Trattato teologico-politico

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Trattato teologico-politico
Titolo originale Tractatus theologico-politicus
Spinoza Tractatus Theologico-Politicus.jpg
Frontespizio della editio princeps (Künraht, 1670)
Autore Baruch Spinoza
1ª ed. originale 1670
1ª ed. italiana 1875
Genere trattato
Sottogenere filosofia della religione, filosofia politica.
Lingua originale latino

Il Trattato teologico-politico (Tractatus theologico-politicus[1]) è un'opera di Baruch Spinoza, pubblicata anonima nel 1670 ad Amsterdam.

Scopo fondamentale del trattato è la dimostrazione che il libero pensiero e la libertà di espressione non solo non confliggono con la pace sociale e la buona politica ma anzi le fondano. A questo scopo convergono dissertazioni di esegesi biblica (con esempi pratici di un nuovo metodo), filosofia della religione, filosofia politica.[2]

Genesi dell'opera e contesto storico[modifica | modifica sorgente]

La pubblicazione anonima coronava un lavoro iniziato nel 1665 circa, al tempo in cui Spinoza si stava dedicando alla redazione dell'Ethica, che interruppe momentaneamente per scrivere il Tractatus. L'anonimato serviva a distogliere l'odium theologicum dall'autore e dall'editore. L'identificazione dell'autore fu peraltro facile e Spinoza non ebbe particolare cura di ostacolarla[2]. In una lettera a Leibniz scrive:

« Se non ti fosse capitato di avere per le mani il trattato teologico-politico e la cosa non ti disturba, potrei mandartene una copia. »
(Epistola XLVI del 9 novembre 1671)

Il 19 luglio del 1674 il Tractatus viene colpito da un decreto di condanna delle Corti d'Olanda, insieme al Philosophia Sacrae Scripturae interpres di Lodewijk Meyer, che era apparso in unico volume con la seconda edizione del Tractatus, e al Leviatano di Hobbes, tradotto in olandese già dal 1667 e in latino l'anno dopo. Il giudizio di condanna contro l'opera anonima era già stato manifestato nel maggio 1670 da Jacobus Thomasius (Programma adversus anonymum de libertate philosophandi) e, il mese dopo, da Fredericus Rappoltus (Oratio contra Naturalistas), mentre Lambertus van Velthuysen, in una lettera a Jacobus Ostens, dà un giudizio negativo dell'opera e stigmatizza ogni eversione dalla tradizione religiosa.[2]

Le Province Unite, al tempo in cui Spinoza inizia a scrivere il Tractatus, si trovano a combattere per mantenere il ruolo di prim'ordine confermate loro dalla pace di Münster (1648), che aveva chiuso la Guerra dei Trent'anni con la riconferma dell'assetto del 1609. L'Inghilterra è il principale avversario in campo economico. L'equilibrio dei rapporti interni era articolato e teso: sul piano religioso si confrontavano cattolici e calvinisti, sul piano politico orangisti e repubblicani. Nella Prefatio, Spinoza afferma di voler far cosa grata al paese in cui ha avuto il privilegio di nascere trattando del fondamento e dell'importanza delle libertà civili, ma è possibile che egli scrivesse perché non riteneva queste libertà così fuori pericolo nei Paesi Bassi.[2]

Struttura dell'opera[modifica | modifica sorgente]

L'opera è redatta in latino. È divisa in 20 capitoli e una prefazione.[2]

Una possibile ulteriore suddivisione[3] è la seguente:

  • capp. I-VI: analisi della profezia come rivelazione divina e dei profeti come interpreti della rivelazione; l'elezione del popolo ebraico; il contenuto della Legge divina; cerimonie e storie sacre; i miracoli. Sono i capitoli più polemici dell'opera, in cui sostiene che il linguaggio metaforico della Bibbia è rivolto alla gente semplice e respinge la fede nei miracoli, a favore di una spiegazione razionale dei fenomeni naturali resa possibile dal progresso scientifico.
  • capp. VII-X: esposizione di un nuovo metodo esegetico delle Sacre Scritture, con un'applicazione concreta
  • capp. XI-XV: gli apostoli; il vero senso della parola divina; l'essenza della fede; la filosofia non è ancilla theologiae (è l'avvio della parte "costruttiva" dell'opera)
  • capp. XVI-XX: temi politici

Temi dell'opera[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Il titolo integrale recita Trattato teologico-politico contenente alcune dissertazioni con le quali si mostra che la libertà di filosofare non soltanto può essere concessa salve restando la pietà e la pace dello Stato, ma che essa non può essere tolta se non assieme alla pace dello Stato e alla pietà stessa.
  2. ^ a b c d e Antonio Droetto e Emilia Giancotti Boscherini, Introduzione, ed. cit.
  3. ^ Si tratta della suddivisione proposta da Emilia Giancotti nella sua introduzione all'opera (vd. bibliografia).

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]