Tre Vescovadi

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Mappa dei Tre-Vescovadi

I Tre Vescovadi o "Tre Vescovati" erano i territori appartenenti alle Diocesi di Toul, Verdun, e Metz, erano libere città imperiali governate da un Principe vescovo che, appartenenti allora al Sacro Romano Impero, furono occupati da Enrico II di Francia nel 1552 e posti sotto il controllo francese fino alla loro annessione definitiva alla Francia nel 1648 in forza del Trattato di Vestfalia. Questi territori e i ducati di Bar e di Lorena formarono lo scacchiere territoriale oggetto del conflitto.

Origine diplomatica[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1551 i principi protestanti tedeschi nella loro lotta contro Carlo V hanno cercato l'appoggio del re di Francia. A Lindau, vicino a Torgau, hanno firmato un accordo, che prevedeva la partecipazione militare e finanziario della Francia nella loro azione, la Lega di Torgau. A Chambord, il 15 gennaio 1552, hanno firmato un trattato, il Trattato di Chambord, in base al quale il re Enrico II di Francia occupa, per motivi strategici, come vicario dell'Impero, le città di Metz, Toul e Verdun, « l'Arcidiocesi di Cambrai e altre città dell'Impero che non parlano tedesco ». Il leader della ribellione protestante, principe elettore Maurizio I di Sassonia, ha a sua volta beneficiato di sovvenzioni e di assistenza militare dal re francese e ha richiesto la revoca dell'Interim di Augusta con la Pace di Passavia, che ha portato infine alla Pace religiosa di Augusta nel 1555.

Origine militare[modifica | modifica wikitesto]

Il « viaggio in Germania » è guidato da re Enrico II, come un « difensore delle libertà tedesche ». La Domenica delle Palme 1552 le truppe francesi, seguendo uno stratagemma, penetrano a Metz, città di commerci, ricca e amministrata da una oligarchia gelosa dei suoi diritti, i paraiges[1].

Poi il re stesso entra a Toul e arriva a Nancy, dove arbitrariamente destituisce la duchessa reggente e preleva il piccolo duca Carlo III ancora minore per farlo allevare alla Corte di Francia, prima di fare la « sua gioiosa entrata » a Metz il lunedì di Pasqua e continuare verso il Reno. Tuttavia esso non potrà impadronirsi di Strasburgo.

Carlo V inizia una campagna contro i francesi durante la guerra italiana del 1551-1559, al fine di riconquistare le diocesi occupate. La spedizione alla fine fallì, quando le truppe imperiali furono sconfitte dalle forze francesi sotto il comando del duca Francesco I di Guisa nel 1554 nella Battaglia di Renty. Fortificata e difesa dal Duca di Guisa, Metz poi resiste a Carlo V, che leva l'assedio il 2 gennaio 1553. Dopo che l'imperatore Carlo V abdica nel 1556, il suo successore Ferdinando I ha sospeso tutti i tentativi di riconquistare i tre vescovadi.

Tra il 1552 e il 1648 nelle tre città di Metz, Toul e Verdun, riunite assieme da un artificio diplomatico, si insedia un regime originale, quello della protezione, dove i poteri acquisiti delle libere città del Sacro Romano Impero furono gradualmente assorbiti dalle istituzioni messe in campo dall'amministrazione reale. Le città hanno ricevuto un presidio militare permanente e l'Imperatore ha continuato ad esserne ufficialmente il sovrano. Sotto la forte guida di Richelieu, il Parlamento creato a Metz nel gennaio 1633, è l'istituzione più attiva del progredire del potere regale, privando dei suoi poteri il responsabile locale.

L'editto del dicembre 1633 sopprime il sigillo della città, l'aquila con le ali alzate, che Metz, Toul e Verdun avevano il diritto di indossare e raffigurare sulle loro armi in qualità di libere città imperiali. Allo stesso tempo, viene introdotta la gabella, tassa sul sale, con il disappunto della popolazione. Trasferito a Toul tra il 1637 e il 1658[2], il Parlamento è sostituito a Metz da un Intendant, che rappresenta in vita il potere assoluto del re francese.

Nel 1648, i trattati di Vestfalia confermano la cessione dei Tre-Vescovati dell'Impero. Ma sin da questi accadimenti, Luigi XIV, confermando i privilegi delle città, le aveva raggruppate sotto il nome di «i suoi sudditi buoni e fedeli».

La Diocesi di Saint-Dié, creata nel 1777 e chiamata talvolta il "Quarto Vescovato" della Lorena, non ha a che fare con la nozione storica dei « Tre-Vescovadi ».

Personalità[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Il termine paraige è specifico "messin" (di Metz) e descrive una organizzazione particolare delle élite urbane: i paraiges o lignaggio di Metz. - La parola lignaggio era ugualmente utilizzata: Henri Klipffel, Les paraiges messin, étude sur la république messine du treizième au seizième siècle, Metz-Paris, 1863, p. 22 « che nessum uomo o donna che portiamo a Mets non possono togliersi uno stato sociale né ottenere uno status se non appartengono a uno de sei lignaggi che sono chiamati paraiges… » e p. 21 : « di lignaggio per parte di padre o per parte di madre. » - costituivano la classe ereditaria che aveva nella città il monopolio delle funzioni pubbliche dirigenti e che formavano l'oligarchia urbana della Libera città imperiale di Metz e fino alla fine dell'Ancien Régime - Référence principale, avec abondante bibliographie: A. van Dievoet, "Lignages de Bruxelles et d'ailleurs", dans: Les lignages de Bruxelles. De brusselse geslachten, n° 166, Bruxelles, juillet 2010, pp. 363-371.
  2. ^ Emmanuel Michel, Histoire du Parlement de Metz, Paris, Techner, 1845, p.69-138.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • C. Vivanti. La storia politica e sociale. Dall'avvento delle signorie all'Italia spagnola, in Storia d'Italia. Dalla caduta dell'Impero romano al secolo XVIII, a cura di R. Romano, C. Vivanti, Torino, Einaudi, 1974, vol. II.
  • (FR) Robert Parisot, Histoire de Lorraine (duché de Lorraine, duché de Bar, Trois-Evêchés). Tome I : des origines à 1552. Tome II : de 1552 à 1789. Tome III : de 1789 à 1919. - Index alph. des noms de pers. et de lieux, Paris, Picard, 1919-1924. Réimpression anastatique: Bruxelles, 1978, 3 vol. in-8 rel. cart. éd. brun, xiv-520, vi-347 et viii-521-109 pp., pl., 1 carte dépl.
  • (FR) Henry Bogdan, La Lorraine des ducs, sept siècles d'histoire, 2005, ISBN 2-262-02113-9
  • (EN) William Monter, A Bewitched Duchy : Lorraine and its Dukes, 1477-1736, Droz, collection « Travaux Humanisme Renaissance », 2007.
  • (FR) Monographie de l'abbé Petitjean (curé de La Neuveville-sous-Châtenois, avant 1914), publiée dans le bulletin paroissial du village.
  • (FR) Bernard Ardura, A l'aube de la réforme catholique en Lorraine, le Prémontré Nicolas Psaume, Abbé de Saint-Paul de Verdun, évêque et comte de Verdun, in: Les Prémontrés et la Lorraine XIIe - XVIIIe siècle, XXIIIe colloque du Centre d'études et de recherches prémontrées, sous la direction de Dominique-Marie Dauzet et Martine Plouvier, Beauchesne, Paris, 1998, p. 101–123

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]