Traduzioni nell'Occidente latino durante il XII secolo

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1leftarrow.pngVoce principale: Rinascimento del XII secolo.

Il movimento di rinascita culturale noto come rinascimento del XII secolo, è permeato dalla ricerca di nuovi saperi da parte degli uomini di cultura europei, un'aspirazione che sarà condivisa dai successivi protagonisti del Rinascimento e che gli uomini di cultura medievali rivolgeranno alle fonti greche e arabe. A esse potevano attingere attraverso alle propaggini culturali nell'Occidente cristiano, nella Spagna musulmana e nella Sicilia araba e normanno-sveva, territori in cui si assisterà, durante il XII secolo, al fiorire di un intenso fenomeno di traduzione in latino.

Attraverso l'opera di traduzione, l'Occidente cristiano si riappropria di classici basilari del pensiero antico, della scienza, della matematica, della filosofia e della letteratura: Ippocrate di Coo, Euclide, Aristotele e i contributi scientifici e filosofici del mondo islamico, attraverso pensatori e scienziati arabi come Avicenna, Rhazes, Al-Khwarizmi, Al-Kindi e Al-Farabi.

Traduttori in Italia[modifica | modifica wikitesto]

La mappa disegnata dal geografo maghrebino al-Idrīsī per re Ruggero II di Sicilia.
TabulaRogeriana.jpg
Come tutte le classiche mappe arabe, la carta pone convenzionalmente in alto il Sud. Si noti il sovradimensionamento della Sicilia normanna: terra nella quale appunto operava il grande geografo arabo.

Poco prima del vorticoso avvio dell'opera di traduzione nel XII secolo, Costantino l'Africano, un cristiano di Cartagine che aveva studiato medicina in Egitto e che infine era diventato monaco nel Monastero di Montecassino in Italia, tradusse opere di medicina dall'arabo. Tra le numerose traduzioni di Costantino vi sono l'enciclopedia medica di ʿAlī ibn ʿAbbās al-Majūsī, Il libro completo dell'arte medica (ossia il Liber Pantegni),[1] l'antica medicina di Ippocrate e Galeno così come l'avevano conosciuta e applicata i medici arabi,[2] e l'Isagoge ad Tegni Galeni[3] di Ḥunayn ibn Isḥāq (il Medioevo latino lo conobbe come Johannitius Onan) e di suo nipote Hubaysh ibn al-Hasan.[4]
Altre opere mediche che egli tradusse furono il Liber febribus, Liber de dietis universalibus et particularibus e il Liber de urinis di Isaac Israeli ben Solomon; l'opera di psicologia islamica di Iṣḥāq ibn ʿImrān, la al-Maqāla fī al-Malikhuliya, tradotto come Libri duo de malincholia;[5] nonché il De Gradibus, Viaticum, Liber de stomacho, De elephantiasi, De coitu e il De oblivione di Ibn al-Jazzār.[3]

La Sicilia aveva fatto parte fino all'878 (caduta di Siracusa) dell'Impero bizantino, malgrado lo sbarco dei musulmani a Mazara dell'827. Fu sotto l'Emirato di Sicilia, dall'878 al 1060 (quando avvenne il primo sbarco normanno), e anche negli anni successivi in cui dominò la famiglia degli Altavilla, che l'isola divenne lo Stato europeo più progredito sotto il profilo delle conoscenze mediche. I Normanni mantennero e agevolarono la specificità tetraculturale dell'isola che poteva collezionare il meglio delle conoscenze della comunità latina, greca, araba ed ebraica, rendendo l'isola il luogo privilegiato per l'opera di tradizione di opere scientifiche e mediche, grazie al continuo afflusso di manoscritti in lingua greca e araba.[6]

Una copia dell'Almagesto di Claudio Tolomeo fu portata in Sicilia da Enrico Aristippo, come dono dell'Imperatore bizantino a Re Guglielmo I. Aristippo stesso tradusse il Menone di Platone e il Fedone in latino, ma l'incarico di viaggiare alla volta della Sicilia e di tradurre l’Almagesto fu lasciato a un anonimo studioso di Salerno, come pure quello di tradurre numerose opere di Euclide dal greco al latino.[7] Sebbene i Siciliani traducessero direttamente dal greco, quando i testi in greco non erano disponibili, essi traducevano allora dall'arabo. Eugenius Amiratus tradusse l’Ottica di Tolomeo in latino, mostrando in quell'occasione la sua compiuta conoscenza di tutte e tre queste lingue.[8] Tra le traduzioni di Accursio di Pistoia vi sono le opere di Galeno e di Hunayn ibn Ishaq.[9] Gerardo da Sabbioneta tradusse Il canone della medicina ( al-Qānūn fī tibb ) di Avicenna e l’Almansor di Muhammad ibn Zakariyya al-Razi.[10] Leonardo Fibonacci presentò il primo resoconto completo in Europa del sistema numerale decimale indo-arabo, traducendolo da fonti arabe nel suo celeberrimo Liber Abaci (1202).[11] Gli Aphorismi di Masawaiyh (Mesue) furono tradotti da un anonimo contributore nell'Italia del tardo XI secolo-primi del XII secolo.[12]

Nella Padova del XIII secolo, Bonacosa tradusse il l'opera medico di Averroè, il Kitāb al-Kulliyyāt col titolo, che lo rese per secoli famoso in tutta Europa, del Colliget,[13] e Giovanni di Capua tradusse il Kitāb al-Taysīr di Ibn Zuhr (Avenzoar) col titolo di Theisir. Nella Sicilia del XIII secolo, Faraj ben Salim tradusse l’al-Hāwī di Rhazes come Continens e il Tacuina sanitatis di Ibn Buṭlān. Nell'Italia di quello stesso XIII secolo, Simone di Genova e Abraham Tortuensis tradussero l’al-Tasrīf di Abulcasis col titolo di Liber servitoris, la Congregatio sive liber de oculis di Alcoati e il Liber de simplicibus medicinis dello pseudo-Serapion.[14]

Traduttori in Spagna[modifica | modifica wikitesto]

Dall'inizio alla fine del X secolo, studiosi europei viaggiarono alla volta della Spagna per studiare. I più noti fra costoro furono Gerberto di Aurillac (più tardi Papa col nome di Silvestro II), che studiò matematica islamica nella regione della Marca spagnola attorno a Barcellona. Tuttavia le traduzioni non cominciarono ad essere approntate in Spagna per circa un secolo.[15] I primi traduttori in Spagna si concentrarono essenzialmente sulle opere scientifiche, specialmente di matematica e astronomia, con una seconda area d'interesse nel Corano e in altri testi islamici.[16] Collezioni spagnole annoverano numerose opere scritte in arabo, il che significa che i traduttori lavorarono quasi esclusivamente traducendo dall'arabo anziché dal greco, spesso in cooperazione con arabofoni locali.[17]

Uno dei più importanti progetti di traduzione fu sostenuto da Pietro il Venerabile, Abate di Cluny. Nel 1142 egli invitò Roberto di Ketton ed Ermanno di Carinzia, Pietro di Poitiers e un musulmano noto col solo nome di "Mohammed", a realizzare la prima traduzione araba del Corano (la Lex Mahumet pseudoprophete).[18]

Traduzioni furono condotte a termine in Spagna e in Provenza. Platone di Tivoli operò in Catalogna, Ermanno di Carinzia nelle regioni settentrionali spagnole e, al di là dei Pirenei, in Linguadoca, Ugo di Santalla in Aragona, Roberto di Ketton in Navarra e Roberto di Chester a Segovia.[19] Il più importante centro di traduzioni fu la grande cattedrale-biblioteca di Toledo.

Tra le traduzioni di Platone di Tivoli in latino vi sono l'opera astronomico e trigonometrico di Muhammad ibn Jābir al-Harrānī al-Battānī De motu stellarum, il Liber embadorum di Abraham bar Hiyya, le Spherica di Teodosio di Bitinia e la La misura del cerchio di Archimede. Tra le traduzioni di Roberto di Chester in latino vi sono il Kitāb al-jabr wa l-muqābala di Muhammad ibn Mūsā al-Khwārizmī e le tavole astronomiche (contenenti anche tavole trigonometriche).[20] Le traduzioni di Abraham di Tortosa riguardano il Serapion minore), il De Simplicibus di Ibn Sarabi e l'al-Tasrīf di Abū l-Qāsim, col titolo Liber Servitoris.[21] Nel 1126, il Grande Sinhind di Muhammad al-Fazari (basato sulle opere in sanscrito del Surya Siddhanta e del Brahmasphutasiddhanta di Brahmagupta) fu tradotto in latino.[22]

La "Scuola di Toledo"[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Scuola di traduttori di Toledo.

Uno dei maggiori committenti per le traduzioni dall'arabo fu in Spagna l'arcivescovo Raimondo di Toledo, (1125-52), cui Giovanni di Siviglia dedicò una traduzione in segno di riconoscenza. Partendo da questa frammentaria evidenza, gli storici del XIX secolo proposero che Raimondo avesse stabilito una formale scuola di traduzioni, ma non è dimostrata alcuna specifica evidenza per una scuola siffatta e della sua esistenza in sé e per sé attualmente si dubita assai. Molti dei traduttori lavorarono fuori Toledo e quelli che vi operarono, lavorarono dopo l'episcopato di Raimondo.[23]

Toledo, in ogni caso, fu effettivamente un centro di cultura multilingue, con una folta popolazione cristiana mozaraba arabofona, e rivestì un ruolo fondamentale come centro di studio. Questa tradizione e i testi che furono realizzati a Toledo sopravvissero alla rude conquista della città da parte di Re Alfonso VI nel 1085. Un ulteriore fattore fu quello che i primi vescovi e il clero provenivano dalla Francia, in cui la lingua araba non era così ampiamente diffusa e conosciuta. Conseguentemente, la cattedrale divenne un centro di traduzioni assolutamente fondamentale per scala e importanza tale da non avere precedenti "nella storia della cultura occidentale".[24]

Fra i primi traduttori a Toledo vi furono un Avendauth (che alcuni identificano con Abraham ibn Daud), che tradusse l'Enciclopedia di Avicenna, nota col titolo di Kitāb al-Shifa (Il libro della guarigione), in cooperazione con Domenico Gundisalvo, o Gundisalvi (Domingo Gundisalvo), Arcidiacono di Cuéllar.[25] Tra le traduzioni di Alfonso di Toledo in latino vi sono il De separatione primi principii di Averroè.[26] Tra le traduzioni di Giovanni di Siviglia vi sono le opere di al-Battani, di Thabit ibn Qurra, di Maslama ibn Ahmad al-Majriti, di al-Farabi, di Ja'far ibn Muhammad Abu Ma'shar al-Balkhi (Albumasar), di al-Ghazali e di Ahmad ibn Muhammad ibn Kathīr al-Farghānī (Alfraganus);[27] e il De differentia spiritus et animae di Qusta ibn Luqa.[28]

Il traduttore maggiormente prolifico di Toledo fu Gerardo da Cremona,[29] che tradusse 87 libri,[30] incluso l'Almagesto di Tolomeo, molte delle opere di Aristotele, inclusi i suoi Analitici Posteriori, la Fisica, il De coelo et mundo, il De Generatione et Corruptione e la Meteorologia, il Compendioso libro del calcolo per completamento e semplificazione (Sull'algebra e l'Almucabala) di Muhammad ibn Mūsā al-Khwārizmī, Sulla misura del cerchio di Archimede, gli Elementi di geometria di Euclide, gli Elementa astronomica di Jabir ibn Aflah,[20] Sull'ottica di al-Kindi, Sugli elementi di astronomia dei moti celesti di Ahmad ibn Muhammad ibn Kathīr al-Farghānī (Alfraganius), Sulla classificazione delle scienze di al-Farabi, i trattati alchemici e medici di al-Razi (Rhazes),[11] le opere di Thabit ibn Qurra e Hunayn ibn Ishaq,[31] e le opere di al-Zarkali (Azarchiel), di Jabir ibn Aflah (Geber), dei Banū Mūsā, Abū Kāmil Shujā b. Aslam, Abū al-Qāsim e Ibn al-Haytham (inclusi il Libro di ottica).[32] Tra le opere tradotte vi sono l'Expositio ad Tegni Galeni di Haly Abenrudian; i Practica, Brevarium medicine di Yuhanna ibn Sarabiyun (Serapion); il De Gradibus di al-Kindi (Alkindus); il Liber ad Almansorem, Liber divisionum, Introductio in medicinam, De aegritudinibus iuncturarum, Antidotarium e i Practica puerorum di Muhammad ibn Zakarīya Rāzi (Rhazes); i De elementis e il De definitionibus di Isaac Israeli ben Solomon;[33] l'al-Tasrif di Abu al-Qasim al-Zahrawi, col titolo Chirurgia; il Canone di Avicenna, sotto il titolo Liber Canonis e il Liber de medicamentis simplicus di Ibn Wāfid, detto Albenguefith, (1007-1074).[34]

Alla fine del XII secolo e agli esordi del XIII, Marco da Toledo tradusse il Corano (ancora una volta) e varie opere di medicina.[35] Egli tradusse inoltre l'opera medica di Hunayn ibn Ishaq, nota come Liber isagogarum.[13]

Ultimi traduttori[modifica | modifica wikitesto]

Michele Scoto (ca. 1175-1232)[36] tradusse le opere di al-Bitruji (Alpetragius) nel 1217,[11] Sui movimenti dei cieli di al-Bitruji, e i commentari di Averroè sulle opere scientifiche di Aristotele.[37]

Re Alfonso X di Castiglia, detto Il Savio, (reg. 1252-84) continuò a incoraggiare l'opera traduttoria, come pure la produzione di opere scientifiche originali.

David l'Ebreo (ca. 1228-1245) tradusse le opere di al-Razi (Rhazes) in latino. Le traduzioni di Arnaldo da Villa Nova (1235-1313) comprendono opere di Galeno e di Avicenna[38] (inclusa la sua Maqāla fī ahkām al-adwiyya al-qalbiyya col titolo De viribus cordis), la De medicinis simplicibus di Abu al-Salt (Albuzali),[39] e il De physicis ligaturis di Qusta ibn Luqa.[40]

Nel XIII secolo il portoghese Giles di Santarem tradusse anch'egli il De secretis medicine, Aphorismi Rasis di al-Razi e il De secretis medicine di Mesuè il Vecchio. In Murcia, Rufino di Alessandria tradusse il Liber questionum medicinalium discentium in medicina di Hunayn ibn Ishaq (Hunen) e Dominicus Marrochinus tradusse la Epistola de cognitione infirmatum oculorum di ʿAlī b. ʿĪsā (Jesu Haly).[41] Nel XIV secolo a Lerida, Giovanni Jacobi tradusse l'opera medica di Alcoati, col titolo Liber de la figura del uyl in catalano e poi in latino.[14]

Altri traduttori europei[modifica | modifica wikitesto]

Tra le traduzioni di Adelardo di Bath (fl. 1116-1142) in latino vi sono l'opera astronomica e trigonometrica di al-Khwarizmi (Tabelle astronomiche e il suo trattato di aritmetica, il Liber ysagogarum Alchorismi, l'Introduzione all'astrologia di Abū Maʿshar, come pure gli Elementi di Euclide.[42] Adelardo è associato con altri studiosi dell'Inghilterra occidentale, come Peter Alfonsi e Walcherio da Malvern, che tradussero e svilupparono i concetti astronomici acquisiti in Spagna.[43] L'Algebra di Abū Kāmil Shujā ibn Aslam (Abu Kamil) fu anch'essa tradotta in latino in questo periodo, ma il traduttore dell'opera è ignoto.[44]

Le traduzioni di Alfredo di Sareshel (Alfredus Anglicus, circa 1200-1227) annoverano le opere di Nicolaus di Damasco e di Hunayn ibn Ishaq. Le traduzioni di Antonius Frachentius Vicentinus comprendono le opere di Ibn Sina (Avicenna). Le traduzioni di Armenguad riguardano le opere di Avicenna, Averroè (Ibn Rushd), Hunayn ibn Ishaq (Iohannitius) e Maimonide. Berengario di Valencia tradusse alcune opere di Abū l-Qāsim Khalaf b. ʿAbbās al-Zahrawī (Abulcasis); Drogone (Azagont) quelle di al-Kindi; Ferragut (Faraj ben Salam) tradusse dal canto suo le opere di Hunayn ibn Ishaq, Ibn Jazla (Ben Gezla), Masawaiyh (Mesuè il Vecchio) e al-Razi (Rhazes). Le traduzioni di Andreas Alphagus Bellnensis riguardano opere di Avicenna, Averroè, Serapion il Giovane, al-Qifti e Albe'thar.[45]

Nel XIII secolo, a Montpellier, Profatius e Bernardus Honofredi tradussero il Kitāb al-aghdiya di Ibn Zuhr (Avenzoar) col titolo di De regimine sanitatis e Armengaudus Blasius tradusse l'al-Urjūza fī al-tibb, uno studio che combinava gli scritti medici di Avicenna e Averroè, col titolo Cantica cum commento.[46]

Altri testi tradotti in questo periodo riguardano i testi alchemici di Jabir ibn Hayyan (Geber) e il De Proprietatibus Elementorum, originariamente un'opera araba di geologia, scritta da uno Pseudo-Aristotele.[11] Il De consolatione medicanarum simplicum, Antidotarium, Grabadin di uno pseudo-Mesuè fu tradotto in latino da un traduttore rimasto per noi anonimo.[39]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Jerome B. Bieber. Medieval Translation Table 2: Arabic Sources, Santa Fe Community College (Florida).
  2. ^ M.-T. d'Alverny, "Translations and Translators", pp. 422-26
  3. ^ a b Danielle Jacquart, "The Influence of Arabic Medicine in the Medieval West", in: Morelon, Régis & Roshdi Rashed (1996), Encyclopedia of the History of Arabic Science, pp. 963-84, a p. 981.
  4. ^ D. Campbell, Arabian Medicine and Its Influence on the Middle Ages, pp. 4-5.
  5. ^ Si veda Maqala fi’l-malikhuliya’ (Abhandlungen uber die Melancholie) und Costantini Africani "Libri duo de melancholia", a cura di K. Garber, Amburgo, 1976.
  6. ^ C. H. Haskins, Studies in Mediaeval Science, pp. 155-57.
  7. ^ M.-T. d'Alverny, "Translations and Translators", pp. 433-34
  8. ^ M.-T. d'Alverny, "Translations and Translators", p. 435
  9. ^ D. Campbell, Arabian Medicine and Its Influence on the Middle Ages, p. 3.
  10. ^ In realtà il libro si chiama Kitāb-i Manṣūrī, reso in latino col titolo Tractatus ad regem Almansorem.
  11. ^ a b c d Jerome B. Bieber, Medieval Translation Table 2: Arabic Sources, Santa Fe Community College (Florida).
  12. ^ Danielle Jacquart, "The Influence of Arabic Medicine in the Medieval West", in: Morelon, Régis & Roshdi Rashed (1996), Encyclopedia of the History of Arabic Science, pp. 963-84.
  13. ^ a b Danielle Jacquart, "The Influence of Arabic Medicine in the Medieval West", in: Morelon, Régis & Roshdi Rashed (1996), Encyclopedia of the History of Arabic Science, p. 983.
  14. ^ a b Danielle Jacquart, "The Influence of Arabic Medicine in the Medieval West", in: Morelon, Régis & Roshdi Rashed (1996), Encyclopedia of the History of Arabic Science, p. 984.
  15. ^ C. H. Haskins, Studies in Mediaeval Science, pp. 8-10.
  16. ^ M.-T. d'Alverny, "Translations and Translators," pp. 429-30, 451-52.
  17. ^ C. H. Haskins, Renaissance of the Twelfth Century, p. 288.
  18. ^ M.-T. d'Alverny, "Translations and Translators," p. 429.
  19. ^ M.-T. d'Alverny, "Translations and Translators," pp. 444-48.
  20. ^ a b Victor J. Katz, A History of Mathematics: An Introduction, Addison Wesley, 1998.
  21. ^ Donald Campbell, Arabian Medicine and Its Influence on the Middle Ages, Londra, Routledge, 2001 (reprint dell'edizione londinese del 1926).
  22. ^ G.G. Joseph, The Crest of the Peacock, p. 306.
  23. ^ M.-T. d'Alverny, "Translations and Translators," pp. 444-447.
  24. ^ C. Burnett, "Arabic-Latin Translation Program in Toledo", pp. 249-51, a p. 270.
  25. ^ M.-T. d'Alverny, "Translations and Translators," pp. 444-446, a p. 451.
  26. ^ Donald Campbell, Arabian Medicine and Its Influence on the Middle Ages, Londra, Routledge, 2001.
  27. ^ Salah Zaimeche (2003). Aspects of the Islamic Influence on Science and Learning in the Christian West, p. 10. Foundation for Science Technology and Civilisation.
  28. ^ Danielle Jacquart, "The Influence of Arabic Medicine in the Medieval West", in: Morelon, Régis & Roshdi Rashed (1996), Encyclopedia of the History of Arabic Science.
  29. ^ C. H. Haskins, Renaissance of the Twelfth Century, p. 287: "Più che in altro modo la maggior parte della scienza araba passò nell'Europa occidentale attraverso le mani di Gerardo da Cremona."
  30. ^ Per una lista delle traduzioni di Gerardo da Cremona si veda: Edward Grant (1974) A Source Book in Medieval Science, (Cambridge, Harvard University Press), pp. 35-38 o Charles Burnett, "The Coherence of the Arabic-Latin Translation Program in Toledo in the Twelfth Century", Science in Context, 14 (2001), pp. 249-288, alle pp. 275-281.
  31. ^ D. Campbell, Arabian Medicine and Its Influence on the Middle Ages, p. 6.
  32. ^ Salah Zaimeche, Aspects of the Islamic Influence on Science and Learning in the Christian West, 2003.
  33. ^ Danielle Jacquart, "The Influence of Arabic Medicine in the Medieval West", in: Morelon, Régis & Roshdi Rashed (1996), Encyclopedia of the History of Arabic Science
  34. ^ Danielle Jacquart, "The Influence of Arabic Medicine in the Medieval West", in: Morelon, Régis & Roshdi Rashed (1996), Encyclopedia of the History of Arabic Science, pp. 963-84, a p. 983.
  35. ^ M.-T. d'Alverny, "Translations and Translators," pp. 429, 455
  36. ^ William P. D. Wightman, The Growth of Scientific Ideas, New Haven, Yale University Press, 1953, p. 332. ISBN 1135460426.
  37. ^ Biographisch-Bibliographisches Kirchenlexicon
  38. ^ D. Campbell, Arabian Medicine and Its Influence on the Middle Ages, p. 5.
  39. ^ a b Danielle Jacquart, "The Influence of Arabic Medicine in the Medieval West", in: Morelon, Régis & Roshdi Rashed (1996), Encyclopedia of the History of Arabic Science, p. 983
  40. ^ Ibidem
  41. ^ Danielle Jacquart, "The Influence of Arabic Medicine in the Medieval West", in: Morelon, Régis & Roshdi Rashed (1996), Encyclopedia of the History of Arabic Science, p. 983,
  42. ^ Charles Burnett, ed. Adelard of Bath, Conversations with His Nephew, Cambridge, Cambridge University Press, 1999, p. xi.
  43. ^ M.-T. d'Alverny, "Translations and Translators," pp. 440-443
  44. ^ V. J. Katz, A History of Mathematics: An Introduction, p. 291.
  45. ^ D. Campbell, Arabian Medicine and Its Influence on the Middle Ages, p. 4.
  46. ^ Danielle Jacquart, The Influence of Arabic Medicine in the Medieval West in p. 984. in Morelon, Régis & Roshdi Rashed (1996), Encyclopedia of the History of Arabic Science, pp. 963-84.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Burnett, Charles, "The Coherence of the Arabic-Latin Translation Program in Toledo in the Twelfth Century", in: Science in Context, 14 (2001), pp. 249-288.
  • Campbell, Donald, Arabian Medicine and Its Influence on the Middle Ages, Londra, Routledge, 2001 (Reprint dell'edizione londinese del 1926). ISBN 0415231884
  • d'Alverny, Marie-Thérèse. "Translations and Translators", in Robert L. Benson and Giles Constable, eds., Renaissance and Renewal in the Twelfth Century, pp. 421–462 (Cambridge, Harvard University Press, 1982).
  • Haskins, Charles Homer, The Renaissance of the Twelfth Century, Cambridge MA, Harvard University Press, 1927. Si veda in particolare il cap. 9, "The Translators from Greek and Arabic" (trad. ital, La rinascita del XII secolo, Bologna, il Mulino, 1972).
  • Haskins, Charles Homer. Studies in the History of Mediaeval Science, New York, Frederick Ungar Publishing, 1967 (reprint dell'edizione edita a Cambridge, Mass., 1927).
  • Joseph, George G., The Crest of the Peacock, Princeton University Press, 2000. ISBN 0691006598
  • Katz, Victor J., A History of Mathematics: An Introduction, Addison-Wesley, 1998. ISBN 0321016181
  • Morelon, Régis & Roshdi Rashed (1996), Encyclopedia of the History of Arabic Science, Routledge. ISBN 0415124107
  • Benjamin Boyer, Carl, Storia della matematica (pref. di Lucio Lombardo Radice, rist. 2010, Milano, Arnoldo Mondadori Editore): cap. 12, "La Cina e l'India", e cap. 13, "L'egemonia araba". ISBN 978-88-04-33431-6

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]