Trattato di Grimnitz

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Trattato di Grimnitz
Tavola del Ducato di Pomerania del XVII secolo
Tavola del Ducato di Pomerania del XVII secolo

Firma 26 agosto 1529
Luogo Grimniz presso Eberswalde
Premessa Pretese degli Hohenzollern sul Ducato di Pomerania
Condizione Infeudamento del ducato di Pomerania nel Brandeburgo all'estinzione della dinastia dei Greifen
Parti contraenti
Rappresentanti
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Il trattato di Grimnitz del 26 agosto 1529[1] fu la conclusione di una pluriennale disputa fra la dinastia dei Greifen e quella degli Hohenzollern sullo stato giuridico del Ducato di Pomerania e la relativa successione.[2] Il trattato rafforzò[3] ed ampliò quello di Pyritz, concluso nel 1493.[2]

Sotto alcune formali riserve[4] la diretta dipendenza del ducato pomerano dei Greifen dall'impero venne riconosciuta dagli Hohenzollern in cambio del riconoscimento del diritto del Brandeburgo ad ereditare il ducato in caso di estinzione della linea maschile della dinastia dei Greifen.[5]

Il trattato venne firmato a Grimnitz, presso Eberswalde, da Gioacchino I, margravio di Brandeburgo, e dai duchi di Pomerania, i fratelli Barnim IX e Giorgio I.[6]

Antefatti[modifica | modifica wikitesto]

Il conflitto pomerani-brandeburghese in questione, se la Pomerania doveva essere un feudo diretto del Sacro Romano Impero e un feudo del Brandeburgo, era stato già composto nel 1493 con la conclusione del trattato di Pyritz fra il brandeburghese Giovanni I, detto il Cicerone ed il duca pomerano della casata dei Greifen, Boghislao X. In questo trattato Boghislao X, liberatosi degli obblighi risultanti dai trattati di Prenzlau (1472/79), per tenere lontano dal Brandeburgo il feudo del suo ducato, accettò di sottoscrivere un vincolo ereditario a favore del Brandeburgo per il caso di estinzione della dinastia dei Greifen, nella sua linea maschile.[7] Quando Giovanni I di Brandeburgo stipulò il trattato di Pyritz, sperava in una prossima acquisizione ereditaria del ducato, poiché a quella data Boghislao X non aveva ancora avuto figli maschi. Quando però la situazione cambiò,[8] egli si mise a tessere intrighi contro Boghislao per impedire l'effettiva realizzazione della diretta dipendenza della Pomerania dall'imperatore.[9]

L'imperatore Carlo V infeudò di conseguenza sia il margraviato che i Greifen della Pomerania e pretese da entrambi i corrispondenti tributi.[10]

Alla morte di Boghislao X, avvenuta nel 1523, i figli Barnim IX e Giorgio I assunsero insieme il governo del ducato,[11] e ripresero le dispute con i successori di Gioacchino I.[12]

Dopo che il conflitto aveva destato scalpore e preoccupazione nel Parlamento dell'impero, alcuni membri dell'alta nobiltà si offersero come mediatori.[12] Infine la spuntarono i duchi di Braunschweig Eric I ed Enrico V, e con la loro mediazione un trattato venne concluso[1] nella località brandeburghese di Grimnitz.[6]

Il trattato[modifica | modifica wikitesto]

Gioacchino I aveva accettato la dipendenza diretta del ducato di Pomerania dall'impero[5][12] mentre i duchi pomerani Barnim IX e Giorgio I accettarono che il ducato entrasse come feudo in eredità ai margravi di Brandeburgo, nel caso di estinzione della dinastia dei Greifen.[5][12]

Prima di ogni conferimento della Pomerania ai Greifen, i margravi del Brandeburgo dovevano essere informati, per valutare il diritto loro concesso con il trattato, con la cerimonia del tocco della bandiera pomerana, se ciò fosse stato conferito ai Greifen dall'imperatore.[12]

Inoltre gli Hohenzollern ottennero il diritto di inviare rappresentanti per assistere all'omaggio che gli stati della Pomerania tributavano ai duchi[12] ed anche quello di esercitare l'opzione ereditaria su qualsiasi formale conferimento promesso dall'imperatore ai duchi di Pomerania.[12] Del trattato di Grimnitz doveva per di più esser data lettura e confermato ad ogni atto di conferimento riguardante la Pomerania.[12]

Inoltre al margravio di Brandeburgo doveva essere permesso di portare il titolo ducale e le insegne della Pomerania, non però in presenza dei duchi pomerani.[12]

Applicazione[modifica | modifica wikitesto]

Infeudamento[modifica | modifica wikitesto]

Le clausole del contratto sull'infeudamento furono applicate dal 1530 dalla Dieta di Augusta,[13] quando i duchi pomerani Barnim IX e Giorgio I furono per la prima volta formalmente infeudati della Pomerania.[3] L'imperatore Carlo V ed i principi elettori entravano per primi nella sala e dopo che avevano preso posto, Gioacchino I di Brandeburgo presentava la sua opposizione formale all'infeudamento dei duchi di Pomerania, ma si dichiarava pronto ad approvarlo, nel caso in cui durante la cerimonia gli fosse stato consentito di toccare la bandiera della Pomerania.[13] Der Kaiser tat die Kenntnisnahme des Vorbehaltes kund.[13] Di conseguenza Giorgio, margravio del Brandeburgo-Ansbach si associava alla protesta di Gioacchino.[13]

Quindi entravano i duchi, a seguito delle bandiere della Pomerania, di Stettino, Wenden, Barth, Rügen, Wolgast, Usedom, Buckow e della Casciubia, che venivano consegnate all'imperatore, prima che essi gli chiedessero in ginocchio il feudo.[13] Il principe elettore Gioacchino ripeteva dunque la sua protesta e non appena essi avevano ripreso le bandiere dalla mani dell'imperatore, faceva un passo aventi e toccava ciascuna di esse con la mano: questo rituale veniva ripetuto ad ogni successivo infeudamento.[13]

Eredità[modifica | modifica wikitesto]

L'ultimo dei duchi di Pomerania della stirpe dei Greifen fu Boghislao XIV, che nel 1637, durante la guerra dei trent'anni, morì senza eredi.[14] Giorgio Guglielmo, margravio di Brandeburgo, rivendicò quindi il ducato di Pomerania richiamandosi al trattato di Grimnitz.[14]

Tuttavia poco prima Boghislao XIV aveva, con il trattato di Stettino del 1630, stretto un'alleanza con la Svezia, concordando la cessione della Pomerania agli svedesi dopo la sua morte.[14] Quindi gli svedesi non restituirono a Giorgio Guglielmo il territorio in questione.[15] Solo con la pace di Vestfalia del 1648 si giunse ad un accordo per spartirsi la Pomerania fra svedesi e brandeburghesi,[16] che fu poi curato nei dettagli con il trattato di Stettino del 1653.[17]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Branig (1997), S. 94
  2. ^ a b Schleinert (2007), S. 37
  3. ^ a b Krause (1997), S. 44
  4. ^ Schmidt (2007), S. 120
  5. ^ a b c Schmidt (2007), S. 10
  6. ^ a b Lucht (1996), S. 77
  7. ^ Heitz (1995), S. 202
  8. ^ Materna (1995), S. 260
  9. ^ Stollberg-Rilinger (2008), S. 81
  10. ^ Stollberg-Rilinger (2008), pS. 81-82
  11. ^ Krause (1997), S. 43
  12. ^ a b c d e f g h i Stollberg-Rilinger (2008), S. 82
  13. ^ a b c d e f Stollberg-Rilinger (2008), S. 83
  14. ^ a b c Croxton (2002), S. 30
  15. ^ Heitz (1995), S. 226
  16. ^ Heitz (1995), S. 230
  17. ^ Heitz (1995), S. 232

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • (DE) Hans Branig e Werner Buchholz, Geschichte Pommerns I: Vom Werden des neuzeitlichen Staates bis zum Verlust der staatlichen Selbständigkeit, 1300-1648, Böhlau, 1997, ISBN 3-412-07189-7.
  • (EN) Derek Croxton e Anuschka Tischer, The Peace of Westphalia: a historical dictionary, Greenwood Press, 2002, ISBN 0-313-31004-1.
  • (DE) Gerhard Heitz e Henning Rischer, Geschichte in Daten. Mecklenburg-Vorpommern, Münster-Berlin, Koehler&Amelang, 1995, ISBN 3-7338-0195-4.
  • (DE) Gerhard Krause e Gerhard Müller (a cura di), Theologische Realenzyklopädie, Band 27, New York-Berlin, Walter de Gruyter, 1997, ISBN 3-11-015435-8.
  • (DE) Dietmar Lucht, Pommern: Geschichte, Kultur und Wirtschaft bis zum Beginn des Zweiten Weltkrieges, Verlag Wissenschaft und Politik, 1996.
  • (DE) Ingo Materna, Wolfgang Ribbe e Kurt Adamy, Brandenburgische Geschichte, Akademie Verlag, 1995, ISBN 3-05-002508-5.
  • (DE) Dirk Schleinert, Der Codex dipolomaticus Bogislai X in Michael Scholz (a cura di), Jahrbuch für die Geschichte Mittel- und Ostdeutschlands. Band 53., Walter de Gruyter, 2007, ISBN 3-598-23202-0.
  • (DE) Roderich Schmidt, Das historische Pommern: Personen, Orte, Ereignisse. Reihe 5. Band 41., Böhlau, 2007, ISBN 341227805X.
  • (DE) Barbara Stollberg-Rilinger, Des Kaisers alte Kleider: Verfassungsgeschichte und Symbolsprache des Alten Reiches, C.H.Beck, 2008, ISBN 3-406-57074-7.