Trionfo della Morte (Bruegel)

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Trionfo della Morte
Trionfo della Morte
Autore Pieter Bruegel il Vecchio
Data 1562 circa
Tecnica olio su tavola
Dimensioni 117 cm × 162 cm 
Ubicazione Museo del Prado, Madrid
Dettaglio
Dettaglio

Il Trionfo della morte è un dipinto olio su tavola (117×162 cm) di Pieter Bruegel il Vecchio, databile al 1562 circa e conservato nel Museo del Prado di Madrid.

Storia[modifica | modifica sorgente]

L'opera insolitamente non è firmata né datata ed è forse da identificarsi con quella citata da Karel van Mander nel 1604 in cui "vi sono impiegati tutti i mezzi contro la morte". Una menzione sicura si ha nell'inventario di Philips van Valckenisse di Anversa nel 1614. Dopo vari passaggi, nel 1745 era tra le proprietà della regina di Spagna Elisabetta Farnese al palazzo della Granja. Pervenne Prado nel 1827.

Con Dulle Griet e la Caduta degli angeli ribelli, simili per dimensioni e per richiami evidenti al mondo di Bosch, l'opera fu probabilmente dipinta per un medesimo committente e destinata a formare una serie. Nel Trionfo della Morte si colgono evidenti echi della difficile situazione politica e sociale di quegli anni di guerre e pestilenze.

Descrizione e stile[modifica | modifica sorgente]

La morte sopraggiunge uccidendo gli uomini in vari modi. I toni caldi utilizzati, come in Dulle Griet, evocano un'atmosfera arida e infernale, in cui gli uomini affrontano il trapasso con i più vari stati d'animo: sorpresa, sgomento, rassegnazione, inutile ribellione. Tuttavia in esso è riscontrabile un'allegoria della guerra e delle miserie umane.

Nella descrizione episodio Brueghel fuse due tradizioni iconografiche: quella italiana, con opere come il Trionfo della Morte di Palermo, che verosimilmente visitò durante il suo viaggio in Italia del 1552 circa, e quella nordica della danza macabra. Alcuni dettagli, come la morte che irrompe a cavallo, derivano quasi sicuramente dal modello palermitano, alla luce però di una reinterpretazione personale del tema, che include una condanna più esplicita dei vizi e dei peccati verso i quali gli uomini sono naturalmente protesi.

Tra i soggetti di maggior spicco si notano un imperatore in basso a sinistra, a cui uno scheletro mostra una clessidra, simbolo della fine del suo tempo; egli si rivolge a uno scheletro con l'armatura che affonda le mani in barili pieni di monete, inutilmente accumulati. Dietro di lui passa il carro della morte, carico di teschi, guidato da uno scheletro che suona tristemente una viola a manovella (ghironda) e da un cavaliere altrettanto scheletrito su un magrissimo cavallo, sul quale si trova una gazza dagli oscuri presagi. Sotto il carro alcune persone cercano vanamente di nascondersi per trovare scampo. Da una specie di chiesa un gruppo di scheletri vestiti di bianco suona le trombe dell'Apocalisse e più sopra altri due tirano con forza le corde di una grossa campana. Un sinistro castello di diavoli prende fuoco al centro e più in lontananza una serie di mostri esce da una voragine infernale riversandosi nel creato.

Poco più avanti uno scheletro con cappella da cardinale sorregge un prelato di spalle, che si sente mancare. Davanti ad essi una filatrice è morta e non può impedire a un cane pelle e ossa di arrivare al suo bambino. Al centro un pellegrino è denudato e sgozzato da uno scheletro vestito da una maglia di ferro da soldato. Più sopra due scheletri incappucciati trascinano una bara, investendo un altro morto; poco avanti altri due tendono una rete per catturare la folla in fuga. Al centro la morte dirompe a cavallo con la falce (perché come la falce miete non una, ma molte spighe di grano, ovvero molte vite per volta), guidando la sua armata delle tenebre, che si appresta a massacrare una folla con persone di tutti i ceti sociali, soldati, laici e religiosi. La folla viene spinta in una grande stanza-galera, con porta levatoia, retta con una leva da due scheletri, che vengono incoraggiati da una altro suonante il tamburo.

Nell'angolo a destra un tavolo con carte da gioco, sotto il quale cerca di nascondersi un buffone, mentre i soldati della morte afferrano damigelle, porgono loro ossa disgustose sui vassoi da portata, rovesciano le bisacce e spargono i giochi. Nell'angolo una coppia si distrae con la musica, ignorando quanto avviene attorno, simboli di peccato e lussuria. In secondo piano gli scheletri massacrano gli uomini in tutti i modi possibili: per annegamento, con le ferite d'arma, seppellendo, impiccando, cacciando coi cani, infilzando con le lance, decapitando, facendo cadere da dirupi, esponendo i cadaveri a essiccare sulle macabre ruote issate in cima a pali.

Nemmeno la natura è risparmiata: gli scheletri abbattono gli alberi, le navi affondano, i fumi degli incendi anneriscono il cielo, le carcasse di animali affiorano dalla terra e ovunque è distruzione, disperazione, morte e rovina.

Omaggi[modifica | modifica sorgente]

L'opera è citata nell'albo 315 di Dylan Dog e dà il titolo al prologo del romanzo Underworld di Don DeLillo.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

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