Tolagnaro

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Tolagnaro (già Fort-Dauphin)
comune
Vista dall'alto di Tolagnaro
Vista dall'alto di Tolagnaro
Localizzazione
Stato Madagascar Madagascar
Provincia Toliara
Regione Anosy
Distretto Divisione amm grado 3 mancante (man)
Territorio
Coordinate 25°02′S 46°59′E / 25.033333°S 46.983333°E-25.033333; 46.983333 (Tolagnaro (già Fort-Dauphin))Coordinate: 25°02′S 46°59′E / 25.033333°S 46.983333°E-25.033333; 46.983333 (Tolagnaro (già Fort-Dauphin))
Abitanti 42 944 (2005 [1])
Altre informazioni
Fuso orario UTC+3
Cartografia
Mappa di localizzazione: Madagascar
Tolagnaro (già Fort-Dauphin)
« Non bisogna attendere a lungo, entrando a Fort-Dauphin, per incontrare inimitabili realizzazioni architettoniche. »
(G. Cambillard)

Tolagnaro, nota anche come Tôlanaro, Taolanaro, Taolagnaro, Tôlagnaro, Tôla, Faradofay, o col vecchio nome coloniale di Fort-Dauphin, è un comune urbano (firaisana) della provincia di Toliara, all'estremo sudorientale del Madagascar.[2] È il capoluogo della regione di Anosy. Ha una popolazione di circa 25.000 abitanti.

Tolagnaro viene talvolta definita la "costa azzurra" del Madagascar, e rappresenta un polo turistico opposto a Nosy Be (all'estremo nord). Oltre alle spiagge, Tolagnaro è nota per le rovine portoghesi, le pittoresche tombe dell'etnia Mahafaly, la vegetazione (nella zona sono comuni tra l'altro le piante carnivore e i baobab) e la vicinanza con la celebre riserva naturale di Berenty.

Oggi gran parte della città è nelle mani di Jean de Heaulme, proprietario di diversi alberghi di lusso, della riserva di Berenty e di gran parte del terreno.

Veduta del porto


Storia[modifica | modifica wikitesto]

La città di Tolagnaro nacque come insediamento europeo. I primi ad accamparsi qui furono un gruppo di naufraghi portoghesi, poi cacciati dalla popolazione locale Antanosy. Nel 1642 giunsero i francesi della Compagnia Francese delle Indie Orientali, con una spedizione guidata da un certo Sieur Pronis, passato alla storia come persona non proprio integerrima. I coloni costruirono nel 1643 l'insediamento che battezzarono "Fort Dauphin" in onore del "Delfino", il principe di Francia, ovvero il futuro Luigi XIV. I coloni (circa un centinaio) non trovarono granché da produrre o commerciare, e soffrirono le malattie tropicali e i rapporti non semplici con gli Antanosy. Nonostante una buona convivenza iniziale (caratterizzata anche da matrimoni fra francesi ed esponenti della nobiltà malgascia), alla fine si giunse al conflitto; dopo uno scontro particolarmente cruento, i francesi sopravvissuti evacuarono, abbandonando definitivamente il forte nel 1674. Uno di questi coloni rimpatriati era Étienne de Flacourt, governatore francese del Madagascar per un breve periodo, a cui si deve l'omonimo Fort Flacourt, di cui restano le rovine. Flacourt è ricordato anche per aver scritto la Storia della grande isola del Madagascar, un libro che rimase fino al XIX secolo una delle principali fonti di informazioni sul Madagascar. Qualche tempo dopo la fuga dei coloni di Pronis, i francesi tornarono a Fort Dauphin per istituirvi un porto per il commercio degli schiavi. Il porto si sviluppò e nel XIX secolo divenne parte della colonia francese in Madagascar.

Trasporti[modifica | modifica wikitesto]

La città è sede di un aeroporto civile (codice IATA: FTU).

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Fonte: 2005 population estimates for cities in Madagascar. URL consultato il 13 giugno 2008.
  2. ^ Fonte: Décret n° 95-381 du 26 mai 1995 portant classement des Communes en Communes urbaines ou en Communes rurales

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