Torquato Conti (1591-1636)

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Torquato Conti
Torquato Conti (1591–1636).jpg
1591 - giugno 1636
Nato a Roma
Morto a Ferrara
Religione cattolica
Dati militari
Paese servito
Anni di servizio 1616 - 1631
Grado Feldmaresciallo del Sacro Romano Impero
Guerre
Battaglie

Fonti nel testo

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Torquato Conti (Roma, 1591Ferrara, 1636) fu un condottiero italiano che combatté come feldmaresciallo del Sacro Romano Impero nella guerra dei trent'anni.

Successivamente egli divenne duca di Guadagnolo e Generale di S.R. Chiesa (1626) sotto papa Urbano VIII. Era figlio del duca Lotario Conti di Poli e di Clarissa Orsini. Era nipote dell'omonimo Torquato Conti (1519 - 1571), fratello maggiore del padre, e quindi cugino primo del cardinale Carlo Conti.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Gioventù[modifica | modifica sorgente]

Il padre propose per lui la carriera ecclesiastica ed a questo fine egli studiò sotto la tutela del cardinale Odoardo Farnese, un parente della moglie di suo zio Torquato, Violante Farnese. Per motivi che non ci sono noti, egli scelse invece la carriera militare arruolandosi come volontario nell'esercito dell'Impero spagnolo.[1]

Nel 1616 Conti comandava una compagnia di fanteria che combatteva contro il duca di Savoia Carlo Emanuele I, alleato della Francia, in un fallito tentativo di mantenere alla Spagna l'occupazione della città di Alba, che fu invece ripresa dal Savoia e Torquato riparò in Germania.

La guerra dei trent'anni[modifica | modifica sorgente]

L'evoluzione della carriera di Torquato Conti seguì a grandi linee lo sviluppo della Guerra dei trent'anni ed egli prese parte a numerose battaglie ed assedi fin dall'inizio della guerra.

In Germania Torquato comandava un corpo di volontari italiani che combatteva sotto la bandiera di Ferdinando II, che nel 1619 divenne imperatore del Sacro Romano Impero. Conti venne promosso Luogotenente Colonnello e Comandante di Reggimento prima di comandare le truppe legate a Carlo Bonaventura de Longueval, Conte di Bucquoy, prima nell'assedio di Pilsen e quindi alla battaglia della Montagna Bianca, nel 1620.[2] Egli proseguì al comando del conte di Bucquoy, guidando le truppe all'assedio di Érsekújvár, durante il quale il Bucquoy trovò la morte. Conti guidò un gruppo di soldati per recuperarne il corpo, ma venne catturato.

Fu rilasciato parecchi mesi dopo e Ferdinando II ricompensò la sua audacia affidandogli il comando della guarnigione di Olomouc, ove egli si distinse nella difesa della città dagli attacchi di Gábor Bethlen. Nel 1622 Conti lasciò Olomouc e prese parte alla battaglia di Wimpfen. Per la sua lealtà venne promosso al grado di Colonnello e Ciambellano.

Il pontificato di Urbano VIII[modifica | modifica sorgente]

Nel 1623 il cardinale Maffeo Barberini fu eletto papa prendendo il nome di Urbano VIII. A Conti venne affidato il comando delle truppe pontificie in Valtellina, ove si svolsero numerosi scontri fra le potenze avversarie della guerra dei trent'anni, volti alla conquista dei passi fra Lombardia ed Austria.

Per i servigi resi in Valtellina, Urbano VIII ricompensò Torquato Conti con il titolo di Duca di Guadagnolo e Generale dell'esercito pontificio.

Nel 1626 egli tornò in Germania ove comandò un contingente di truppa fedele ad Albrecht von Wallenstein nella battaglia del Ponte di Dessau. L'anno seguente, mentre il Wallenstein era impegnato nei combattimenti contro Cristiano IV di Danimarca, Conti fu a capo delle truppe imperiali nello Holstein.

Gartz e Greifenhagen[modifica | modifica sorgente]

Il re Gustavo Adolfo di Svezia sbarca in Pomerania.

Nel 1629 Conti si ammalò e dovette rinunciare ai combattimenti in prima linea. Egli fu nominato feldmaresciallo del Sacro Romano Impero, carica che mantenne fino al 1631, e comandante delle truppe di guarnigione in Pomerania dopo la Capitolatione di Franzburg, in particolare nelle città strategiche sul fiume Oder di Gartz e Greifenhagen.[1]

L'inizio dell'intervento svedese nella guerra dei trent'anni (1630 - 1635) vide il re svedese Gustavo Adolfo e le sue truppe entrare nei territori del Sacro Romano Impero attraverso il ducato di Pomerania. Conti uscì da Gartz e Greifenhagen per andare incontro alle forze svedesi che sbarcavano.[3] Il 9 luglio 1630 gli svedesi occuparono Stettino ma per quell'anno si accontentarono di essersi installati all'estuario dell'Oder. Il ducato di Pomerania capitolò e l'ultimo suo duca, Boghislao XIV di Pomerania ed i suoi consiglieri negoziarono con gli svedesi giungendo nell'estate del 1630 alla sottoscrizione del Trattato di Stettino con re Gustavo Adolfo.

La ritirata[modifica | modifica sorgente]

Costretto a ritirarsi sotto l'avanzare dell'armata svedese di Gustavo Adolfo, Conti ordinò alle sue truppe, interpretando anche un invito dell'imperatore Ferdinando II,[4] di bruciare le case, distruggere i villaggi ed in genere causare il maggior danno possibile ai beni ed alle persone nemiche. Le sue azioni furono così ricordate:[5]

« Per vendicarsi del duca di Pomerania, il generale imperiale premise alle sue truppe in ritirata di compiere ogni barbarie sugli sfortunati abitanti della Pomerania, che avevano già sofferto molto a causa della sua cupidigia. Con la scusa di sottrarre risorse agli svedesi, l'intera regione venne saccheggiata e spesso, quando le truppe imperiali non erano più in grado di mantenere le posizioni, queste incendiavano tutto per non lasciare al nemico altro che rovine »
(The history of the Thirty Years' War in Germany)

E da altra fonte:[1]

« È a causa delle selvagge predazioni ed esazioni, che [Torquato Conti] si era guadagnato il nome di "Il Diavolo" fra la gente della Germania settentrionale come fra quella dello Jutland e dello Holstein. »

Quando la popolazione di un villaggio si lamentava del trattamento che aveva ricevuto, Conti ordinava di denudarla, in modo che essi «…avessero un motivo reale per lamentarsi.»[6] Il comportamento di Conti portò a considerare che il duca Bogislao ed il suo popolo siano stati indotti a schierarsi a fianco degli svedesi.[5] Essi vedevano il re Gustavo Adolfo come un'alternativa decisamente preferibile ai violenti saccheggi di Torquato Conti e delle sue truppe imperiali. Di fronte a questa scelta il trattato di Stettino può essere considerato più una salvezza per la gente di Pomerania che una capitolazione.

Ritiro ed ultime attività[modifica | modifica sorgente]

In settembre il comandante di Conti, von Wallenstein, fu licenziato dall'imperatore i cui consiglieri temevano ch'egli stesse progettando un colpo di Stato assumere il controllo dell'Impero.

Allo stesso tempo Conti lanciò un attacco contro la città di Stettino ma venne respinto. Vedendo che Gustavo Adolfo non aveva interesse ad attaccare le sue posizioni, Conti inviò un messaggio al monarca suggerendo una tregua per il sopravveniente inverno. Irritato dalle notizie sulle devastazioni prodotte dalle truppe del Conti, Gustavo Adolfo rispose:[7]«Gli svedesi sanno combattere in inverno come in estate.»

Sofferente probabilmente di un tumore e scoraggiato dalla risposta del re svedese, Conti lasciò il suo posto al colonnello Hannß Casimir von Schaumberg.[8] Sia Gartz che Greifenhagen, delle quali Conti aveva comandato le guarnigioni, vennero presto conquistate dagli svedesi.

Conti ricevette a Vienna una onorevole congedo militare e venne insignito da papa Urbano VIII con il titolo di Gonfaloniere della Chiesa.

Sposò quindi a Ferrara la contessa Felice Sassatelli-Bevilacqua, dalla quale tuttavia non ebbe figli.

Torquato Conti ne I Promessi sposi[modifica | modifica sorgente]

Torquato Conti viene citato ne I promessi sposi (cap. XXX) come uno degli ufficiali dell'esercito imperiale in marcia attraverso la Lombardia.

« Sopra tutto si cercava d'aver informazione, e si teneva il conto de' reggimenti che passavan di mano in mano il ponte di Lecco, perché quelli si potevano considerar come andati, e fuori veramente del paese. Passano i cavalli di Wallenstein, passano i fanti di Merode, passano i cavalli di Anhalt, passano i fanti di Brandeburgo, e poi i cavalli di Montecuccoli, e poi quelli di Ferrari; passa Altringer, passa Furstenberg, passa Colloredo[9]; passano i Croati, passa Torquato Conti, passano altri e altri; quando piacque al cielo, passò anche Galasso, che fu l'ultimo. Lo squadron volante de' veneziani finì d'allontanarsi anche lui; e tutto il paese, a destra e a sinistra, si trovò libero. »
(Alessandro Manzoni, I promessi sposi, cap. XXX, 220-225)

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b c (EN) James Francis Hollings, The life of Gustavus Adolphus: surnamed The Great, King of Sweden, Tegg, 1838
  2. ^ (EN) Peter H. Wilson, The Thirty Years War: Europe's tragedy, Harvard University Press, 2009
  3. ^ Porshnev (1995), p. 180
  4. ^ (EN) Boris Fedorovich Porshnev, Paul Dukes, Muscovy and Sweden in the Thirty Annos' War, 1630-1635, Cambridge University Press, 1995, p. 179, ISBN 0-521-45139-6. URL consultato il 9 agosto 2009.
  5. ^ a b (EN) Friedrich Schiller (traduzione in inglese di Christoph Martin Wieland), The history of the Thirty Years' War in Germany, W. Miller, 1799
  6. ^ A. Waldie, Waldie's select circulating library, Volume 12 , 1838
  7. ^ (EN) George Bruce Malleson, The Battle-Felds of Germany, BiblioBazaar, LLC, 2008
  8. ^ (EN) W. Blackwood, Blackwood's magazine, Volume 43, 1838
  9. ^ Rodolfo Colloredo (1585 - 1657)
Predecessore Feldmaresciallo del Sacro Romano Impero Successore Héraldique meuble Aigle bicéphale éploye.svg
Ernst zu Anhalt
1629
1629-1631 Rudolf von Tiefenbach
1631 - 1632

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