Trionyx triunguis

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Tartaruga dal guscio molle africana
AlexanderRiver Turtle.JPG
Stato di conservazione
Status iucn2.3 CR it.svg
Critico[1]
Classificazione scientifica
Dominio Eukaryota
Regno Animalia
Phylum Chordata
Classe Reptilia
Ordine Testudines
Famiglia Trionychidae
Genere Trionyx
Geoffroy Saint-Hilaire, 1809
Specie T. triunguis
Nomenclatura binomiale
Trionyx triunguis
(Forskål, 1775)

La tartaruga dal guscio molle africana (Trionyx triunguis Forskål, 1775), unica specie del genere Trionyx Geoffroy Saint-Hilaire, 1809, è una tartaruga d'acqua dolce della famiglia dei Trionichidi.

Descrizione[modifica | modifica sorgente]

La tartaruga dal guscio molle africana è uno dei Trionichidi più grandi; un esemplare proveniente dalla Liberia, vissuto 53 anni presso lo United States National Zoological Park di Washington, alla morte aveva un carapace lungo 101,5 cm. Il carapace è di colore verde oliva o marrone-rossastro scuro con il margine giallo; talvolta è di colore uniforme, ma di solito, almeno negli esemplari giovani, presenta alcune macchie chiare con i bordi scuri. Con l'avanzare dell'età la pigmentazione chiara si fa meno evidente e scompare del tutto negli esemplari più vecchi. Sul carapace dei giovani sono presenti alcune file longitudinali di tubercoli che scompaiono con l'età. Il piastrone è bianco o color crema. La testa e le zampe sono verde oliva e ricoperte da piccole macchie e vermicolature gialle o biancastre. Grosse macchie bianche sono presenti su mento e gola. Il lato ventrale delle zampe è giallo.

Distribuzione e habitat[modifica | modifica sorgente]

La tartaruga dal guscio molle africana è diffusa nei corsi d'acqua di quasi tutto il continente africano, a eccezione di quelli delle regioni meridionali e nord-occidentali. È particolarmente numerosa nei bacini idrografici del Nilo Bianco (a valle delle Cascate Murchison) e del Nilo Azzurro, così come nelle acque del Nilo stesso (fino al Mar Mediterraneo), nei laghi Turkana e Alberto, negli affluenti del fiume Congo e in quasi tutti i fiumi dell'Africa occidentale. Non è mai stata trovata, però, nel lago Vittoria. Vive anche in Israele (nelle acque del fiume Alexander e lungo le coste del Paese), Libano e Siria. In Turchia, è diffusa lungo le coste meridionali, con alcune popolazioni numerose nel delta del Dalyan e nella regione di Dalaman (specialmente nel lago Kükürt)[2][3][4]. Malgrado sia ancora molto numerosa, la tartaruga dal guscio molle africana è stata sterminata in molte regioni del suo antico areale, compresa l'area in cui venne scoperta la prima volta, il Nilo egiziano. Anche l'intera popolazione turca è composta solamente da circa 500 esemplari[4].

Nonostante viva soprattutto nei corsi d'acqua a corso lento, come grandi fiumi, torrenti, stagni o laghi, la tartaruga dal guscio molle africana si spinge anche in acque salmastre nelle regioni in cui il suo areale raggiunge il mare. Un grosso esemplare venne catturato nelle acque dell'oceano a 3 o 4 km di distanza dalla foce del fiume Gabon[5], mentre altri, in Israele e Turchia, sopravvivono tranquillamente in acque con una salinità di 33-42 ppm, dove vengono considerati nocivi dai pescatori. Sembra tuttavia che la specie prediliga sempre le acque più calde dei corsi d'acqua[3].

Biologia[modifica | modifica sorgente]

Il corteggiamento e l'accoppiamento di questa specie non sono mai stati descritti. La nidificazione avviene tra marzo e luglio, a seconda della latitudine; in Turchia va dai primi di giugno alla fine di luglio. Quasi tutti i nidi vengono scavati nella sabbia delle rive e delle isolette vicine alla costa (a 5–15 m dalla riva[2]). Gli esemplari che vivono nelle acque costiere salmastre possono deporre le uova anche sulla spiaggia del mare. Atatür riporta che un nido da lui misurato in Turchia misurava 15–20 cm di diametro e 20–25 cm di profondità[2].

In ogni stagione riproduttiva possono essere deposte più covate. Le uova, bianche e con il guscio fragile, misurano circa 32 mm di diametro; Atatür, riguardo a 31 uova misurate in Turchia, riporta una lunghezza di 35,3 mm[2]. Un'unica femmina può deporre da 25 a più di 100 uova, ma in tre nidi Atatür ne trovò solo 8-34[2]. L'incubazione in laboratorio dura 56-58 giorni[2].

Alla schiusa, i piccoli sono lunghi 42–54 mm e pesano 8-17 g[3]. Sono di colore marrone verdastro, con numerose e ben visibili macchie gialle dal margine nero-marrone. Con l'età, il colore di fondo scurisce e le macchie chiare divengono più piccole e più numerose.

La tartaruga dal guscio molle africana è carnivora e si nutre soprattutto di pesci e gasteropodi, ma anche di antozoi, insetti acquatici, crostacei, anfibi, rettili e vegetali, come noci della palma da olio e datteri. Mangia sia animali vivi che morti; Gramentz osservò quattro esemplari che divoravano insieme la carogna di una capra[3]. Cansdale sostiene che questo trionichide caccia tendendo imboscate alle prede, rimanendo immobile e attaccandole non appena queste si trovano a tiro[6]. Gli esemplari in cattività vengono nutriti con carne di rana e fegato crudo o leggermente bollito[2].

La tartaruga dal guscio molle africana ha abitudini diurne, ma alcune sono state catturate con canne da pesca nelle ore notturne. Lascia l'acqua per crogiolarsi al sole, ma è timida e difficile da osservare. In Turchia ogni bagno di sole può durare da 29 secondi a 31 minuti[3]. Talvolta si scalda al sole anche rimanendo semisommersa nell'acqua.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ (EN) Trionyx triunguis in IUCN Red List of Threatened Species, Versione 2014.1, IUCN, 2014.
  2. ^ a b c d e f g Atatür, M. K. 1979. Investigations on the morphology and osteology, biotope and distribution in Anatolia of Trionyx triunguis (Reptilia, Testudines) with some observations on its biology. Ege Univ. Fen. Fak. Monogr., Izmir, Ser. 18: 1-75.
  3. ^ a b c d e Gramentz, D. 1993a. Beobachtungen und Untersuchungen zur Ethologie und Ökologie von Trionyx triunguis in West-Anatolien. Salamandra 29: 16-43.
  4. ^ a b Kasparek, M. 1994. Die Nil-Weichschildkröte—eine stark bedrohte Reptilienart im Mittelmeergebiet. Herpetofauna 16(89): 8-13.
  5. ^ Loveridge, A., and E. E. Williams. 1957. Revision of the African tortoises and turtles of the suborder Cryptodira. Bull. Mus. Comp. Zool. Harvard 115: 163-557.
  6. ^ Cansdale, G. 1955. Reptiles of West Africa. Penguin Books, London. 104 pp.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

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