Trieste (quartiere di Roma)

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Q. XVII Trieste
Piazza Mincio nel Quartiere Coppedè.
Piazza Mincio nel Quartiere Coppedè.
Stato Italia Italia
Regione Lazio Lazio
Provincia Roma Roma
Città Roma-Stemma.png Roma Capitale
Circoscrizione Municipio Roma II
Codice 217
Superficie 3,7063 km²
Abitanti 64 498 ab.[1] (2010)
Densità 17 402,26 ab./km²
Mappa dei quartieri di

Trieste è il diciassettesimo quartiere di Roma, indicato con Q. XVII.

Il toponimo indica anche la zona urbanistica 2e del Municipio Roma II. Popolazione della zona urbanistica: 54.803[1] abitanti.

Confini[modifica | modifica wikitesto]

Si trova nell'area centro-nord della città.

Il quartiere è orientato da nord-est a sud-ovest, e i suoi confini sono costituiti, sul fronte nordoccidentale, da via Salaria, su quello sudoccidentale da viale Regina Margherita, su quello sudorientale da via Nomentana e su quello nordorientale dal fiume Aniene, che separa il quartiere da Monte Sacro, al quale è unito tramite via delle Valli, che sovrappassa il fiume con l'omonimo ponte.

Confinano con il quartiere Trieste il Salario, al di là di viale Regina Margherita, il Pinciano, al di là di via Salaria tra viale Regina Margherita e via Panama, il quartiere Parioli, al di là di villa Ada, il nuovo quartiere dei Prati Fiscali e Monte Sacro, al di là dell'Aniene, e il Nomentano, al di là di via Nomentana.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Il territorio prima dell'urbanizzazione[modifica | modifica wikitesto]

Le prime testimonianze umane nella zona risalgono all'epoca preistorica, quando alcune popolazioni si stanziarono nell'area della Sedia del Diavolo e di Monte delle Gioie. Posteriormente, in epoca storica, sul monte Antenne nacque un abitato sabino, i cui resti sono ancora oggi visibili; secondo la leggenda Antemnae fu uno dei tre villaggi che subirono il celebre ratto delle Sabine. Dall'epoca romana non si possiedono molte attestazioni, mentre la zona diventa molto frequentata a causa della costruzione di numerose catacombe, fra cui le antichissime Catacombe di Priscilla, sorte sulla villa della gens Acilia. Inoltre nella zona si trova parte del percorso della via Salaria, strada consolare di enorme importanza che univa Roma a Porto d'Ascoli, così chiamata per il commercio di sale che vi avveniva; la strada moderna omonima segue però il tracciato della Salaria Nova risalente ai tempi dell'imperatore Nerva.

Durante il Rinascimento e i secoli successivi nella zona dell'attuale quartiere sorgevano soltanto alcune ville nobiliari e edifici rustici (casali); in uno di questi, sulla via Nomentana, soggiornò Giuseppe Garibaldi ai tempi della Repubblica Romana.

Urbanizzazione e nascita del quartiere[modifica | modifica wikitesto]

In seguito all'unità d'Italia la zona di monte Antenne viene fortificata con ampi bastioni, fossati, e con un'imponente polveriera: la sua posizione era infatti ottimale per difendere il lato settentrionale della città. Alle sue pendici nel 1906 trova sede il Tennis Club Parioli, ancora oggi in attività e celebre per aver formato numerosi campioni.

La prima urbanizzazione del territorio avvenne con il piano urbanistico del 1909 dell'architetto Edmondo Sanjust di Teulada, ma il quartiere nacque ufficialmente - con il nome di Savoia dalla vicina residenza reale (oggi Villa Ada) - il 28 febbraio 1926[2]; l'evento viene ricordato da una targa commemorativa oggi in piazza Verbano.

Nei primi trent'anni del secolo la zona mantenne la destinazione a edilizia residenziale di qualità, se non di lusso: è il periodo dei "villini" e del Quartiere Coppedè.

Negli anni trenta comincia invece l'urbanizzazione intensiva: grandi condomini non privi di pretese vennero costruiti sulle aree di ville lottizzate per questo scopo, come Villa Lancellotti e Villa Chigi (della quale resta oggi un parco pubblico ed una residenza privata): abitazioni destinate agli impiegati statali o edificazioni concesse a cooperative (ad esempio quella dei ferrovieri costituì l'area vicina a piazza Crati). Fra il 1924 ed il 1930 viene costruito il Parco Nemorense (o Parco Virgiliano), ideato come polmone verde per un quartiere ornai intensivo da Raffaele de Vico, e inaugurato nel 1936 in occasione del bimillenario virgiliano.

In seguito alla nascita della Repubblica, nel 1946 il quartiere prese il nome Trieste[3] dall'omonimo corso che ne costituisce la via principale.

Negli anni settanta la zona fu protagonista di una nuova speculazione edilizia, che fece sparire Tor Fiorenza, una fattoria fortificata del Seicento nella quale venivano portati i bambini anemici per dissetarsi col latte.

Storie del quartiere[modifica | modifica wikitesto]

  • Durante la seconda guerra mondiale un episodio curioso coinvolse il quartiere: si diceva che nelle notti di luna piena, nella zona di piazza Vescovio, un lupo mannaro terrorizzasse gli abitanti con urla spaventose provenienti da alcuni giardini: si trattava in realtà di un malato mentale, poi individuato e ricoverato in manicomio. Nel giugno del 1944 inoltre si diffuse ad opera dei repubblichini la voce, in realtà infondata, che le truppe tedesche in fuga avevano minato l'intero quartiere: centinaia di persone fuggirono in massa fino a raggiungere villa Borghese, dove molti passarono la notte all'addiaccio nonostante le smentite ufficiali e gli appelli alla radio.
  • Durante gli anni del dopoguerra e del boom economico, il quartiere diventa celebre per il Piper, celebre locale protagonista della vita mondana, inaugurato il 17 febbraio 1965 e legato a moltissimi personaggi dell'epoca: vi esordì Patty Pravo, e vi si esibirono i Pink Floyd, i Nirvana e i Beatles che dopo il concerto si buttarono vestiti nella Fontana delle Rane di piazza Mincio.
  • Il quartiere è ancora al centro delle cronache durante gli anni di piombo, a causa dei numerosi omicidi politici che lo vede partecipe; fra i vari, quello del magistrato Vittorio Occorsio, assassinato nel 1976, oppure quattro anni dopo quello del poliziotto Francesco Evangelista davanti al liceo Giulio Cesare. In quegli stessi anni negli scontri tra opposte fazioni politiche, perdono la vita anche due giovani militanti di destra dell'allora Fronte della Gioventù, Francesco Cecchin, appena diciassettenne, che muore il 16 giugno del 1979 a seguito di un'aggressione nei pressi di piazza Vescovio, e Paolo Di Nella, deceduto il 9 febbraio del 1983, dopo essere caduto in coma irreversibile anche lui a seguito di un'aggressione, nei pressi di piazza Gondar.
  • Nella mattina del 2 giugno 1981 sul tratto di strada della via Nomentana di fronte al San Leone Magno, moriva in un incidente stradale il cantante Rino Gaetano.
  • Sempre negli anni ottanta la scrittrice Ornella Angeloni ambientò nel quartiere il suo giallo "Caffè Ciamei", racconto di una lunga catena di delitti che si snoda in quarant'anni.

Catacombe[modifica | modifica wikitesto]

Monumenti[modifica | modifica wikitesto]

Batteria Nomentana[modifica | modifica wikitesto]

La Batteria Nomentana, realizzata tra il 1884 ed il 1890, era parte del Campo Trincerato di Roma, difesa fortificata della città, costruita tra il 1877 ed il 1891 e formata da 15 forti e 3 batterie (Batteria Nomentana, Batteria Appia Pignatelli e Batteria Porta Furba).

Sedia del Diavolo[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Sedia del Diavolo.

Risalendo dal quartiere africano verso la via Nomentana si incontra la cosiddetta Sedia del Diavolo, mausoleo sepolcrale del liberto di Adriano Elio Callisto. Il nome popolare deriva dalla forma del rudere annerito da secoli di fuochi di fortuna accesi da pastori e vagabondi che lo usavano come rifugio e rappresentato in migliaia di disegni e pitture tra il Settecento e l'Ottocento. Nella zona venne rinvenuto un giacimento preistorico antico di oltre 200.000 anni.

Il sepolcro è del tipo a tempio, su due piani, in laterizio, databile alla metà circa del II secolo d.C. (età Antonina) e mancante della facciata (crollata). I rimanenti lati, invece, presentano specchiature e piccole finestre inquadrate da paraste corinzie e sormontate da un originale fregio in cotto, dove mattoni di vario colore, disposti di piatto e per coltello, ottengono l'effetto di una struttura lapidea isodoma. Una scala ricavata nel podio conduceva alla camera inferiore, semisotterranea, con due arcosoli in ognuna delle pareti. Gli arcosoli sono sormontati da cinque nicchie sopra le quali si aprono piccole finestre a strombo. Il pavimento è in mosaico bianco. Le pareti, in opus vittatum mixtum (testimonianza di un tardo restauro), sorreggono una volta a vela, un sistema architettonico usato raramente nell'architettura romana di questo periodo. La camera superiore, coperta da una calotta su pennacchi sferici (in gran parte crollata), ha sulla parete di fondo una grande nicchia ad arco inquadrata da due colonnine laterizie, al centro un avancorpo con nicchia più piccola a calotta in forma di conchiglia, in stucco, sulle pareti laterali nicchie rettangolari sormontate da un timpano e un davanzale su mensole.

Ponti[modifica | modifica wikitesto]

Il Quartiere Coppedè[modifica | modifica wikitesto]

In un'area adiacente piazza Buenos Aires, sorge il Quartiere Coppedè, una piccola area edificata con stile Liberty-eclettico progettata dall'architetto Gino Coppedè. Il portone di piazza Mincio 2, risalente al 1926, ultima costruzione di mano del maestro, è inoltre copia fedele di una scenografia del film "Cabiria" del 1914.

Ville[modifica | modifica wikitesto]

Villa Paganini.

Edifici di culto[modifica | modifica wikitesto]

La chiesa di San Saturnino.

Odonomastica[modifica | modifica wikitesto]

Piazza Vescovio[modifica | modifica wikitesto]

Piazza Vescovio trae il proprio nome da Vescovìo, località antichissima nel comune di Torri in Sabina, in provincia di Rieti: per un'errata interpretazione fonetica, la piazza ha tuttavia il nome Vescòvio.

Cinema[modifica | modifica wikitesto]

Il quartiere fu molte volte, e in diversi anni, scenario di molti film italiani. Le case di viale Libia fecero da sfondo per "Ladri di biciclette" di Vittorio De Sica, ambientato in realtà a Monte Sacro. Lo stesso De Sica utilizzerà le baracche sul fiume Aniene per ambientare il film "Il tetto" nel 1955. Sempre negli anni cinquanta la celebre scena dell'inseguimento di Aldo Fabrizi a Totò in "Guardie e ladri" inizia alla fine di viale Somalia, e si svolge su un dosso destinato a divenire la futura via Olimpica. Nel '53 la casa del protagonista de "La valigia dei Sogni" di Luigi Comencini è collocata nel complesso dei palazzi dei ferrovieri di via Mancinelli.

Il quartiere ospita poi gli esterni del film con Alberto Sordi e Sofia Loren "Il segno di Venere", che mostrano il quartiere negli anni.

Alcune scene de "I soliti ignoti" sono ambientate in zona: Carla Gravina si incontra con il fidanzato davanti alla caserma Bianchi (Batteria Nomentana) proprio sul ponte della Ferrovia, sullo sfondo si vedono i primi palazzi, quelli di Piperno, su V.le Etiopia, intorno è campagna. Nelle scene iniziali del film "Audace colpo dei soliti ignoti" (1960) Vittorio Gassman entra in un portone di via Dora nel quartiere Coppedè, e nel corso del film passeggia lungo una viale Etiopia ancora in costruzione. Una fugace inquadratura ne "Il medico della mutua" con Alberto Sordi, mostra viale Libia all'altezza dei magazzini UPIM. Sempre i magazzini UPIM nel '60 sono il luogo di lavoro delle tre protagoniste di "Caccia al marito" con Sandra Mondaini e in "C'eravamo tanto amati" di Ettore Scola, piazza Caprera viene usata per scandire un cambio del tempo. Sempre Scola ambienterà 20 anni più tardi nella storica sede del PCI di via Sebino il suo "Mario, Maria e Mario" con Giulio Scarpati. Per la sua particolare architettura il quartiere Coppedè fu scelto dal regista Dario Argento, residente nel quartiere Trieste, come sfondo per alcune scene dei suoi film "L'uccello dalle piume di cristallo" (1970) e "Inferno" (1980).

Fra tutte le sequenze, una delle immagini più toccanti, la visione di via Nomentana totalmente deserta nel piccolo capolavoro di De Sica "Teresa Venerdì" del 1941 che ha come set le strade del quartiere.

In tempi recenti il liceo Giulio Cesare ha fatto da sfondo alla fiction "Piper" e al film "Scusa ma ti chiamo amore" di Federico Moccia.

Persone legate al quartiere Trieste[modifica | modifica wikitesto]

Tra le stelle internazionali personaggi come Sophia Loren, il regista tedesco Rainer Werner Fassbinder, che abitò per un anno in Via Tagliamento, Vittorio Gassman, che occupò negli anni sessanta un appartamento in via Appennini, e Luchino Visconti, che abitò a lungo nella splendida villa di via Salaria posta proprio davanti all'ingresso di villa Ada.

Avvenimenti[modifica | modifica wikitesto]

  • La villa Albani, detta anche Albani-Torlonia, che si estende tra via Salaria e viale Regina Margherita è stata per 50 anni il centro della cultura europea, tappa obbligata per i più importanti viaggiatori, motore della nascita di fenomeni culturali come il Neoclassicismo e l'Archeologia intesa come Storia dell'Arte. La villa era stata fatta costruire, alla metà del XVIII secolo dal cardinale Alessandro Albani, nipote del papa Clemente XI, un raffinato conoscitore di antichità e protettore di artisti, tra cui Raphael Mengs. La villa era nata per contenere le sue collezioni di arte antica, scelte su consiglio di Giovanni Winckelmann. Nacque così il "laboratorio del Neoclassicismo" nel quale operò anche il Piranesi e una "Galleria d'Arte", da secoli inaccessibile, che ospita opere di Nicolò da Foligno, Perugino, Gherardo delle Notti, Van Dyck, Tintoretto, Ribera, Guercino, Giulio Romano, Borgognone, L. Giordano, David, Vanvitelli.
  • Nel quartiere trova sede anche il Piper, uno dei locali più famosi d'Italia, inauguratosi il 17 febbraio 1965 e legato nella memoria collettiva a personaggi come Patty Pravo, Rocky Roberts, Equipe 84, Renato Zero. I Rolling Stones vi andarono a ballare dopo il loro concerto del 1967 ed Andy Warhol si stupì della sua "modernità". Vi si sono esibiti Jimi Hendrix, i Pink Floyd e i Procol Harum e addirittura i Beatles che, dopo aver suonato, si buttarono vestiti nella fontana di piazza Mincio. Oggi è diventata una discoteca nota anche per i numerosi fatti di cronaca dovuti a risse e atti vandalici.[4]
  • Dario Argento, che abita da sempre nel quartiere, ha spesso utilizzato come scenario i Villini Coppedè, progettati dall'omonimo architetto torinese morto suicida e in sospetto di satanismo. Anzi, l'edificio con il graffito a forma di ragno si affaccia sulla "Fontana delle Ranocchie" avrebbe addirittura ospitato la Porta dell'Inferno. Sarà un caso, ma presso la confinante chiesa della Beata Maria Vergine Addolorata di piazza Buenos Aires per molti anni Monsignor Milingo vi celebrò messe di riconciliazione ed esorcismi collettivi.
  • Episodio in parte rimosso, l'esodo che coinvolse la popolazione i primi di giugno del 1944, quando si diffuse ad opera dei repubblichini la voce, falsa e incontrollata, e tale da scatenare una follia collettiva, che le truppe tedesche in fuga avevano minato l'intero quartiere. E che c'era addirittura un carico di munizione inesplose. Un fiume di persone si snodò sino a raggiungere villa Borghese, dove molti passarono la notte all'addiaccio nonostante le smentite ufficiali e gli appelli della radio.
  • L'edificio di via Chiana, al n.87, ospitò il primo ascensore mai realizzato in Italia per una casa popolare destinata agli impiegati statali (Incis), inaugurato direttamente dal Duce che nel discorso ufficiale pare si fosse lasciato sfuggire la frase: "... così vi sarà molto più semplice raggiungere in tempo le adunate!".
  • Molti i negozi e locali storici del quartiere, tra i quali vale la pena di ricordare il Caffè Tortuga, aperto nel 1953 e reso celebre dalla canzone di Antonello Venditti Compagno di Scuola: "Mezzogiorno, tutto scompare,/ avanti! tutti al bar./ Dove Nietzsche e Marx si davano la mano/e parlavano insieme dell'ultima festa/e del vestito nuovo, fatto apposta e sempre di quella ragazza che filava tutti (meno che te..."
  • Nel quartiere trova sede, dal 1936, di fronte al Tortuga, il Liceo classico statale Giulio Cesare, una tra le più conosciute scuole italiane. Tra gli studenti che lo hanno frequentato Marco Pannella, Antonello Venditti, Maurizio Costanzo, Serena Dandini, Matteo Maffucci, Thomas De Gasperi, Piotta, Brusco, Villa Ada Posse, Tullio De Mauro, Franco Frattini, Gian Luigi Rondi, Marco Guzzi.
  • La chiesa parrocchiale di San Saturnino è stata concessa da papa Pio XI nell'udienza del 22 giugno 1932 e consacrata il 6 gennaio del 1935 su progetto dell'architetto Clemente Busiri Vici. Dal 29 novembre 1987 accoglie le Reliquie del Santo Titolare. Nel 1968 ospitò la visita pastorale di Paolo VI e nel 1989 quella di Giovanni Paolo II. Tra i sacerdoti che vi hanno effettuato funzioni il Servo di Dio Pirro Scavizzi, ultimo prete romano ad essere sottoposto a causa di beatificazione.
  • Nel resoconto del suo viaggio a Roma nel 1775, il marchese De Sade racconta che Giulio II aveva desiderio di farsi seppellire nello splendido Mausoleo di Santa Costanza, sintesi di mondo cristiano e architettura pagana: "È probabilmente un piacere per il vecchio papa, nota il marchese, immaginare il suo corpo nel luogo dove riposava una vergine".
  • Oggi area ad elevatissimo valore immobiliare la zona di Vicolo della Fontana, limitrofa a Villa Paganini, ospitava sino all'immediato dopoguerra uno dei peggiori "slums" romani. Un piccolo mondo a sé stante, controllato da due famiglie interamente dedite all'arte del furto e dell'accattonaggio, tanto che era buona norma non passare mai per il vicolo dopo il tramonto.
  • Durante la II Guerra una leggenda vuole che nella notti di luna piena, nella zona di piazza Vescovio, le urla spaventose che si sentivano provenire dai giardini e dagli orti fossero opera di un terribile Lupo Mannaro. La paurosa notizia venne scrupolosamente tenuta segreta dai giornali del tempo, obbligati ad evitare ogni possibile allarmismo, e solo un piccolo trafiletto apparve quando il poveretto fu individuato e ricoverato in manicomio. Ma la pace per la piazza sarebbe durata poco, sede, suo malgrado, di alcuni dei più feroci scontri che avvennero a Roma tra esercito tedesco in fuga e truppe alleate.
  • Tra la via Salaria e Villa Ada trova sede, il Tennis Club Parioli, realtà storica, fondata nel 1906, tra le più prestigiose al mondo per il livello e il numero di campioni espressi. Sui suoi campi si sono infatti formati i migliori tennisti italiani di sempre: Uberto de Morpurgo, Giovanni Palmieri, Giorgio De Stefani, Nicola Pietrangeli, Corrado Barazzutti, Adriano Panatta. Un altro circolo di Tennis "storico" fu il Circolo Sant'Agnese, in prossimità delle catacombe di Santa Costanza, i cui campi da tennis - che hanno visto giocare personaggi noti come Vittorio Cecchi Gori, Vittorio Gassman e Ivo Garrani - sono circondati dalle splendide mura antiche di quell'area archeologica.

Collegamenti[modifica | modifica wikitesto]

Metropolitana di Roma B1.svg
 È raggiungibile dalle stazioni: Sant'Agnese - Annibaliano e Libia.
Ferrovia regionale laziale FR1.svg
 È raggiungibile dalla stazione di: Roma Nomentana.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Roma Capitale - Dipartimento risorse tecnologiche - servizi delegati - statistica. Iscritti in anagrafe al 31-12-2010.
  2. ^ Deliberazione del Governatore di Roma n. 3554 del 24 maggio 1926.
  3. ^ Deliberazione del Governatore di Roma n. 3241 del 13 settembre 1946.
  4. ^ La Repubblica.it in La Repubblica.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Giorgio Carpaneto e altri, I quartieri di Roma, Roma, Newton Compton Editori, 1997, ISBN 978-88-8183-639-0.
  • Giorgio Carpaneto, QUARTIERE XVII. TRIESTE in I Rioni e i Quartieri di Roma, vol. 7, Roma, Newton Compton Editori, 1991.
  • Claudio Rendina e Donatella Paradisi, Le strade di Roma, vol. 1, Roma, Newton Compton Editori, 2004, ISBN 88-541-0208-3.
  • Claudio Rendina, I quartieri di Roma, vol. 1, Roma, Newton Compton Editori, 2006, ISBN 978-88-541-0594-2.

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Coordinate: 41°55′33.35″N 12°30′48.22″E / 41.925931°N 12.513393°E41.925931; 12.513393

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