Troia

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Coordinate: 39°57′27″N 26°14′20″E / 39.9575°N 26.238889°E39.9575; 26.238889

Flag of UNESCO.svg Bene protetto dall'UNESCO
UNESCO World Heritage Site logo.svg Patrimonio dell'umanità
Sito archeologico di Troia
(EN) Archaeological Site of Troy
Troja-Blick-Schliemanngraben.jpg
Tipo Culturali
Criterio (i) (iii) (vi)
Pericolo Non in pericolo
Riconosciuto dal 1998
Scheda UNESCO (EN) Scheda
(FR) Scheda

Troia o Ilion (in greco Τροία o Ἴλιον e in latino , Ίλιον (Īlĭŏn) o Ίλιος (Īlĭŏs) è sia un antico sito storico dell'Asia Minore - all'entrata dell'Ellesponto, in Turchia ed oggi chiamata Truva e abitata da un centinaio di persone, sia una città leggendaria. La parola "Wilusa", secondo una ricerca condotta da Frank Starke[1] nel 1997, J. David Hawkins[2] nel 1998 e WD Niemeier[3] nel 1999 , era il nome usato in ittita per la città di Troia.

Fu teatro della guerra di Troia narrata nell'Iliade, che descrive una breve parte dell'assedio (prevalentemente tratta di due mesi del nono anno dell'assedio, secondo la cronologia proposta dal poeta epico Omero, a cui viene attribuito il poema), mentre alcune scene della sua distruzione sono raccontate nell'Odissea. Dello stesso conflitto si canta in molti poemi epici greci, romani e anche medioevali.

Altri poemi ellenici arcaici notevoli sulla guerra di Troia sono i Canti Cipri, le Etiopide, la Piccola Iliade, la Distruzione di Troia e i Ritorni. Il poema latino Eneide inizia descrivendo proprio l'incendio finale della città; un inserto poetico, la "Troiae Alosis" (Presa di Troia) è contenuto nella Pharsalia del poeta latino Marco Anneo Lucano.

Il sito storico fu abitato fin dal principio del III millennio a.C. Si trova attualmente nella provincia di Çanakkale in Turchia, presso lo stretto dei Dardanelli, tra il fiume Scamandro (o Xanthos) e il Simoenta e occupa una posizione strategica per l'accesso al Mar Nero. Nei suoi dintorni vi è la catena del monte Ida e di fronte alle sue coste si può vedere l'isola di Tenedo. Le condizioni particolari dei Dardanelli, dove c'è un flusso costante di correnti che passano dal Mar di Marmara al Mar Egeo e dove è solito soffiare un forte vento da nord-est durante tutta la stagione che va da maggio a ottobre, suggerisce che le navi durante le epoche più antiche abbiano cercato di attraversare lo Stretto spesso dovessero attendere condizioni più favorevoli per lunghi periodi attraccate nel porto di Troia[4].

Dopo secoli di abbandono, le rovine di Troia sono state riscoperte durante gli scavi svolti nel 1871 da Heinrich Schliemann, dopo alcune indagini iniziali condotte a partire dal 1863 da Frank Calvert. Il sito archeologico di Troia è stato proclamato patrimonio mondiale dell'umanità dall'UNESCO nel 1998[5].

Troia leggendaria[modifica | modifica wikitesto]

Porzione della cinta muraria di Troia VII, quella omerica.

Fondazione[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Re di Troia.

Secondo il racconto che ne viene dato dalla mitologia greca, la famiglia reale troiana trova i suoi capostipiti in Elettra, una delle Pleiadi e in Zeus, i genitori divini di Dardano. Questi, secondo la tradizione riportata dal mito, giunse in quella terra dell'Asia Minore proveniente dall'isola di Samotracia[6]; qui conobbe Teucro, che lo trattò con rispetto ed instaurò con lui un rapporto di salda amicizia, tanto da donargli in sposa la propria figlia Batea.

Carta della Troade. Troia si trova a sud-ovest dello Stretto dei Dardanelli, più oltre si trova Dardania.

Dardano fondò nelle vicinanze un primo insediamento urbano che volle chiamare Dardania; dopo la sua morte il regno passò al nipote Troo. Uno dei figli di quest'ultimo, il bel principe Ganimede, mentre si trovava a pascolare il gregge sul monte Ida venne rapito da Zeus; il re dell'Olimpo, rimasto ammaliato dalla sublime bellezza del giovinetto, lo volle perennemente al suo fianco nell'alto dei cieli per fargli da coppiere.

Ilo, un altro dei figli di Troo, diede le basi per la fondazione di quella che sarebbe stata conosciuta come Troia/Ilion, chiedendo al contempo al signore degli déi un segno della sua benevolenza e favore nei riguardi dell'impresa; ed ecco che del tutto casualmente venne rinvenuta dalle profondità della terra una grande statua lignea nota come Palladio (in quanto raffigurante Pallade, una cara amica nonché compagna di giochi della Dea Atena), apparentemente caduta dal cielo. Un oracolo poi affermò che fino a quando questa fosse rimasta all'interno del perimetro cittadino, Troia si sarebbe mantenuta invincibile e con delle mura inattaccabili. Ilo fece subito costruire un tempio dedicato ad Atena nel luogo esatto del ritrovamento[7][8].

Gli abitanti di Troia vennero chiamati collettivamente "il popolo dei troiani" mentre Teucro, assieme ai discendenti di Dardano, Troo ed Ilo, sono stati considerati i fondatori eponimi del sito. Gli antichi romani hanno a loro volta successivamente associato il nome del luogo con quello di Ascanio (in lingua latina Iulo) il figlio del principe troiano Enea e mitico antenato della Gens Giulia, a cui venne ad appartenere tra gli altri anche Giulio Cesare.

"Ilion dalle forti mura..."

La costruzione delle mura e la prima conquista da parte di Eracle[modifica | modifica wikitesto]

Furono gli dèi Poseidone ed Apollo a fornire la città di grandi mura e fortificazioni tutt'attorno al perimetro abitato cosicché potesse divenire inespugnabile; lo fecero per Laomedonte, figlio di Ilo[9] e suo successore al trono. Eseguito quanto pattuito, al termine dei lavori Laomedonte si rifiutò però di pagare il salario concordato: Poseidone allora, per vendicarsi, inondò la campagna distruggendo i raccolti e scatenò un mostro marino che divorò gli abitanti; l'ira del dio, secondo l'oracolo che venne consultato, si sarebbe placata solo se Laomedonte avesse fornito come sacrificio umano alla bestia la propria figlia Esione.

La vergine doveva essere divorata dal mostro e venne quindi incatenata ad una roccia prospiciente la costa[10]; ma giunse proprio allora al palazzo reale Eracle, che chiese al re cosa stesse succedendo. Questi gli spiegò la situazione, ed allora l'eroe si offrì di uccidere il mostro, ricevendo la promessa di ottenere in cambio i due velocissimi cavalli divini che Troo aveva ricevuto a suo tempo in regalo dallo stesso Zeus a titolo di risarcimento per il rapimento del figlio Ganimede.

Eracle, giunto alla spiaggia, ruppe i legacci che tenevano avvinta l'inerme fanciulla e la riconsegnò sana e salva tra le braccia del padre, poi si apprestò ad affrontare la creatura; sostenuto dalla Dea Atena[11] riuscì infine dopo tre giorni di accesa battaglia ad aver la meglio sul mostro uccidendolo[12]. A questo punto, liberata la città e tutta la campagna circostante dalla terribile creatura[13][14], si recò a reclamare la ricompensa; ma anche questa volta Laomedonte si rifiutò di saldare il debito contratto e cercò anzi d'ingannare l'eroe facendo sostituire i cavalli divini con degli animali ordinari.

In alcune versioni questo episodio si situa all'interno della spedizione degli argonauti[15]: Eracle se ne andò irato e s'imbarcò alla volta della Grecia[16], minacciando però ritorsioni e promettendo che sarebbe ritornato. Alcuni anni dopo, l'eroe guidò una spedizione punitiva composta da 18 navi,dopo aver reclutato a Tirinto un esercito di volontari tra cui vi erano Iolao, Telamone, Peleo e Oicle. Al loro comando e dopo un aspro assedio le mura furono violate, conquistò così Troia facendo prigionieri gli abitanti ed uccidendo il bugiardo Laomedonte con tutti i suoi figli, ad eccezione del giovane Podarce[17] (l'unico che aveva chiesto al padre il rispetto dei patti).

Eracle risparmiò anche la bella Esione la quale venne diede in sposa al suo caro amico Telamone; ella chiese allora che il fratello Podarce venisse fatto liberare dallo stato di schiavitù in cui era stato costretto assieme agli altri superstiti: da quel momento in poi egli si volle chiamare Priamo-il salvato, in quanto fu liberato dopo essere stato fatto schiavo[18][19] .

Infine, dopo aver devastato tutta la campagna circostante Eracle - finalmente pago di vendetta - se ne andò assieme a Glaucia, figlia del dio fluviale Scamandro, lasciando come effettivo re di Troia proprio Priamo, questo in virtù del suo senso di giustizia in quanto il ragazzo era stato l'unico tra i figli maschi di Laomedonte ad opporsi al padre consigliandogli invece di consegnare le cavalle ad Eracle[20].

La guerra di Troia: assedio e distruzione[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Guerra di Troia e Cavallo di Troia.
Le forze in campo, i nomi in verde rappresentano i Greci, quelli in giallo i troiani coi loro alleati.

Secondo Omero, come narrato nel suo poema epico Iliade, lo scontro che vide affrontarsi gli Achei provenienti dalla penisola greca e il popolo dei troiani avvenne proprio sotto il tardo regno del re Priamo; Eratostene ha datato la guerra di Troia tra il 1194 e 1184 a.C., il Marmor Parium tra il 1219 e il 1209 a.C., infine Erodoto attorno al 1250 a.C.

La città fu assediata per dieci lunghi anni dalla spedizione dei micenei al comando di Agamennone re di Micene, che voleva in tal modo vendicare l'onta subita dal fratello Menelao re di Sparta, ossia il rapimento di sua moglie Elena (definita la donna più bella del mondo) da parte del principe troiano Paride, il più giovane tra i figli di Priamo. La guerra fu vinta e la città cadde grazie allo stratagemma del cavallo di legno ideato da Ulisse, l'astuto signore di Itaca.

La maggior parte degli eroi di Troia e dei suoi alleati sono morti nella guerra, ma alcuni troiani riuscirono a porsi in salvo; navigarono verso il Mediterraneo occidentale; ai sensi della narrazione di Tucidide ed Ellanico di Lesbo, altri sopravvissuti si stabilirono in Sicilia, nelle città di Erice ed Egesta, ricevendo il nome di Elimi[21].

Inoltre Erodoto dice che anche i Mashuash, una tribù della costa libica occidentale, rivendicavano il fatto di essere discendenti diretti di uomini arrivati ​​da Troia[22][23]. Alcune di queste storie mitiche, talvolta con contraddizioni tra loro, compaiono sia nell'Iliade che nell'Odissea, oltre che in altre opere e frammenti successivi.

La vista dall'alto della collina di Hissarlik, che spazia fino al Mar Egeo.

Secondo la leggenda romana narrata da Virgilio e Tito Livio un gruppo guidato da Enea e un altro da Antenore sopravvissero e navigarono prima fino a Cartagine e poi in direzione della penisola italiana. Enea raggiunse il Lazio dove è considerato il diretto antenato dei fondatori di Roma; il gruppo di Antenore proseguì invece lungo la costa settentrionale del Mar Adriatico ove gli viene anche attribuita la fondazione della città di Padova. i primi insediamenti di questi sopravvissuti in Sicilia e in Italia sono stati altresì dati il nome di "Troia"[24]. Le navi troiane su cui viaggiavano i marinai fuggiaschi vennero trasformate da Cibele in naiadi, quando stavano per essere affrontati da Turno, l'avversario di Enea in Italia[25].

Datazione "letteraria" della guerra di Troia[modifica | modifica wikitesto]

Fonti letterarie greche parlano di una distruzione di Troia ad opera greca da collocarsi piuttosto nella fine del XII secolo a.C.

Tucidide parla di Agamennone e della guerra di Troia nel II libro della sua opera storica intitolata Guerra dl Peloponneso (par.9), ma la datazione è ricavabile piuttosto dal passo del libro V legato al cosiddetto "discorso dei Meli". Nel dialogo con gli Ateniesi, i Meli sottolineano di essere di tradizione dorica e di essere stati colonizzati dagli Spartani da settecento anni. Siccome l'avvenimento è del 416 a.C. e passano ottant'anni tra la guerra di Troia e la colonizzazione dei Dori ("ritorno degli Eraclidi"), la data attribuita da Tucidide alla caduta di Troia è il 1196 a.C..

La collina di Hissarlik.

Erodoto ricostruisce una datazione più antica, ma attraverso una ricerca meno storiografica: nel II libro delle Storie (lògos egizio, cap.145) egli sostiene di essere nato quattrocento anni dopo Omero ed Esiodo. La distruzione di Troia è così spostata più indietro: 1350-1250 a.C.

Eratostene di Cirene è autore della datazione che, dal III secolo a.C., riscuote maggiore successo. Non essendoci giunte opere complete di questo autore, la sua datazione viene riportata da Dionigi di Alicarnasso nelle Antichità romane, in un passato collegato all'arrivo di Enea in Italia e alla fondazione di Lavinio.

Dionigi riporta la data esatta, in termini antichi, della caduta di Troia, che corrisponderebbe all'11 giugno 1184-1182 a.C.. Ultima conferma sembra venire dalla Piccola Cosmologia di Democrito di Abdera, filosofo del V secolo a.C. e contemporaneo di Erodoto; egli dice di aver composto quest'opera 730 anni dopo la distruzione di Troia: essendo vissuto intorno al 450 a.C., la data in questione risulta essere il 1180 a.C.

Una grande strada pavimentata all'interno del sito.

Discendenti dei Troiani[modifica | modifica wikitesto]

L'unico popolo che storicamente è considerato discendente dai Troiani è quello degli Elimi (popolo della Sicilia occidentale), come riportato dagli storici greci Tucidide ed Ellanico di Lesbo.

In passato non era raro che genti, popoli, nazioni, famiglie e uomini importanti cercassero di darsi un'origine nobile; normalmente era la letteratura antica che forniva gli "agganci" giusti.

Così moltissimi sono i popoli, le genti, le nazioni, i re e le dinastie che hanno fatto derivare la propria origine genealogica ed "etnica" da Troia:

La vasta piana prospiciente la città, visibile dalla rocca, ove si son combattuti i duelli tra gli eroi. Sula linea dell'orizzonte la costa.
Ricostruzione di come doveva essere una via dell'antica città.

Storicità della guerra di Troia[modifica | modifica wikitesto]

Il problema della storicità della guerra di Troia ha scatenato nel corso dei secoli speculazioni di ogni tipo. Lo stesso Heinrich Schliemann ammise che Omero, nella sua qualità di autore di poesia epica e non essendo uno storico, avrebbe potuto probabilmente aver esagerato le dimensioni del conflitto avvenuto per licenza poetica, ma era fermamente convinto che non si fosse tutto inventato. Poco dopo, l'esperto di archeologia Wilhelm Dörpfeld ebbe a sostenere che "Troia VI" fosse stata vittima dell'espansionismo miceneo.

A quest'idea si rifece Sperling ancora nel 1991. Gli studi approfonditi di Carl Blegen e del suo team ha ammesso che una spedizione achea deve essere stata la causa della distruzione di "Troia VII-A" avvenuta all'incirca attorno al 1250 a.C. - attualmente si situa spesso la fine di questa città in una data più vicina al 1.200 a.C. - ma finora non si è ancora in grado di dimostrare chi effettivamente siano stati gli aggressori di Troia VII-A. Hiller però, anch'egli nel 1991, ha detto che dovrebbero esserci state due guerre avvenute in differenti epoche ad aver segnato la fine di Troia VI e di Troia VII-A. Nel frattempo, Demetriou, nel 1996, ha insistito sulla data del 1250 a.C. per una storica guerra di Troia, tramite uno studio che si basa su siti ciprioti.

La pianura della Troade.

Di fronte a tutti loro un punto di vista alquanto scettico è quello espresso a più riprese da Moses Finley il quale nega la presenza di elementi espressamente micenei nei poemi omerici e rileva l'assenza di prove archeologiche inconfutabili per dare piena storicità al mito[26]. Altri studiosi di spicco appartenenti a questa corrente scettica sono lo storico Frank Kolb e l'archeologo tedesco Dieter Hertel.

Il filologo classico e grecista Joachim Latacz in uno studio rigoroso pubblicato per collegare fonti archeologiche, fonti storiche provenienti dagli Ittiti e passaggi omerici come il lungo catalogo delle navi del Libro II del dell'Iliade, ha testato l'origine micenea della leggenda ma per quanto riguarda la storicità della guerra si è mantenuto cauto ed ha appena ammesso la probabile esistenza di un substrato storico nella generalità del racconto[27].

Alcuni hanno anche cercato di sostenere la storicità della leggenda, con lo studio di testi storici contemporanei relativi all'età del bronzo. Carlos Moreu ha interpretato un'iscrizione egizia proveniente dia Medinet Habu in cui si narra dell'attacco contro l'Egitto avvenuto da parte dei cosiddetti popoli del mare, diverso dalla tradizionale modalità d'intenderlo. Secondo questa seconda interpretazione, gli Achei avrebbero attaccato diverse regioni dell'Anatolia comprese tra la città di Troia e l'isola di Cipro; i popoli attaccati si sarebbero poi accampati tra gli Amorrei e successivamente avrebbero formato una coalizione che avrebbe affrontato il faraone Ramses III nel 1186 a.C.[28].

Mappa del regno ittita nel 1300 a.C. circa, con la posizione di Wilusa situata a nordovest.

Troia storica[modifica | modifica wikitesto]

Nelle fonti Ittite[modifica | modifica wikitesto]

La città di Troia fu abitata con certezza fin dalla prima metà del terzo millennio a.C., ma il suo massimo splendore coincise con l'ascesa dell'impero ittita. Nel 1924, poco dopo la decifrazione della scrittura in lingua ittita, il linguista Paul Kretschmer aveva paragonato un toponimo che compare nelle fonti ittite, Wilusa, con il toponimo greco Ilios utilizzato come nome di Troia. Gli studiosi, sulla base di prove linguistiche hanno stabilito che il nome di Ilios aveva perso un digamma iniziale ed in precedenza era stato Wilios. A questo si unisce anche una comparazione col nome di un re troiano così come è scritto nei documenti ittiti (datati all'incirca al 1280 a.C.), denominato Alaksandu; ora "Alessandro" viene utilizzato proprio nell'Iliade come un nome alternativo per indicare Paride, il principe troiano rapitore della regina Elena.

Le proposte per l'identificazione di Wilusa con W-Ilios e Alaksandu con Alexander-Paride furono inizialmente motivo di accese controverse: era dubbia difatti la posizione geografica di Wilusa e nelle fonti ittite compare anche il nome di Kukunni come re di Wilusa e padre di Alaksandu; personaggio il quale sembrerebbe non intrattener alcuna relazione apparente con la leggenda di Paride, anche se alcuni hanno suggerito che questo nome possa avere il suo equivalente in greco nel nome Κύκνος (Cicno, figlio di Poseidone), un altro personaggio presente nell'epica del Ciclo troiano. Tuttavia, nel 1996, l'orientalista tedesco Frank Starke ha dimostrato che in effetti la posizione di Wilusa deve essere pressappoco situata nello stesso luogo di Troia, nella regione della Troade.

Porzioni di mura.

In ogni caso alcuni archeologi come Dieter Hertel rifiutano ancora di accettare questa identificazione tra Wilusa e Ilios. I principali documenti ittita Wilusa citano sono:

  • Quello che viene chiamato trattato di Alaksandu, un patto stipulato tra il re ittita Muwatalli II e Alaksandu re di Wilusa, risalente ai primi anni del XIII secolo a.C. Dal testo decifrato di questo trattato è stato dedotto che Wilusa aveva un rapporto di subordinazione, ma anche di alleanza, nei confronti dell'Impero ittita.

Tra gli dei i cui nomi vengono menzionati nel trattato come testimoni dell'alleanza figurano "Apaliunas", da alcuni ricercatori identificato con Apollo e Kaskalkur, cioè "strada conducente agli inferi", una Dea dei flussi sotterranei. Si chi rappresentasse effettivamente Kaskalkur, l'archeologo Manfred Korfmann indica che in quella maniera vengono designati i corsi d'acqua che, scomparendo nel terreno di certe regioni vengono poi a riemergere verso l'esterno (il fenomeno del carsismo), ma gli Ittiti hanno usato questo concetto anche per le gallerie d'acqua sotterranee costruite artificialmente.

Ricostruzione della grande strada che portava ad una delle porte della rocca.

Questa divinità è stata quindi associata direttamente a Troia con la scoperta di una grotta con una sorgente d'acqua potabile sotterranea posta 200 metri a sud della parete dell'Acropoli cittadina; dopo aver analizzato le pareti di calcare, è stato stabilito che esisteva già fin all'inizio del terzo millennio a.C. e di cui attorno alla quale possono esser sorti dei miti. Ha inoltre preso atto della coincidenza che dovrebbe supporre l'allusione fatta dall'autore Stefano di Bisanzio a proposito di un tale "Motylos", che potrebbe benissimo essere una ellenizzazione del nome Muwatalli, colui che ospitò Alessandro e Elena.

  • Una lettera scritta dal re di Seha (uno stato vassallo degli ittiti) Manapa-Tarhunta al sovrano Muwatalli II, anch'esso quindi datato intorno al 1295 a.C., che fornisce le informazioni di un certo Piyamaradu (qui l'assonanza col nome di Priamo è notevole) che aveva guidato una spedizione militare di conquista contro Wilusa e l'isola Lazba, identificata dai ricercatori con Lesbo.
  • Nella lettera di Tawagalawa[29] (1250 a.C. circa), generalmente attribuita a Hattusili III, il re ittita si riferisce ad antiche ostilità tra gli Ittiti e gli Ahhiyawa (identificati con gli Achei) proprio a riguardo del dominio su Wilusa, risolte amichevolmente in questa lettera[30]: "Ora abbiamo raggiunto un accordo sulla questione di Wilusa, rispetto a cui ci trovavamo in inimicizia."

L'ultima menzione di Wilusa conservata nelle fonti ittite appare in un frammento chiamato lettera di Millawanda, inviata dal re Tudhalia IV (1240-1215 a.C.) a un destinatario sconosciuto. In essa, il re degli Ittiti dice che userà tutti i mezzi in loro potere per ripristinare sul trono di Wilusa un certo Walmu, successore di Alaksandu, che era stato deposto ed esiliato. Tuttavia l'hittitologo australiano Trevor Bryce dice che questo fatto è menzionato anteriormente, proponendo quindi una sua reinterpretazione anche della lettera Tawagalawa[31].

Inoltre, in un rapporto di re Tudhalia I (1420-1400 a.C.) si afferma che dopo una spedizione di conquista, un certo numero di paesi ha dichiarato guerra, la cui lista elenca di seguito: "... il paese Wilusiya, il paese Taruisa ..." Alcuni ricercatori, come Garstang e Gurney, hanno dedotto che Taruisa potrebbe identificarsi col sito di Troia; tuttavia tale equivalenza non ha ancora il sostegno della maggior parte degli hittitologi.

Resti murari della città di Troia.

Nelle fonti egizie[modifica | modifica wikitesto]

Non vi sono menzioni sicure di Troia nelle fonti egizie dell'età del bronzo. Tuttavia, alcuni studiosi hanno indagato il rapporto che si potrebbe trovare con le iscrizioni di Medinet Habu le quali raccontano della battaglia intrapresa dagli Egiziani dei tempi di Ramses III contro i misteriosi popoli del mare, che avevano tentato l'invasione del suo territorio nel 1186 a.C.[32]. Secondo le iscrizioni, gli egiziani risultarono vincitori sia in una battaglia di terra che in una navale avvenuta presso il delta del Nilo contro una coalizione di popoli di identificazione dubbia. Tra i nomi dei gruppi che componevano la coalizione sono compresi anche i Weshesh - che potrebbero essere connessi a Wilusa - e i Tjeker che sono stati connessi ai troiani (popolo).

Nelle fonti greche[modifica | modifica wikitesto]

Troia fu conquistata anche da Ciro il Grande, Imperatore dei persiani. Come in tutte le altre città-stato greche dell'Asia Minore, i suoi cittadini subirono innalzamenti delle tasse e l'obbligo alla partecipazione come soldati nell'esercito persiano (una città che, stanca della dominazione persiana, decise di ribellarsi, nel 499 a.C., fu Mileto, e venne rasa al suolo). Dopo la fine delle Guerre Persiane intorno al 480 a.C. Troia entrò nell'egemonia ateniese e fece parte della Lega di Delo o Delio-Attica. Dopo la sconfitta di Atene nella Guerra del Peloponneso contro Sparta e alleati le colonie greche dell'Asia Minore, tra cui anche Ilio (Troia), che facevano parte della Lega di Delo passarono sotto il dominio persiano con il consenso di Sparta.

Dopo la morte di Filippo II di Macedonia che aveva riunito tutte le poleis greche nella Lega Panellenica, ad eccezione di Sparta, sale al trono il figlio Alessandro Magno che, appassionato dell'epica micenea, conquista l'Ellesponto e la Troade dove si trovava Troia, che all'epoca esisteva ancora ma era limitata ad una piccola polis, e dove onorò le spoglie di Achille, assieme al carissimo amico Efestione.

Sito archeologico di Troia, il teatro di epoca romana.

Nelle fonti romane[modifica | modifica wikitesto]

La città fu distrutta nel corso della prima guerra mitridatica da un certo Flavio Fimbria, comandante di due legioni romane, il quale secondo Appiano di Alessandria,[33] dopo aver saputo che la città aveva richiesto la protezione di Lucio Cornelio Silla:

« Fimbria, quando sentì ciò, si congratulò con gli abitanti di Ilio per essere già amici del popolo romano, e ordinò loro di ammetterlo all'interno delle loro mura, perché anche lui era un romano. Parlò poi in modo ironico anche del rapporto esistente tra Ilio e Roma. Quando fu fatto entrare, dispose un massacro indiscriminato delle persone e bruciò tutta la città. Quelli che avevano preso contatti con Silla furono torturati in vari modi. Non risparmiò né gli oggetti sacri, né le persone che erano fuggite nel tempio di Atena, e che bruciò con il tempio stesso. Demolì poi le mura cittadine, e il giorno dopo fece un'ispezione per vedere se qualcosa del luogo era rimasto ancora in piedi. La città fu distrutta in modo tanto peggiore che al tempo di Agamennone, tanto che non una casa, non un tempio, non una statua fu lasciata in piedi. Alcuni dicono che l'immagine di Pallade Atena, che [secondo la tradizione] doveva essere caduta dal cielo, fu trovata intatta dove le mura rientrando, formano un arco attorno alla stessa, e questo può essere vero, a meno che Diomede e Ulisse non la portarono via da Ilio durante la guerra di Troia. Così Ilio fu distrutta da Fimbria al termine della 173ª Olimpiade. Alcune persone ritengono che questa sciagura sia avvenuta 1.050 anni dalla distruzione di Troia da parte di Agamennone. »
(Appiano, Guerre mitridatiche, 53.)

La Novum Ilium (la Nuova Ilio in latino) fu poi visitata da Giulio Cesare nel 48 a.C. . A Troia si possono trovare vari resti archeologici risalenti all'epoca romana come l'Odeon, un piccolo teatro, terme ed altri edifici.

Ricostruzione della città, la rocca centrale più la zona bassa.

La fine di Troia[modifica | modifica wikitesto]

Dopo che l' imperatore Costantino aveva stabilito il cristianesimo come unica religione ufficiale dell'impero romano, l'imperatore Giuliano l'Apostata, sostenitore delle vecchie credenze del paganesimo, visitò la città nel 354-355 e poté verificare che la tomba di Achille si trovava ancora lì e che vi si offrivano ancora sacrifici rivolti ad Atena. Tuttavia, nel 391 sono stati vietati per sempre i riti pagani.

Intorno all'anno 500 si è verificato un vasto terremoto il quale ha causato il crollo definitivo degli edifici più emblematici di Troia. Sembra che l'antica città sia rimasta viva come un semplice villaggio durante tutto il periodo dell'impero bizantino fino al XIII secolo, ma pochissime sono notizie di eventi accaduti successivamente e a poco a poco l'esistenza stessa della città cadde nell'oblio.

A seguito di varie sconfitte subite dai bizantini nel 1354 la Troade passò all'Impero Ottomano che se ne impossessò fino alla sua caduta nel 1923. Dopo la definitiva caduta di Costantinopoli nel 1453 , la collina su cui sorgeva Troia è stata chiamata Hissarlik, il che significa in turco "dotata di forza".

Gli scavi[modifica | modifica wikitesto]

Strati del sito archeologico di Troia:

██ Troia I

██ Troia II

██ Troia VI

██ Troia VII

██ Troia VIII-IX

Il dilemma Hissarlik-Bunarbaschi[modifica | modifica wikitesto]

Fin dai primi anni del XIX secolo la scoperta di una varietà di iscrizioni aveva convinto Edward Daniel Clarke e John Martin Cripps che fosse sulla collina di Hissarlik, circa 4,5 km dall'ingresso ai Dardanelli, il sito dell'antica città di Troia. Nella sua dissertazione sulla topografia della pianura circostante e pubblicato a Edimburgo nel 1822, il geologo scozzese Charles MacLaren aveva avanzato l'ipotesi che la posizione di "Nuova Ilio" greco-romana coincidesse con la rocca cantata da Omero.

Tuttavia, non tutti i ricercatori sembravano essere d'accordo. Nel 1776, il giovane diplomatico francese Marie-Gabriel-Florent-Auguste de Choiseul-Gouffier credeva che Troia fosse invece situata sulla collina di Bunarbaschi, a 13 km dai Dardanelli e questa seconda ipotesi è stata resa popolare anni dopo da Jean Baptiste Le Chevalier. In quel momento entrambe le possibilità non sono state prese troppo sul serio dalla maggior parte degli studiosi.

Schliemann[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1871 l'archeologo dilettante tedesco Heinrich Schliemann (1822-1890), seguendo le indicazioni e le descrizioni dei testi omerici, organizzò una spedizione archeologica in Anatolia, sulla sponda asiatica dello Stretto dei Dardanelli. I suoi scavi si concentrarono sulla collina di Hissarlik, dove era avvenuto un precedente scavo archeologico effettuato dalla scuola francese guidata da Calvert, poi interrotta per mancanza di fondi. Qui si trovò di fronte a più strati che corrispondevano a differenti periodi della storia di Troia.

Arrivato al secondo strato (a partire dal basso) riportò alla luce un immenso tesoro e pensò di aver scoperto il leggendario tesoro di Priamo narrato nell'Iliade. I suoi ritrovamenti, però, risalivano ad un periodo precedente a quello della Troia omerica, collocata intorno al XIII secolo a.C.. In realtà la città narrata nei poemi omerici, si scoprì in seguito, era collocata al settimo strato.

Missioni archeologiche successive[modifica | modifica wikitesto]

Le successive campagne di scavo furono condotte da Wilhelm Dörpfeld (1893-1894) e Carl Blegen (1932-1938). Le ricerche condotte portarono alla scoperta di nove livelli sovrapposti, con varie suddivisioni, datati con l'ausilio dell'analisi degli oggetti rinvenuti e l'esame delle tecniche costruttive utilizzate e dei quali è stato possibile delineare le piante delle ricostruzioni.

La Grecia e l'Egeo fino alla fine della civiltà micenea
Età del bronzo Troia Isole Cicladi Creta minoica Continente greco
Bronzo
antico
Troia I
2920-2450 a. C.

Troia II
2600-2350 a. C. Troia III
2350-2200 a. C.

Cultura delle Cicladi
3200-2700 a. C.

Karos-Siros
2700-2200 a. C. Cultura Phylakopi
2200-2000 a. C.

Civiltà minoica antica (Prepalaziale)
2500-1850 a. C.
Elladico antico
2700-1850 a. C.
Bronzo
medio
Troia IV
2200-1900 a. C.

Troia V
1900-1700 a. C. Troia VI
1700-1300 a. C.

Philakopi II
2000-1800 a. C.

Minoico medio I-IIIA (Protopalaziale)
1850-1550 a. C.

Elladico medio
1850-1580 a. C.
Bronzo
tardo
Troia VII-A
1300-1200 a. C.

Troia VII-B-1
1200-1100 a. C.

Minoico medio IIIB-Minoico tardo II (Neopalaziale)
1550-1400 a. C.

Minoico tardo III
1400-1100 a. C.

Miceneo I
1580-1500 a. C.

Miceneo II
1500-1425 a. C. Miceneo III
1425-1100 a. C.

Le dieci città[modifica | modifica wikitesto]

Dopo i vari scavi si è riusciti finalmente a ricostruire la storia di Troia, stabilendone dieci fasi di occupazione nel tempo. I primi quattro insediamenti, da Troia I a Troia IV, si sono sviluppati nel corso del terzo millennio a.C.[34] ed hanno una chiara continuità culturale anche con il V°. Troia VI attesta una seconda fioritura della città, mentre Troia VII è la principale candidata per venir identificata con la città omerica.

Troy VIII e IX che coprono rispettivamente la Grecia arcaica, il periodo della Grecia classica rappresentato dalla cosiddetta "età di Pericle", l'epoca dell'ellenismo ed infine quello della civiltà romana. Troia X è il centro urbano al tempo dell'impero bizantino. Dal primo insediamento e fino a Troia VII non ci sono resti di documentazione scritta che possano aiutare la valutazione dello sviluppo storico e sociale della città[35].

Troia I[modifica | modifica wikitesto]

La cittadella originaria di Troia presenta differenti fasi di costruzione (almeno una decina)[34] sviluppatesi, secondo Carl Blegen e altri, nel corso di cinque secoli tra il 2920 e il 2500/2450 a.C. circa; la sua stratigrafia misura più di quattro metri di profondità ed occupa solo la metà della collina nord-occidentale.

Portata alla luce da Heinrich Schliemann, è costituita da un recinto di mura in pietra fortificata dello spessore di 2 metri e 50 cm, probabilmente fatto di bastioni quadrangolari; le tracce trovate sul lato orientale misurano un'altezza di 3,50 metri e controllano l'ingresso. Si trattava di pietre irregolari e ridotte dal lato posto più in alto; altre parti rinvenute comprendono una pianta rettangolare con resti di un megaron[34] interno. Appaiono per la prima volta anche ceramiche decorate con facce umane schematiche. Ospitava una popolazione la cui cultura, chiamata "Kum Tepe", si considera appartenente alla prima età del bronzo. E 'stata distrutta da un incendio e, quindi, ricostruita ha dato luogo a Troia II.

Una delle strade/rampe di Troia II.

Troia II[modifica | modifica wikitesto]

Anche se Troia I è stata bruscamente distrutta, non vi è alcuna interruzione né cronologica né culturale con l'immediatamente seguente Troia II; sviluppatasi tra il 2500/2450 e 2350/2300 a C. e comprendente almeno otto fasi costruttive in cui è via via cresciuta fino ad occupare un'area di novemila metri quadrati. Si tratta già di una vera e propria piccola città con case in mattoni crudi che recano segni di distruzione da incendio, che Schliemann suppose immediatamente potessero riferirsi ai resti della reggia di Priamo rasa al suolo dagli Achei.

Il muro poligonale è stato costruito con mattoni eretti su una base di pietra. Aveva due grandi porte d'accesso che si potevano raggiungere attraverso rampe di pietra[34] e torri quadrate agli angoli. La porta maggiore è quella posizionata sul lato sud-ovest che conduceva direttamente al palazzo reale, il megaron, attraverso un piccolo Propileo . Questa fase di occupazione è stata scoperta inizialmente da Schliemann e recensita da Dörpfeld. L'edificio più importante è come detto il megaron, originariamente di 35-40 m d'ampiezza, dove Dörpfeld ha trovato i resti di una piattaforma che avrebbe potuto ospitare un'abitazione.

L'altra struttura che lo affianca, scoperta da Dörpfeld, dovrebbe essere l'insieme delle residenze private della famiglia reale ed il magazzino centrale ove venivano portate le scorte in surplus. Secondo Dörpfeld era una città molto prospera, in quanto sono stati rinvenuti i resti anche della grande cinta muraria, oltre al palazzetto imperiale e ai suoi 600 pozzi e più, dove venivano abitualmente conservate le forniture; questi generalmente contenevano frammenti di grandi giare per la conservazione dei beni[36].

La grande semplicità degli edifici di tutto il complesso di Troia II è comunque in netto contrasto con l'architettura ufficiale contemporanea dei re di Akkad (2300-2200 a.C.) della Mesopotamia con il loro ricchissimo apparato scenico come residenze e templi che volevano celebrare i dominatori di Lagash, con la III dinastia di Ur e gli edifici monumentali dell'antico Egitto di epoca faraonica durante l'Antico Regno (2950-2220 a.C.). Questa semplicità degli edifici di Troia è ancor più sorprendente se confrontata con l'abbondanza e la ricchezza della gioielleria ed argenteria del tempo, attestata dal rinvenimento del celebre tesoro di Priamo, il patrimonio artistico più massiccio e di significativa importanza del terzo millennio a.C.

Foto di parte degli oggetti rinvenuti da Schliemann a Troia II.

Questo tesoro rimane ancor oggi uno dei più importanti ritrovamenti della storia dell'archeologia. Composto da oggetti di valore in metalli pregiati e pietre preziose, Schliemann lo donò al suo paese natale, la Germania, che lo custodì in un museo di Berlino fino alla seconda guerra mondiale; nel 1945, nonostante Hitler avesse ordinato di nascondere i reperti affinché non cadessero nelle mani dei russi, il tesoro fu segretamente trafugato dai sovietici come bottino di guerra e portato a Mosca.

Nessuno ne seppe più niente fino al 1993, quando Boris Eltsin - ospite del Presidente greco - rivelò inaspettatamente l'ubicazione del tesoro nel museo Puškin.[37] La circostanza sarebbe stata confermata dallo stesso Eltsin alla Literaturnaja Gazeta, nonché dal ministro della cultura russo Sidorov[38]. Dei nove lotti in totale, i più importanti comprendono le collezioni di coltelli, utensili e ornamenti per abiti oltre a molti vasi d'oro e d'argento. Tra gli oggetti preziosi si trova anche un grande disco fornito di un Onphalos - letteralmente 'ombelico', una sorta di rigonfiamento nel centro dell'oggetto - e di un largo manico piatto terminante con una serie di dischi più piccoli.

Questo è stato con molta probabilità utilizzato per setacciare l'oro, ed è somigliante agli utensili simili trovati anche a Ur e a Babilonia, con una datazione che va tra la fine del terzo millennio e l'inizio del secondo millennio a.C. Tra le gemme vi sono due diademi atti ad adornare la fronte uniti con una frangia sottile, catene d'oro spesse ognuna delle quali termina con un ciondolo di lamine dorata a forma di foglia o di fiore. Sono stati recuperati assieme con una serie di collane e pendenti posti in una grande brocca d'argento.

Composizione a strati delle città I-IX, sovrapposte una sull'altra.

Troia III - IV - V[modifica | modifica wikitesto]

Verso la fine del terzo millennio a.C. una prima ondata di invasioni di popoli indoeuropei nel bacino del Mar Mediterraneo segna notevoli cambiamenti, che vengono puntualmente registrati anche a Troia nelle fasi da III a V dell'esistenza della città, la cui vita culturale non sembra essere interrotta, ma in ogni caso si ritrova ad esser rallentata in modo drammatico. I resti degli edifici sono scarsi e notevolmente inferiori per qualità a quelli dell' epoca immediatamente precedente.

L'immagine generale del sito generale risponde bene a quella di un centro commerciale di medie dimensioni piuttosto che alla prospera città del terzo millennio a.C.

Troia III[modifica | modifica wikitesto]

Sulle rovine di Troia II si cercò d'innalzare Troia III (2350/2300 a.C. - 2200 a.C.), sito più piccolo di quello che l'aveva preceduto ma con un muro di pietra tagliata[34]. Da quel poco che si sa si può dedurre che sia stata anch'essa costruita quasi interamente in pietra e non più in adobe (mattone). Caratteristici di questo breve periodo sono i vasi di forma antropomorfa, come quello trovato da Schliemann nel 1872 e che secondo lui avrebbe rappresentato un'arcaica "Atena Ilias".

Troia IV[modifica | modifica wikitesto]

Con una superficie di 17.000 metri quadrati, Troia IV (2200 - 1900 a.C.) mostra la stessa tecnica di innalzamento delle mura peculiare dei siti II e III. Invece sono di uno stile del tutto nuovo i forni a cupola ed un tipo di abitazione con quattro stanze.

Troia V[modifica | modifica wikitesto]

Troia V (1900 - 1700 a.C. circa) è una ricostruzione totale e completa di Troia IV, sulla base di un piano urbano più regolare e con case più spaziose, ma rappresenta una rottura culturale rispetto agli insediamenti precedenti. Con esso si conclude la fase micenea della storia di Troia.

Troia VI[modifica | modifica wikitesto]

Troia VI (1700 - 1300 a.C. o 1250 a.C.) corrisponde ad un periodo cruciale della storia dell'Anatolia tra la fine delle colonie commerciali assire di Kültepe-Kanish (seconda metà del XVIII secolo a.C.) e la formazione e l'espansione dell'impero ittita fino alla prima metà del XIII secolo a.C., quando probabilmente un forte terremoto distrusse la città, che era riemersa a nuova vita dopo la lunga fase precedente della cosiddetta "città-mercato".

grande città a pianta ellittica disposta su terrazze ascendenti, fortificata da alte e spesse mura, costituite da enormi blocchi di pietra squadrati e levigati, con torri e porte. La distruzione della città dovrebbe essere avvenuta intorno alla metà del XIII secolo a.C. forse a causa di un terremoto.

Troia VII[modifica | modifica wikitesto]

Modello in scala di Troia VII.

Troia VII a[modifica | modifica wikitesto]

(1300 - 1170 a.C. ): la città precedente fu immediatamente ricostruita, ma ebbe vita breve. I segni di distruzione da incendio hanno indotto Blegen a identificare questo strato come quello corrispondente alla Troia omerica;

Troia VII b1[modifica | modifica wikitesto]

(XII

Troia VII b2[modifica | modifica wikitesto]

XI secolo a.C.

Troia VII b3[modifica | modifica wikitesto]

fino a circa 950 a.C.);

Troia VIII[modifica | modifica wikitesto]

(VIII secolo a.C.): colonia greca priva di fortificazioni;

Troia IX[modifica | modifica wikitesto]

(dall'età romana al IV secolo): costruzioni romane edificate sulla sommità spianata della collina e rifacimento.

Troia X[modifica | modifica wikitesto]

(periodo bizantino)

Vasi e figurine: oggetti rinvenuti nello strato datato attorno al 1000-500 a.C..

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ "Troia im Kontext des historisch-politischen und sprachlichen Umfeldes Kleinasiens im 2. Jahrtausend" raccolto nella rivista Studia Troica,7, 1997, pag. 447-87.
  2. ^ Pag. 23, fig. 11 di "Tarkasnawa King of Mira: 'Tarkondemos', Bogazköy Sealings and Karabel." Rivista AS -Anatolian Studies- Numero 48, pag.1-31.
  3. ^ pag. 143 di "Mycenaeans and Hittites in War in Western Asia Minor." In "Polemos: Le contexte guerrier en Égée à l’Âge du Bronze", a cura di R. Laffineur, 141-155. Aegaeum 19. Lieja y Austin1999.
  4. ^ Joaquim Latacz. Troya y Homero, página 71.
  5. ^ http://whc.unesco.org/archive/repcom98.htm#849 (in inglese) Atto ufficiale dell'iscrizione del sito archeologico di Troia come patrimonio dell'umanità
  6. ^ ma secondo la versione etrusca narrata da Virgilio (Eneide, III 94 ss.; 154 ss.; VII 195-242; VIII 596 ss.; IX 9 ss.), egli era giunto a Samotracia proveniente dalla città etrusca di "Corythus" (e che viene ritenuta corrispondere a Tarquinia oppure a Cortona).
  7. ^ Pseudo-Apollodoro. Biblioteca (Pseudo-Apollodoro) iii.12.1-4.
  8. ^ Ma ci sono anche altre versioni sull'origine di questa statua sacra conservata a Troia, ad esempio in "Archeologia romana" i.68.2 di Dionigi di Alicarnasso
  9. ^ Píndaro, in Olimpiche viii.30-47, include anche il mortale Eaco come partecipante alla costruzione delle mura.
  10. ^ Ovidio, Le metamorfosi (Ovidio) xi.205; Igino, Favole, 89; Diodoro Siculo, Biblioteca storica iv.42.1-6.
  11. ^ Omero, Iliade xx.146.
  12. ^ Scolio di Giovanni Tzetzes a Licofrone 34; Scolio all'Iliade xx.146 basato su Ellanico di Lesbo
  13. ^ Inno omerico ad Afrodite v.210-212
  14. ^ Omero nell'Iliade v.265-267 dice invece che le cavalle furono consegnate direttamente a Laomedonte.
  15. ^ Valerio Flacco, Argonautica ii.451-578. Qui al mostro viene legata una pietra al collo.
  16. ^ Apollodoro, Biblioteca ii.5,9.
  17. ^ Apollodoro, Biblioteca ii.6,4.
  18. ^ Publio Ovidio Nasone, Le metamorfosi xi.215-217; Euripide, Andromaca (Euripide) 796 ss; Sofocle, Aiace (Sofocle) 1299-1303.
  19. ^ Apollodoro fa derivare il nome di Priamo da priamai, "comprato", ma anche "riscattato"
  20. ^ Diodoro Sículo, Biblioteca histórica iv.32,5.
  21. ^ Tucídide, La guerra del Peloponneso vi,2
  22. ^ Erodoto, iv,191
  23. ^ Secondo Carlos Schrader, professore di Filologia greco-latina presso l' Università di Saragozza, questa presunta discendenza potrebbe derivare da un'Interpretatio graeca delle tradizioni locali libiche.
  24. ^ Tito Livio, Ab Urbe condita libri i.1; Virgilio, Eneide i,242.
  25. ^ Virgilio, Eneide ix; Ovidio, Le Metamorfosi xiv.
  26. ^ Il suo libro "Il mondo di Odisseo" si conclude con la frase: "La guerra di Troia omerica, per esempio, deve essere cancellata dalla storia greca dell'Età del bronzo.".
  27. ^ In un articolo pubblicato nel 1997, poi sfumato nel suo libro "Troy e Homer" dice che "l'esistenza di un substrato storico nel Iliade è più probabile che no..."
  28. ^ Articolo di Carlos Moreu nel sito web dell'Instituto di studi dell'antico Egitto.
  29. ^ Oliver Gurney, in "The authorship of the Tawagalawas Letter" (Paternità della lettera di Tawagalasa Silva Anatolica, 2002, p. 133-141), afferma que l'autore fu Muwatalli II (fratello maggiore di Hattusil III), mentre qualche altro hittitologo considera questa lettera opera di Mursili II e prodotta verso la fine del 1300 a.C.
  30. ^ La parola Wilusa no è qui sicura in quanto, per danni alla tavoletta, è leggibile solo parzialmente.
  31. ^ T. R. Bryce, A reinterpretation of the Tawagalawa Letter in the light of the new join piece, en Anatolian Studies, Vol. 35 (1985), p. 13-23 JSTOR.
  32. ^ I mashauash, ma chiamati anche mashawash, mesheuesh, o maxies, erano i membri di una tribù di bereberi dell'antico territorio libico. Cf. Josep PADRÓ, 1999, Historia del Egipto faraónico, p. 271, Alianza Editorial, ISBN 84-206-8190-3
  33. ^ Appiano, Guerre mitridatiche, 53.
  34. ^ a b c d e Eiroa García, Prehistoria del mundo, Barcelona, Sello Editorial SL, 2010, pp. 618-619, ISBN 978-84-93738-5-0 .
  35. ^ Per la cronologia degli strati sono stati utilizzati i dati forniti dall'archeologo Manfred Korfmann alla campagna del 2000, compilato da Michael Siebler.
  36. ^ Il modello del palazzo denominato Megaron consiste in una gran sala rettangolare con un caminetto nel suo centro, preceduto da un vestibolo aperto; fu caratteristico della Grecia continentale elladica. Il sistema del propileo di dimensioni decrescenti, dall'esterno all'interno dell'intero palazzo, si ritrova anche a Tirinto, mentre una concezione di planimetria simile s'incontra nell'Acropoli di Atene.
  37. ^ In un documentario di Piero Angela, Il tesoro di Priamo, si dice che Eltsin abbia rivelato il segreto a causa di un eccesso di bevande alcoliche durante un ricevimento.
  38. ^ articolo di Luigi Ippolito sul"Corriere della Sera" del 26 agosto 1993.
Rovine di Troia.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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