Trattato di Versailles (1919)

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L'Europa nel 1920
  1. Repubblica di Portogallo
  2. Regno di Spagna
  3. Principato di Andorra
  4. Terza Repubblica Francese
  5. Regno d'Italia
  6. Svizzera
  7. Regno del Belgio
  8. Regno di Olanda
  9. Repubblica di Weimar
  10. Regno di Danimarca e di Islanda
  11. Prima repubblica austriaca
  12. Repubblica Cecoslovacca
  13. Seconda repubblica polacca
  14. Slesia
  15. Regno d'Ungheria
  16. Regno di Jugoslavia
  17. Regno di Romania
  18. Regno di Albania
  19. Grecia
  20. Regno di Bulgaria
  1. Ucraina
  2. Unione Sovietica
  3. Lituania Centrale
  4. Repubblica di Lettonia
  5. Costantinopoli
  6. Turchia
  7. Repubblica di Finlandia
  8. Regno di Svezia
  9. Regno di Norvegia
  10. Impero britannico
  11. Rif
  12. Regno del Marocco
  13. Algeria (colonia francese)
  14. Tunisia (protettorato francese)
  15. Tripolitania (Libia)
  16. Egitto
  17. Repubblica di San Marino
  18. Vaticano (Regno d'Italia)
  19. Libera Città di Danzica
  20. Granducato del Lussemburgo

Il trattato di Versailles, anche detto patto di Versailles, prende il nome dal luogo dove venne firmato: la galleria degli specchi del palazzo di Versailles. Il 18 gennaio 1919 una conferenza di pace si aprì a Versailles, in Francia, per lavorare al trattato; la conclusione dei lavori e la firma definitiva si ebbe il 28 giugno 1919.

Il trattato fu una premessa alla creazione della Società delle Nazioni, uno degli scopi principali del Presidente degli Stati Uniti Woodrow Wilson. Lo scopo dell'organizzazione era di arbitrare i conflitti tra le nazioni prima che si arrivasse alla guerra.

Tra le disposizioni previste c'era la perdita delle colonie e di territorio da parte della Germania. La lista di ex-province tedesche che cambiarono appartenenza comprende:

L'articolo 156 del trattato trasferì al Giappone le concessioni tedesche nello Shandong, in Cina, piuttosto che il ritorno dell'autorità sovrana alla Cina. I cinesi, oltraggiati da questa disposizione, diedero vita a delle dimostrazioni e al movimento culturale conosciuto come movimento del quattro maggio.

Il trattato di Versailles oltre ad abolire la coscrizione per la Germania, pose anche grosse limitazioni alle forze armate tedesche, che non dovevano superare le 100.000 unità.

Il trattato stabilì una commissione che doveva determinare le esatte dimensioni delle riparazioni che dovevano essere pagate dalla Germania. Nel 1921, questa cifra fu ufficialmente stabilita in 33 miliardi di dollari. I problemi economici che questi pagamenti comportarono sono spesso citati come la principale causa della fine della Repubblica di Weimar e della ascesa di Adolf Hitler, che inevitabilmente portò allo scoppio della seconda guerra mondiale.

Gli Stati Uniti non ratificarono mai il trattato. Le elezioni del 1918 avevano visto la vittoria del Partito Repubblicano, che prese il controllo del Senato e bloccò due volte la ratifica (la seconda volta il 19 marzo 1920), alcuni favorivano l'isolazionismo e avversavano la Società delle Nazioni, altri lamentavano l'eccessivo ammontare delle riparazioni. Come risultato, gli Stati Uniti non si unirono mai alla Società delle Nazioni e in seguito negoziarono una pace separata con la Germania: il trattato di Berlino del 1921, che confermò il pagamento delle riparazioni e altre disposizioni del Trattato di Versailles ma escluse esplicitamente tutti gli articoli correlati alla Società delle Nazioni.

Indice

[modifica] Un compromesso

Il Presidente degli Stati Uniti Woodrow Wilson e la delegazione statunitense
Da sinistra, il Primo Ministro del Regno Unito Lloyd George, il Presidente del Consiglio Italiano Orlando, il Primo Ministro Francese Clemenceau e il Presidente degli Stati Uniti Wilson

I "tre grandi" erano il primo ministro britannico David Lloyd George, il primo ministro francese Georges Clemenceau, e il presidente statunitense Woodrow Wilson. Al Trattato di Versailles fu difficile stabilire una linea comune, perché ognuno era stato trattato differentemente dai tedeschi durante la guerra. A causa di ciò, il risultato venne definito un compromesso, che non piacque a nessuno.

La Francia aveva sofferto la gran parte delle perdite durante la guerra, e gran parte di questa era stata combattuta sul suolo francese. La nazione era in rovina, con molti danni subiti da edifici storici e risorse importanti. George Clemenceau voleva dalla Germania riparazioni che permettessero di ricostruire e riparare i danni causati dai tedeschi. In tutto, 750.000 case e 23.000 fabbriche erano state distrutte, e vennero chiesti i soldi per la ricostruzione di una nazione in brandelli. Nel 1871, Francia e Germania avevano già combattuto una guerra, e la Germania aveva preso alla Francia la zona dell'Alsazia-Lorena. Clemenceau voleva anche proteggersi contro l'eventualità di altri possibili attacchi futuri della Germania, e richiese la demilitarizzazione della Renania, e che truppe alleate pattugliassero quell'area. Questa venne chiamata "zona di sicurezza territoriale". Inoltre la Francia volle anche ridurre drasticamente il numero di soldati dell'esercito tedesco in modo controllabile. Come parte delle riparazioni, la Francia volle che le venisse dato il controllo di molte delle fabbriche tedesche.

Non solo la Francia voleva punire severamente la Germania, voleva anche preservare il suo grande impero e le sue colonie. Mentre gli Stati Uniti portavano avanti una convinzione nell'"autodeterminazione" etnica o nazionale, Francia e Regno Unito volevano mantenere i loro preziosi imperi. Clemenceau rappresentò abbondantemente la popolazione francese nel suo desiderio di vendetta sulla nazione tedesca. Clemenceau voleva anche proteggere dei trattati segreti e permettere blocchi navali attorno alla Germania, così che la Francia potesse controllare le merci importate ed esportate dalla nazione sconfitta. Era il più radicale dei "tre grandi" e fu chiamato "le Tigre" per questa ragione.

La Gran Bretagna giocò un ruolo più defilato, in quanto il suo territorio non era stato invaso. Molti soldati britannici morirono sulla linea del fronte in Francia, e quindi la popolazione britannica chiedeva vendetta almeno quanto i francesi. Il primo ministro Lloyd George pur volendo delle riparazioni severe, chiese molto meno dei francesi. Lloyd George era conscio che se le richieste francesi fossero state accolte, la Francia sarebbe diventata estremamente potente nell'Europa Centrale, e un delicato equilibrio si sarebbe spezzato. Pur volendo assicurarsi che questo non accadesse, anche lui voleva che la Germania pagasse. Lloyd George era anche preoccupato dalla proposta di Woodrow Wilson per l'"autodeterminazione" e, come per i francesi, voleva preservare l'Impero Britannico. Questa posizione era parte della competizione tra i due più grandi imperi del mondo e della battaglia per preservarli. Come i francesi, anche Lloyd George supportò i blocchi navali e i trattati segreti.

Dall'altra parte, Woodrow Wilson aveva punti di vista differenti su come punire la Germania. Aveva già proposto i quattordici punti prima ancora della fine della guerra, che erano molto meno duri di quanto i francesi o i britannici volessero. Poiché la popolazione americana, aveva vissuto la guerra solo a partire dall'aprile 1917, sentiva di dover uscire dalla "confusione europea" il più in fretta possibile. Comunque, il presidente Wilson voleva istituire una politica mondiale che assicurasse che niente di simile sarebbe più accaduto. Allo scopo di mantenere la pace, venne fatto il primo tentativo di creare una corte mondiale, la Società delle Nazioni. La teoria era che se le nazioni più deboli venivano attaccate, altre avrebbero garantito loro protezione dagli aggressori.

In cima a tutto ciò, Wilson promosse l'"autodeterminazione" che incoraggiava le nazionalità (o i gruppi etnici) a pensare, governare e controllare se stessi. Questa nozione di autodeterminazione risultò in un aumentato sentimento patriottico in molti paesi che erano o erano stati sotto il controllo dei vecchi imperi. L'autodeterminazione era, e continua ad essere, una fonte di attrito tra differenti gruppi etnici in tutto il mondo, nel momento in cui ogni gruppo cerca di migliorare la sua posizione nel mondo.

L'accettazione da parte di molti popoli del concetto di autodeterminazione fu l'inizio della fine di questi imperi, compresi quello francese e quello britannico. L'autodeterminazione è in parte la ragione per cui così tante nazioni si formarono nell'Europa Orientale; Wilson non voleva contribuire ad incrementare le dimensioni di Gran Bretagna, Francia, o Italia. Ci furono anche lotte nelle province orientali della Germania, che erano fedeli all'Imperatore, ma non volevano essere parte di una repubblica: la grande sollevazione polacca nella Provincia di Posen e 3 sollevazioni slesiane nella Slesia superiore.

Gli aggiustamenti territoriali vennero fatti con l'obiettivo di raggruppare assieme delle minoranze etniche ai loro stati, liberi dalla dominazione degli un tempo potenti imperi, in particolar modo, l'Impero Austro-Ungarico e l'Impero ottomano. I trattati segreti vennero scoraggiati e Gran Bretagna e Francia acconsentirono ad una riduzione degli armamenti di tutte le nazioni con disapprovazione. Questa riduzione supponeva una riduzione indiretta della capacità da parte delle marine di creare dei blocchi.

Quando il trattato di Versailles venne concluso, la Germania fu costretta a pagare agli alleati 6.600.000.000 di sterline; cedere tutte le colonie; accettare la colpa per la guerra; ridurre le dimensioni delle sue forze armate (sei navi da guerra, 100.000 soldati, e nessuna aviazione); e cedere territorio a molte nazioni, tra cui Belgio, Francia, Danimarca, e Polonia.

Per la Germania particolarmente pesanti sul piano morale risultarono gli articoli 227, nel quale l'ex re Guglielmo II veniva messo in stato d'accusa di fronte ad un venturo Tribunale Internazionale "per offesa suprema alla morale internazionale" e l'art. 231, in cui "la Germania riconosce che lei ed i suoi alleati sono responsabili, per averli causati, di tutti i danni subìti dai Governi Alleati ed associati e dai loro cittadini a seguito della guerra, che a loro è stata imposta dall'aggressione della Germania e dei suoi alleati". Quest'ultima clausola (la Germania come unica responsabile del conflitto) viene ancor oggi dibattuta dagli studiosi in seguito all'importante contributo dello storico tedesco Fritz Fischer del 1961.

I tre grandi sapevano ancor prima di incontrarsi di voler punire la Germania. La Francia voleva vendetta, il Regno Unito voleva una Germania relativamente forte economicamente per controbilanciare il predominio continentale della Francia, e gli Stati Uniti volevano la creazione di una pace permanente il più in fretta possibile, cosi come la distruzione dei vecchi imperi. Il risultato fu un compromesso che non lasciò nessuno soddisfatto:

« Questa non è una pace, è un armistizio per vent'anni  »
(Ferdinand Foch, ufficiale francese al comando degli Alleati nella Prima guerra mondiale; 1920.)

Gli osservatori più acuti, come l'economista britannico John Maynard Keynes, criticarono duramente il trattato: non prevedeva alcun piano di ripresa economica e l'atteggiamento punitivo e le sanzioni contro la Germania avrebbero provocato nuovi conflitti e instabilità, invece di garantire una pace duratura. Keynes espresse questa visione nel suo saggio The Economic Consequences of the Peace (Le conseguenze economiche della pace).

Secondo il grande storico britannico Eric Hobsbawm, facendo propri i Quattordici punti di Woodrow Wilson, i Trattati di Versailles aprirono la strada - con la riorganizzazione, su base etnica, della carta dell'Europa - alle successive pulizie etniche e all'Olocausto[1]

[modifica] Note

  1. ^ Adolf Hitler, applicando sino alle estreme conseguenze i principi del nazionalismo wilsoniano, pianificò il trasferimento in Germania dei Tedeschi che non vivevano all’interno dei confini della madrepatria, come per esempio il Sudtirolo italiano e, com’è noto, avviò a soluzione finale l’eliminazione degli Ebrei, in Eric Hobsbawm, Nazioni e nazionalismo dal 1780, Torino: Einaudi, 1991, p. 158)

[modifica] Bibliografia

  • Ennio Di Nolfo, Storia delle Relazioni Internazionali, Bari, Laterza, 2000. ISBN 88-420-6001-1
  • H. Foley, W. Wilson. Woodrow Wilson's Case for the League of Nations. Princeton University Press, Princeton, 1923.
  • W. Stanley Macbean Knight. The History of the Great European War - Its Causes and Effects. Caxton Publishing Co., London, 1914-1919, Volumi I - X.
  • Margaret Macmillan. Paris 1919. Random House, New York, 2003.

[modifica] Voci correlate

L'elenco completo dei trattati firmati a Versailles è reperibile alla voce Trattato di Versailles.

[modifica] Collegamenti esterni


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