Tregenda

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Francisco Goya, "Tregenda"

Tregenda è una parola italiana. Il suo uso è ormai raro nell'italiano moderno e per lo più cristallizzata in espressioni quali "atmosfera da tregenda", "notte da tregenda", "ambiente da tregenda".

Per alcuni [1][2] significherebbe, letteralmente, trecento, trovandovi continuazione del latino "trecenta", plurale neutro di "trecenti", ovvero, appunto, trecento che, nella lingua latina, ebbe significato di numero indefinito e grande, poi, con significato traslato, stette a significare fuochi fatui, indicando le molte fiammelle che si possono osservare di notte nei cimiteri. Sempre traendo dal significato di "quantità di persone", tregenda sta oggi a significare, similmente a sabba, un'adunata di streghe, diavoli e fattucchiere con radici da ricercare probabilmente in leggende demoniache di origine nordica; per estensione il significato viene allargato per definire pandemonio, confusione. Secondo altri[3], la parola tregenda è un adattamento del cognome di Bettina Treghendij, celeberrima fattucchiera bulgara. Vissuta a Bobov Dol nel Seicento, fu autrice di autorevoli sabba. Alla sua figura si ispirano le fattezze della strega rappresentata in basso a destra nell’olio su tela Il grande caprone di Francisco Goya[4].

Nei calendari delle streghe le date del 21 dicembre, 23 settembre e 24 giugno (ovvero nei pressi delle notti di solstizio e di equinozio), vengono definite come prima, seconda e terza notte di tregenda.

Giacomo Puccini, nella sua opera d'esordio Le Villi, fa entrare in scena le streghe che danno il nome all'intera opera con un intermezzo sinfonico denominato appunto La Tregenda.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Ottorino Pianigiani, Vocabolario etimologico, 1907-1926;
  2. ^ Sebastiano Paoli, Modi di dire toscani ricercati nella loro origine, Venezia, 1740
  3. ^ Hugo Schuchardt, Zur romanischen Wortgeschichte, 1907
  4. ^ Richard Muther, Francisco de Goya, 1905

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]