Tomba François
| Tomba François | |
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Affresco dalla Tomba François di Vulci raffigurante Celio Vibenna che è liberato da Mastarna, poi re di Roma col nome di Servio Tullio
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La tomba François è uno dei più importanti monumenti etruschi (ultimi decenni del IV secolo a.C.[1]), soprattutto per la sua ricchissima decorazione ad affresco che ne fa una della più straordinarie manifestazioni della pittura etrusca. Si trova nella necropoli di Vulci e fu scoperta nel 1857 dall'archeologo Alessandro François da cui prese il nome.
Si tratta della tomba della famiglia etrusca dei Saties di Vulci ed è costituita da sette celle in un ipogeo scavato nella roccia.
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[modifica] Rappresentazione
Secondo un'antica tradizione, di cui veniamo a conoscenza grazie a un discorso tenuto dall'imperatore Claudio in Senato, parte della rappresentazione si identificherebbe con la figura leggendaria del sesto re di Roma, Servio Tullio-Mastarna (o anche Macstarna), alleato di Celio Vibenna (o Vivenna), entrambi condottieri etruschi impegnati in spedizioni di conquista in Etruria e nei territori circostanti, e rifugiatisi, al termine di alterne vicende belliche, sul Monte Celio a Roma.[2] Mastarna avrebbe poi ottenuto il regno e cambiato il proprio nome etrusco, assumendo quello latino di Servio Tullio. Questa versione dei fatti fu oggetto anche di un famoso discorso al Senato dell'imperatore etruscologo Claudio (riportato nelle tavole di bronzo di Lione).[2]
La pittura rappresenta quindi la liberazione di Caile Vipinas. Da sinistra: Macstrna (identificato con Servio Tullio) libera Caile Vipinas; Larth Ulhtes uccide Laris Papathnas di Velznach (=Volsinii); Pesna Aremsnas di Sveamach (=Sovana) viene ucciso da Rasce; Venthical [...] plsachs (=Falerii?) è, invece, ucciso da Aule Vipienas (Aulo Vibenna). L'ultima scena a destra, sulla parete successiva, raffigura Marce Camitlnas che uccide Cnaeve Tarchunies di Rumach.
Si può tuttavia giungere anche alla conclusione che il nome Mastarna (Macstrna) fosse soltanto il titolo con il quale Servio Tullio veniva chiamato in battaglia: non sarebbe impossibile infatti intravedere nella parola mastarna la radice di magister ("maestro"), cioè, in questo caso, magister maximus della legione romana. Secondo Massimo Pallottino (Origini e storia primitiva di Roma) Mastarna sarebbe il "servitore" di Celio Vibenna (Caile Vipinas), perché il suffisso -na indica appartenenza; quindi Macstrna sarebbe "appartenente al magister" (macstr = magister). Dopo la conquista di Roma e la morte di Celio Vibenna, Mastarna entrò in contrasto con Aulo Vibenna, fratello di Celio, e infine lo uccise, restando unico padrone della città.
[modifica] Note
[modifica] Bibliografia
- A.A. V.V., La grande Roma dei Tarquini (in italiano), Roma, L'Erma di Bretschneider, 1990. ISBN 88-7062-684-9
- Paolo Giannini, Centri etruschi e romani dell'Etruria meridionale (in italiano), Grotte di Castro (VT), Ceccarelli.
- Werner Keller, La civiltà etrusca (in italiano), Milano, Garzanti, 1984. ISBN 88-11-76418-1
- Massimo Pallottino, Origini e storia primitiva di Roma (in italiano), Milano, Rusconi, 1993. ISBN 88-18-88033-0
- Romolo A. Staccioli, Storia e civiltà degli Etruschi (in italiano), Roma, Newton Compton, 1984.
- Mario Torelli, Storia degli Etruschi (in italiano), Bari, Laterza, 1997. ISBN 88-420-5222-1
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