedonte quindi decise di sacrificare la figlia e mentre la ragazza veniva legata ad uno scoglio, giunse al palazzo reale Eracle, che chiese al re cosa stesse succedendo. Questi gli spiegò la situazione, ed Eracle si offrì di uccidere il mostro, ottenendo in cambio i velocissimi cavalli divini che Laomedonte aveva ricevuto in regalo da Zeus. Eracle, giunto alla spiaggia, uccise la creatura e riportò Esione dal padre, reclamando la ricompensa; anche questa volta, però, Laomedonte si rifiutò di saldare. Eracle se ne andò irato, promettendo che sarebbe tornato a vendicarsi. Anni dopo, l'eroe tornò al comando di un esercito, conquistò Troia e uccise Laomedonte. Eracle risparmiò Esione e la diede in sposa al suo amico Telamone. Ella volle che Priamo suo fratello fosse liberato.

Assedio e distruzione[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Guerra di Troia.

Secondo l'epica omerica, sotto il regno di Priamo, la città fu assediata dalla spedizione achea, al comando di Agamennone, che voleva vendicare il rapimento di Elena da parte di Paride. Dopo dieci anni di assedio, la città cadde grazie allo stratagemma del cavallo di legno ideato da Ulisse.

Troia: dall'egemonia ateniese all'epoca romana[modifica | modifica sorgente]

Troia fu conquistata anche dal grande Impero Persiano da Ciro il Grande che, come tutte le altre città-stato greche dell'Asia Minore, subirono innalzamenti delle tasse e l'obbligo alla partecipazione come soldati nell'esercito persiano, una città, stanca dei "trattamenti" dei persiani decise di ribellarsi nel 499 a.C., era la città di Mileto, che successivamente venne rasa al suolo. Dopo la fine delle Guerre Persiane intorno al 480 a.C. Troia entrò nell'egemonia ateniese e fece parte della Lega di Delo o Delio-Attica. Dopo la sconfitta di Atene nella Guerra del Peloponneso contro Sparta e alleati le colonie greche dell'Asia Minore, tra cui anche Ilio (Troia), che facevano parte della Lega di Delo passarono sotto il dominio persiano con il consenso di Sparta.

Dopo la morte di Filippo II di Macedonia che aveva riunito tutte le poleis greche nella Lega Panellenica, ad eccezione di Sparta, sale al trono il figlio Alessandro, che appassionato dell'epica micenea, conquista l'Ellesponto e la Troade dove si trovava Troia, che all'epoca esisteva ancora ma era limitata ad una piccola polis, e dove onorò le spoglie di Achille, il figlio di Peleo che all'epoca era re della Tessaglia. La città fu distrutta nel corso della prima guerra mitridatica da un certo Flavio Fimbria, comandante di due legioni romane, il quale secondo Appiano di Alessandria,[1] dopo aver saputo che la città aveva richiesto la protezione di Lucio Cornelio Silla:

« Fimbria, quando sentì ciò, si congratulò con gli abitanti di Ilio per essere già amici del popolo romano, e ordinò loro di ammetterlo all'interno delle loro mura, perché anche lui era un romano. Parlò poi in modo ironico anche del rapporto esistente tra Ilio e Roma. Quando fu fatto entrare, dispose un massacro indiscriminato delle persone e bruciò tutta la città. Quelli che avevano preso contatti con Silla furono torturati in vari modi. Non risparmiò né gli oggetti sacri, né le persone che erano fuggite nel tempio di Atena, e che bruciò con il tempio stesso. Demolì poi le mura cittadine, e il giorno dopo fece un'ispezione per vedere se qualcosa del luogo era rimasto ancora in piedi. La città fu distrutta in modo tanto peggiore che al tempo di Agamennone, tanto che non una casa, non un tempio, non una statua fu lasciata in piedi. Alcuni dicono che l'immagine di Pallade Atena, che [secondo la tradizione] doveva essere caduta dal cielo, fu trovata intatta dove le mura rientrando, formano un arco attorno alla stessa, e questo può essere vero, a meno che Diomede e Ulisse non la portarono via da Ilio durante la guerra di Troia. Così Ilio fu distrutta da Fimbria al termine della 173ª Olimpiade. Alcune persone ritengono che questa sciagura sia avvenuta 1.050 anni dalla distruzione di Troia da parte di Agamennone. »
(Appiano, Guerre mitridatiche, 53.)

La Novum Ilium (la Nuova Ilio in latino) fu poi visitata da Giulio Cesare nel 48 a.C. . A Troia si possono trovare vari resti archeologici risalenti all'epoca romana come l'Odeon, un piccolo teatro, terme ed altri edifici. L'Ellesponto passò poi sotto il dominio dell'Impero Bizantino, tra cui anche la Troade, dopo varie sconfitte nel 1354 passò all'Impero Ottomano che se ne impossessò fino alla sua caduta nel 1923.

Archeologia[modifica | modifica sorgente]

Nel 1871 Heinrich Schliemann (1822-1890), seguendo le indicazioni e le descrizioni dei testi omerici, organizzò una spedizione archeologica in Anatolia, sulla sponda asiatica dello Stretto dei Dardanelli. I suoi scavi si concentrarono sulla collina di Hissarlik, dove era avvenuto un precedente scavo archeologico effettuato dalla scuola francese guidata da Calvert, poi interrotta per mancanza di fondi. Qui si trovò di fronte a più strati che corrispondevano a differenti periodi della storia di Troia. Arrivato al secondo strato (a partire dal basso) riportò alla luce un immenso tesoro e pensò di aver scoperto il leggendario tesoro di Priamo narrato nell'Iliade. I suoi ritrovamenti, però, risalivano ad un periodo precedente a quello della Troia omerica, collocata intorno al XIII secolo a.C.

In realtà la città narrata nei poemi omerici, si scoprì in seguito, era collocata al settimo strato. Comunque, il tesoro di Priamo resta uno dei più importanti ritrovamenti della storia dell'archeologia. Schliemann lo donò al suo paese natale, la Germania, che lo custodì in un museo di Berlino fino alla seconda guerra mondiale. Nel 1945, nonostante Hitler avesse ordinato di nascondere i reperti affinché non cadessero nella mani dei russi, il tesoro fu segretamente trafugato dai sovietici come bottino di guerra e portato a Mosca. Nessuno seppe più niente fino al 1993, quando Boris Eltsin - ospite del Presidente greco - rivelò inaspettatamente l'ubicazione del tesoro nel museo Puškin.[2] La circostanza sarebbe stata confermata dallo stesso Eltsin alla Literaturnaja Gazeta, nonché dal ministro della cultura russo Sidorov.[3]

Strati del sito archeologico di Troia:

██ Troia I

██ Troia II

██ Troia VI

██ Troia VII

██ Troia VIII-IX

Le successive campagne di scavo furono condotte da Wilhelm Dörpfeld (1893-1894) e Carl Blegen (1932-1938). Le ricerche condotte portarono alla scoperta di nove livelli sovrapposti, con varie suddivisioni, datati con l'ausilio dell'analisi degli oggetti rinvenuti e l'esame delle tecniche costruttive utilizzate e dei quali è stato possibile delineare le piante delle ricostruzioni.

  • Troia I (3000 - 2600 a.C.): villaggio neolitico, con ritrovamenti di utensili in pietra e di abitazioni dalla struttura elementare;
  • Troia II (2600- 2250 a.C.): piccola città con mura caratterizzate da porte enormi, presenza del megaron (palazzo reale) e case in mattoni crudi che recano segni di distruzione da incendio, che Schliemann suppose potessero riferirsi ai resti della reggia di Priamo rasa al suolo dagli Achei;
  • Troia III - IV - V (2000 - 1800 a.C.): tre villaggi distrutti ognuno dopo poco tempo dalla fondazione;
  • Troia VI (1800 - 1300 a.C.): grande città a pianta ellittica disposta su terrazze ascendenti, fortificata da alte e spesse mura, costituite da enormi blocchi di pietra squadrati e levigati, con torri e porte. La distruzione della città dovrebbe essere avvenuta intorno alla metà del XIII secolo a.C. forse a causa di un terremoto.
  • Troia VII a (1300 - 1170 a.C. ): la città precedente fu immediatamente ricostruita, ma ebbe vita breve. I segni di distruzione da incendio hanno indotto Blegen a identificare questo strato come quello corrispondente alla Troia omerica;
  • Troia VII b1 - VII b2 - VII b3 (XII - XI secolo a.C. fino a circa 950 a.C.);
  • Troia VIII (VIII secolo a.C.): colonia greca priva di fortificazioni;
  • Troia IX (dall'età romana al IV secolo): costruzioni romane edificate sulla sommità spianata della collina e rifacimento.

L'insediamento decadde con la caduta dell'Impero romano d'Occidente[senza fonte].

Datazione "letteraria" della guerra di Troia[modifica | modifica sorgente]

Fonti letterarie greche parlano di una distruzione di Troia ad opera greca da collocarsi piuttosto nella fine del XII secolo a.C. Tucidide parla di Agamennone e della guerra di Troia nel II libro delle Storie (par.9), ma la datazione è ricavabile piuttosto dal passo del libro V legato al cosiddetto "discorso dei Meli". Nel dialogo con gli Ateniesi, i Meli sottolineano di essere di tradizione dorica e di essere stati colonizzati dagli Spartani da settecento anni. Siccome l'avvenimento è del 416 a.C. e passano ottant'anni tra la guerra di Troia e la colonizzazione dorica ("ritorno degli Eraclidi"), la data attribuita da Tucidide alla caduta di Troia è il 1196 a.C., cioè il XII secolo a.C.

Erodoto ricostruisce una datazione più antica, ma attraverso una ricerca meno storiografica: nel II libro delle Storie (lògos egizio, cap.145) egli sostiene di essere nato quattrocento anni dopo Omero ed Esiodo. La distruzione di Troia è così spostata più indietro: 1350-1250 a.C. Eratostene di Cirene è autore della datazione che, dal III secolo a.C., riscuote maggiore successo. Non essendoci giunte opere complete di questo autore, la sua datazione viene riportata da Dionisio di Alicarnasso nelle Antichità romane, in un passato collegato all'arrivo di Enea in Italia e alla fondazione di Lavinio.

Dionisio riporta la data esatta, in termini antichi, della caduta di Troia, che corrisponderebbe all'11 giugno 1184-1182 a.C., ancora XII secolo a.C. Ultima conferma sembra venire dalla Piccola Cosmologia di Democrito di Abdera, filosofo del V secolo a.C. e contemporaneo di Erodoto. Egli dice di aver composto quest'opera 730 anni dopo la distruzione di Troia; essendo vissuto intorno al 450 a.C., la data in questione risulta essere il 1180 a.C.

Discendenti dei Troiani[modifica | modifica sorgente]

In passato non era raro che genti, popoli, nazioni, famiglie e uomini importanti cercassero di darsi un'origine nobile. Normalmente era la letteratura antica che forniva gli "agganci" giusti. I letterati, gli scrittori, i poeti - spesso in cerca di gratificazione da parte dei potenti - si sottoponevano volentieri a questo gioco cortigiano di grande importanza anche politica. Nuove dinastie, nuovi regnanti, invasori, cercavano in operazioni del genere la legittimazione dei sudditi (e dei vari gruppi di potere potenzialmente avversi), elemento indispensabile per poter aspirare ad un dominio duraturo.

Così moltissimi sono i popoli, le genti, le nazioni, i re e le dinastie che in passato (soprattutto nei secoli post 1000 in cui il panorama politico e sociale europeo è più dinamico) hanno fatto derivare la propria origine genealogica ed "etnica" da Troia:

  • Romani (Romolo e Remo, mitici fondatori di Roma, discendevano dal troiano Enea);
  • Franchi (antenati di parte dei francesi e tedeschi);
  • Elimi (popolo della Sicilia occidentale);
  • Scandinavi e Islandesi (che riconducevano - con autori come Snorri Sturlusson - la genealogia di re e dinastia al Re di Turchia, intendendo il Re di Troia);
  • Turchi (ancora Ataturk amava sottolineare questa derivazione);
  • Veneti (il nobile troiano Antenore avrebbe guidato i Troiani superstiti nella ricerca di una nuova patria nelle terre dell'alto Adriatico e fondato Padova).
  • Britanni (Bruto, figlio di Ascanio e nipote di Enea, secondo l'Historia Brittonum, dopo aver ucciso per errore il padre ed essere stato bandito e avrebbe vagato in Etruria e in Gallia, fino a giungere nell'isola di Britannia, divenendone il primo re attorno al 1100 A.C).

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Appiano, Guerre mitridatiche, 53.
  2. ^ In un documentario di Piero Angela, Il tesoro di Priamo, si dice che Eltsin abbia rivelato il segreto a causa di un eccesso di bevande alcoliche durante un ricevimento.
  3. ^ articolo di Luigi Ippolito sul"Corriere della Sera" del 26 agosto 1993.

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