Trisha Brown

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Trisha Brown (Aberdeen, 25 novembre 1936) è una coreografa e danzatrice statunitense, esponente della Post Modern Dance.

La coreografa statunitense che ha dato nuova linfa vitale alla danza contemporanea, considerata la pioniera di una nuova capacità espressiva.[senza fonte]

Indice

Biografia [modifica]

Trisha Brown nasce nel 1936 ad Aberdeen, Washington. Dopo gli studi, al Mills College, diventa membro di una delle compagnie più innovative nel panorama della nuova danza: la compagnia guidata dal coreografo ed instancabile danzatore Merce Cunningham, recentemente scomparso. In questo periodo ha modo di conoscere e collaborare con altri danzatori, che diventeranno anch'essi nomi importanti della danza contemporanea: Steve Paxton e Yvonne Rainer. Nel 1970 Trisha Brown fonda la sua compagnia, fino al 1979 formata da sole donne. Questo evento segna l'inizio di un grande cambiamento nella storia e nell'evoluzione di quella che Rudolf Laban chiama l'Arte del movimento.

La danza sviluppata da Trisha Brown gioca con il peso e con la gravità, trova nuovi modi di ridisegnare lo spazio, con una fluidità che scorre tra le articolazioni, permettendo al corpo del danzatore di risuonare nello spazio. È un movimento leggero e concettuale allo stesso tempo, raffinato ed estremamente comunicativo, disarmante nella sua semplicità, che ha come protagonista assoluto il corpo in movimento e le suoi infiniti stati della materia.

Nel lavoro di Trisha Brown non mancano collaborazioni celebri, come è facile immaginare fosse possibile nella New York di quegli anni, fucina brulicante di creatività e di talenti. Una fra tutte, quella con Robert Rauschenberg e Laurie Anderson per la creazione "Set and reset", diventato a tutti gli effetti un vero e proprio manifesto del suo lavoro. Ma musicalmente Trisha Brown spazia dalla musica di Johann Sebastian Bach, a Claudio Monteverdi, fino a John Cage e al jazz, al silenzio.

Le sue creazioni non sono innovative solo dal punto di vista coreografico, ma anche nella scelta delle location meno usuali, come la famosa 'passeggiata' sui muri della città, assicurando a delle funi i suoi danzatori e costringendo il pubblico a sollevare lo sguardo verso il cielo. Le sue creazioni hanno trovato posto anche nei musei, all'aperto nei parchi o nei giardini. In tutte queste occasioni Trisha Brown ha saputo, con sapienza e ironia, inserire perfettamente il movimento nell'ambiente, trovando sempre la giusta alchimia ed il giusto equilibrio in ogni intervento. Sul palcoscenico la danza proposta da Trisha brown è spumeggiante, guizzante, proprio come un corso d'acqua, che lungo il suo cammino accelera, salta, si gonfia, rallenta, abbraccia, inonda, precipita. I corpi dei danzatori liberano energia e propulsione, ed un attimo dopo rimangono fermi come ad ascoltare il proprio respiro. Diventano sinuosi e sensuali per poi accelerare liberandosi in movimenti veloci. Anche l'utilizzo dello spazio e l'interazione tra i corpi trova soluzioni nuove e inaspettate, rendendo il lavoro di Trisha Brown fresco e sempre nuovo anche a degli osservatori contemporanei.

L'approccio analitico con il quale la Brown ha saputo dedicarsi allo studio del movimento ha fatto sì che le sue ricerche non restassero limitate all'atto creativo, ma che dalla sua esperienza e dalla sua visione della danza potesse scaturirne un importante bagaglio che in effetti, poi, è stato sperimentato e condiviso da molti danzatori, che si sono ritrovati nella sua visione e nel suo approccio al lavoro.

Tutt'oggi la sua compagnia continua a sperimentare, oltre che a riproporre il repertorio degli anni passati. I giovani danzatori che accedono alla compagnia devono affrontare sei lunghi mesi di studio, necessari per permettere al corpo di sentire e capire, prima di poter affrontare sul palcoscenico le sequenze coreografiche. Durante questi mesi di intenso lavoro, le giovani leve sono seguite da danzatrici o da ex danzatrici della compagnia, che trasmettono loro il babaglio di informazioni, permettendo alla ricerca di continuare.

Opere [modifica]

MAN WALKING DOWN THE SIDE OF A BUILDING (1970)^ [modifica]

Questa performance, ad opera di Trisha Brown, è il primo esperimento di una lunga serie, nel quale la danza esce dai luoghi convenzionali per spostarsi nei vari luoghi della città: tetti, loft, gallerie. In questi primi lavori la coreografa statunitense sceglie di non utilizzare spunti drammaturgici per le sue creazioni, preferendo focalizzare l'attenzione sullo svolgimento di semplici compiti, come -in questo caso- la meccanica dell'atto di camminare. Il, è quindi venuto giù da un palazzo di otto piano, all'80 Wooster Street a Manhattan, con un imbrago da alpinismo, senza alcun trucco, camminando con le braccia saldamente trattenute ai lati del corpo. La descrizione che Trisha brown fa dell'intero processo è:" la naturale attività sotto lo stress di un ambiente innaturale. Gravità rinnegata. Vasta scala. Chiaro ordine. Parti in cima, cammini diritto verso il basso, ti fermi al suolo". In questa prima sperimentazione una piccola congregazione di pubblico si riunisce nel cortile del palazzo, mentre un assistente, dalla cime del palazzo, lascia cadere giu la corda alla quale è assicurato il danzatore.

Di questa sperimentazione fanno parte anche: "Walking on the wall" (1971) e "Roof piece" (1973).

ACCUMULATION (1971) [modifica]

Questa è solo la prima versione di un lavoro che ha visto edizioni successive. In questo primo esperimento Trisha Brown è coreografa ed unica interprete. Si tratta di un riempimento progressivo di movimento fino alla saturazione, partendo dal vuoto assoluto: l'immobilità. Questa arguta creazione, che oramai è entrata nella leggenda, prevede che il danzatore aggiunga un movimento alla volta, ripetendo la fase di crescita prima di aggiungere un nuovo movimento. E la storia è fatta. In questa specie di paradigma dell'arte della coreografa americana, la fluidità e la libertà di questi semplici movimenti, che vengono ripetuti sempre dal primo all'ultimo, sempre apparentemente uguali, diventano una specie di ipnotico mantra e la musica del corpo è un suono continuo e mai interrotto. Un teorema chiaro e comprensibile, ma originalissimo nella sua essenza.

Questa famosa accumulazione sarà poi rielaborata per più persone, per essere eseguita in varie location: all'aperto, nelle vetrine, nei musei ma non perderà mai, in tutte queste riedizioni, la sua essenza, la potenza dell'idea, la musica intrinseca.

LOCUS (1975) [modifica]

Dopo l'esperienza dell'accumulazione Trisha Brown si mette di fronte al proposito di creare una nuova danza. I criteri di partenza sono:movimento puro e libero, ed un approccio attraverso l'improvvisazione, pratica abbracciata dalla coreografa americana fin dal 1979.
Queste due caratteristiche hanno trovato una casa in "Locus", creazione del 1975. In questa occasione Trisha Brown ha immaginato lo spazio che avvolge il corpo del danzatore come un cubo, che definisce le strutture delle coreografie. In questo cubo ha individuato 27 punti immaginari, ognuno dei quali contrassegnato da un numero e da una delle 26 lettere dell'alfabeto, più il numero 27, che corrisponde al cubo stesso e al centro del corpo. Un punto di riferimento per lei è la tecnica di annotazione dei movimenti creata da Rudolf Laban. Il compito di ogni danzatore è quello di toccare tutti i 27 punti del cubo. Trisha brown ha creato una sequenza di movimenti che toccano i 27 punti per 'scrivere' la sua biografia, mentre danza. Quello che ne è venuto fuori è una danza molto complessa, che si svolge nel silenzio, e per questo Trisha Brown ha fornito al pubblico una spiegazione del processo creativo, attraverso un disegno, proprio per la volontà di permette loro di avere familiarità con i suoi metodi compositivi.
Trisha Brown a proposito di Locus disse, "Ho voluto analizzare, quasi graficamente lo spazio immediatamente intorno al mio corpo, nel tentativo di capire il mio stile elusivo di movimento, in modo da riuscire ad insegnarlo ad altri"^^.

SET AND RESET (1983) [modifica]

Coreografia Trisha Brown, Scenografia e costumi di Robert Rauschenberg, musica di Laurie Anderson, disegno luci di Beverly Emmons. 27 minuti di fluido scorrere di energizzante movimento.

La scenografia scelta da Robert Rauschenberg per la performance più celebre della coreografa americana è una proiezione in bianco e nero su una scultura sospesa sopra lo spazio scenico. Non è importante capire il contenuto del filmato, ma goderne i giochi di luce e le sfumature di grigio, carpendo di tanto in tanto un dettaglio di un viso o un particolare familiare. Il leggero tessuto dei costumi ha dei colori che rimandano alle sfumature cangianti del video, e le forme morbide e ampie permettono agli abiti di danzare, respirare, fluttuare insieme ai corpi dei danzatori. Le quinte sono realizzate da un tessuto semitrasparente, che consente di intravedere cosa succede in uno spazio che solitamente rappresenta uno spazio 'altro' nel quale a noi, spettatori, non è dato sapere cosa succede. Questo sovverte l'ordine ed i ruoli prestabiliti, e lo sguardo è invitato ad indugiare lì dove finora non era consentito scoprire. Robert Rauschenberg, a proposito della collaborazione con Trisha Brown per la creazione di questa opera, ha dichiarato^^^: "Mi auguro che i costumi spingano lo sguardo dello spettatore oltre il vestito per ritornare alla danza."

La musica che Laurie Anderson ha composto, per commissione della Trisha Brown Company, s'intitola "Long Time No See", un brano che attraverso ritmo e voce accompagna e sostiene la musica del corpo creata da Trisha Brown con i suoi danzatori. Laurie Anderson ha dichiarato: "Sono stata presente alle prove per vedere le prime versioni della pièce, i ballerini abbozzavano dei movimenti di caduta - rapidi, lenti, in posizioni strane, lasciandosi scivolare. Sono sempre stata interessata ai diversi modi di caduta, ma non avevo mai provato a comporre una musica "che cade". Quando l'ho sperimentata, Trisha reagiva a ciò che facevo non con le parole, ma con il suo linguaggio corporeo. Non avevo ancora mai sperimentato nulla di simile." Questa dichiarazione lascia immaginare lo spirito con il quale questi grandi talenti creativi sono riusciti a confluire in un unico contenitore per produrre qualcosa di unico che ha letteralmente cambiato le prospettive attraverso le quali oggi guardiamo e concepiamo un'opera d'arte.

La coreografia di Trisha Brown parla di tematiche semplici ma essenziali: la semplicità, l'istinto, il palesarsi o lo stare seminascosti, entrare, uscire, tracciare una traiettoria. La coreografia si snoda come un nastro davanti e dietro alle quinte, lasciando che duetti, trii e parti corali si susseguano con il ritmo di un dialogo tra il corpo e lo spazio stesso, che in questo modo può dilatarsi, comprimersi, respirare. La danza , a volte, avviene al limite dello spazio scenico, grazie alle quinte trasparenti che ci consentono di vedere cosa succede al di là. La coreografia vibra nello spazio a tratti sospendendosi, lenta, come a voler dilatare il tempo, a volte accelerando improvvisamente, per poi esplodere spumeggiante attraverso i salti e i movimenti ampi dei danzatori. Una danzatrice viene trasportata in alto, distesa, con il corpo parallelo al suolo. Questo permette allo spettatore di osservare la danza da una nuova prospettiva, inusuale, che sovverte ogni preconcetto.

Tra i danzatori che facevano parte della compagnia durante la scrittura coreografica di Set and reset, ci sono le personalità più importanti della danza ancora oggi:Irene Hultman, Eva Kargzag, Diane Madden, Stephen Petronio, Vicky Schick.

Trisha brown ha dichiarato: ""In questa produzione, uno dei temi a cui mi sono ispirata è l'opposizione visibile/invisibile. Le quinte sono create con tende nere velate che segnano il limite tra il modo di comportarsi in scena e il dietro le quinte. I ballerini quindi non hanno più rifugio, non possono più diventare invisibili, i tempi morti sono visibili a tutti. A tutto ciò si aggiungono i costumi estremamente sottili e trasparenti di Robert Rauschenberg, ricoperti di motivi stampati in serigrafia con dei toni che vanno dal grigio chiaro al nero, costumi portati senza sottoveste. Non volevamo che le cuciture della lingerie segnassero i corpi."

"Per Set and Reset, ho ideato una lunga frase coreografica che circonda il perimetro esteriore della scena e funziona come tapis roulant, al centro della scena si svelano pian piano i passi a due, a tre e gli assoli. Tutti i ballerini hanno imparato questa frase coreografica ricevendo cinque istruzioni:
1. Optate per la semplicità (il principio di chiarezza)
2. Giocate sui concetti di visibile e invisibile (il principio di intimità)
3. Se non sapete cosa fare allineatevi (un aiuto per riempire i tempi morti)
4. Restate sul bordo esterno della scena (il principio spaziale)
5. Seguite il vostro istinto (joker).

Ci siamo disposti in fondo al palco a sinistra e ci siamo mossi sulla scena attraverso una serie di movimenti. Mi sono seduta a terra, e mi sono lasciata scivolare sulla colonna vertebrale fino ad assumere una posizione d'appoggio rovesciata sulle spalle. Con il piede, la ballerina che si trovava dietro di me ha esercitato una leggere pressione sul mio bacino, allora mi sono ruotata di 180 gradi sulle spalle, mi sono lasciata scivolare per terra e mi sono rialzata per riprendere il mio posto nella frase coreografica. L'appoggio sulle spalle non faceva parte della frase. La coreografa dà istruzioni non verbali ai ballerini, sta a loro interpretare."

"Set and Reset" fa parte di un ciclo denominato "Unstable Molecolar Structures" (Strutture Molecolari Instabili), che è il commento dato dal critico d’arte Klaus Kertess riguardo alla natura imprevedibile, prorompente e fluida della danza creata da Trisha Brown. Lo spettacolo appartiene ancora oggi al repertorio della "Trisha Brown Company", e rimane il punto di riferimento della ricerca della coreografa americana: una creazione sempre giovane e attuale, che non mostra affatto la sua età.

NEWARK (1987) [modifica]

Coreografia di Trisha Brown, scene di Judd Donald, musica di Peter Zummo. Questa creazione ha visto la prima assoluta in Francia, ma già nella stagione precedente delle sezioni di questo lavoro erano state rappresentate in tour. In queste occasioni il lavoro era indicato come "New work", ma queste due parole sono state dette così tante volte che alla fine Trisha Brown ha quasi sovrapposto i due termini, fino a farlo diventare "Newark". In quel momento si rese conto di aver trovato il titolo giusto per la sua nuova creazione^^^^.
Successivamente scoprì che molto prima che fosse fondata la città di Newark, nel New Jersey, esisteva già una città inglese con quel nome, nel Nottinghamshire, ed il suo nome anglosassone era Niweweorce. A Trisha Brown piacque moltissimo quel nome per la sua danza, ma si rese conto che era troppo complicato da leggere e da scrivere, così alla fine optò per Newark. Una compagnia dalla forte tecnica e sensibilità (della quale facevano parte anche, tra gli altri, Diane Madden e Irene Hultman, Lance Gries), danza davanti ai fondali monocromatici dell'artista minimalista Judd Donald, cinque colori che si abbassano e si alzano in alcuni momenti della coreografia, ed il loro movimento crea un sofisticato respiro nell'ambiente in cui la danza si svolge, ampliandosi e restringendosi. Arancione, blu, rosso profondo, giallo, ruggine. È la teoria dei colori che va in scena, un contenuto che modifica il contenitore, e che ne viene a sua volta modificato. Judd Donalds ha anche creato la colonna sonora della coreografia, una sequenza di suoni poi campionata, elaborata, arrangiata e registrata da Peter Zummo. L'alternanza di spazi pieni e silenzi nella musica, è per Trisha Brown un parallelismo tra gli spazi pieni e vuoti della scena.
I costumi sono altrettanto semplici: dei giustacuore aderentissimi come una seconda pelle, grigi, che lasciano vedere ogni piccolo movimento. La coreografia è una danza geometrica nella quale i danzatori eseguono dei duetti e dei soli, attraverso un movimento arioso, aereo, fluido, che trasmette gioia e libertà, una libertà che si espande dentro a degli schemi rigorosi e lineari. Forse il fascino di Newark è racchiuso proprio in questo sottile dualismo, che ritrova un riscontro nell'impianto scenico e sonoro che la coreografa ha scelto di utilizzare.
Newark è un suggestivo trattato dell'arte di Trisha Brown, la dammaturgia del corpo ne è l'assoluta protagonista, e i danzatori sono dei tramiti straordinari attraverso i quali il concetto prende forma.
L'utilizzo del peso del corpo e della gravià danno vita a sospensioni, cadute, contatto denso e plastico, voli ed evoluzioni sorprendenti ma organiche, mentre la semplicità della scenografia mette in risalto il continuo gioco tra verticale/orizzontale, e anche un altro dualismo più raffinato e intimo, quello tra spazio esterno e spazio interno.
Trisha Brown parlando della sua produzione, ha detto: "uno scontro tra lo slancio del movimento danzato e le alterazioni enfatiche dello spazio in cui essa avviene.

Altre Opere [modifica]

  • LATERAL PASS (1985)

Coreografia Trisha brown, musiche di Peter Zummo e The Peter Zummo Orchestra, costumi di Nancy Graves

  • ONE STORY AS FALLING (1992)

Coreografia Trisha Brown, musiche di Alvin Curran, costumi di Roland Aeschlimann

  • GOOVE AN COUNTERMOVE (2000)

Coreografia Trisha Brown,musica Dave Douglas, scene e costumi Terry Winters, luci Jennifer Tipton

  • FIVE PART WEATHER INVENTION (2000)

Coreografia Trisha Brown, scene e costumi Terry Winters, costume: Terry Winters, luci Jennifer Tipton,

  • PRESENT TENSE(2003)

Coreografia Trisha Brown, musica di John Cage, scene e costumi di Elisabeth Murray, luci di Jennifer Tipton

  • FORAY FORET (1990)

Coreografia Trisha Brown, costumi e scenografie Robert Rauschenberg, disegno luci Spencer Brown

Coreografie [modifica]

  • Homemade (1966)
  • Man Walking Down the Side of a Building (1970)
  • Floor of the Forest (1970)
  • Leaning Duets (1970)
  • Accumulation (1971)
  • Walking on the Wall (1971)
  • Primary Accumulation (1972)
  • Group Primary Accumulation (1973)
  • Roof Piece (1973)
  • Structured Pieces II (1974)
  • Spiral (1974)
  • Locus (1975)
  • Structured Pieces III (1975)
  • Sololos (1976)
  • Line Up (1976)
  • Spanish Dance' (1976)
  • Watermotor (1978)
  • Accumulation with Talking plus Watermotor (1978)
  • Glacial Decoy (1979)
  • Opal Loop (1980)
  • Son of Gone Fishin' (1981)
  • Set and Reset (1983)
  • Lateral Pass (1985)
  • Newark (1987)
  • Astral Convertible (1989)
  • Foray Foret (1990)
  • For MG: The Movie (1991)
  • One Story as in falling (1992)
  • Another Story as in falling (1993)
  • If You Couldn't See Me (1994)
  • M.O. (1995)
  • Twelve Ton Rose (1996)
  • Orfeo (1998)
  • Winterreise (2002)
  • O Zlozony/O Composite (2004)
  • Floor of the Forest (2007)

Note [modifica]

^notizie su "man walking down the side of a building" tratte da ballet magazine.uk
^^citazione di Trisha Brown tratta dal sito di TILT
^^^ATER Associazione Teatrale Emilia-Romagna, per le dichiarazioni citate su "Set and reset"
^^^^notizie su "Newark" tratte dal New York Times del 1987

Collegamenti esterni [modifica]

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