Monastero di Torba

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
(Reindirizzamento da Torrione di Torba)

Coordinate: 45°43′45.98″N 8°51′48.02″E / 45.72944°N 8.86334°E45.72944; 8.86334[1]

Monastero di Torba
Monastero di Torba, veduta sulla torre e la vallata sottostante
Monastero di Torba, veduta sulla torre e la vallata sottostante
Stato Italia Italia
Regione Lombardia Lombardia
Località Gornate Olona (VA)
Religione Cattolica
Ordine Benedettino
Inizio costruzione V secolo
Sito web http://www.visitfai.it/dimore/monasteroditorba/

Il monastero di Torba si trova a Gornate Olona, località Torba, alle pendici dell'altura su cui è situato il parco archeologico di Castelseprio. L'insieme fa parte del sito seriale "Longobardi in Italia: i luoghi del potere", comprendente sette luoghi densi di testimonianze architettoniche, pittoriche e scultoree dell'arte longobarda, iscritto alla Lista dei patrimoni dell'umanità dell'UNESCO nel giugno 2011.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Il primo nucleo del complesso (detto castrum) sorse per opera dei Romani nel V secolo d.C. come uno degli avamposti militari edificati a scopo difensivo contro i Barbari lungo la fascia nord-occidentale delle Alpi. La zona del fiume Olona dove sorge Torba, detta Sibrium, in età romana costituiva infatti un luogo di importanza strategica sia per l'approvvigionamento delle acque, sia per la posizione lungo un fondamentale asse di comunicazione transalpino.

Il castrum venne utilizzato nei secoli successivi anche da Goti, Bizantini e Longobardi. Fu proprio durante il lungo periodo della pax longobarda che il complesso di Torba, perdendo il suo scopo militare, acquisì una funzione civile e, in seguito, religiosa, grazie all'insediamento, nell'VIII secolo, di un gruppo di monache benedettine che fece costruire il monastero e che aggiunsero all'edificio originale i locali che ospitavano le celle, il refettorio e la sala di preghiera, oltre a un portico a tre arcate e, nell'XI secolo, la piccola chiesa intitolata alla Vergine. Durante l'epoca franca il Seprio divenne sede di un contado, acquisendo così anche una funzione agricolo-produttiva; nei secoli successivi il sito divenne terreno di scontro fra alcune delle più potenti famiglie milanesi, in particolare tra i Della Torre e i Visconti nel XIII secolo: nel 1287 Ottone Visconti, per eliminare ogni traccia dei rivali, ordinò l'abbattimento di tutto il castrum, a eccezione degli edifici religiosi (all'interno dei quali era nel frattempo stata inglobata anche la torre romana).

Dai documenti conservati (le prime testimonianze scritte risalgono al 1049) è possibile ricostruire la storia del monastero, particolarmente articolata soprattutto nel periodo rinascimentale. Ristabilito l'ordine, molte famiglie nobili si avvicendarono per incaricare come badessa una persona della propria stirpe, sino ad arrivare ai Pusterla, ai quali si deve il definitivo trasferimento delle monache a Tradate, nel 1482, lasciando la cura della terra a massari. Iniziò quindi il cosiddetto "periodo agricolo" del complesso, finché, in epoca napoleonica, nel 1799, con le soppressioni degli ordini religiosi Torba perse definitivamente lo status di monastero. L'intera costruzione venne in tal modo riadattata alle mansioni agricole: il portico venne murato, l'entrata della chiesa ampliata e trasformata in magazzino per carri e attrezzi e tutti gli affreschi vennero coperti da un nuovo intonaco.

I secoli successivi furono contrassegnati da numerosi passaggi di proprietà, fino al 1971, epoca in cui l'ultima famiglia di contadini abbandonò il sito. Dopo anni di incuria e abbandono, il complesso venne acquistato nel 1977 da Giulia Maria Mozzoni Crespi che lo donò al Fondo Ambiente Italiano, il quale ha provveduto a ristrutturarlo. Nel 1986 si conclusero i lunghi lavori di restauro che consentirono di aprire la proprietà al pubblico.

Architettura[modifica | modifica wikitesto]

La chiesa di Santa Maria[modifica | modifica wikitesto]

Un frammento dei resti degli affreschi

La chiesa venne costruita in diverse fasi tra l'VIII e il XIII secolo, utilizzando pietre di origine fluviale, raccolte dalla vicina Olona e legate tra loro da sabbia e calce. Al proprio interno ingloba parti di un precedente edificio ecclesiastico: all'interno della chiesa sono infatti ben visibili i resti di un campanile a pianta quadrata presente antecedentemente alla costruzione. La muratura esterna dell'abside, a ciottoloni, è scandita da quattro lesene che delimitano cinque campiture entro cui sono state ricavate monofore strombate. Il perimetro superiore è decorato con archetti pensili in cotto, che creano un interessante gioco cromatico, caro al romanico lombardo. All'interno della chiesa sono poi state rinvenute alcune tombe e una cripta ad ambulacro, riferibile all'VIII secolo, cui si accede da due scale di pietra poste sulle pareti laterali. Di originale forma rettangolare venne in seguito ampliata durante i secoli XII e XIII tramite l'inserimento della parte absidale, eretta con tufo e mattoni. Per restituire il volume originario degli interni, sopra la cripta è stato posizionato un soppalco removibile in legno.

Le raffigurazioni pittoriche a calce sono, a causa del loro stato di conservazione, alquanto frammentarie e non permettono l'esatta identificazione dei soggetti. Due sono le fasi identificabili degli affreschi: una più antica, del IX-X secolo, e una successiva, dell'XI-XIII: a quest'ultima datazione sono riferibili alcuni frammenti visibili sul corpo del campanile, tra cui si identifica il volto di Gioacchino, accompagnato dall'iscrizione (A)KIM. La varietà della tessitura muraria esterna testimonia la tormentata storia che la chiesa ha subito nei secoli.

Il monastero[modifica | modifica wikitesto]

I restauri del FAI hanno riportato alla luce anche i grandi archi del portico del corpo del monastero, ora sede del ristoro, impostato sulla spina romana della muratura di Castelseprio, ancora visibile all'interno del refettorio, dove possiamo anche ammirare il grande camino originario. I portici testimoniano inoltre l'ospitalità dell'ordine monastico a pellegrini e viaggiatori, che potevano così riposare al coperto e usufruire del forno attorno al quale è posizionata la scala che sale al piano superiore della torre.

La torre[modifica | modifica wikitesto]

La Torre di Torba

La torre, con funzione di avvistamento all'interno del sistema difensivo romano, ne diventa così la punta avanzata verso il fiume Olona, e rappresenta una delle poche testimonianze rimaste nel nord Italia di architettura romana difensiva del V-VI secolo. Costruita con materiale tratto dalla demolizione di complessi cimiteriali romani, essa è caratterizzata da una struttura possente, ma al contempo slanciata. I muri perimetrali infatti si assottigliano progressivamenti dalla base (in cui hanno una profondità di circa 2 m) fino alla copertura della torre (circa 85 cm), creando una serie di gradini (detti "riseghe") visibili sia all'interno che all'esterno della struttura architettonica, alta più di 18 m. Gli angoli dei muri a valle sono inoltre rinforzati da contrafforti. In corrispondenza degli spigoli della torre a nord-ovest e a sud-ovest si immorsa la cinta muraria che saliva lungo tutto il pendio sino a raggiungere il castrum.

Gli interni della torre rivelano in modo più evidente la complessa storia dell'edificio: al primo piano infatti, accanto alle finestre a feritoia di epoca militare, figura una finestra ogivale del XV secolo. I lacerati di affresco conservati sulle pareti e gli incavi ricavati nella muratura testimoniano come, in epoca longobarda, questa stanza fosse stata destinata a sepolcreto delle badesse della comunità. Da notare fra gli affreschi ancora leggibili la figura di una monaca che riporta nell'iscrizione il nome tipicamente longobardo di Aliberga, e una croce con l'alfa e l'omega sui bracci orizzontali. Fra i materiali reimpiegati per la costruzione del piano spicca una lapide romana in marmo con il rilievo di un elmo crestato.

Tra l'VIII e l'XI secolo il secondo piano fu adibito a oratorio dalle monache, come testimonia la presenza dell'altare (oggi perduto) e delle raffigurazioni a carattere religioso delle pareti. Sulla parete est vi è una rara testimonianza di velario, al di sopra del quale si trova la figura di un Cristo Pantokrator imberbe e in trono, affiancato da due angeli, e accanto al quale in origine dovevano essere raffigurati anche la Vergine e gli aposoli (attualmente si distinguono solo san Giovanni Battista, probabilmente atto a formare una Dèesis con Maria, e forse san Pietro); sulla parete ovest scorre invece una teorie di santi martiri e sante (l'unica riconoscibile è sant'Eufemia, grazie a un frammento di nome), al di sotto della quale sono raffigurate otto monache in processione, con un espressionistico atteggiamento delle mani in preghiera; sulla parete sud restano parti di affresco raffiguranti la Vergine col Bambino e una committente inginocchiata con un cero in mano; infine, sulla parete nord, appare il resto di una testa di leone, che alcuni vorrebbero identificare con quello di san Marco.

La storia di Raffa e l'ipotesi di Sironi[modifica | modifica wikitesto]

Pier Giuseppe Sironi, nel suo I Racconti di Torba (1994), riporta una leggenda per la quale, un tempo, un brigante si insediò a Torba, scacciando chi vi abitava e iniziando a depredare i paesi circostanti; a nulla valsero gli interventi di vari mercenari ingaggiati dalla popolazione, e lo stesso conte del Seprio perse la vita duellando contro l’invasore. Una giovane donna di nome Raffa escogitò allora uno stratagemma: si fece trovare dal brigante a fare il bagno nell’Olona e, quando questi la portò nel suo covo, lo accecò con del sale e prese a picchiarlo con un randello; l’uomo, tuttavia, resistette ai colpi e inseguì la ragazza fino in cima alla torre, ove lei lo avvinghiò e si buttò nel vuoto con lui. Il brigante perse la vita, mentre Raffa si salvò miracolosamente, e fece erigere presso la torre stessa una piccola cappella dedicata all’arcangelo Raffaele, ritenuto il proprio salvatore.

Il Sironi, nella notazione alla fine del racconto, dice che una chiesa dedicata a san Raffaele è segnalata per Castelseprio nel Liber Notitiae Sanctorum Mediolani (cioè alla fine del XIII secolo), della quale però non si è mai avuta altra notizia. Nella mappa del Catasto Teresiano (datata al 1722), tuttavia, una chiesa di San Raffaele è indicata esattamente nel luogo di Santa Maria di Torba, che nello stesso foglio è al contrario ignorata. Esiste dunque il dubbio che la vera dedica di quest’ultima sia stata in origine all’arcangelo, e che la stessa sia andata in quasi obsolescenza dietro l’uso corrente di denominare il luogo con il nome di Santa Maria, posseduto dal monastero cui la chiesetta finì per appartenere. In questo modo, dice sempre il Sironi, la leggenda di Raffa potrebbe essere in parte capita, a patto di ambientarne il nocciolo, superando l’incongruenza storica, in un periodo in cui forse le monache ancora non erano apparse a Torba.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Coordinate prese da OpenStreetMap.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Pier Giuseppe Sironi, Castelseprio. Storia e monumenti, Tradate, Colombo, 1997.
  • Pier Giuseppe Sironi, I Racconti di Torba, Tradate, Colombo, 1994.
  • FAI, Monastero di Torba - Invito alla Visita, 2011.
  • Angela Surace, Il Parco Archeologico di Castel Seprio, MIBAC, Soprintendenza Archeologica per la Lombardia, 2005

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]


L'arte dei Longobardi
Pluteo con grifoni dell'oratorio di san michele alla pusterla, inizio VIII secolo, pavia, museo civico malaspina, 177x66 cm.jpg
Pluteo con pavoni dell'oratorio di san michele alla pusterla, inizio VIII secolo, pavia, museo civico malaspina, 177x66 cm copia.jpg

Arte longobarda: Architettura - Oreficeria - Pittura - Scultura

Longobardi in Italia: i luoghi del potere (patrimonio dell'umanità UNESCO) - Rinascenza liutprandea - Scuola beneventana
Immagini di arte longobarda: su it.Wikipedia - su Commons