Trachemys scripta scripta

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Tartaruga dalle orecchie gialle
Gelbw-schmuckschildkroete-03.jpg
Stato di conservazione
Status iucn3.1 LC it.svg
Rischio minimo[1]
Classificazione scientifica
Dominio Eukaryota
Regno Animalia
Sottoregno Bilateralia
Phylum Chordata
Subphylum Vertebrata
Infraphylum Gnathostomata
Superclasse Tetrapoda
Classe Reptilia
Ordine Testudines
Famiglia Emydidae
Genere Trachemys
Specie T. scripta
Sottospecie T. scripta scripta
Nomenclatura trinomiale
Trachemys scripta scripta
Wied-Neuwied, 1839
Sinonimi

Pseudemys scripta scripta

Areale

Tss map.svg

La tartaruga dalle orecchie gialle (Trachemys scripta scripta) è una testuggine della famiglia Emydidae, diffusa negli Stati Uniti.[2] Viene spesso confusa con la tartaruga dalle orecchie rosse, altra sottospecie di Trachemys scripta, dalla quale, nonostante le notevoli somiglianze, differisce per il colore delle macchie poste ai lati del muso.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

La Trachemys scripta elegans (o tartaruga dalle guance rosse) ha delle macchie rossastre sulle orecchie, mentre la Trachemys scripta scripta (o tartaruga dalle orecchie gialle) ha delle macchie gialle sulle orecchie, e in fondo ad esso presenta macchie molto chiare sul rossastro.

Le dimensioni di questa sottospecie sono variabili a seconda del sesso dell'animale: i maschi sono più piccoli e si aggirano sui 15 cm (18 cm se cresciuti in cattività), mentre le femmine possono raggiungere anche i 25 cm. Il carapace cambia colore a seconda dell'età: quando l'individuo è più giovane il colore è verde chiaro, poi con il passare del tempo si scurisce fino ad arrivare perfino a nero. I maschi hanno unghie molto lunghe (possono arrivare fino a 3 cm) che servono per facilitare la danza di accoppiamento, e una coda molto lunga con estremità molto larga e apertura della cloaca posta alla sua estremità, in prossimità della punta; le femmine invece hanno una coda sottile con la cloaca posta alla base della coda per aiutarle durante la deposizione delle uova. Tutte queste differenze vengono notate con difficoltà e non si vedono prima della maturità sessuale, ovvero arrivati alle dimensioni di circa 15 cm, verso il 5º anno d'età.

Distribuzione e habitat[modifica | modifica wikitesto]

Questa tartaruga è originaria delle acque degli Usa, tra la Virginia meridionale e la Florida settentrionale.[1] Predilige corsi d'acqua poco profondi, con fondale morbido, poca corrente, abbondante esposizione al sole e ricca vegetazione.

Biologia[modifica | modifica wikitesto]

Il letargo di questo animale varia a seconda del luogo, solitamente dura il periodo invernale, ovvero da fine novembre a inizio marzo.

Alimentazione[modifica | modifica wikitesto]

Onnivora.

Riproduzione[modifica | modifica wikitesto]

Le uova vengono tenute in grembo per un periodo che varia dai 30 ai 60 giorni, e dopo esser state deposte in un terriccio umido e caldo bisogna aspettare dai 2 ai 4 mesi prima di vederle schiudersi. Una tartaruga può deporre dalle 5 alle 20 uova in ogni covata e ogni anno fa circa tre covate. Come in altre specie di rettili, il sesso dipende dalla temperatura, ovvero se le uova vengono deposte in un luogo con meno di 27 gradi nascerà una tartaruga di sesso maschile, mentre se vengono deposte in un luogo con temperatura di 30 gradi o superiore, nascerà una tartaruga di sesso femminile. Le covate che nascono a una temperatura compresa tra i 27 e i 30 gradi generano esemplari di diverso sesso, a seconda di quali uova restano più al caldo.

Stato di conservazione[modifica | modifica wikitesto]

Malattie[modifica | modifica wikitesto]

L'esemplare è soggetto a diverse patologie, tra cui:

  1. Gotta. Può essere causata da un'alimentazione poco varia, da un eccesso di vitamine o da disidratazione.
  2. MOM. Può sorgere in diversi casi, tra cui: carenza di calcio; eccesso di fosforo; poca esposizione ai raggi UVB-UVA. I sintomi sono la deformazione permanente delle ossa e della corazza.
  3. Piramidalizzazione. Una dieta troppo proteica e la scarsità di moto possono provocare delle gobbe, antiestetiche e nocive alla loro salute.
  4. Ipovitaminosi A. La carenza della vitamina A si manifesta con la cecità temporanea (infiammazione di entrambi gli occhi) e può essere determinante nell'insorgere di patologie all'apparato uditivo e a fegato.
  5. Congiuntivite. È un'infiammazione degli occhi dovuti a fattori esterni (sabbia, terra, ecc.) che porta alla cecità temporanea
  6. SCUD. È una malattia infettiva causata da batteri colonizzanti lesioni superficiali o da organismi patogeni nel sangue.
  7. Micosi. Patologia causata da insediamento di funghi nella cute o nella corazza ed associata a mancata esposizione ai raggi ultravioletti o allo stress.
  8. Rinite. Infezione delle vie respiratorie causata dagli sbalzi termici (ma anche da alimentazione non varia). La patologia potrebbe evolversi in polmonite.
  9. Gastroenteriti.
  10. Costipazione gastrointestinale. Rallentamento della digestione fino ad un completo arresto. Conseguenza è che il cibo fermo nell'apparato digerente, disidratandosi, diventa una massa dura e compatta che può anche fermentare producendo gas e batteri dannosi.
  11. Stomatiti.
  12. Distocia. Difficoltà nel deporre le uova.
  13. Ritenzione degli scuti.
  14. Prolasso della cloaca.
  15. Insufficienza renale.
  16. Prolasso della cloaca.
  17. Tumore.

Eco-etologia in Italia[modifica | modifica wikitesto]

La Trachemys è inserita nell'elenco mondiale delle 100 specie più invasive[3].

Questa specie viene comunemente ritenuta una temibile predatrice di anfibi, pesci e uccelli acquatici e concausa della diminuzione degli esemplari dell'autoctona Emys orbicularis.

Tale luogo comune è in contrasto con innumerevoli studi italiani ed europei evidenziano che la specie nei primi anni di vita è prevalentemente insettivora e da adulta è prettamente vegetariana ed opportunistica[4][5], con scarse capacità predatorie, al contrario della prettamente carnivora Emys o., inoltre non sono stati evidenziati casi di predazione alla piccola fauna simpatrica, pesci e pulli di ralli e di anatidi[6].[7]

Si stima che in Italia ogni anno giungano circa 900.000 testuggini l'anno e l'abnorme diffusione degli esemplari, negli specchi, corsi d'acqua, finanche nelle fontane e laghi dei parchi pubblici è dovuta esclusivamente al continuo rilascio di esemplari adulti o subadulti[8] capaci di superare con un fase di letargo i rigori invernali, cosa non possibile per i giovani esemplari. Nelle varie zone climatiche italiane è stato osservato che le deposizioni di uova raramente portano alla schiusa e che gli esemplari sopravvivono solo in condizioni di semilibertà in ambienti lacustri protetti e nelle zone meridionali con inverni meno rigidi.[9][10][11]

La Trachemys è soggetta a tutti i fattori antropici negativi a cui è soggetta la Emys e la sua massiccia presenza è dovuta solo al continuo costante rilascio di svariate decine di migliaia di esemplari adulti e subadulti ben alimentati nella fase di allevamento domestico, cosa che fa superare la fase di riduzione naturale per predazione a cui sono sottoposti i giovani esemplari selvatici.

Analizzando tutti questi fattori è stato ipotizzato che senza questi continui rilasci questa specie sarebbe destinata a scomparire in alcune decine di anni per la sua incapacità di riprodursi e quindi sia da ritenere sì alloctona ma non specie acclimatata.[12]

Terrariofilia[modifica | modifica wikitesto]

Le giovani tartarughe possono essere ospitate in un acquaterrario piuttosto ampio, munito di una cospicua area asciutta. Questo deve essere dotato di un termoriscaldatore e di una fonte di luce a raggi ultravioletti A e B. Le temperature ottimali vanno dai 20 ai 28 °C con una lieve escursione termica giornaliera di circa 5-6 °C; l'umidità dovrebbe aggirarsi attorno al 50-70% (necessario un riscaldatore e un filtro esterno per la qualità dell'acqua). Quando le loro dimensioni cominciano a superare la decina di cm di carapace (di lunghezza) andrebbero alloggiate all'aperto per tutto l'anno (eccezione fatta per le aree in cui l'acqua d'inverno ghiaccia all'aperto), in un apposito laghetto con molta sabbia di fondo e almeno 2m di profondità per il letargo. Se non fosse possibile ospitare le tartarughe adulte all'aperto, si consiglia di tenerle tutto l'anno in un acquaterrario 100x50x50 (per un solo esemplare) o 120x60x60 (per due esemplari).

Galleria immagini[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b (EN) van Dijk, P.P., Harding, J. & Hammerson, G.A. 2011, Trachemys scripta scripta in IUCN Red List of Threatened Species, Versione 2014.2, IUCN, 2014.
  2. ^ Trachemys scripta scripta in The Reptile Database. URL consultato il 13 marzo 2012.
  3. ^ 100 specie più invasive
  4. ^ Clark D.B. & Gibbons J.W. 1969. Dietary shift in the Turtle Pseudemys scripta (Schoepff )from youth to maturity. Copeia 4: 704-706.
  5. ^ Parmenter R.R. & Avery H.W. 1990. The feeding ecology of the Slider Turtle: pp. 257-266.In: Gibbons J.W. (Edit). Life History end Ecology of the Slider Turtle. Smithsonian Institution Press, Washington D.C.
  6. ^ Agosta F. & Parolini L. 1999. Autoecologia e rapporti sinecologici di popolazioni introdotte in Lombardia di Trachemys scripta elegans. Dati preliminari. In: “Atti 2º Congresso nazionale della Societas Herpetologica Italica (Praia a Mare, 1998)”. Riv. Idrobiol. 38 (1/2/3): 421-430.
  7. ^ Bruekers J. & Keijlen H. van der 1999. Trachemys scripta elegans in the Netherlands; a threat for Dutch flora and fauna? Nederlandse Schildpadden Vereniging (NSV), Dutch Turtle/Tortoise Society. <www.igr.nl/users/nsv/english/1.htm>
  8. ^ Ferri V. & Di Cerbo A.R. 2000. La Trachemys scripta elegans (Wied, 1839) negli ambienti umidi lombardi: inquinamento faunistico o problema ecologico? In: “Atti I Congr. naz. S.H.I. (Torino, 1996)”. Museo Regionale di Scienze Naturali, Torino: 803-808.
  9. ^ Ballasina D. 1995. Salviamo le tartarughe! Edagricole, Bologna
  10. ^ Agosta F. & Parolini L. 1999. Autoecologia e rapporti sinecologici di popolazioni introdotte in Lombardia di Trachemys scripta elegans. Dati preliminari. In: “Atti 2º Congresso nazionale della Societas Herpetologica Italica (Praia a Mare, 1998)”. Riv. Idrobiol. 38 (1/2/3): 421-430.
  11. ^ Luiselli L., Capula M., Capizzi D., Filippi E., Trujillo J.V. & Anibaldi C. 1997. Problems for conservation of Pond Turtles (Emys orbicularis) in Central Italy: is the introduced Red-Eared Turtle (Trachemys scripta) a serious threat? Chelonian Conservation and Biology 2 (3):417-419.
  12. ^ Convegno_Alloctoni 2002: 129-130

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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