Torbernite
| Torbernite | |
|---|---|
| Classificazione Strunz | VII/E.01-70 |
| Formula chimica | Cu(UO2)2(PO4)2·8-12(H2O) |
| Proprietà cristallografiche | |
| Gruppo cristallino | dimetrico |
| Sistema cristallino | tetragonale |
| Classe di simmetria | ditetragonale bipiramidale |
| Parametri di cella | a = 7.06, c = 20.54 |
| Gruppo puntuale | 4/m 2/m 2/m |
| Gruppo spaziale | I 4/mmm |
| Proprietà fisiche | |
| Densità | 3,22-3,3 g/cm³ |
| Durezza (Mohs) | 2-2,5 |
| Sfaldatura | perfetta secondo {001}; indistinta secondo {100} |
| Frattura | |
| Colore | verde smeraldo, verde chiaro, verde mela |
| Lucentezza | vitrea, subadamantina, perlacea sulle facce di sfaldatura |
| Opacità | traslucida |
| Striscio | verde chiara |
| Diffusione | frequente |
| Si invita a seguire lo schema di Modello di voce - Minerale | |
La torbernite è un minerale fortemente radiottivo, un fosfato idrato di uranio e rame, appartenente al gruppo dell'autunite.
Fu descritta per la prima volta nel 1772 da Ignaz von Born. Nel 1788 Abraham Gottlob Werner (Wehrau, 25 settembre 1749 - Dresda, 30 giugno 1817) geologo e mineralogista, propose inizialmente la denominazione calcolite mentre l'attuale nome è in onore di Torbern Olof Bergman (9 marzo 1735 - 8 luglio 1784), chimico, mineralogista e fisico svedese.
Indice |
Abito cristallino [modifica]
I cristalli sono tabulari a contorno quadrato, raramente bipiramidali, di lunghezza fino a 2,5 cm, con preminenza sulle facce {110}, {011} e {001}. L'aspetto dei cristalli ricorda molto quello delle piramidi tronche a base quadrata.
Origine e giacitura [modifica]
La genesi è secondaria, come le altre miche di uranio di cui fa parte, fosfati e arseniati vari di uranio. Si forma nelle zone di ossidazione di alcuni giacimenti uraniferi contenenti rame. La paragenesi è con metatorbernite, autunite, zeunerite e uraninite.
Forma in cui si presenta in natura [modifica]
In cristalli principalmente e in aggregati scagliosi e terrosi.
Caratteri fisico-chimici [modifica]
È fortemente radioattiva, fluorescente e solubile in acido nitrico. Alla temperatura di 45 °C si disidrata trasformandosi in metatorbernite (di aspetto opaco, diversamente dalla torbernite) e la medesima trasformazione avviene spontaneamente se conservata per lungo tempo in un ambiente asciutto.
I campioni da collezione vanno puliti con acqua distillata e conservati in ambiente possibilmente umido per evitare la disidratazione.
Località di ritrovamento [modifica]
A Jáchymov, nella Repubblica Ceca; grandi cristalli nella miniera di Majuba Hill, nel Nevada; a Rophin, presso Lachaux Puy-de-Dome, in Francia; a Richelle, vicino Visé, in Belgio; sul Mount Painter, nell'Australia Meridionale; in varie località della Cornovaglia.
Nella celebre miniera di Shinkolobwe (Katanga congolese) si rinvennero ammassi cristallini del peso di alcuni quintali.
In Italia in cristalli lamellari quadrati a Roburent e alla miniera di Rio Freddo, nel comune di Peveragno, entrambe in provincia di Cuneo; alla cava di Pila, a Quittengo, in provincia di Vercelli; la si trova, in tracce, nel granito di Montorfano, nel comune di Mergozzo, in provincia di Novara; segnalata infine nella pegmatite della cava del Croppo, a Trontano, in provincia di Novara.
Utilizzazioni [modifica]
È un minerale utile per l'estrazione di uranio.
Bibliografia [modifica]
- Cornelis Klein. Mineralogia, 2004, Zanichelli
- Morbidelli. Le rocce e i loro costituenti, 2005, Ed. Bardi
- Borelli, Cipriani. Guida al riconoscimento dei minerali, 1987, Mondadori
- autori vari. La grande enciclopedia dei minerali, 1986, Fabbri Editore
- I minerali d'Italia, 1978, SAGDOS
- autori vari. Minéraux d'uranium du Haut Katanga, Les amis du Museé du Congo Belge, Tervuren (Belgique), p. 14,60
- Daniele Ravagnani. I giacimenti uraniferi italiani, Gruppo Mineralogico Lombardo
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Collegamenti esterni [modifica]
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