Tribunale fallimentare

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Il Tribunale fallimentare è, in Italia, la sezione speciale competente per la materia della procedura concorsuale, è l'organo principale investito dell'intera procedura fallimentare. Nomina, revoca e sostituisce gli organi della procedura, quando non è prevista la competenza del giudice delegato.
Il tribunale del luogo ove l'imprenditore ha la sede principale dell'impresa dichiara il fallimento ed è quindi competente a conoscere tutte le azioni che ne derivano (vis actractiva). Tutti i suoi provvedimenti sono pronunciati per decreto. Se nell'anno che precede la presentazione dell'istanza di fallimento è avvenuto il trasferimento della sede dell'impresa ciò non rileva ai fini della competenza. La Cassazione può decidere sulla eventuale incompetenza del tribunale e quindi disporre la trasmissione degli atti dal tribunale incompetente al tribunale dichiarato competente.

Giudice Delegato[modifica | modifica wikitesto]

Dall'entrata in vigore del D.Lgs. del 9 gennaio 2006, perde il suo carattere di centralità nella procedura fallimentare, passando dal compito di dirigere le operazioni, a "vigilare e controllare sulla regolarità della procedura".
I suoi compiti sono:

  • riferire al tribunale su ogni affare per il quale è richiesto un provvedimento del collegio
  • emettere provvedimenti diretti alla conservazione del patrimonio
  • convocare il curatore e il comitato dei creditori; - liquidare i compensi e revocare l'incarico conferito alle persone su richiesta del curatore
  • provvedere ai reclami contro gli atti del curatore e del comitato dei creditori (15 gg.)
  • autorizzare il curatore a stare in giudizio, per ogni grado e per atti determinati
  • revocare su richiesta del curatore gli avvocati del giudizio, e liquidarne i compensi
  • nominare gli arbitri su proposta del curatore
  • accertare i crediti e i diritti reali vantati dai terzi

Tutti i provvedimenti sono pronunciati con decreto motivato. Contro i decreti del G.D. entro 10 giorni dalla notifica dell'atto è proponibile ricorso al tribunale o alla corte d'appello, dal curatore, dal comitato dei creditori o da chiunque ne abbia interesse. Il ricorso non è proponibile decorsi 90 giorni. dal deposito dell'atto presso la cancelleria e non sospende l'esecuzione del provvedimento.

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