Tonsillectomia

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La tonsillectomia è l'asportazione chirurgica delle tonsille.

Le indicazioni sono fondamentalmente: malattia reumatica, ascessi tonsillari, tonsilliti acute recidivanti, ostruzione vie aero-digestive superiori ed apnee notturne. Le apnee, in età pediatrica, interferiscono con la regolare produzione di ormone della crescita (GH) e possono determinare un rallentamento di sviluppo (flessione nella curva dei "centili"). Nel 5% dei casi la tonsillectomia si impone per la ricorrenza di episodi tonsillitici da Streptococco Beta Emolitico di Gruppo A (Str. Piogenes) (più di 3 episodi documentati dalla positività al tampone faringeo all'anno per 3 anni, più di 5 episodi l'anno per 2 anni, 7 episodi in 12 mesi, sempre correttamente trattati) oppure per una condizione di tonsilliti virali (PFAPA) ad alta ricorrenza con intervallo intercritico inferiore ai 28 gg. Marginali sono le indicazioni su base ortodontica, logopedica o per sospetta malignità. L'intervento viene eseguito attualmente per tutte le età in anestesia generale. Questo intervento viene eseguito con l'ausilio di pinza e forbice o dissettori, procedendo quindi a porre punti di sutura nelle logge tonsillari. Ultimamente sono stati proposti strumenti alternativi, quali il laser ed il bisturi a radiofrequenza; se da un lato questi presidi sembrano diminuire i tempi di intervento ed il sanguinamento intraoperatorio, non sembra apportino vantaggi nè per il dolore post-operatorio, né tantomeno per le complicanze, soprattutto nei confronti delle emorragie post-operatorie. Da rilevare infatti che, anche se ritenuto un intervento piuttosto banale, non è assolutamente scevro da complicanze; la più frequente è l'emorragia, che si verifica nel 3% circa dei casi.

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