Trattato di Tartu (Russia-Estonia)
Il Trattato di Tartu (in estone: Tartu rahu, letteralmente "Pace di Tartu") è un trattato stipulato tra Estonia e Unione Sovietica il 2 febbraio 1920 dopo la guerra di indipendenza estone.
L'Unione Sovietica ha ripetutamente violato questo trattato, a partire dall'occupazione sovietica dell'Estonia durante e dopo la seconda guerra mondiale. Successivamente la Federazione russa, pur proclamandosi successore dello stato sovietico non ha voluto mai riconoscere questo trattato.[1]
I termini del trattato stabiliscono inoltre che la Russia avrebbe dovuto per sempre rinunciare a ogni diritto sul territorio dell'Estonia, che originariamente comprendeva oltre all'attuale territorio anche la zona a sud est di Petseri e della sua contea e la zona di Jaanilinn, attuale Ivangorod, città del Kingiseppskij rajon, a est di Narva, per un totale di 2.000 km², circa.[2]
Il 29 settembre 1960 il Consiglio europeo adottò una risoluzione che condannava l'occupazione militare degli Stati baltici da parte dell'Urss.
Dall'indipendenza del 1991 l'Estonia rivendica questi territori, che per l'articolo 2 della Costituzione estone fanno parte della nazione estone, ma ad oggi essi rimangono sotto amministrazione russa.[3]
Voci correlate [modifica]
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Note [modifica]
- ^ Tuchenhagen - Storia dei Paesi Baltici - Ed. Il Mulino
- ^ Tuchenhagen - Storia dei Paesi Baltici - Ed. Il Mulino
- ^ Tuchenhagen - Storia dei Paesi Baltici - Ed. Il Mulino